mercoledì 1 febbraio 2012

The Innkeepers

Devo la visione di questo sconosciutissimo film dell'orrore ai commenti ammirati letti in rete. Dal momento che i film horror, con qualche eccezione, mi fanno ahimé pochissimo effetto, ero curioso di sperimentare se questo fosse veramente un bel film, e la controprova sarebbe stata ovviamente l'effetto che mi avrebbe fatto.

The Innkeepers parte in un prosaico e banale hotel, dove sono di turno due prosaici e annoiati impiegati che ricoprono alla bell'e meglio tutte le mansioni (dormendo in stanze dell'hotel medesimo) perché il posto è in via di chiusura e ci sono solo un paio di stanze occupate.
I due personaggi sono Luke (Pat Healy), un tipo un po' sciatto, cinico e con qualche tratto di carattere rognoso (ma non cattivo), il classico tizio che se ne frega di apparire perché coltiva "altri interessi" al di là del suo banale quotidiano, e Claire (Sara Paxton, imbruttita a tutti i costi per darle un'apparenza piuttosto scialba): di questa ragazza sapremo che è una grande ammiratrice dell'attrice in declino Leanne perché la incontra in quanto è una delle due ospiti presenti (la Leanne è interpretata da un'invecchiata Kelly McGillis, così bella ai tempi di Top Gun... sic transit gloria mundi). Entrambi i nostri impiegati d'albergo sono descritti, per farla breve, come persone modeste e non brillantissime, ma hanno un interesse in comune, quello dello spiritismo. Luke e Claire sono al corrente di una leggenda riguardante l'hotel, ovvero la morte di una ragazza, tanti anni prima, Madeline O'Malley. E se ne vanno in giro con un registratore per captare eventuali fenomeni elettromagnetici legati al fantasma. Luke dice di aver visto qualcosa in passato. L'attrice Leanne, con cui Claire riesce a stabilire un minimo di rapporto fino a scoprire che s'interessa di fenomeni medianici, conferma che c'è qualcosa che non va. Eppure per un bel pezzo non si vede niente, nulla che non possa essere interpretato come uno scherzo della suggestione.

Il regista, lo sconosciuto (semi-) arrembante Ti West, sfrutta tutto il repertorio, usando campi lunghi, primi piani claustrofobici, movimenti e pose ben studiati della telecamera... prendendosi sapientemente tempo, montando una tensione fortissima.
Usa magari anche qualche trucchetto vecchio e bolso, ma non ha paura di sviluppare la sua storia lentamente. Gioca a banalizzare abituando lo spettatore al fatto che non succeda niente, non ci sia veramente pericolo, ma lo cuoce nell'attesa e nel dubbio. Questo gioco riesce a fare effetto, mi stavo quasi chiedendo se non fosse meglio guardarmi il film in pieno giorno e non verso mezzanotte... ma a quel punto si è arrivati al dunque, e il dunque non centra nel segno.

Qui dovrò fare qualche anticipazione (pregando chi non volesse leggerla ad accomodarsi al prossimo paragrafo). Il primo fenomeno un po' concreto è in realtà un sogno, ma appare decisamente modesto: il classico lenzuolo, un po' come il fantasma formaggino delle barzellette, sotto cui c'è il volto putrefatto della povera Madeline. Poi arriva il primo personaggio veramente allucinante, un vecchio che vuole una determinata stanza, anche se detta stanza si trova nell'ala dell'hotel che è già chiusa: e capiamo che sta per succedere veramente qualcosa, che c'è un appuntamento con la morte. Ma il colpo finale non arriva. Qualche spruzzo di sangue, il volto putrefatto di Madeline, una scena madre finale in cui tutto viene intelligentemente lasciato nel dubbio: qualcuno muore, ma sono stati i fantasmi o è stata l'immaginazione? Alla fine la tensione evapora con un effetto deludente e anticlimatico.

The Innkeepers più che un film innovatore mi sembra un recupero delle solide e sperimentate tecniche del genere, ma si spinge al di là del solito abuso di sangue e budella, o della classica casa stregata da brivido: copre la minaccia con una patina di normalità (lo scetticismo, i prosaici ambienti dell'hotel un po' vecchiotto ma non cadente e sinistro). A volte fa effetto, dà veramente un brivido, a volte viene il latte alle ginocchia per riconoscere subito qualche tipico elemento classico dell'horror su cui ormai si scherza sopra (Claire, ma perché vai di nuovo giù per quelle scale?), quando si arriva al dunque manca però l'idea che faccia colpo, che sia orrida e sconcertante sul serio. Film che nonostante la lentezza con cui si sviluppa (o proprio grazie al fatto che si prende i suoi tempi) riesce a creare una forte atmosfera, ma privo di impatto. Per dare l'idea, The Ring, finché dura la forza d'urto dell'idea centrale, è cento volte più potente, al di là di quanto possa essere paradossale o sciocco, o anche organizzato male nella versione americana.
Giudizio finale: paradossalmente, Innkeeper è un bel film, ma non è particolarmente riuscito come film dell'orrore.



2 commenti:

elgraeco ha detto...

Concordo con tutto, anche con la domanda che ti sei posto su Claire, sul perché scenda...
E infatti lì il furbone ha usato il trucchetto che sai.

Io lo apprezzo 'sto tizio, oltre che per la giovane età, proprio per il recupero dello stile classico che mancava da troppo tempo.
Io l'ho giudicato un bel film infatti, non un film dell'orrore.
In questo caso il genere gli sta stretto.
;)

Bruno ha detto...

Be' possiamo dire che il giorno in cui trovasse un'idea centrale (quella che ti deve far saltare sulla sedia) veramente valida, questo regista potrebbe costruirci attorno il film horror del secolo (oddio si fa per dire, un secolo è lungo). Speriamo che la trovi.