Il Fantasy italiano forse starebbe meglio senza aggettivi, perché i lettori hanno pregiudizi contro gli autori nostrani. E dovrebbe poter crescere, perdere per strada gli autori meno validi e dar modo di farsi le ossa agli altri.
Per poterlo fare avrebbe bisogno di:
- abbastanza mercato, in modo da decretare successi e insuccessi che consistano nell'aver venduto più di 500 o 1000 copie, ora come ora la differenza potrebbe dipendere anche solo dall'autopromozione dell'autore o dalla pubblicità.
- corollario della precedente: almeno che i lettori italiani non lo schifassero a priori, come certi ancora fanno.

- case editrici disposte a investire qualcosa sugli autori del fantasy per adulti, e non di pompare solo i fenomeni di cassetta (autori di massa tipo Troisi o gli autori-ragazzini).
Per il momento siamo messi maluccio su tutti i fronti. Figuriamoci che bisogno c'è di quei sapientoni e critici autoproclamati che pensano di poter valutare un insieme di autori così magmatico a quel modo, in blocco tutti insieme. Per poi dire che fa tutto schifo, magari.
Sarei per il diritto di ogni scrittore di essere valutato per se stesso.
Fin qui la mia auto-citazione.
In effetti è piuttosto deprimente come situazione, e vedo che non è cambiato molto da quasi un anno fa a questa parte, quando ne parlavo in toni speranzosi ma non proprio ottimistici... forse in verità avrebbero dovuto essere ancor meno ottimistici!
Per tornare alla domanda che fa da titolo al post: la risposta per me è scontata, nel senso che è evidente (se li si legge) che gli autori italiani si stiano muovendo un po' in ordine sparso, ed è comunque no.
Il fatto che siano in molti a provare a scrivere del fantasy per adulti può significare che c'è un interesse in Italia verso questo genere, che è "di moda", ma queste non sono connotazioni che diano una specificità al fantasy italiano. Il fantasy per ragazzi e bambini prodotto da autori italiani è abbastanza sulla falsariga di quello estero, senza alcuna proposta originale, quindi anche se vende e magari vende anche benino non crea un genere o un movimento con una sua specificità e originalità sue.
L'unica tendenza intenzionale che vedo è quella a sviluppare un'ambientazione italiana o che abbia richiami al nostro paese o a zone vicine: per esteso, chiamiamolo fantasy mediterraneo.
Questa tendenza non la mettono in pratica tutti, comunque. E per quello che si è visto fino ad adesso si tratta più che altro di sostituire le ambientazioni nordiche con situazioni più vicine a casa nostra, almeno a livello superficiale. Per carità, è sacrosanto, ma non mi pare abbastanza per definire un genere letterario.
Ci sono degli spunti interessanti nel nostro fantasy per adulti, in verità. Ma ogni autore (e nel mio piccolo un po' ne ho letti) praticamente fa storia a sé.
Comunque il problema è sempre che la diffusione dei libri rimane molto bassa, perciò non si può parlare di un genere letterario se non c'è tangibile interesse dei lettori. Non si può parlare di niente finché l'ambiente è così ridotto, litigioso e fanzinaro: sempre più mi rendo conto che nei vari forum e blog io, che aspiro a pubblicare, parlo per lo più con altri aspiranti autori, autori magari mancati e non più aspiranti che si sono riciclati in rosiconi, e anche autori già pubblicati. Ma pubblicati, talvolta a pagamento, da minuscole case editrici, fermo restando il rispetto per la buona volontà di tutti e la speranza che questi siano passi verso un migliore domani. Nel frattempo, sarebbe bello se ci risparmiassimo almeno le riflessioni pseudo intellettuali che non portano da nessuna parte, o i criticoni arguti e spietati che si divertono a schizzare sterco in tutte le direzioni. Il fantasy italiano, purtroppo, è ancora un fenomeno assolutamente marginale.








