giovedì 27 dicembre 2012

E' morto Gerry Anderson

Gerry Anderson, da tempo malato, non c'è più. Per chi ha seguito con passione la serie UFO tanti anni fa, un produttore leggendario, anche considerando che non era certo un'epoca in cui si potesse fare gran che al cinema o alla TV, con i mezzi tecnici di allora.
Per questo molti non potranno contestualizzare, e capire che ruolo da precursore egli abbia avuto.




Looper

Joe Simmons (interpretato da Joseph Gordon-Levitt) è un killer che si troverà a dover affrontare se stesso più vecchio di 30 anni (nei panni di Bruce Willis), in un bizzarro e paradossale film di fantascienza.

Looper è un film che inizia con un po' di scene che devono spiegare le premesse: in futuro verrà inventato il viaggio nel tempo ma sarà strettamente proibito. I criminali lo useranno per eliminare le vittime, poiché sarà un mondo in cui per qualche motivo eliminare un cadavere è diventato impossibile; esiste inoltre un limitato potere di telecinesi; e infine i killer, che appartengono al passato, si chiamano "looper," essi uccidono in certi orari le vittime e le fanno sparire: queste compaiono a un orario determinato in un posto deserto, si beccano una bella fucilata prima di poter reagire (sono legate) e vengono bruciate. Fino a che i killer uccidono sé stessi, perché dopo una trentina di anni il looper viene eliminato (e quindi si chiude il cerchio, ovvero si chiude il loop: da qui il nome). C'è anche un boss mandato dal futuro, Abe (Jeff Daniels) a controllare che le cose vadano liscie. Ma cosa succede se uno di questi auto-ammazzamenti non va a buon fine? Il vecchio killer che deve essere eliminato non potrebe avere da ridire sul passato che lo ha condotto fino a quel punto? E cosa fa il "se stesso" di 30 anni più giovane, che ha mancato la missione?

Infodump? Ma va bene lo stesso, viene presentato in maniera accettabile con un po' di sequenze iniziali dove abbiamo una voce fuori campo. Ma perché la mafia deve eliminare i suoi killer? Perché creare un elemento così distruttivo e un ovvio motivo di ribellione? Nessuna spiegazione e io sono di vecchia generazione, faccio fatica a godermi un film quando c'è una sciocchezza nelle premesse. Tanto più che vi è un limite ben preciso, questi killer sanno che dopo 30 anni verranno eliminati a loro volta, mi vien proprio da pensare che all'avvicinarsi della data non vorranno farsi eliminare. Insomma, un'ambientazione che mi lascia dei dubbi.

Si possono immaginare mille situazioni strane e in effetti qualcuna che ne sarà. Ad esempio Joe incontrerà se stesso. Però il film sarà incentrato su una missione relativamente semplice per il vecchio Joe e la sua versione giovane, non anticipo, ma la presenza di Bruce Willis nel cast e il tipo di trama mi fanno pensare a una "versione diversa" di L'Esercito delle Dodici Scimmie, una dove l'eroe può veramente cambiare il futuro con le proprie azioni.

Ovviamente questo rende la trama anche più incasinata perché ciò che si fa nel passato può modificare il futuro (e la prospettiva di chi è tornato indietro). Uno degli artifici introdotti in Looper è la memoria difettosa di Joe versione vecchia che può ricordare con certezza le cose solo dopo che sono avvenute: prima sono solo delle "possibilità" che non si svelano chiaramente a lui.

Un film di difficili scelte, di atmosfere tristi in un mondo che va a pezzi, di crudeltà ma anche di vite da salvare, d'azione ma con momenti riflessivi e situazioni paradossali. Un colpo di scena finale che va a corteggiare i classici paradossi sui viaggi nel tempo. Degna di menzione l'interpretazione di Emily Blunt nei panni di una donna che vive isolata in una fattoria ed è coinvolta nel destino dei due Joe; di Rian Johnson, che è regista e anche sceneggiatore, direi che ha sviluppato male un'idea potenzialmente buona. C'è anche Paul Dano, quello di Ruby Sparks (recensito qualche giorno fa qui su Mondi Immaginari).

Non ce la faccio a dire che Looper sia un gran film ma si fa guardare e ha qualche momento interessante, nonostante le premesse facciano un po' a pugni con la logica.


sabato 22 dicembre 2012

Safety not Guaranteed

Safety not Guaranteed è uno strano film di fantascienza che parla di viaggi nel tempo. Un film fatto con pochissimi soldi ma una certa originalità. Parte dalla storia di Darius, ragazza solitaria e un po' triste, che vive col padre dopo la morte della madre e (dopo gli studi) lavora come stagista malpagata presso un giornale di Seattle. In una riunione di redazione il giornalista Jeff coglie una possibile notizia da sviluppare in un annuncio di giornale dove uno sconosciuto cerca un accompagnatore per un viaggio nel tempo, specificando che il candidato dovrà portarsi le proprie armi e che, poiché in passato il viaggio è stato fatto una volta sola, "la sicurezza non è garantita."

Per Jeff c'è la possibilità di indagare sul personaggio che ha messo l'annuncio e fare un articolo divertente, una piccola indagine. Ottiene l'incarico e si porta dietro due stagisti, Darius e l'indiano Arnau, studente timido e impacciato.

In verità Jeff è interessato all'articolo solo in parte: vuole anche ritrovare una vecchia fiamma che vive nella località in cui ha origine l'annuncio, e farsi una vacanza pagata dal giornale. Presto, anche con l'aiuto di Darius, si scopre che il personaggio dell'annuncio, Kenneth, è un commesso di negozio forse poco stimato dai suoi colleghi e capi, e apparentemente un po' strano. Non un rincretinito, ma qualcuno con convinzioni tutte sue per la testa. Jeff lo incontra e fallisce l'approccio miseramente, ma Darius riesce a conquistare la  fiducia di Kenneth e a candidarsi per il viaggio nel tempo.

Kenneth comincia a preparare l'avventura, e Darius scopre che nutre forti apprensioni su spie e agenti governativi che lo terrebbero d'occhio, mentre Jeff cerca la ragazza dei tempi che furono. Riesce a vederla da lontano, dapprima la trova invecchiata male ma fa in modo di incontrarla. Quanto ad Arnau, la sua evidente timidezza è l'argomento di continue prese in giro da parte di Jeff, che però cerca anche di aiutarlo a uscirne fuori.

Tutti i personaggi hanno dei rimpianti in un avvenimento del passato o nel tempo perduto, o nella gioventù che non durerà in eterno, ed è questa, senza anticipare altro, la vera tematica del film, che avrà qualche svolta imprevista nel seguito (Kenneth ha davvero le conoscenze per creare una macchina capace di fare il viaggio nel tempo? E riuscirà a usarla? Davvero ci sono spie che lo tengono d'occhio?).

Due parole sul cast. Il regista, Colin Trevorrow, mi è completamente ignoto, gli attori pure, ma hanno un minimo di curriculum alle spalle: Jake Johnson è protagonista della serie TV New Girl con Zooey Deschanel e qui interpreta Jeff, il giornalista; Aubrey Plaza (Darius, la stagista) ha avuto un certo successo in una serie TV, Mark Duplass (Kenneth) è attore, produttore e sceneggiatore. E poi c'è Karan Soni nel ruolo di Arnau, lo stagista indiano. Tutti bravi e ben calati nei ruoli.

Giudizio finale? Carino, accattivante e curioso, davvero ben realizzato (con una somma che, per gli standard USA è praticamente ridicola). Una sorpresa di film.


mercoledì 19 dicembre 2012

Le Città nelle Nuvole

Geoffrey A. Landis è uno scrittore di fantascienza di quelli con solidissime basi scientifiche, essendo come principale mestiere un ricercatore della NASA. Questo The Sultan of the Clouds, in italiano Le Città nelle Nuvole, edito da Delos Books, è un romanzo fin troppo breve che s'incentra sull'idea di colonizzare il pianeta Venere in una maniera assolutamente originale.
L'idea mi aveva fatto sorridere all'inizio: pensando a Venere viene subito in mente un pianeta bollente, ricco di gas velenosi e irrespirabili, insomma un posto inevitabilmente precluso alla presenza umana. L'idea di Landis è di enormi città dirigibile, per così dire, città gallegganti negli strati più alti dell'atmosfera, dove la vita (secondo lui... io non mi pronuncio) può svolgersi relativamente senza problemi. Ovviamente, però, l'atmosfera resta velenosa. Non si tratta di un libro scritto quando si sapeva poco o nulla dell'universo, anzi è recentisse, perciò se lo dice Landis che è un addetto ai lavori magari c'è qualcosa di praticabile nell'idea. Ma perché si debba andare su un pianeta dove sfruttare il suolo sarebbe improponibile e per coltivare il proprio giardino volante si dovrebbe portare la terra fertile da un altro luogo? Questi restano dubbi che il libro non risolve.
Ad ogni modo nell'ambientazione di questo libro la colonizzazione dello spazio, pur costosissima e fallimentare per molti di quelli che ci hanno provato, è in atto da parecchio tempo, ma solo alcune grandi famiglie ne hanno tratto beneficio.

In questo scenario abbiamo un tecnico che viaggia assieme a una scienziata verso il pianeta: lei ha ricevuto un invito da un giovanissimo rampollo di una di queste famiglie possidenti... così i due scoprono questo meraviglioso mondo di città sospese nell'aria. Tra le curiose scoperte che ci sono da fare su Venere abbiamo anche il matrimonio a treccia, una specie di cerniera generazionale dove ci si sposa due volte: la prima da ragazzini, con una persona matura, la seconda nella maturità, con una persona assai giovane. In questo modo (salvo incidenti!) una matrimonio dura in eterno. Il protagonista comunque ha poco da divertirsi: scopre presto che esiste una minaccia assai seria...

Il libro è brevissimo, più un racconto leggermente gonfiato che un romanzo. Perciò c'è poca sostanza per dare spessore alle idee, come se a Landis interessasse più che altro mettere una cornice di umanità in movimento attorno alla sua idea di città più leggere dell'aria. Comunque è una lettura piacevole: se questo breve esempio può esser preso a prova, Landis si rivela più abile come scrittore di certi mostri sacri che se la cavavano più con l'arido linguaggio scientifico che con personaggi e trama.

sabato 15 dicembre 2012

China Miéville parla di Fantascienza e Fantasy

Segnalo questo video dove parla lo scrittore China Miéville riguardo al fantastico, e critica l'opinione di alcuni riguardo alla fantascienza, che sarebbe "più intelligente" del fantasy.
L'inglese leggo e lo scrivo (male) ma non sono molto anglofono quindi non ci capirò un gran che. Mi consola che, pare, questa strana malattia (gli appassionati di fantascienza duri-e-puri che si sentono in dovere di disprezzare il fantasy) non esista solo da noi. Se siete anglofoni, guardate un po'...




Io personalmente trovo certe divisioni veramente ridicole. E ovviamente amo sia la fantascienza che il fantasy.

giovedì 13 dicembre 2012

Lo Hobbit - Un Viaggio Inaspettato

Me lo sono visto a due dimensioni perché quasi 3 ore di occhialini mi preoccupavano un po'. Magari ho perso qualcosa a livello di profondità delle visuali... Il problema principale però è stato che il film a tratti diventa noioso. Lo stile e le immagini che mi avevano sicuramente suggestionato a suo tempo con la trilogia del Signore degli Anelli adesso non riescono ad accendere in me lo stesso interesse, e la storia procede a un passo terribilmente lento.
Ho paura che l'avidità di trarre una trilogia di sicuro successo (prevedibilmente...) da un materiale piuttosto scarno all'origine abbia tirato qualche brutto scherzo alla produzione. Del resto se coloro che vanno al cinema sperando solo in un bel film possono essere un po' delusi, non è che gli appassionati di Tokien saranno entusiasti di certe licenze di Peter Jackson con la storia e con l'apparenza dei suoi nani (alcuni decisamente troppo bellocci e qualcuno troppo "umano," per quanto ci siano anche qui i momenti in cui vengono fatti bersagli del ridicolo, come era successo a Gimli nella trilogia del SdA).

Martin Freeman nei panni di Bilbo Baggins e Ian McKellen in quelli di Gandalf aiutano a rendere questo primo Hobbit abbastanza piacevole; ho gradito che, per varie parti non principali, siano stati ripresi gli attori della vecchia trilogia (Elrond interpretato ancora da Hugo Weaving, Galadriel da Cate Blanchett, Saruman da Christopher Lee).
Orchi, lupi mannari e Troll sono ben riusciti, gli orchi in particolare più convincenti che nella precedente trilogia. Paesaggi neozelandesi... tutta roba che già sapete.
Stranissimo, ma non ho molto da dire su questo film.

Alla fine, dopo tanta attesa, la visione è stata abbastanza anticlimatica. Forse era il caso di stringere The Hobbit in un solo film? Chi lo sa. Penso comunque che fra un annetto, quando uscirà il secondo della serie, non oserò mancare.