sabato 10 novembre 2007

Off Topic: Isabel

Questo libro non ha pertinenza col fantastico, è semplicemente una delle mie recenti letture. L'autrice è Anna Stothard, casa editrice Elliot. Dalla quarta di copertina: "In questo libro voglio elencare tutte le mie prime volte, così quando le avrò finite ... potrò almeno ripensare ai momenti belli e brutti, ai momenti intensi, e avrò di nuovo sedici anni."



Bella promessa, molto impegnativa, quella di aiutare a rivivere certi momenti. Un libro che potrebbe riuscire nell'intento con alcuni lettori, e non riuscire con altri.

Purtroppo non ha funzionato per me.

giovedì 8 novembre 2007

Nasce il Premio Immaginario 2007 !

Ebbene sì, ho deciso di assegnare un premio tra gli esordienti italiani che ho letto quest'anno. Dal momento che il mio blog si chiama Mondi Immaginari, sarà immaginario, ovvero non reale, anche il Premio. Questo permetterà alla giuria (che è costituita essenzialmente da me, ma con qualche consiglio di amici a cui passo fedelmente i libri che leggo) di risparmiare risorse economiche. Se ci sarà l'edizione 2008 del Premio Immaginario, penso che seguirà il medesimo principio.
Per l'autore ci sarà comunque l'orgoglio di essere assegnatario del Premio.
Saprete il nome del vincitore entro l'anno...

venerdì 2 novembre 2007

Il Segreto di Krune


Bella la veste grafica di questo libro (un po' costoso, per dire la verità) e molto valido lo stile. Michele Giannone, autore de "Il Segreto di Krune" (Dario Flaccovio Editore) ha sicuramente il dono di uno scrivere fluido e piacevole, che permette al lettore di galoppare per centinaia di pagine in pochi giorni. Invidiabile (certamente io lo invidio...). Se cercate una lettura piacevole, questo libro è consigliatissimo; tuttavia ci sono delle lacune nella caratterizzazione e nella trama che mi hanno decisamente fatto storcere il naso, e sono piuttosto evidenti ma a quanto vedo dalle recensioni (anche blasonate) che scopro in giro per la rete, me ne sono accorto solo io.

Strana cosa. L'autore (per quello ho letto dei suoi interventi in un paio di blog e forum) è pure un tipo equilibrato, modesto e simpatico e non ho nessuna voglia di sminuirlo senza motivo, quindi se mi sembrassero problemi di poco conto li trascurerei, ma a me sembra che rovinino parecchio la godibilità del libro: la cosa che però mi riempie di stupore è che (a quanto ne so) chi ha criticato questo libro lo ha fatto su tutt'altri argomenti.
Pertanto devo essere pazzo. Se non amate lo spoiler, ovvero il disvelamento della trama, fermatevi qui: ormai sapete che il libro è carino e leggibile, e tanto vi basti. Acquistatelo e non fatevi turbare da questi difetti fantasma, tanto probabilmente non li vedrete neppure. Ma se avete già letto il libro (e non temete quindi lo svelamento della trama) o se volete sapere perché sono pazzo, procedete pure.

Il libro comincia con la descrizione del Matriarcato, la società in cui si muovono i primi passi di Mareq Tha, la protagonista. Una società oppressiva e "orwelliana," direi quasi, una descrizione valida che mi ha entusiasmato, perché vedevo un autore che non temeva di affrontare un tema molto complesso. La logica dell'ambientazione regge: le donne sanno usare dei poteri magici che mancano agli uomini, pertanto li dominano. Esistono dei mostri che aggrediscono proprio le donne in quanto dotate dei poteri magici, e questo può giustificare l'uso spietato degli uomini come carne da macello nella difesa del Matriarcato. La decisione di pronunciare i punti cardinali in una lingua fantastica, e così i nomi delle piante, aiuta ulteriormente nell'immedesimazione (anche se dopo tanto sforzo di localizzazione più avanti arriveranno inspiegabilmente metri e centimetri, vedi pag. 370 e 468).

Poi, man mano che certe tematiche del Matriarcato rimanevano non dette ho avuto qualche perplessità, ma arriva (catturato) il protagonista maschile a spostare l'attenzione, e il suo mistero di uomo portatore di magia crea uno scompiglio nelle certezze di Mareq Tha, nonché la necessità per lei di darsi alla fuga. Avendo lei visto questa realtà, "impossibile" nella religione del Matriarcato, le governanti (Matriarche) decidono infatti di eliminarla. Non ci riescono ovviamente, e la protagonista scappa con il prigioniero.

Mareq Tha dovrà quindi viaggiare, conoscere questo misterioso uomo (Jaat) che non ricorda il proprio passato, e visitare un mondo estraneo, quello degli uomini delle praterie.
Da qui in poi cominciano i problemi. Della società del Matriarcato non si parla praticamente più e una serie di domande rimangono senza risposta. A me sembra troppo monolitica. Non c'è devianza, malcontento di fronte a queste regole così pesanti. A parte le Nutrici e pochi maschi "fortunati" nessuno dovrebbe avere rapporti sessuali (le donne no, gli uomini magari sì, ma fra di loro, eventualmente). E' possibile e ragionevole? Quali sono le conseguenze? Non dovrebbe esserci una omosessualità dilagante? O crimini sessuali?
Insomma, il Matriarcato con il suo perfetto meccanicismo mi convince poco. La protagonista, Mareq Tha, mi convince anche meno, fin da quando s'intuisce che sboccerà l'amore da parte di Jaat e, dopo aver passato un periodo di travagli psicologici nel vedere ogni sua convinzione buttata per aria, lei lo ricambierà e lo faranno.
Teniamo presente che Mareq Tha uccide freddamente un uomo, ferito, che le ha chiesto aiuto nelle prime pagine del romanzo. E si considera insozzata perché il ferito l'ha toccata. Insomma una bella personalità distorta anche se perfettamente coerente con il proprio ambiente; consideriamo inoltre che lei è un ufficiale, insomma non proprio una ragazzina, ma una donna adulta con un carattere già formato.
Non pretendo di fare lo psicanalista della mutua, ma penso di non dire nulla di strano se vi ricordo quali devastazioni possa ricevere la psiche di una persona che subisca condizionamenti innaturali negli anni cruciali dell'infanzia, quelli in cui si forma l'identità personale e sessuale di un individuo. Mareq Tha dovrebbe essere condizionata per la vita, asessuata o omosessuale, e certamente frigida, incapace di concedersi a un uomo. Invece no, dopo un po' di giorni (il libro non copre una lunghissima estensione temporale) ritrova la tenerezza, l'affetto, sa provare i sentimenti giusti come una fanciulla in fiore e dire all'uomo che ama le parole giuste. Unico problema, ci mette un po' prima di andarci a letto (ma forse meno di tante comunissime fidanzate italiane...).

Qui, e non solo qui, si potrebbe contrapporre la classica obiezione che siamo in un mondo fantasy. Certo: una spiegazione "fantasy" che sia congruente con il resto del mondo fantastico la accetterei. Però manca.

Lasciamo da parte, come problemi del tutto secondari, certi atteggiamenti buonisti di Jaat, che è molto diverso dai suoi compatrioti (vedi pag. 231: Jaat contesta l’uccisione di un prigioniero cui non è stata data la possibilità di difendersi, parla a suo padre in termini che ricordano talvolta quelli di un attivista per la pace in un paese occidentale moderno: “Io biasimo voi. Te, gli altri membri della giuria, tutti gli uomini e le donne che hanno assistito all’esecuzione. E’ la vostra indifferenza a farmi paura.”) Ma del resto Jaat è speciale e presto scopriremo perché.
Stranamente però comincia a fargli eco Mareq Tha, a pagina 236: “In guerra nessuno ha mai tutta la ragione dalla propria parte. Ci convinciamo del contrario perché in tal modo uccidere il nemico è meno problematico. In ogni caso, si tratta di una menzogna.” Una “Prima Vigilante Militare” (grado che aveva nel Matriarcato) che ha ucciso un uomo ferito (uno dei suoi!), una che considerava poco prima i maschi come esseri subumani, come fa a porsi il problema dell’uccidere il nemico?

Il vero guaio nell'ambientazione deve ancora venire. Scopriamo che una spedizione nel passato si era spinta fino a nord. Alcune Vigilanti del Matriarcato avevano scoperto gli uomini delle praterie e la loro padronanza della magia, e alcune erano tornate a riferire. Qui nasce l'orrendo crimine delle Matriarche, aver nascosto "la verità" alla propria gente. Scopriamo anche che per un sacco di tempo, prima che Jaat venisse catturato nel periodo descritto nel libro, non c'era stato più altro contatto. Ora: i popoli raffigurati nel libro somigliano a terrestri antichi ma non primitivi: vanno a cavallo, viaggiano, ecc... Il mondo è infestato da mostri in maniera preoccupante, ma ciò non impedisce a gruppi grandi e piccoli di spostarsi (nel libro avviene). Gli uomini delle praterie e il Matriarcato hanno vissuto ignorandosi per secoli quando sono distanti... circa una decina di giorni di viaggio! Questo fa crollare tutta la trama del Segreto di Krune come un castello di carte, perché è lo scottante segreto degli uomini che usano la magia che le Matriarche non vogliono far sapere, e che poi decidono di eliminare alla radice con una spedizione militare. Uno dei due popoli dovrebbe aver incontrato l'altro da un pezzo, non ci può essere dubbio. Se gli antichi Greci avevano un'idea (per quanto distorta) del Mar Baltico e della Britannia, questi popoli non possono non conoscere i propri vicini. Siamo in un mondo fantasy e tutto può ricevere una spiegazione fantasy, basta che sia congruente con il mondo. Mi sta bene. Ma dov'è tale spiegazione?

Mentre già non potevo crederci, arriva una specie di interrogatorio (di Mareq Tha da parte delle Matriarche) che si trasforma in una specie di consiglio di guerra senza nemmeno la prudenza di spostarsi in un'altra stanza per non farsi ascoltare dalla prigioniera: con la bella conseguenza che le svelano l'intenzione di usarla come guida per scoprire gli uomini delle praterie che vogliono sterminare. Mareq Tha, che ha assistito alla sconcertante decisione politica in presa diretta, ovviamente rifiuta (poi accetterà per avere una possibilità di fuga).
Ora, il motivo del consiglio di guerra è piuttosto strano, perché il casus belli sarebbe l'arrivo di Jaat (un po' di tempo prima) e non di Mareq Tha (che ritornava in quei giorni, e che potevano uccidere facilmente e seppellire con tutte le sue scoperte scomode), perciò non si capisce perché le Matriarche la decisione non l'abbiano presa a suo tempo ma la prendano adesso, in una ispirazione del momento:
"Che ne facciamo di lei?" ... "uccidiamola. Avevamo stabilito che l'avremmo giustiziata non appena ci avesse rivelato tutto ciò che sapeva." "Sì, ma ignoravamo che avesse scoperto tanto." ... "In questo caso le circostanze ci sono state favorevoli. La prossima volta potremmo non essere così fortunate" ... "Io dico di risolvere il problema una volta per tutte... una spedizione militare ... staneremo gli abitanti di quelle terre e li spazzeremo via."
Aggiungiamo il fatto che l'utilità di Mareq Tha come guida è comunque limitata, perché non deve trovare un ago in un pagliaio, ma un intero popolo che vive in una prateria. Insomma, questa scena ha tutta l'aria di un debole espediente per far riportare verso le praterie Mareq Tha, che poi verrà ritrovata e liberata da Jaat. E qui le Matriarche sembrano tutto tranne che governanti di una nazione.

Evito di parlare di un altro paio di perplessità che ho avuto leggendo il "Segreto di Krune" e arrivo alle conclusioni.
Libro fortemente disuguale. Giannone è stilisticamente una spanna sopra tutti gli autori italiani che ho letto ultimamente (nel ramo del fantasy) e potrebbe quasi vedersela con quello che per me è il mito nazionale, Zuddas.
Questo può aver convinto l'editore e tanti lettori di cui ho letto i commenti a minimizzare certe magagne, o a far finta che non ci siano. Per me, sulla coerenza di ambientazione, personaggi e trama non si possono tollerare concessioni così forti: perciò considero questo libro valido come intrattenimento disimpegnato ma non come storia. Tuttavia, se sono pazzo e vedo problemi dove non esistono, spiegatemelo.

giovedì 25 ottobre 2007

L'evocazione di Arlia

Episodio precedente
Eccomi di nuovo a postare qualcosa di mio, riprendendo il post che feci sulla mailing list di Fantasy Story.
Qui l'amante misterioso di Arlia, Rakanius, scopre che l'avvenente ballerina è morta.
Rakanius, mago oltre che telepate, era intento a ordire la trama del suo complotto per il potere e così ha tardato all'appuntamento con Arlia, che per questo è morta.
Per capire alcune cose che troverete e che sono presentate nel più ampio contesto del libro: Mhurak e grial sono razze non-umane menzionate qui; l'aerostro è un destriero volante; Mariplun è l'isola dove ha luogo la scena; Jal è la luna.
Grazie per qualsiasi critica costruttiva.


Scendeva la notte, Rakanius vagando lentamente si avvicinava alle
acque del mare, luccicanti della luce di Jal. Era completamente
stordito dal dolore. Se ci fossero stati altri mhurak, o avversari di
qualunque tipo, Rakanius si sarebbe trovato in grave pericolo, ma per
sua fortuna non incontrò nessuno. Si fece cullare dal rumore delle
onde che s'infrangevano sulla spiaggia. Cominciava a levarsi la
nebbia, la notte era cupa e fredda.
Rakanius si sforzò di recuperare la concentrazione. Tracciò alcuni
segni sulla sabbia e mormorò parole misteriose. Voci e lamenti
provenienti dall'invisibile si fecero udire attorno a lui, e forme
luminose circondarono il mago fluttuando evanescenti nell'aria.
Percepì i pensieri di un grial ucciso a Mariplun cinquecento anni
prima, sentì la minaccia di alcuni demoni che su un altro universo
erano stati stimolati da quella possente evocazione, udì disperate
grida di dolore. Rakanius imprecò, e si concentrò ancora nella sua
ricerca. Dopo alcuni istanti una sagoma eterea prese forma davanti a
lui, pervasa da una pallida luce azzurra.
"Arlia!" disse Rakanius piangendo, e tese la mano verso di lei.
"Amore," rispose il fantasma, "perché mi cerchi?"
Rakanius sentì la disperazione prenderlo alla gola.
"Arlia," mormorò con voce strozzata, "io non posso perderti! Ho
soltanto te."
"La nostra razza è così sventurata, amore. Ti sentirai così solo,
adesso... e anche io... com'è fredda la morte!"
Rakanius alzò le braccia al cielo e gridò, poi corse avanti e cercò di
abbracciare l'immagine di Arlia, ma afferrò soltanto il vuoto. Allora
rimase a guardarla negli occhi, gli occhi della donna con cui poteva
comunicare ogni sentimento senza bisogno di parlare. Lui era stato
sempre un uomo duro, crudele e dominatore, e anche lei era cinica e
fredda, quando le occorreva, ma tra di loro non avevano mai avuto
l'ostacolo dell'ostilità che riversavano sugli uomini normali. Erano
stati la sorgente di vita l'uno per l'altra, il rifugio dell'anima,
l'unica opportunità di mettere in disparte la paura e l'odio.
"Devo andarmene, mio amato," sussurrò il fantasma, "mi manchi tanto,
ma non posso restare qui."
"Parla con me, ti prego! Mi basta vederti ancora... io voglio solo te,
e resterai sempre nel mio cuore."
Ora la voce del fantasma era soltanto un bisbiglio, bisognava
sforzarsi per distinguerla dalla risacca della spiaggia.
"Ti dimenticherai, amore, vedrai... solo la forza, il dominio e l'odio
resteranno a darti una ragione per vivere... o per morire. Addio...
sempre più raramente mi ricorderai, ma ti prego... pensami, ogni
tanto: io ho amato solo te."
La figura di Arlia, la più bella delle belle, svaniva piano piano.
"Non andartene, non ancora!" gridò il mago singhiozzando.
"Addio... addio..."
E all'improvviso egli non percepì più la presenza di Arlia e fu solo
di fronte al mare rombante, nel buio della spiaggia solitaria. Una
morsa di ghiaccio gli serrava il cuore. Urlò il suo dolore per tutta
la notte, vagando senza meta, e dopo il dolore urlò la voglia di
vendetta: nessuna sofferenza sarebbe stata eccessiva per chi gli aveva
fatto questo!
All'alba Rakanius tornò in cima al colle, e trovò Meanius morto.
Lavorò meccanicamente, fece quello che andava fatto: bruciò il corpo
del giovane con quelli di Arlia e Hogran, poi prese uno degli aerostri
dei mhurak e lasciò libero l'altro. Aveva guardato il cadavere di
Arlia il meno possibile... voleva ricordarla da viva. Per qualche
attimo contemplò il fumo di quel rogo funebre salire nell'aria limpida
e fredda, ma non si soffermò. Montò sul destriero dell'aria e spiccò
il volo nel gelido mattino.

domenica 14 ottobre 2007

Addio a Lulu.com

Ora di dare l'addio a Lulu, almeno per adesso. Magari è temporaneo, chi lo sa. Io ci ho provato come "consumatore" e l'esperienza mi è bastata.
Il mio ordine, del 23 giugno, è stato spedito il 27 e ad agosto ho chiesto assistenza perché non mi era arrivato il libro acquistato.
Notare che l' indirizzo è una grande piazza in una grande città (Milano) presso una ben visibile azienda, e con tanto di portierato: speravo fosse più sicuro così che facendomi spedire a casa il libro (comunque altre merci acquistate in rete mi sono arrivate sempre in tempi ragionevoli, sia a casa che a questo indirizzo di lavoro).
L'assistenza è stata sollecita e cortese nell'informarmi il 22 agosto che una nuova copia era stata inviata. E non ho assolutamente motivo per non crederlo, beninteso.
Però non è arrivata nemmeno questa nuova copia, e non starò a dare ulteriormente il disturbo. Basta così, grazie.
Buona fortuna a chi scrive e a chi legge per mezzo di Lulu.com

(questo è il mio precedente post in cui scrivevo dell'interesse verso questa iniziativa)

venerdì 5 ottobre 2007

I confini della Fantascienza


Riflettendo sulle parole dell'intervista a Ridley Scott ("la Fantascienza è morta, come il Western"), penso sia chiaro che l'opinione del regista vada per lo meno interpretata. Da una parte il futuro ci riserva sempre qualche nuova trovata e quindi (a meno di un'epoca buia in cui la tecnologia venga dimenticata) si aprirà necessariamente qualche nuova occasione per immaginare e fantasticare sul domani: quindi la fantascienza si può continuamente reinventare. Le parole di Scott puntualizzano che "tutto è già stato detto," intendendo che il senso del meraviglioso e del mistero intorno ai viaggi spaziali è già stato sfruttato appieno da capolavori come 2001 Odissea nello spazio, ormai quindi non esiste più la freschezza dell'argomento, e gli effetti speciali la fanno da padroni. Sugli effetti non si può che essere d'accordo, ma questa è una malattia del cinema americano in genere; mi è più difficile commentare la presa di "2001" a modello e paragone perché è un film che non amo particolarmente (innegabile il fascino, ma sembra una di quelle opere furbette dove il senso del mistero rimane fine a sé stesso, perché in realtà non c'è nessuna grande verità da svelare). L'entusiasmo per i primi voli spaziali fu per la fantascienza, evidentemente, una spinta fondamentale ma che ormai possiamo ritenere terminata (la fantasia è già corsa troppo avanti rispetto alle modeste, scalognate possibilità tecniche); questo ha già causato un cambio di prospettiva ma non è stato la morte della fantascienza.
Ovviamente vanno riconosciute a Ridley Scott le sue ragioni se si osserva la stanchezza prevalente nel genere fantascientifico, che sforna film di cassetta ma poveri di creatività, ma affermare che "tutto è già stato detto" significherebbe limitare la fantascienza a certi cliché che si sono affermati nei tempi d'oro e ora si trascinano ritriti in opere visivamente fascinose ma stanche e vuote di fantasia.
In questa affermazione il regista fa torto a sé stesso, dal momento che anni fa con Blade Runner è stato artefice di una sterzata decisiva dell'immaginario fantascientifico (...se volete leggerlo, il link al mio post sul Cyberpunk è qui a destra), e l'ha fatto quando i santoni del cyberspazio non avevano praticamente ancora preso la penna in mano. Essendo stato un innovatore (rinnovatore) del genere, come può, mi domando, pensare davvero che per la fantascienza non ci sia più nulla da dire?

Questa premessa sull'opinione di un grande regista serve a focalizzare la domanda da porsi: quale sarà la prossima frontiera della fantascienza? Il Cyberpunk in un certo senso è diventato realtà, pur non essendosi avverato "letteralmente," perciò anche se non lo considero morto come qualcuno fa, credo che l'ispirazione debba venire da qualche cosa di nuovo. Ebbene, c'è una novità appetitosa che ci presenta la scienza: la ricerca della vita eterna, o almeno più lunga possibile. La fantascienza in verità se ne è già occupata, ma potrebbe ora avere buoni motivi per ritornare a farlo in quanto gli scienziati, se non hanno ancora realizzato gran che, sono però in grado, sembra, di cominciare a discuterne seriamente.
Questo perché la ricerca sulla genetica è stata uno dei grandi successi dei tempi recenti e ci si aspetta, ovviamente, che gli enormi investimenti diano enormi risultati.

Campare in eterno sì, ma come?
Il prolungamento della vita umana viene ricercato con diversi mezzi, uno dei quali, decisamente bizzarro, è quello di farsi congelare al momento del decesso sperando di essere resuscitati da qualche cura in un futuro più o meno lontano. Metodo già in uso, basta pagare e crederci. E mettere anche qualche soldo da parte, direi, se non si vuol rischiare di non essere mai recuperati perché non in grado di pagare la cura che potrebbe rimetterci a nuovo. Questa tecnica, anche se un po' rielaborata, è al centro del film Vanilla Sky, che sembra all'inizio una banale commedia con attori bellocci (Tom Cruise, Cameron Diaz...) ma si evolve in una trama interessante e originale; decisamente fantascienza, e di sicuro né logora né banale. E mi sembra giusto notare che quest'opera viene da Hollywood ma è il remake di un film spagnolo.
Ma poiché questo espediente è solo un modo di rimandare il problema e non di risolverlo, la soluzione vera si cerca, ovviamente, nella genetica. Interventi sul DNA, cellule staminali, biologia molecolare, ecc... Lasciando da parte le mie letture in merito (non sono del ramo, ovviamente, me ne interesso per curiosità e non potrei divulgare in maniera interessante...) potremmo riflettere, dal punto di vista delle opportunità per la fantascienza, sul come la longevità/immortalità verrebbe conseguita, e con quali influenze sulla società.
Sarà un privilegio per pochi ricchi? Ci saranno sventurati che vivranno per donare organi ai potenti? Verrà applicata una sorta di giustizia nel conferimento dell'immortalità (con la società di oggi non sembra probabile)?
Che aspetto avranno i longevi? Saranno persone che sfruttando un'evoluta scienza medica rimanderanno il normale decadimento del corpo, vivendo fondamentalmente una lunghissima vecchiaia, per quanto vigorosa? O potranno invertire il processo diventando dei centenari con un corpo giovanile?
Altre riflessioni potrebbero riguardare gli effetti della longevità sulla psiche. Ce la faremmo a lavorare in un noioso ufficio per 8 ore al giorno? Penso di no, ma probabilmente la vita lavorativa sarebbe diversa (ammesso e non concesso che la longevità venga estesa alle persone che fanno un comune lavoro in un noioso ufficio...). Vivendo molto a lungo la persona dovrebbe periodicamente riqualificarsi e studiare, o magari anche se guadagna bene cambiare mansione per forza, perché il vecchio lavoro è diventato troppo insopportabile. E quale divertimento resisterebbe all'erosione dei secoli? Immortale potrebbe magari significare inevitabilmente annoiato a morte...
Quali le conseguenze economiche ed ecologiche? Il mondo non rischierebbe di scoppiare, se ai milioni di persone che nascono ogni anno non si sottraessero più quelle che muoiono? Come si risolverebbe questo problemino da niente? (Domanda da brividi, questa). E se l'immortalità fosse priviliegio per pochi, il mondo non scoppierebbe, ma cosa farebbero gli esclusi?
Si apre una serie di ipotesi che possono far vacillare la mente. E' possibile che una nuova filosofia di vita, una nuova prospettiva sull'esistenza nasca dal semplice fatto di poter vivere a lungo. L'immortalità potrebbe diventare la madre di tutte le paure (lo stress di minimizzare il rischio di incidenti mortali, le contromisure per mettersi al riparo da violenza e omicidi, o dalla ribellione degli eventuali esclusi) o l'inizio di una nuova epoca di tolleranza e comprensione. E l'uomo potrebbe, nel processo di diventare immortale, trasformarsi in qualcosa di non più completamente umano.
Per ora possiamo solo fantasticare. Ma, a poco a poco, la scienza potrebbe cominciare a dare delle ipotesi ben determinate sulle nostre possibilità di diventare molto longevi o perfino immortali. E a quel punto, capiremmo che il lavoro della fantascienza è solo iniziato.