
L'intervista a Gianfranco Viviani su Fantasy Magazine mi ha dato l'occasione di porre una domanda a un grande protagonista del fantastico in Italia. E la domanda non poteva che essere quella che mi cruccia di più: cos'è successo al genere che amo tanto, dove sono finiti i grandi scrittori di una volta, perché le librerie si sono riempite di immondizia. La risposta non poteva che essere quella che è stata, nel senso che Viviani vende libri per aiutare a quadrare i conti della Delos, e non avrei dovuto sperare in nessuna disamina filosofica o letteraria sui bei tempi che furono. Anche se stiamo parlando di uno che fu uno dei massimi protagonisti di quelle epoche, di una lunghissima stagione che andò, con l'Editrice Nord, dagli anni sessanta fino a non molto tempo fa.
Certo che non mi aspettavo che Viviani sparasse a zero su due personaggi (Conan ed Elric) che a suo tempo la Nord pubblicò o addirittura introdusse! Beninteso, il giudizio punge anche perché non è proprio inatteso, almeno per me: nel caso di Elric alcuni dei libri mi sembrano con il senno di poi decisamente sopravvalutati (volevo proprio trovare il tempo di rileggerlo e pensare quali siano le parti effettivamente di qualità in quella serie); per quanto riguarda Conan (che sarà forzuto sì, ma non privo di ingegno) il nostro barbaro mi pare esser diventato meritatamente un classico, ma ammetto che sarebbe ben difficile oggi scrivere Sword & Sorcery alla stessa maniera.
Però sono due esempi con cui si pretende di far fuori intere epoche.
Lo sgomento per queste affermazioni secche di Viviani è ampiamente condiviso in rete (potete vedere anche su Anobii dove hanno ripreso la mia domanda). Ma è inutile entrare nel merito. Bisognerebbe che Viviani chiarisca meglio il suo pensiero (forse lo farà?), per ora accettiamo il messaggio nell'accezione più ampia: è passata un'epoca e quello che una volta affascinava ora fa solo sorridere. I nuovi autori che cita Viviani però non necessariamente portano qualcosa di radicalmente nuovo con sé. Nel caso di Licia Troisi (con tutto il rispetto, io tremo a vederla paragonare a una nuova pietra miliare del fantasy, anche se ammetto che si è inevitabilmente conquistata il suo posto nella storia, mi piaccia o meno) molti aspetti sono semplicemente sollevati di peso con originalità poca o punta da autori di epoche precedenti. E' semmai cambiata la maniera di affabulare, di proporre l'io del protagonista. Probabilmente potrei dire lo stesso di Paolini, non penso davvero sia questo grande innovatore però non l'ho letto e non posso giudicarlo sul sentito dire.
Il problema semmai è un altro, che oggi si citano nomi di cassetta che hanno al loro attivo una quantità di libri venduti tale da far probabilmente scomparire la maggior parte dei vecchi autori (escludendo logicamente Tolkien): intendiamoci, i vecchi non erano dei santi e immagino che abbiano cercato disperatamente di vendere, ma non essendo riusciti a sfondare oltre certi livelli non hanno dovuto soggiacere a certe atrocità dell'editoria, come le formule da best seller che vediamo andare per la maggiore, ad esempio, nelle serie che non finiscono mai.
Oggi il genere è contaminato da mille suggestioni diverse: dall'oriente, dai vampiri/rosa (quello che mi piace di meno, ma anche qui dovrei fare l'eccezione dei vampiri... un po' più seri), dall'urban fantasy che si sta rinnovando in strani guazzabugli che prendono dentro un po' di tutto (e qui penso ovviamente ai vari weird o new weird che dir si voglia).
Il fantasy classico da saga nordica con maghi e cavalieri vede il suo spazio rosicchiato sempre più.
Perciò forse dovrei seguire il consiglio di Viviani per davvero (provi a leggere oggi Micheal Moorcock e se le succede come è capitato a me, si chiederà: “ma come poteva piacermi questo Elric di Melnibonè?”)
Ma certi prodotti di cassetta non diventano belli perché si vendono, con tutto che Viviani, e altri come lui, hanno in primo luogo la responsabilità di far quadrare dei conti. Il fantasy oggi è un altro? Inevitabile, ok. Qualcosa di valore si salva tra tanta robaccia? Sì, qualcosa sì. Giusto un paio di anni fa, sulla scia di certe delusioni, non lo avrei ammesso. Leggo roba moderna, oggi, non faccio le pulci alle bancarelle e a ebay per completare le vecchie collane (anche se un paio di libri dei bei tempi me li sono procurati a peso d'oro, ammetto, e qualcuno era proprio della Nord). Non ho il torcicollo. Però la mia risposta alla domanda che feci a Viviani è che la maggior parte dei libri fantasy migliori sono alle nostre spalle.



