
Questo è un libro "low fantasy" con un'enfasi sul low, perché i protagonisti sono veramente messi male: il gobbo e storpio Ghescik, che vive di espedienti non sempre pulitissimi, e il matto Zaccaria, che si è inventato il mestiere di acchiapparatti. Scopriremo che Zaccaria qualche dote nascosta ce l'ha, ma inizialmente viene completamente manovrato dal gobbo Ghescik, che lo trascina in una pericolosa avventura.
Francesco Barbi ha delineato un'ambientazione che richiama un'Italia povera e medievale per il suo L'Acchiapparatti di Tilos (edito da Campanila), e l'ha denominata Terre di Confine. Vi è una Chiesa della Luce che ricalca apparentemente il cristianesimo. Si tratta di territori contesi, ai margini di un impero che, fra le altre cose, ha bandito la magia e soppresso violentemente quelli che ne facevano uso.
Anticipando il meno possibile: la storia verte su un mostro (il boia di Giloc, così chiamato perché è imprigionato in quel paese, e usato per uccidere i condannati a morte) che di magia è nato, e che può essere capito solo studiando la sua magica natura. I due squinternati protagonisti hanno un interesse per gli argomenti misteriosi della magia, e così il loro destino si intreccerà con quello della creatura.
A Ghescik e Zaccaria si unisce per un certo tempo una prostituta, Teclisotta, che partecipa ai loro viaggi scalognati e picareschi, poi però questo personaggio nonostante fosse ben caratterizzato scompare dalla trama e non viene più usato (mi aspettavo di rivederlo nel finale, ma niente).

Il mondo delle Terre di Confine è anarchico, pericoloso e misero, e questo l'autore ce lo ricorda con inserti all'inizio dei primi capitoli, approfondendo l'ambientazione. Da una parte sono utili, ma li ho trovati un po' ripetitivi e soprattutto sono intrusioni dell'autore che distolgono il lettore dall'immersione nella storia.
E' un mondo di poveri paesi, di contadini che stentano a campare, di mercanti che se la passano poco meglio e di feudatari che hanno ben poco potere e ancor meno soldati.
Uno fra tutti, Gamara il cacciatore di taglie, è il classico personaggio fantasy capace di grandi imprese: già impressionante per la fredda determinazione, coi suoi abiti in pelle, le balestre e la grande spada, si distingue anche per il volto sfregiato. Tra le sue armi, che porta in un baule, un arco composito smontato e riposto in una cassetta, come se fosse il fucile di precisione di un killer dei giorni nostri... qui mi sono posto una domanda, ovvero: gli archi antichi erano smontabili? Credevo che gli unici archi smontabili (impugnatura e flettenti) fossero solo certi archi moderni, ma mi rimetto agli esperti di oplologia per un'opinione. Fermo restando che Gamara può avere l'arco che vuole...
In definitiva abbiamo uno stile scorrevole, dialoghi piacevoli. Qualche spunto divertente e grottesco nei dialoghi, anche se questo non è un libro comico, generalmente una storia ingegnosa e ben scritta.
Un esordio impressionante per il fantasy italiano. Complimenti a Francesco Barbi.





