venerdì 11 luglio 2008

Il Prigioniero tornerà?


Sembra che questa serie misteriosa ed enigmatica avrà finalmente un remake. Il Prigioniero era un agente segreto dimissionario conosciuto soltanto come numero sei, segregato in un... villaggio turistico. La serie britannica aveva riscosso un certo successo ma il finale era stato molto criticato per essere inconcludente e incomprensibile. E poiché l'ho visto, direi che le critiche erano più che giustificate.
La serie in sé mi era comunque piaciuta e sono contento che venga riproposta. A quanto pare il numero sei sarà James Cazeviel, che ricordo dai tempi della Sottile Linea Rossa.
Il capo dei carcerieri, il numero due, sarà invece Ian McKellen, il Gandalf cinematografico. Ovviamente il numero due presuppone che esista anche un numero uno... chissà se sapremo chi è?
Ma soprattutto, ora che hanno avuto 40 anni per pensarci, speriamo che facciano un finale decente.

martedì 8 luglio 2008

Fesso chi legge?



Mi sono andato a ripescare quella statistica che rimbalza tra siti web e blog. Quella sulla scarsità dei lettori nel nostro paese, intendo.
Il dato non è il massimo della vita (il 62% degli italiani non legge nemmeno un libro all'anno) ed è triste ancor di più perché il trend sarebbe in peggioramento, qui però mi auguro che ci sia qualche imprecisione nella statistica. Se penso alla ridente caserma dove passai il servizio militare assieme a tanti ignoranti autocompiaciuti (nonché aggressivi verso chiunque cercasse di leggere qualcosa che non fosse una rivista porno), devo ammettere che pensavo anche peggio.

Mi son letto anche qualche fonte in giro (nessuna pretesa di aver azzeccato dati corretti, per carità: ma ci ho provato). Questo è un dato carino: il 55% degli Inglesi (o Britannici, più precisamente) non compra libri o li compra per decorare i mobili che ha in salotto. Quindi il confronto con una delle brillanti nazioni con cui andiamo a paragonarci quando vogliamo deprimerci ci vede perdenti, ma tutto sommato di stretta misura. Se poi andiamo a vedere dove vivono le persone che leggono (e quelle che non leggono) scopriamo che nel Nord Italia il 48% delle persone legge (ovvero: almeno un libro all'anno se lo compra o lo prende a prestito), mentre nel Sud sono solo il 24% (o poco più secondo altre statistiche), quindi lì i non lettori supererebbero uno spaventoso 70%. Ma allora nel Nord Italia ci sarebbero (in percentuale) meno non lettori che nella perfida Albione.

Insomma non siamo messi poi così male, è che amiamo piangerci addosso.
Ovviamente, nella lettura come in tante altre cose ci troviamo di fronte al solito "problema meridionale" con cui conviviamo serenamente da tanto tempo, tra politici che ragliano proclami e "tecnici" che escogitano sporadicamente soluzioni che non concludono un accidente.
La mia modesta opinione: per come si sta mettendo in generale nell'economia e nella società, tra non molto a queste statistiche non faremo più nemmeno caso, perché sta perdendo significato l'idea di una comunità nazionale di cui ci si debba preoccupare (se il cittadino legge, se si ammala, se fuma, se muore giovane o se vive a lungo). Ci sarà dappertutto un sacco di gente che avrà ben altro da pensare che leggere libri.
Ma non buttiamola in politica.

venerdì 4 luglio 2008

Dune


Capita che un libro rimanga per tanto tempo sullo scaffale a prendere polvere. Dune, pensando fosse una lettura "obbligata," l'ho comprato tanti anni fa: il giorno stesso scrissi a matita su un'orecchia del libro il mese e l'anno dell'acquisto. Una cosa che ogni tanto faccio, così, per ricordare. Non so più ovviamente perché non ho iniziato subito la lettura, di fatto è rimasto lì. Per caso mi è capitato in mano un mesetto fa. Ho riletto la data dell'acquisto: ottobre 1999!
Un peccato aver perso tanti anni prima di leggerlo. Questo libro ha una partenza un po' lenta ma è un esempio ammirevole di perfetto intreccio fra ambientazione esotica, temi fantastici, sviluppo dei personaggi e trama. Merita decisamente la fama che ha procurato al suo autore, Frank Herbert, di cui rimane l'opera più acclamata.
Senza rivelare troppo della trama (ma chi non la conosce?), dirò che l'ossessione che gli indigeni Fremen nutrono per l'acqua è resa molto bene, e peraltro la giustifica il clima estremamente ostile del pianeta Arrakis. Bella anche la descrizione dell'entourage del Duca Leto quando prende possesso del pianeta, in un clima vibrante tra i suoi fedelissimi uomini d'armi, la misteriosa consorte Jessica, l'erede Paul e quell'insospettabile traditore che rovinerà tutto.
La qualità del libro si rivela anche in altre due particolarità. La prima, la capacità dell'autore di cambiare continuamente punto di vista dei personaggi, anche in mezzo al dialogo, senza gettare il lettore in confusione. La seconda, l'introduzione dell'ambientazione non intrusiva: avviene in scene dove questi dettagli sono effettivamente parte della storia. Insomma, non c'è il compito in classe del cattivo scrittore che vuol far vedere a tutti i costi che bel mondo si è inventato. Maggiori dettagli sono riservati alle appendici in fondo al libro, ma questi non disturbano chi volesse leggere il romanzo senza caricarsi troppo di tali argomenti.

A parte certi temi "classici" della fantascienza che si occupa di questioni ecologiche e scientifiche, spicca nel libro il mistero dei poteri delle Bene Gesserit, la profezia su Paul, la manipolazione della religione: una serie di temi che scivolano dal fantascientifico al fantasy, potremmo quasi dire. Il mistero dei poteri posseduti dall'ordine delle Bene Gesserit viene maggiormente esplorato nei successivi libri della serie. A dire il vero vedo Dune come un bel libro autoconclusivo, ma un universo così ricco come quello disegnato da Herbert richiede in effetti un successivo sviluppo.
Dune è, a quanto pare, il libro di fantascienza più venduto: in effetti una trattazione così abile di politica, religione, temi fantascientifici e fantastici, argomenti scientifici come ecologia e genetica, crea senza dubbio un affresco potentissimo. Onore al più grande dei classici, dunque.

Il figlio dell'autore sta continuando la serie... ha trovato gli appunti del padre con le indicazioni per i seguiti che intendeva scrivere... dove l'ho già sentita questa cosa? ... ne varrà la pena? boh?

Piuttosto, c'è da visitare un ottimo sito italiano su Dune.

domenica 29 giugno 2008

Una letteratura di ragazzi per ragazzi

Almeno così pare dall'articolo del Corriere della Sera:
Sono arrivati i nipotini di Tolkien, ragazzi giovanissimi (sorpresa: anche italiani), dalle solide basi culturali, capaci di parlare ai loro coetanei al punto da far uscire dalle ombre della non-lettura gli adolescenti

In realtà lo stesso Corriere aggiunge: "nuovi casi editoriali premono, anche se a volte è legittimo il sospetto che siano creati nei laboratori degli editori"

Articolo non recentissimo, ma continuo a meditare sull'argomento e del resto in rete se n'è discusso parecchio.
Io sono per il fantasy per adulti. Non è un tifo calcistico, sono semplicemente i miei gusti. Mentre i libri che nascono da operazioni di questo tipo non li giudico a priori perché è da scemi sparare sentenze dopo due righe o addirittura dalla quarta di copertina, e purtroppo con l'arretrato di cose da fare che ho, non sarà semplice che trovi modo di leggerli tanto presto.

Il fantasy, qualunque cosa sia nel resto del mondo, in Italia è in una fase adolescenziale. Pochi scrittori esperti (senza voler offendere nessuno) e un pubblico molto giovane per il quale va montando sempre di più un fenomeno voluto, il lancio di nuovi giovanissimi autori. Una novità grossa è il successo di vendite che almeno in un caso (Licia Troisi) si è saputo creare. Ci mancherebbe che le case editrici non ne approfittassero.
E' un peccato però che ora sia il momento dell'esordiente giovanissimo e basta, visto che tante volte ho avuto il piacere di parlare su queste pagine di alcuni autori italiani veramente meritevoli. E non erano giovanissimi.

I mercati si evolvono, i gusti del pubblico anche. E anche le decisioni delle case editrici probabilmente si evolveranno (io lo spero).
Per adesso i migliori auguri a quelli che il Corriere della Sera chiama "I nipotini di Tolkien."
Ma mi auguro che cresca presto un mercato anche per il fantasy adulto, e che le case editrici lo prendano in considerazione.

martedì 24 giugno 2008

Oh Nuovo Mondo Mirabile!

Di Ridley Scott abbiamo letto un'intervista abbastanza recente in cui affermava che la fantascienza è morta e sepolta come il western: con buona pace di quanti si appassionano ancora oggi per le avventure nelle grandi praterie e per gli amanti dello spazio e delle astronavi.
Intervista sconvolgente, perché per il grande regista nella fantascienza tutto era stato già detto e già fatto: e non lo diceva uno qualunque ma l'autore di una pietra miliare come il film Blade Runner, opera ancora estremamente attuale e godibile.
Sono passati tanti anni e la fantascienza distopica e impegnata non sempre si è ripresentata in gran forma. Certi film peraltro godibili come ad esempio la serie di Matrix, Io Robot, Minority Report o Io Sono Leggenda non hanno raggiunto la profondità e la grandezza dell'opera di Scott, ma oggi il regista inglese ritorna e sembra interessato a un'altra delle distopie celebri: quel Mondo Nuovo (Brave New World), scritto da Aldous Huxley negli anni trenta dello scorso secolo, che raggiunse una certa fama ma rimase, nella memoria, in secondo piano rispetto al molto più celebre, epocale, violento 1984 di George Orwell.
Del Mondo Nuovo è stato già notato il carattere ben più fantascientifico: molte previsioni contenute nel libro hanno avuto qualche riscontro nella realtà e del resto si basavano su estrapolazioni logiche in linea con lo sviluppo tecnologico del tempo. L'autore si poté perfino permettere, anni dopo, di scrivere un Ritorno al Mondo Nuovo per discutere su cosa si era verificato e cosa non era avvenuto, e perché.

Il discorso politico, che è presente e che purtroppo è stato svolto in maniera un po' pedante, appesantendo il libro, non è privo di spunti interessanti. Non c'è la violenza totalitaria del Grande Fratello di Orwell ma tutta l'invadenza di un capitalismo avido e un'influenza delle menti sia palese che occulta, aiutata dagli slogan, dalle droghe e dalle tecnologie. Nel complesso non è un'opera che ci presenta un possibile futuro temibile, ma una che ci porta a farci serie domande sul nostro stesso mondo di oggi. Anzi sarebbe in effetti ben più azzeccata, profetica, intrigante del libro di Orwell. Purtroppo è stata scritta in uno stile che al confronto farebbe sembrare trascinante una seduta del parlamento europeo.
Trarne un buon film sarà il compito erculeo di Ridley Scott; sembra che la parte del protagonista spetterà a Leonardo di Caprio, mentre la sceneggiatura verrà curata da Andrew Nicholls.
Prepariamoci a scoprire il "Nuovo Mondo Mirabile" attraverso la cinepresa di un grande artista.

La pagina di Wikipedia su Il Mondo Nuovo.

sabato 21 giugno 2008

Faticaccia bestiale


Come avevo scritto molto, molto tempo fa, sto cercando di pubblicare un mio vecchio gioco di carte (ovvero, un gioco da tavolo il cui componente principale è uno o più mazzi di carte).
Questo tentativo procede, ma devo dire che ha le sue belle difficoltà, non inferiori a quelle del pubblicare un libro (non che qualcuno mi stia pubblicando, quindi il paragone è un po' inventato...). La fase di playtesting, ovvero le partite di prova, che portano a dover applicare modifiche e a correzioni, hanno richiesto molto tempo (e il gioco è molto cambiato in seguito a queste modifiche). Il paragone potrebbe essere quello con l'editing di un libro, anche perché si tratta di correzioni non sempre desiderabili per l'autore.
La parte che dovrebbe essere più importante, trovare chi intende pubblicare il gioco mettendo insieme le forze necessarie ad assicurarne la produzione e distribuzione, sarebbe fatta (incrociando le dita).
Tuttavia doversi coordinare fra diverse città con diverse persone che collaborano ad un progetto è tutt'altro che facile. In questi casi sembra valere la regola che tutto quello che può essere frainteso, lo sarà.
Scrivere e riscrivere regole, valori delle carte, come devono essere fatte eccetera mi ha preso un bel po' di tempo. Il resto del processo produttivo non lo vedo neanche (artisti, promotori, sviluppatori ecc...). Ma procede, a quanto pare. L'illustrazione che vedete qui viene proprio dal prototipo.

Riuscirà il vostro eroe a veder pubblicato il suo gioco? Lo sapremo entro il 2009, credo. Ovvio che, per scaramanzia, non ci credo fino a che non lo vedo...