sabato 4 luglio 2009

Il Fuoco della Fenice a Mantova


Ho visitato la ridente città di Mantova per presentare il libro d'esordio di Luca Azzolini (Il Fuoco della Fenice, pubblicato da La Corte Editore), subendo come al solito pesanti peripezie autostradali (c'è un cantiere aperto a Brescia che mi è costato un'ora a passo d'uomo, per cominciare).
E' la prima esperienza che faccio in questo genere di manifestazioni, ma devo dire che non è andata male: gente non ce n'era moltissima ma nemmeno una scarsità imbarazzante; causa guasto all'aria condizionata ho sofferto un caldo bestia ma sono sopravvissuto. Purtroppo l'altro intervistatore Emanuele Manco (il Grande Capo di Fantasy Magazine) era in ritardo trattenuto dal medesimo ingorgo che aveva coinvolto me, ma sono riuscito a partire da solo con una certa scioltezza (pur avendo preparato davvero poche domande pensando di fare da "spalla") e proprio quando cominciavo a sentirmi a corto di argomenti Emanuele è fortunatamente arrivato portando nuovo brio all'incontro.
Peccato che una grandinata pazzesca abbia reso il mio ritorno a Milano, come al solito, una sofferenza infernale.

venerdì 3 luglio 2009

I Racconti Perduti aumentano!

La mia iniziativa ha goduto della benedizione di Fantasy Magazine che mi ha fatto, indubbiamente, una bella pubblicità. Adesso ci sono ben otto (compreso il mio) Racconti Perduti di Sanctuary nel sito "La Vetrina di Mondi Immaginari."

Ringrazio intanto per i commenti ricevuti sui forum di Fantasy Magazine, ed Emmeesse per il commento inviatomi via email, caustico ma con interessanti spunti di riflessione (ebbene no, questo commento non era entusiasta del racconto).

Una raccomandazione: NON includete i vostri dati personali nel file del racconto che mandate a me (al limite mettete una email buona per essere contattati).
Includere indirizzo, telefono ecc... andava bene per partecipare alla selezione di Asengard ed esser sicuri che il proprio scritto non diventasse orfano, ma non va bene per una pubblicazione online. A meno che non vogliate che qualche amante del fantasy vi svegli telefonandovi alle due di notte...

sabato 27 giugno 2009

Titus Groan


Mervyn Peake è un illustre sconosciuto qui da noi, ma la sua fama in Inghilterra sopravvive ancora (non era solo uno scrittore ma un artista piuttosto poliedrico). Fu all'incirca un contemporaneo di Tolkien, ma visse assai meno di lui e il declino della sua salute ne interruppe il più celebre lavoro, la serie di Gormenghast, all'inizio del quarto libro. I tre che sono stati completati sono Titus Groan, Gormenghast e Titus Alone (questo già risentirebbe della cattiva salute dell'autore). Almeno altri due erano previsti. Dei tre pubblicati, solo due sono stati tradotti in italiano (che io sappia). Titus Groan l'ho letto in inglese e lo stile barocco, ricco di termini complessi, mi ha dato ancor più difficoltà del già difficile Perdido Street Station di China Miéville. Tuttavia si è dimostrata una lettura appassionante, nonostante le peculiarità di questo strano mondo in cui Peake ci accompagna . Un fantastico dell'esagerazione e del bizzarro, un libro di eccessive stravaganze più che un fantasy abitato di creature mitiche e ricco di magia come siamo più abituati. Il mondo di Gormenghast è considerato un precursore del New Weird, per quel che vale la definizione.

Non c'è nemmeno un protagonista centrale ma piuttosto una serie di personaggi, di solito uno più pazzesco dell'altro. L'ambientazione ha un'importanza centrale: un mondo stranamente separato da tutto ciò che lo circonda, fisso in una serie di regole e tradizioni immutabili e centrato intorno a un antico castello che è stato dimora da tempo immemore dei signori della famiglia di Groan e dei loro servitori. Il castello è enorme, molto più vasto del necessario e perciò in gran parte rimane disabitato, e cade lentamente in rovina. Ciononostante per le necessità di una famiglia tutto sommato poco numerosa esiste una numerosa servitù, coinvolta, come la famiglia nobile stessa, in una serie di rituali e di cerimonie del tutto insensate ma portate avanti con grande attenzione a cura del vecchio Sourdust che le ricorda e le ripropone, e del malinconico Lord Sepulchrave, il capofamiglia, che vi si sottopone.

Il mondo di Gormenghast è insano, malato, inchiodato in un formalismo mortifero eppure capace di covare passioni violentissime. Tra i personaggi c'è chi è pieno di risentimento per la poca importanza che riveste (le sorelle di Lord Sepulchrave), chi progetta per sé stesso una scalata sociale da portare avanti con ogni sotterfugio e ogni violenza necessaria (il giovane Steerpike), chi viene costretto a ricoprire incarichi che per la tarda età non dovrebbe più svolgere (la domestica Slagg), chi si perde dietro agli animali domestici trascurando la propria famiglia (Gertrude, la moglie di Lord Sepulchrave), chi si chiude in un mondo di fantasia mantenendo contatto con pochissime persone (Fuchsia).
Perciò in questo mondo apparentemente soffocato dalla noia si verificheranno tragedie da romanzo gotico e terribili omicidi.

La trama di per sé non è molto complessa, anzi la definirei tutto sommato abbastanza elementare. Il lettore viene accompagnato tramite il sottile lavoro di cesello di Peake, che sa tessere da gran maestro la trama di un mondo bizzarro e dar vita a dei personaggi vivi e complessi. Non so se consigliare la serie di Gormenghast a qualsiasi lettore amante del fantasy, per quanto mi riguarda la considero un piccolo, faticoso, capolavoro. Gli esploratori sono avvisati.

venerdì 26 giugno 2009

Ancora Khaibit

Un ringraziamento alla ventina (pare siano 22) di persone che ha scaricato il mio racconto dal Sito-Vetrina di Mondi Immaginari.

Tre hanno già scritto un commento su Khaibit: compare sul forum di Fantasy Magazine. Un po' inattesi questi giudizi, per me. Ne riparlerò presto.

domenica 21 giugno 2009

Nell'Antro del Mostro Sacro


L'intervista a Gianfranco Viviani su Fantasy Magazine mi ha dato l'occasione di porre una domanda a un grande protagonista del fantastico in Italia. E la domanda non poteva che essere quella che mi cruccia di più: cos'è successo al genere che amo tanto, dove sono finiti i grandi scrittori di una volta, perché le librerie si sono riempite di immondizia. La risposta non poteva che essere quella che è stata, nel senso che Viviani vende libri per aiutare a quadrare i conti della Delos, e non avrei dovuto sperare in nessuna disamina filosofica o letteraria sui bei tempi che furono. Anche se stiamo parlando di uno che fu uno dei massimi protagonisti di quelle epoche, di una lunghissima stagione che andò, con l'Editrice Nord, dagli anni sessanta fino a non molto tempo fa.

Certo che non mi aspettavo che Viviani sparasse a zero su due personaggi (Conan ed Elric) che a suo tempo la Nord pubblicò o addirittura introdusse! Beninteso, il giudizio punge anche perché non è proprio inatteso, almeno per me: nel caso di Elric alcuni dei libri mi sembrano con il senno di poi decisamente sopravvalutati (volevo proprio trovare il tempo di rileggerlo e pensare quali siano le parti effettivamente di qualità in quella serie); per quanto riguarda Conan (che sarà forzuto sì, ma non privo di ingegno) il nostro barbaro mi pare esser diventato meritatamente un classico, ma ammetto che sarebbe ben difficile oggi scrivere Sword & Sorcery alla stessa maniera.
Però sono due esempi con cui si pretende di far fuori intere epoche.
Lo sgomento per queste affermazioni secche di Viviani è ampiamente condiviso in rete (potete vedere anche su Anobii dove hanno ripreso la mia domanda). Ma è inutile entrare nel merito. Bisognerebbe che Viviani chiarisca meglio il suo pensiero (forse lo farà?), per ora accettiamo il messaggio nell'accezione più ampia: è passata un'epoca e quello che una volta affascinava ora fa solo sorridere. I nuovi autori che cita Viviani però non necessariamente portano qualcosa di radicalmente nuovo con sé. Nel caso di Licia Troisi (con tutto il rispetto, io tremo a vederla paragonare a una nuova pietra miliare del fantasy, anche se ammetto che si è inevitabilmente conquistata il suo posto nella storia, mi piaccia o meno) molti aspetti sono semplicemente sollevati di peso con originalità poca o punta da autori di epoche precedenti. E' semmai cambiata la maniera di affabulare, di proporre l'io del protagonista. Probabilmente potrei dire lo stesso di Paolini, non penso davvero sia questo grande innovatore però non l'ho letto e non posso giudicarlo sul sentito dire.

Il problema semmai è un altro, che oggi si citano nomi di cassetta che hanno al loro attivo una quantità di libri venduti tale da far probabilmente scomparire la maggior parte dei vecchi autori (escludendo logicamente Tolkien): intendiamoci, i vecchi non erano dei santi e immagino che abbiano cercato disperatamente di vendere, ma non essendo riusciti a sfondare oltre certi livelli non hanno dovuto soggiacere a certe atrocità dell'editoria, come le formule da best seller che vediamo andare per la maggiore, ad esempio, nelle serie che non finiscono mai.

Oggi il genere è contaminato da mille suggestioni diverse: dall'oriente, dai vampiri/rosa (quello che mi piace di meno, ma anche qui dovrei fare l'eccezione dei vampiri... un po' più seri), dall'urban fantasy che si sta rinnovando in strani guazzabugli che prendono dentro un po' di tutto (e qui penso ovviamente ai vari weird o new weird che dir si voglia).
Il fantasy classico da saga nordica con maghi e cavalieri vede il suo spazio rosicchiato sempre più.

Perciò forse dovrei seguire il consiglio di Viviani per davvero (provi a leggere oggi Micheal Moorcock e se le succede come è capitato a me, si chiederà: “ma come poteva piacermi questo Elric di Melnibonè?”)

Ma certi prodotti di cassetta non diventano belli perché si vendono, con tutto che Viviani, e altri come lui, hanno in primo luogo la responsabilità di far quadrare dei conti. Il fantasy oggi è un altro? Inevitabile, ok. Qualcosa di valore si salva tra tanta robaccia? Sì, qualcosa sì. Giusto un paio di anni fa, sulla scia di certe delusioni, non lo avrei ammesso. Leggo roba moderna, oggi, non faccio le pulci alle bancarelle e a ebay per completare le vecchie collane (anche se un paio di libri dei bei tempi me li sono procurati a peso d'oro, ammetto, e qualcuno era proprio della Nord). Non ho il torcicollo. Però la mia risposta alla domanda che feci a Viviani è che la maggior parte dei libri fantasy migliori sono alle nostre spalle.

Coraline



Sarà per l'ebrezza del 3D, che non avevo avuto in precedenza il piacere di provare, ma questo film l'ho trovato stupendo, affascinante, immaginifico. Quanto alla filmografia, anche se ha uno stile grafico che non mi convince del tutto Coraline lo posso paragonare alle migliori opere di uno dei miei mostri sacri, Tim Burton (The Nightmare Before Christmas, Sleepy Hollow ecc...).

Il tono da favola leggero che assume contorni sempre più dark è una garanzia di Neil Gaiman, l'autore del romanzo da cui è tratta la storia: non l'ho letto, ma non dubito che sia all'altezza del suo tocco magico.

E sono contento che in un'epoca di computer l'arte dello stop-motion (animazione a passo uno) metta ancora a segno simili successi. Un evviva per Coraline, andate a vederlo!