Succede spesso e volentieri, che uno scrittore ci lasci prima di aver completato un lavoro. Lo stesso "partigiano Johnny" di Fenoglio, tanto per citare un caso famoso, è stato pubblicato da manoscritti non rivisti, anche se la storia di per sé era ultimata (ma si è dovuto ricomporla da manoscritti diversi). Ovviamente recuperare un libro come quello era doveroso. Meno doveroso magari per certi libri più commerciali, ma posso capire che gli appassionati vogliano una conclusione.
A me non piace Robert Jordan, trovo però dignitoso il modo in cui la moglie ha proceduto dopo la sua morte, incaricando uno scrittore già sperimentato di finire la saga dell'Occhio del Mondo secondo gli appunti di lui. Che poi la conclusione si spezzi in due libri distinti potrà giustamente far mormorare, ma si tratta comunque della conclusione scritta secondo le volontà di Jordan.
Meno gradevole la notizia che Tessa Dick, la vedova del famoso scrittore di fantascienza Philip Dick (la quinta moglie, per la precisione) si sia presa la briga di continuare un suo romanzo incompiuto: a suo dire seguendone "lo spirito" così come risultava da una lettera dello scrittore al suo editore. Tessa Dick ha al suo attivo un paio di pubblicazioni, nulla di memorabile, e non ha trovato un editore, perciò ha fatto ricorso al print-on-demand di Amazon. Notare anche che gli esecutori testamentari di Dick non sono per nulla coinvolti in questa produzione.
La domanda sorge legittima: non era meglio lasciare perdere?
mercoledì 18 febbraio 2009
sabato 14 febbraio 2009
Cosa sarà della carta stampata

Bazzicando per i siti dove si parla di lettori di ebook, spero sempre di trovare qualche novità piacevole. Invece no, i prezzi restano alti, qualche funzionalità si aggiunge, ma questi arnesi rimangono costosi, scomodi per molti aspetti, dotati di poche funzionalità. Alcune cose che possono fare non le fanno qui in Italia (comprare e scaricare libri direttamente). Altre limitazioni sono dovute al desiderio di monopolio dei fabbricanti (come Amazon e i formati di ebook proprietari per il suo lettore Kindle: Amazon mi stava sullo stomaco già prima, ora ho semplicemente un motivo di più).
Con l'esplosione dei notebook e di dispositivi sempre più piccoli per la connettività, ci sarà chi comincerà a chiedersi se i lettori facciano troppo poco e chi pretenderà che siano invece limitati ma perfetti nel fare quello che devono fare; chi si ritroverà disilluso dai troppi formati incompatibili e dalla lentezza delle operazioni.
I cataloghi delle librerie che offrono gli ebook recano sconti che sono nulla, in confronto con l'abbattimento di costi che comporta evitare di produrre e distribuire fisicamente il libro: caspita, pare che non ci vogliano credere nemmeno i distributori (che sono quelli che intascano la maggior parte del costo di un libro, e forse il motivo è proprio questo, non possono credere che un giorno potrebbero essere costretti a rinunciarvi). Insomma il libro di carta costa meno e hai meno paura di rovinarlo (e nessuna paura che te lo rubino, praticamente). Il lettore di ebook ha ancora degli standard incerti, funziona così così, costa parecchio e ti dà due belle preoccupazioni, quella di romperlo o fartelo rubare e quella che diventi rapidamente obsoleto.
Insomma senza inoltrarmi in tecnicismi penso che sia ancora prematuro sborsare cifre pesanti (mai sotto i 200 euro) per un lettore di ebook.
Tuttavia anche se questi apparecchi segnano il passo da molto tempo (e c'è chi li definisce già un clamoroso flop, ed è la rivista Computer World, insomma mica pizza e fichi...) penso che debba arrivare prima o poi la loro ora. Non sono certo in grado di prevederne i tempi io, ma avverrà che raggiungano (prima all'estero che da noi) una massa critica e diventino comuni e diffusi, insomma ce ne vorrà ancora ma probabilmente si verificherà una rivoluzione nel mondo dell'editoria. In attesa dei lettori di ebook, questo rivolgimento ha avuto qualche anticipo da un altro mondo, quello del print-on-demand, considerato da noi l'ultima spiaggia degli incapaci (a torto o a ragione), ma da cui effettivamente esce qualche libro degno di essere letto, e anche dei veri successi (questo però all'estero, non qui da noi).
Un altro terremoto, venuto dalla rete, ormai scuote già la libreria intesa come luogo fisico: ed era ora. Per adesso la libreria è ancora il venditore dominante, ma è un ruolo messo in discussione (mi sono preso la briga di fare la domanda su Anobii, il risultato è questo, ovviamente presso un campione di persone informatizzate, ma probabilmente buona parte dei lettori lo sono). La libreria, anche se enorme, non può offrire tutta la scelta, e quello che è esposto al pubblico (ovvero quello che alla fine verrà comprato) è soggetto a mille manipolazioni dove la mano del più forte ovviamente guadagna le posizioni più favorevoli e il libro della casa minore è spinto negli angoli bui e nascosti. Piano piano i lettori si sono accorti che una carta di credito ricaricabile è alla portata di tutti, e comprare online è comodo e facile. Anche in un paese disastrato come il nostro, i libri acquistati online di solito arrivano a destinazione. Tramite la rete è anche molto più facile sapere cosa c'è di nuovo e di interessante in giro. Insomma, farsi imporre dal libraio cosa comprare non è più una necessità, è un atto di masochismo cui non siamo più costretti.
C'è qualcuno che si rode dalla voglia di vedere editor e altri personaggi influenti delle case editrici ridotti alle pezze, girare per le strade con la tazzina per chiedere la carità. Io ho sempre pensato che, nella mia carriera (?) di aspirante autore, il passaggio per la casa editrice fosse obbligatorio. Se non si riesce a piacere a chi seleziona per professione, ha poco senso pubblicare.
Mettere un PDF in un sito internet l'ho sempre visto come buttare il frutto del mio lavoro. Nell'indistinto, indifferente, enorme contenitore della rete, dove tutto dev'essere gratis e poiché è gratis non vale più una cicca, dove difficilmente puoi trovare interesse o riconoscimenti ma intanto il tuo lavoro si brucia. Eppure forse questo cambierà.
Pubblicare per mezzo della "vanity press" lo credo in linea di massima una scorciatoia da vanagloriosi che non sanno accettare il verdetto degli esperti: ovvero che non meritano di essere pubblicati.
Vero però che gli "esperti" spesso sbagliano, o non valutano neanche la marea di manoscritti che gli arrivano. Si ha una manciata di secondi per essere valutati, forse meno. Vero che le Case Editrici fanno in nome del profitto delle scelte esecrabili, pubblicando per la massa del largo consumo del vero letame (e se qui posso sembrare altezzoso nei confronti del pubblico di bocca buona, così sia, ma almeno nei settori che seguo maggiormente ritengo di avere l'esperienza per fare qualche valutazione, e non disprezzo uno perché è giovane o non se ne intende: anche io ho amato a diciassette o diciotto anni delle opere di ben scarsa qualità, prima di sapermi fare un quadro della situazione).
Insomma, se mi fa un po' senso l'idea che il lettore sia un giorno esposto a un'immensa offerta indistinta, una libertà senza qualità in cui chiunque, senza mediazioni di alcun genere, dovrà proporre il suo lavoro per un acquisto (elettronico) diretto, è anche vero che il passaggio dalle mani degli "esperti" mi sembra tutt'altro che una griglia di selezione ineccepibile.
Quando tutti saranno ad un click dal pubblico, quando tutti i libri saranno elettronici, senza più il vincolo della distribuzione e dell'esposizione in libreria, come sarà? Gli editor professionisti saranno ancora consultati? Per un certo aspetto mi auguro di sì, perché una revisione professionale mi sembra ancora importante allo scopo di portare al pubblico un prodotto leggibile. Ma forse vedremo, e stiamo già vedendo, delle cose inquietanti.
Romanzi scritti sul cellulare, romanzi pubblicati tramite Facebook. Sembra che sia diventato più importante presentarsi in un modo originale e bizzarro che produrre un lavoro di qualità. E sembra che il pubblico decreti successi senza alcun riguardo per aspetti fondamentali come la sintassi, lo stile e la coerenza.
E' la democrazia. Sì? Come sarà, gongoleremo per la morte del collo di bottiglia rappresentato dalle grandi case? godremo di capolavori che in passato qualche editor accidioso ci avrebbe negato? o invece annegheremo in un mare di robaccia rimpiangendo i bei tempi andati?
Per gli esordienti ci saranno vantaggi o svantaggi? L'apparente posizionamento a pari livello di tutti i libri (tutti accessibili tramite la rete) sarebbe un reale vantaggio? Senza pubblicità, segnalazioni di voci autorevoli ecc... e in mezzo a un'offerta vastissima (vedi la marea di libri - scritti generalmente malissimo - che potete già oggi scaricare o comprare su lulu.com) il povero esordiente come farebbe a guadagnare più di due o tre lettori capitati per caso? La sua posizione di invisibilità (nel confronto con i nomi famosi o pubblicizzati) cambierebbe di qualcosa?
Cosa dovrà fare uno scrittore? Se non si sforzerà di inseguire ancor più disperatamente di oggi le mode, sarà possibile avere un pubblico? Dovrà inventare qualche novità a tutti i costi, come aver scritto un romanzo stando seduto sul cesso?
Tutti gli autori si ridurranno a spammer e rompiscatole, cercando di guadagnarsi un pubblico tramite il cosiddetto marketing virale? Con il copyright come si metterà? Tramite il peer-to-peer è un po' laborioso scaricare un MP3 o un film dalla rete, ma per un testo è questione di attimi... quando tutti avranno un valido lettore di ebook in casa l'acquisto potrebbe diventare un evento più unico che raro. Si dovrà rinunciare a chiedere un pagamento per il proprio lavoro? C'è chi ipotizza che se ci fosse un sistema affidabile, il guadagno per lo scrittore potrebbe arrivare tramite le donazioni. Da una parte potrebbe anche piacermi se funzionasse: renderebbe più difficili (forse...) i fenomeni montati ad arte, meno redditizi i battage pubblicitari che creano i libri da milioni di copie vendute, spesso senza merito. Ma funzionerà? Ci saranno dunque milioni di libri gratuiti che aspetteranno le gentili offerte di chi si sente un "mecenate elettronico?" In tempo di crisi, (e di generale impoverimento della popolazione, al di là del fenomeno transitorio della crisi) quante ne vedremo di queste offerte?
Cosa faranno le grandi case per sopravvivere? Collegheranno altri contenuti (multimediali?) ai libri per renderli più accattivanti e avere in catalogo un prodotto che non può essere emulato da chiunque?
Forti della loro visibilità, avranno certamente ancora un ruolo di bussola per dare consigli per gli acquisti. Questa visibilità però sarà ben poca cosa riguardo all'avere la quasi assoluta padronanza del mercato del libro di carta. O no?
Può darsi che diventeranno importanti i recensori o i siti che aggregheranno recensioni e pareri individuali per creare delle indicazioni mirate. Sarebbe un passo avanti, visto che adesso probabilmente la copertina è l'elemento che guida all'acquisto di una gran parte dei libri. Sarà anche una lotta all'ultimo sangue per conquistare la visibilità come fornitori di opinioni qualificate?
Insomma, siamo in un mondo in trasformazione. Si trasformasse mai in qualcosa di meglio, fatemi sapere...
Il sito di Simplicissimus, autorità sugli ebook di casa nostra.
mercoledì 11 febbraio 2009
Perché non sono Liquido

I primi commenti alla mia arrabbiatura per essere stato "arruolato" a mia insaputa sul Valorizzatore di Liquida rimandano a una verità ovvia (tanto che l'avevo anticipata io stesso) ma non poco importante: gli amici mi fanno notare che dall'inclusione in questo portale (chiamiamolo così anche se il termine potrebbe magari non essere il più preciso) il mio stesso blog può ottenere maggiore visibilità.
Mi rendo conto che nella mia placida ignoranza ritenevo di aver migliorato in pochi mesi i miei accessi (da 800 e rotti in agosto a 2260 in dicembre, mese ancora non superato) per il semplice fatto che avevo eliminato il contatore di visitatori che aveva il "buco" di sicurezza, simpaticamente sfruttato da qualche pirata per inondare di malware i visitatori, una cosa che certamente non incoraggiava nessuno a venirmi a trovare. Potrebbe benissimo essere che il maggiore afflusso di visitatori sia almeno in parte dovuto a Liquida (ero già capitato su Liquida tempo fa, trovando dei link ai miei post, però, e forse sono un po' tardo o un po' troppo frettoloso, lo avevo scambiato per un altro blog che mi linkava... solo pochi giorni fa ho capito di cosa si trattasse).
Quindi non so se devo a Liquida parte del "successo" di cui ero contento, tanto più che avendo eliminato il contatore non vedevo più la provenienza delle impressioni sulle pagine.
Insomma posso avere ricevuto un effettivo vantaggio, non economico (i miei Google Ads non mi renderanno mai una cicca) ma di visibilità, e sarei sciocco a prendermela. Eppure no, non la vedo così. Non avrebbe senso se uno si rifiutasse di essere incluso dai motori di ricerca, ad esempio su Google... no, ma Liquida non è semplicemente un motore di ricerca né un aggregatore di feed.
Girando per la rete ho cercato di capire quale sia (in generale) il punto di vista commerciale sulla presenza dei blog. Scoprendo che i blogger italiani generano una enorme quantità di materiale, solo che la maggior parte "non è di valore" (per chi vuole trasformarlo in business) perché sono contenuti personali che non generano interesse. Tuttavia talvolta i post hanno un taglio interessante, o giornalistico, ecc... e può essere interessante farli leggere a un vasto pubblico. Insomma l'enorme massa di post dei blogger potrebbe essere una piccola miniera, se sfruttata bene, però le opinioni personali no, quelle non vanno bene.
A quanto pare Liquida ha pensato di guadagnare (con la pubblicità, vedi il filmato che è linkato oltre) offrendo al pubblico che non visita i blog una panoramica di articoli interessanti. Bontà loro, anziché portarsi via gli articoli si linkano ai blog, facendo arrivare dei visitatori.
Già a questo punto, chiedendomi perché ho aperto un blog, ho dei dubbi se davvero dovrei essere contento della visibilità fine a sé stessa. Io qui desidero esporre il mio personale punto di vista: oggi le informazioni sugli argomenti di cui parlo si trovano in un secondo dovunque in rete... ed è per questo che non mi dilungo sempre sui particolari (chi è il regista di un film, ad esempio: lo so sempre, non sempre lo scrivo) ma generalmente scrivo un commento dal mio punto di vista. Quello che faccio su Fantasy Magazine è diverso: salvo una manciata di approfondimenti e una intervista che ho realizzato, è un ripresentare ed eventualmente tradurre in italiano una serie di notizie che pesco dalle fonti più disparate, in modo che FM le organizzi, assieme al lavoro degli altri collaboratori, con un taglio "da rivista" per i lettori, dando un'idea di quello che succede di nuovo in ambito fantasy; talvolta c'è modo di approfondire e personalizzare un po', e stimolare il dibattito, talvolta si rimane alla notiziola nuda e striminzita, ed è normale che sia così.
Morale: se scrivo su una rivista (FM) non dico che i manga mi fanno quasi sempre schifo, qui lo dico. Ok? il blog è un discorso personale e, se è vero che a nessuno piace parlare da solo, i "contatti" fini a se stessi mi interessano fino a un certo punto. Quindi se qualche mio post che può avere un taglio più "da rivista" piace a un selezionatore e viene valorizzato, non mi metto a gongolare, perché sicuramente non passeranno altre cose che qui ho detto o voglio dire. Insomma Liquida prende ciò che gli serve quando gli serve, non mi dà veramente voce.
Quello che ho scoperto di questo portale è che alcuni collaboratori sono stati contattati e sono state offerte loro delle collaborazioni: ad esempio, questo è il blog di una collaboratrice di serie A, che viene pagata. Questo è un collaboratore già meno importante, sembra, (senza nessuna offesa al blogger che non conosco ma che prendo solo ad esempio), collaboratore che non è pagato ma almeno il sig. A. Santagata (quello che ha detto che dovevo essere io a chiedere di venir tolto dai loro link) si è degnato di avvisarlo che avrebbe valorizzato i suoi contenuti su Liquida.
Evidentemente il sottoscritto con Mondi Immaginari era un collaboratore di serie C, anzi non era nemmeno un collaboratore. Dal momento che non sapeva di esserlo.
Adesso vediamo un filmato in cui il nostro Santagata (verso il minuto e mezzo) ci spiega che è interessato ai contenuti di chi scrive con una certa frequenza e una certa qualità... noi non ci concentriamo come focus sul blog, ma sul post... secondo noi è importante spostare il focus da "devi conoscere alcuni blog"... se io sto cercando della Maratona di New York, vedere chi sta scrivendo della Maratona di New York... insomma, nonostante le belle parole sul creare un vantaggio per i blogger, e il fatto che qualcuno venga pagato, i blog vengono così sfruttati a pezzi e spersonalizzati, che è proprio il contrario di quello che mi interessa. Tanto più se questo viene fatto senza avvertirmi.
Perciò il fatto che non ci voglia stare non è un soprassalto di veteromarxismo o uno sputacchio sul vile danaro (oddio, potrei anche fingere di sputacchiarlo, visto che tanto denaro da qui non mi arriva: ma non è questo il punto e comunque mi guadagno da vivere in tutt'altra maniera). Il problema è che Liquida, un'azienda ovvero un soggetto forte, ha unilateralmente instaurato con il sottoscritto una relazione decisamente asimmetrica, dove io non ero informato del fatto che venivo valorizzato, e le visite che potevo ricevere in più potrebbero sì, eventualmente, trasformarsi in una conoscenza del mio blog da parte di qualche visitatore ma la maniera in cui i contenuti sono scelti e organizzati è impostata a tutta un'altra filosofia. Alla fine l'utente avrà più probabilità di sapere che ha fatto un giro su Liquida e letto qualcosa sul fantasy che di ricordare di aver letto qualcosa scritto da me.
Liquida si augura di guadagnare con gli spazi pubblicitari. Certo, eventualmente farebbero arrivare le briciole anche a qualche blogger... qualche. A queste condizioni io però non vedo cosa me ne possa fregare. Me ne avessero parlato, magari ci avrei potuto provare per un po', ma così davvero non va.
Quindi, l'ultima cosa che voglio è fare il criticone piagnone giustizialista scassapalle, e non voglio trascendere sui toni, ma Andrea Santagata non deve venire a scrivermi (come ha invece fatto ammesso che il messaggio sia autentico, ma ne ha tutta l'aria) che riteneva di avermi fatto un servizio. E si faccia un esame di coscienza sulla maniera in cui ha trattato quelli che gli forniscono i contenuti da valorizzare. Quanti saranno, senza nemmeno saperlo?
martedì 10 febbraio 2009
Un Tiro Perfetto

Esordire tramite Lulu.com è lavoro tra i più assurdi e disperati. Anche perché (esperienza personale, come cliente) se qualche raro lettore piazza un ordine, i libri possono anche non arrivare, nonostante da Lulu si impegnino volonterosamente a spedirli due volte.
Ecco perché, quando Adriano Allora ha annunciato sul suo blog la pubblicazione di Un Tiro Perfetto mi sono scaricato la copia digitale per poterlo leggere e dire la mia. In realtà, va precisato, l'autore non è Adriano Allora, che ha fatto da prestanome per un/una tal Seymour Seamoore (uno pseudonimo).
Cominciamo a dire che il libro parte malissimo. C'è una pagina di note che spiega l'esistenza di diverse razze intelligenti (ma con nomi piuttosto simili, per confonderti meglio), e riversa già una carriolata di noia sul lettore. E' come se lo scrittore dicesse: visto che non ho voglia di introdurti all'ambientazione del mio mondo, te ne anticipo un po', tieni: studiati questa paginetta, così dopo capirai meglio.
In effetti purtroppo la storia è molto legnosa, soprattutto all'inizio, proprio per questa ambientazione variegata, complessa e spesso spiegata poco e male.
Ogni cosa che succede è riferita a qualche Tradizione o a qualche altra particolarità storica, etnografica ecc... così otteniamo tanti riferimenti a questo mondo tribale e alle sue credenze e magie, abbiamo tutto salvo una trama che mostri davvero di andare da qualche parte (più avanti migliora, per fortuna). C'è evidentemente un mondo ben sviluppato alla base di Un Tiro Perfetto: purtroppo chi ha scritto il libro non ha saputo frenarsi ed esporre quello che era indispensabile, e ha voluto fare il compito in classe in cui ci spiega di tutto e di più. Io sono uno che alle ambientazioni ci tiene abbastanza, ma ci tengo anche all'equilibrio e al divertimento, e penso che il dettaglio di come i membri della tribù riescano a contare fino a x (non mi ricordo quanto) con le sole dita delle due mani sia una di svariate cose di cui ai lettori fregherà poco-niente (so che non ha fregato niente a me), e comunque entrar troppo in minuzie mi pare che tolga alla storia anziché aggiungere.
Meno sconcerto mi ha dato l'adozione del narratore onnisciente. Una comodità di cui lo scrittore farebbe meglio a fare uso scarso o nullo, forse, ma dire così è dogmatico; non si può sostenere a priori che sia sempre e comunque negativo (e ci sono mille esempi nel fantasy in cui lo si adopera). Però qui capita che sia usato male, ad esempio nelle scene in cui il punto di vista salta continuamente e in maniera disorientante da un personaggio all'altro. In una scena in cui lo scrittore voglia entrare nel pdv interiore di più di un personaggio nel giro di poche righe dovrebbe saperlo fare con molta buona grazia. Frank Herbert in Dune ci riesce. Un esordiente quasi di sicuro non ci riesce, quindi sarebbe meglio non provarci.
Un altro problema è la piattezza dei personaggi. All'inizio paiono più simboli che persone (Aessin, quello col titolo di Guida di morte, è l'energia e l'iniziativa, la capacità di innovare e di adattarsi alle situazioni, mentre l'anziano fa il conservatore, la Regina deve essere garante della tradizione ma pensa anche al bene del popolo, ecc...). Nel corso degli eventi molti di questi personaggi raggiungono una qualche individualità ma il libro resta stranamente poco emozionale, anche quando succedono cose trucide o i personaggi sfoderano epiteti di ogni genere.
Con tutto ciò, la storia è interessante (se no, mi sarebbe stato impossibile finire il libro): accade molto sia sul piano personale che su quello della società in cui i protagonisti si muovono. Si rompono degli equilibri che la tribù seguiva da tempo, si devono cercare nuove leggi, nuovi modi di vivere, bisogna affrontare un periodo in cui cambia tutto. Ci sono degli eroi e ci sono personaggi a cui ci affezioniamo: qualcuno ce la farà e qualcuno no. E' una bella trama. Ma per me il libro andrebbe riscritto da capo, cambiandone radicalmente lo stile.
lunedì 9 febbraio 2009
Ma guarda che bella pensata!
Nel marasma di internet m'è successa una cosa strana. I miei post, ho visto, vengono linkati, senza che nessuno mi abbia mai chiesto niente, da un sito che si chiama Liquida. Se cerco su Google cosa fa Liquida ottengo questa definizione: "Liquida valorizza le notizie, le foto e i video dei migliori blog, rendendoli ricercabili e maggiormente fruibili a tutti i navigatori della Rete"
In altre parole, io con i miei banner da disperati non ci guadagno niente: le vostre cliccate mi hanno reso ben... una dozzina di dollari in un paio di anni, ma per poter chiedere di essere pagato devo arrivare almeno a 50, quindi se ne parla verso il 2015. Vero che uso Google Ads solo come contatore di presenze gratuito, però m'infastidisce un po' il fatto che qualcuno (che certamente basa il proprio business sulla pubblicità, e immagino che ci riesca veramente) anziché lavorare per crearsi i propri contenuti mi "valorizzi" senza che che io ne abbia alcun ritorno; insomma al posto di "valorizzare" sostituirei il verbo "fregare" per quanto immagino che sia tutto regolare da un punto di vista legale. Magari se protesto mi possono dire che sono loro che regalano visibilità a me!
Mi si potrebbe anche far notare che da tempo scrivo gratis per Fantasy Magazine. Già, ma quella è una MIA scelta...
In altre parole, io con i miei banner da disperati non ci guadagno niente: le vostre cliccate mi hanno reso ben... una dozzina di dollari in un paio di anni, ma per poter chiedere di essere pagato devo arrivare almeno a 50, quindi se ne parla verso il 2015. Vero che uso Google Ads solo come contatore di presenze gratuito, però m'infastidisce un po' il fatto che qualcuno (che certamente basa il proprio business sulla pubblicità, e immagino che ci riesca veramente) anziché lavorare per crearsi i propri contenuti mi "valorizzi" senza che che io ne abbia alcun ritorno; insomma al posto di "valorizzare" sostituirei il verbo "fregare" per quanto immagino che sia tutto regolare da un punto di vista legale. Magari se protesto mi possono dire che sono loro che regalano visibilità a me!
Mi si potrebbe anche far notare che da tempo scrivo gratis per Fantasy Magazine. Già, ma quella è una MIA scelta...
venerdì 6 febbraio 2009
The Alchemy of Stone, una passione a molla

Un libro bizzarro che mi aveva incuriosito, ho finito per non poter fare a meno di leggerlo. The Alchemy of Stone è la terza opera di Ekaterina Sedia, scrittrice russa che pubblica in inglese.
Lo hanno definito un libro New Weird (genere la cui definizione è abbastanza complessa), a me sembra che il sapore dell'ambientazione sia certamente anche Steampunk, perché vi si fa molto uso di una tecnologia strana, antiquata ma dai risultati prodigiosi, funzionante a vapore e vittoriana, ma comunque potentissima: una tecnologia che diventa elemento fantastico, e non di fantascienza.
The Alchemy of Stone ha come protagonista una macchina, Mattie, un automa emancipato, e uno dei temi portanti del libro è: cosa vuol dire essere non umani ma avere dei sentimenti e dei desideri. Mattie ha cominciato la sua esistenza come domestica, ma con la capacità di pensare; il suo padrone le ha dovuto lasciare uno scampolo di libertà concedendole di abbracciare una professione (quella di alchimista, e questo particolare sarà importante). Mattie vive in un appartamentino sopra una farmacia, cui vende le proprie pozioni e ricette per guadagnarsi da vivere. E' ancora alle prese con la difficoltà di essere accettata e di imparare a muoversi in società, ovvero con gli esseri umani. Esistono automi dalla volontà limitata, senza mente: ma Mattie non si identifica con loro, sebbene in un certo senso quella sia la sua razza.
L'indipendenza di Mattie è molto relativa, perché si tratta pur sempre di un automa che deve essere ricaricato come un burattino a molla (elemento decisamente fiabesco del libro) e la chiave adatta all'opera ce l'ha soltanto il suo creatore, Loharri.
Questo Loharri fa parte dei Tecnici (mia traduzione approssimativa della parola mechanic), presto scopriamo che si tratta di una casta molto potente. Praticamente la grande città in cui è ambientata la storia è adesso governata da loro.
Mentre i Tecnici in genere sono dei tipi piuttosto rigidi, un po' lo stereotipo dell'ingegnere, questo Loharri è un tipo malinconico, bizzarro e triste, dal volto sfregiato. E' un po' estraneo all'ambiente cui appartiene anche se in effetti sembra molto influente. Ha un'amante che cerca di manipolarlo, Iolanda, e la stessa Mattie tende a distaccarsi sempre di più dalle sue morbose attenzioni e desidera avere la propria chiave per poter vivere davvero libera. Lui è molto indulgente (anche se scopriremo che non è uno stupido) ma la chiave non è proprio disposto a cederla.
Qualcosa sull'origine oscura di Loharri la conoscono delle creature silenziose e timide, i Gargoyle; sono esseri di pietra che hanno fatto molto per la città, poiché hanno la capacità di fare assumere alla pietra la forma di palazzi. Ma la scienza dei Tecnici ha fatto passi da gigante e i Gargoyle se ne stanno solitari, malinconici sui tetti dei gloriosi palazzi che hanno cresciuto, esseri antichi e rispettati ma ormai quasi inutili. I Monaci della Pietra si occupano dei Gargoyle per tradizione, ma ormai si tratta di istituzioni dimenticate. Piano piano i Gargoyle stanno scomparendo, la roccia, che è la loro natura, prende il sopravvento ed essi rimangono pietrificati, immobili: muoiono così, e ormai sono rimasti in pochi. Andranno a chiedere l'aiuto di Mattie, chiedendole di trovare un rimedio. La nostra alchimista a molla prova empatia per queste creature senz'anima come lei, e spera di poterle aiutare.
Un altro dei temi portanti è la politica. I Tecnici hanno creato una industrializzazione dalle forme bizzarre ma altrettanto spietata di quella del nostro mondo. Le macchine prevalgono, gli uomini sono scacciati dalle fattorie e costretti a lavorare nelle miniere: esseri umani vengono mostruosamente modificati per renderli più adatti al lavoro che debbono compiere. Dappertutto ci sono miniere di metallo e carbone, e sembra che questo sviluppo non si debba fermare. Una minacciosa polizia munita di brillanti corazze, veicoli e armi da fuoco assicura l'ordine. Esistono però gli oppositori, che hanno dei forti alleati negli Alchimisti, possessori di una scienza un po' fantasiosa e magica, che per esempio crea profumi che sanno di rimpianto, e omuncoli capaci di dominare una persona tramite un elemento legante che le appartenga. Alchimisti e Tecnici hanno una visone politica contrastante e un atteggiamento esistenziale opposto. Il fatto che Mattie sia un'alchimista ovviamente fa nascere un contrasto con il suo creatore.
Una terza forza, che ha mantenuto per molto tempo l'equilibrio impedendo che le differenti visioni del mondo venissero alle mani, sta svanendo. E' la nobiltà, il Duca e i suoi cortigiani (di cui fa parte Iolanda, l'amante di Loharri). Ma il Duca non potrà far molto nell'epoca di disordini che si sta annunciando. Una parte dei suoi cortigiani, come gli annoiati nobili russi di prima del comunismo, amano pescare nel torbido e atteggiarsi a rivoluzionari.
Come ulteriore elemento magico abbiamo il Fumigatore di Anime (mia personalissima traduzione di Soul-Smoker) che ospita dentro di sé gli spiriti dei condannati a morte e i fantasmi che debbono essere scacciati dalle case che infestano. E' un mestiere ingrato, tenersi dentro centinaia di individualità che vogliono ancora parlare, conoscere e relazionarsi. E il Fumigatore è temuto come uno spauracchio, perché un uomo che gli si avvicini troppo potrebbe improvvisamente morire, se la sua anima venisse attirata dalla compagnia e decidesse di sfuggirgli. Mattie dovrà cercare un colloquio con un'alchimista che in precedenza aveva studiato il problema dei Gargoyle (e ora la sua anima è nel corpo del Fumigatore). La nostra fanciulla meccanica non teme nulla (non ce l'ha, un'anima da perdere, no?) ma da questo contatto le verranno un sacco di guai.
Questa è davvero una fantasmagorica ambientazione, come vedete. Ed è solo l'inizio. Cosa scoprirà nelle sue ambiziose opere di alchimia la nostra Mattie? Potrà aiutare i Gargoyle? Avrà la sua parte nei rivolgimenti politici che stanno cominciando? Tra le tante persone che incontrerà nel suo cammino, ci sarà qualcuno che la accetterà e che le sarà veramente amico? qualcuno che dimenticherà che è una macchina e la amerà? Cosa sarà del rapporto con Loharri, il suo dispotico creatore che si trova su un campo politico opposto e la tiene ancora sotto scacco, perché ha la sua chiave sempre con sé?
La storia procede tra il malinconico e speranzoso agire di Mattie e il racconto corale dei Gargoyle. L'autrice usa uno stile molto descrittivo e introspettivo, che dà al libro un qualcosa di triste, solenne, tragico.
La trama delinea le vicende di un mondo complicato anche se gli elementi periferici vengono esplorati con un dettaglio più scarno; non manca di ingenuità o di eccessive semplificazioni a mio parere, nella maniera in cui Mattie si trova sempre al centro delle cose e delle situazioni, e nella facilità con cui riesce ad accedere a persone, scoperte, e così via. Non sto dicendo che questo debba per forza rovinare la lettura, di solito questo tipo di particolari mi saltano all'occhio e li evidenzio anche se, come in questo caso, non mi tolgono necessariamente il gusto di leggere un libro. Vista l'atmosfera fiabesca della storia potrebbero essere irrilevanti.
In effetti ho divorato The Alchemy of Stone in pochi giorni, e devo dire che oltre alla facciata del mondo stranissimo che ci presenta, la trama ha sostanza e forza evocativa: una favola complicata che dà parecchio da pensare.
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