Scritto dopo la trilogia della Prima Legge, questo Best Served Cold è il primo romanzo autoconclusivo di Joe Abercrombie nella medesima ambientazione (l'ho letto in inglese sebbene esista in italiano). Tornano personaggi già menzionati, e si procede con vicende che seguono in ordine cronologico gli eventi della trilogia. Adesso l'azione si svolge in Styria, che poi altro non è che una versione fantasy dell'Italia rinascimentale (fantasy mediterraneo!). Qui il Duca Orso combatte una serie di campagne vittoriose per imporre il suo dominio definitivamente, contro la volontà della maggior parte delle altre casate che si sono unite in una Lega degli Otto per resistergli. Tra battaglie, assedi, tradimenti e saccheggi le guerre vanno avanti da anni, con meravigliosi palazzi e antiche rovine come sottofondo. Non mancano quadri, statue e altre opere d'arte sopraffine, continue citazioni di antichi personaggi dal nome che suona come latino o italico, generali senza nerbo, nobili vigliacchi che talvolta hanno sprazzi di orgoglio, ma più spesso no, terribili avvelenatori (uno di essi è tra i protagonisti di questo libro) e rancidi condottieri di compagnie mercenarie, tra cui il già noto Nicomo Cosca. Ma protagonista del libro è la quella potente spinta motivazionale che s'intende dal titolo: la Vendetta (il titolo è l'abbreviazione di una citazione che tutti conosciamo: cos'è che si gusta meglio freddo?). Avverto qui che ci saranno diverse anticipazioni della trama, che
però è molto scontata e lineare, per cui non ne avrete gravissimi danni.
lunedì 10 agosto 2015
mercoledì 5 agosto 2015
Scadenza superata per il mio hosting
Purtroppo devo annunciare che Yaktab.com, che ha graziosamente ospitato i miei ebook per oltre un anno, dandomi anche le statistiche di download da parte degli utenti, chiude i battenti. Questo servizio di web hosting, che evidentemente era troppo buono per durare, è in effetti ancora attivo ma fin dal 31 luglio, in effetti, avrebbe dovuto cancellare i miei file. Potrebbe farlo in qualsiasi momento.
Su quelle pagine sono ospitati il racconto Gruppo 42 e il libro Khaibit - Il Giorno del Giudizio. Essendo pubblicato da una casa editrice, Nove Guerrieri ovviamente non è affetto da quanto sta avvenendo.
La pagina dove trovate i link ai miei ebook è sempre: http://brunobacelli.altervista.org/ebooks-e-racconti.html
Su quelle pagine sono ospitati il racconto Gruppo 42 e il libro Khaibit - Il Giorno del Giudizio. Essendo pubblicato da una casa editrice, Nove Guerrieri ovviamente non è affetto da quanto sta avvenendo.
La pagina dove trovate i link ai miei ebook è sempre: http://brunobacelli.altervista.org/ebooks-e-racconti.html
domenica 2 agosto 2015
Ex Machina
Sarà off-topic, ma devo dire che uno dei protagonisti maschili di Ex Machina lo hanno congegnato con una delle facce più antipatiche e saccenti che io ricordi da molto tempo a questa parte: si tratta del guatemalteco naturalizzato USA Oscar Isaac. Compare nei panni di Nathan, lo scienziato brillante, spietato e paranoide che invita l'altro protagonista maschile, l'impronunciabile Domhnall Gleeson (visto in qualche Harry Potter) che veste i panni del brillante programmatore Caleb, a "testare" la sua nuova intelligenza artificiale, Ava. Ava è in effetti un robot ed è femmina (Alicia Vikander, brava attrice svedese), e ha tutte le curve a posto, particolare questo che avrà una parte nel film. Praticamente tutto si svolge nell'isolato centro ricerche di Nathan, tra complessi sistemi di sicurezza e codici d'accesso che permettono a Caleb di entrare in certe stanze ma non in altre. Dopo un po' compare il quarto personaggio del film è una bellissima ragazza dalle fattezze asiatiche, si chiama Kyoko (Sonoya Mizuno) ed è scelta da Nathan perché incapace di comprendere l'inglese e quindi di rubare i segreti del brillante inventore. Nonostante non parli mai e sia trattata come una stupida sguattera io ho pensato immediatamente (come, credo, la maggior parte degli spettatori dotati di una minima attenzione) che fosse un altro androide, magari meno evoluto di Ava.
venerdì 31 luglio 2015
La cosplayer e l'italiano medio
Ho letto con sgomento questo post riguardo all'accoglienza veramente sopra le righe che una famosa cosplayer straniera ha ricevuto quando si è prestata a partecipare alla giuria di una manifestazione tenutasi sul suolo italico. A dire il vero si tratta di una "aggressione" tenutasi solo sulla pagina di facebook e non una carica di burini allupati verso il palco nella vita vera... ma i concetti espressi sono pesantini e meritano comunque qualche riflessione.
domenica 26 luglio 2015
Lavoro e società nel ventunesimo secolo
Ritorniamo, con un paio di citazioni, sui temi politici ed economici che ho esplorato qualche mese fa, immaginando il futuro con l'evoluzione della tecnologia e la corrispondente reazione della società.
Da una parte una tecnologia che non crea opportunità di lavoro, ma anzi le distrugge, almeno nel medio e breve periodo, dando opportunità ai proprietari dei mezzi di produzione e del potere conomico di creare ricchezza senza bisogno di pagare stipendi; dall'altra un'atmosfera culturale e sociale che sta cambiando, e che secondo me continuerà a acambiare, con un'ideologia liberalcapitalista che attualmente monopolizza l'informazione e può suonarsela e cantarsela come vuole, ma una coscienza ormai diffusa (e secondo me sempre più diffusa in futuro) che le cose non possano continuare così.
Colgo l'occasione per citare un articolo (La Stampa) di un paio di settimane fa, dove ci si chiede se i robot "ci salveranno dal lavoro" o saranno la causa di una ennesima crisi. Premetto, io sono uno di quei poveri scemi che pensano che il lavoro nobiliti l'uomo. Forse la vedo così perché mi è toccato di macinarne tanto, in un paese dove moltissima gente considerà la massima qualità umana proprio la capacità di scansarlo. Tuttavia è anche vero che una vita più equilibrata dovrebbe consistere di meno ore di lavoro e qualcosina di più per se stessi, e non sarebbe male arrivarci. Penso anche che, se un nuovo clima sociale lo consentisse, molto lavoro potrebbe essere creato per garantire la salute
psicofisica e mentale della gente, fattore assai trascurato nel duro mondo di oggi. Non mi piacerebbe invece (alla faccia della battuta di Russel citata nell'articolo) l'ipotesi di milioni di persone a cui fosse concesso di vivere senza fare niente, la creazione di una plebe nullafacente, avida di piaceri e grezzamente ignorante (perché nessuna capacità le sarebbe richiesta). Magari anche prepotente e chiassosa nel tentativo di avere ancora di più senza dare niente in cambio (esempio storico: l'antica Roma). L'articolo fa notare che la libertà dal lavoro sarebbe comunque difficile da amministrare perché molta gente non saprebbe cosa farsene.
Le conseguenze della diminuzione del lavoro potrebbero però anche essere una scrollata di spalle da parte dei detentori della ricchezza (e una situazione di durissima povertà per milioni di persone anche in paesi dove la gente oggi pensa di nascere con il diritto di star bene economicamente).
Il secondo articolo è in inglese, molto più speranzoso (e viene dal Guardian, testata di sinistra). L'articolista, Paul Mason, mi sembra adottare dei toni alla Jeremy Rifkin, un intellettuale ed economista eretico che considero, meglio precisarlo subito, un grande dispensatore di aria fritta. L'articolo pone grande importanza sulle modalità di organizzazione, diffusione dell'informazione, condivisione di risorse possibili grazie alla rete, e considera "il network" come la grande forza che ha reso il capitalismo obsoleto. Addirittura le nuove forme di moneta nate grazie alla rete sarebbero alternative... idea che per me è un po' ottimista. Comunque l'articolo è lungo e complesso, credo che vada letto, anche se c'è un passaggio che mi sembra veramente assai illusorio (e il fatto che lo sia per me è l'aspetto centrale del problema):
Sono le elite, tagliate fuori nel loro mondo di scure limousine, i cui progetti sembrano pazzeschi come quelli delle sette millenariste del diciannovesimo secolo. La democrazia della squadre antisommossa, dei politici corrotti, dei giornali controllati dai magnati e dello stato di sorveglianza appaiono false e fragili come la Germania Est di 30 anni fa.
Ma davvero? Temo proprio di no, nel senso che non c'è nulla che minacci al momento di farle cadere. E mentre la società continua a essere governata da queste elite senza alcuna vera connessione con la gente, non stupiamoci se, in cerca di una qualsiasi identità che combatta tutto questo, ci sono addirittura occidentali che si rivolgono all'islam radicale e a organizzazioni come l'ISIS. Se va avanti così, non abbiamo visto ancora niente.
Da una parte una tecnologia che non crea opportunità di lavoro, ma anzi le distrugge, almeno nel medio e breve periodo, dando opportunità ai proprietari dei mezzi di produzione e del potere conomico di creare ricchezza senza bisogno di pagare stipendi; dall'altra un'atmosfera culturale e sociale che sta cambiando, e che secondo me continuerà a acambiare, con un'ideologia liberalcapitalista che attualmente monopolizza l'informazione e può suonarsela e cantarsela come vuole, ma una coscienza ormai diffusa (e secondo me sempre più diffusa in futuro) che le cose non possano continuare così.
Colgo l'occasione per citare un articolo (La Stampa) di un paio di settimane fa, dove ci si chiede se i robot "ci salveranno dal lavoro" o saranno la causa di una ennesima crisi. Premetto, io sono uno di quei poveri scemi che pensano che il lavoro nobiliti l'uomo. Forse la vedo così perché mi è toccato di macinarne tanto, in un paese dove moltissima gente considerà la massima qualità umana proprio la capacità di scansarlo. Tuttavia è anche vero che una vita più equilibrata dovrebbe consistere di meno ore di lavoro e qualcosina di più per se stessi, e non sarebbe male arrivarci. Penso anche che, se un nuovo clima sociale lo consentisse, molto lavoro potrebbe essere creato per garantire la salute
psicofisica e mentale della gente, fattore assai trascurato nel duro mondo di oggi. Non mi piacerebbe invece (alla faccia della battuta di Russel citata nell'articolo) l'ipotesi di milioni di persone a cui fosse concesso di vivere senza fare niente, la creazione di una plebe nullafacente, avida di piaceri e grezzamente ignorante (perché nessuna capacità le sarebbe richiesta). Magari anche prepotente e chiassosa nel tentativo di avere ancora di più senza dare niente in cambio (esempio storico: l'antica Roma). L'articolo fa notare che la libertà dal lavoro sarebbe comunque difficile da amministrare perché molta gente non saprebbe cosa farsene.
Le conseguenze della diminuzione del lavoro potrebbero però anche essere una scrollata di spalle da parte dei detentori della ricchezza (e una situazione di durissima povertà per milioni di persone anche in paesi dove la gente oggi pensa di nascere con il diritto di star bene economicamente).
Il secondo articolo è in inglese, molto più speranzoso (e viene dal Guardian, testata di sinistra). L'articolista, Paul Mason, mi sembra adottare dei toni alla Jeremy Rifkin, un intellettuale ed economista eretico che considero, meglio precisarlo subito, un grande dispensatore di aria fritta. L'articolo pone grande importanza sulle modalità di organizzazione, diffusione dell'informazione, condivisione di risorse possibili grazie alla rete, e considera "il network" come la grande forza che ha reso il capitalismo obsoleto. Addirittura le nuove forme di moneta nate grazie alla rete sarebbero alternative... idea che per me è un po' ottimista. Comunque l'articolo è lungo e complesso, credo che vada letto, anche se c'è un passaggio che mi sembra veramente assai illusorio (e il fatto che lo sia per me è l'aspetto centrale del problema):
Sono le elite, tagliate fuori nel loro mondo di scure limousine, i cui progetti sembrano pazzeschi come quelli delle sette millenariste del diciannovesimo secolo. La democrazia della squadre antisommossa, dei politici corrotti, dei giornali controllati dai magnati e dello stato di sorveglianza appaiono false e fragili come la Germania Est di 30 anni fa.
Ma davvero? Temo proprio di no, nel senso che non c'è nulla che minacci al momento di farle cadere. E mentre la società continua a essere governata da queste elite senza alcuna vera connessione con la gente, non stupiamoci se, in cerca di una qualsiasi identità che combatta tutto questo, ci sono addirittura occidentali che si rivolgono all'islam radicale e a organizzazioni come l'ISIS. Se va avanti così, non abbiamo visto ancora niente.
sabato 18 luglio 2015
La Grande Guerra di Tolkien
Segnalo il mio articolo su Fantasy Magazine, su una affascinante iniziativa della scuola in cui J.R.R. Tolkien studiò. L'articolo è di qualche giorno fa ma sono rintronato dal caldo e ho dimenticato di linkarlo qui.
Estremamente interessanti le immagini del filmato riportato, anche se del testo non comprendo tutto. Se anche minimamente interessati a Tolkien e alla sua opera (ed epoca) non mancate di dare un'occhiata.
Estremamente interessanti le immagini del filmato riportato, anche se del testo non comprendo tutto. Se anche minimamente interessati a Tolkien e alla sua opera (ed epoca) non mancate di dare un'occhiata.
Iscriviti a:
Post (Atom)


