domenica 24 maggio 2009

Dubbi amletici


Mi informavo sul nuovo libro di John Marco dove la magia (per quanto in forma rarefatta) si incontra con dirigibili e macchine a vapore, polvere da sparo e chi più ne ha più ne metta.

Ripenso anche a Perdido Street Station, il fantasmagorico libro di Miéville dove si scontrano direttamente (in qualche scena) personaggi che usano incantesimi contro avversari dotati di fucili.

O agli incantesimi di Luk'janenko nella Mosca contemporanea.

Sembra che quando si esce dall'Epic Fantasy, che vuole (in genere) un ruvido e magari cupo medioevo come sottofondo, si scivoli facilmente nelle tentazioni Steampunk o Urban Fantasy. O più semplicemente, senza scomodare paroloni e sottogeneri: c'è una gran voglia di fondere il fantastico con la modernità (o una quasi-modernità).

Ho sempre una gran paura (quando scrivo) nel mescolare magia e tecnologia, anche se leggere scene dove ciò si verifica di solito non mi mette in difficoltà. Ma un'ambientazione dove convive il mago con il cappello a punta (per esagerare) con l'esperto di computer o l'aviatore dev'essere ben fatta davvero per funzionare.

O sono soltanto delle paranoie tutte mie?


L'illustrazione di questo articolo è di Francesca Resta

10 commenti:

Dario ha detto...

Personalmente mescolare magia e tecnologia non mi è mai piaciuto. Mi ritengo un grande amante della letteratura Fantasy ed un grande amante della letteratura di fantascienza. Non delle due fuse insieme.
Naturalmente non ci sono elementi oggettivi per condannare tipi di letteratura dove coesistono scienza e magia poiché in fondo, parlando di ciò che non esiste, si tratta solamente di una questione di gusti. E’ come vedere un abito in vetrina che a me disgusta poi arriva un’altra persona, lo guarda, fa un bel sorriso, entra nel negozio e lo compra.
Però seguendo una certa logica mi sento di dire che la magia (o meglio la definizione di essa) ha origine esclusivamente nella superstizione e nell’ignoranza (non intesa come insulto ma semplicemente nel non sapere/aver scoperto dei fatti). Mi vedo l’indio sudamericano che due secoli fa pronunciando parole incomprensibili prelevava una muffa dal fondo esterno di giare di terracotta e cospargeva un malato di qualche infezione cutanea guarendolo in pochi giorni, lo riteneva (e lo presentava) come un potente incantesimo. Poi è arrivata la scienza e ha detto che quella muffa era penicillina. Ovunque la scienza sia arrivata ha dato un razionale ad eventi fino a quel momento inspiegabili. Quindi, per riassumere, a mio modo di vedere Scienza e Magia sono un po’ come la teoria della Materia/Anti-materia, non possono coesistere nello stesso luogo. La magia è bene al suo posto in mondi antichi/medioevali (da dove tutte le leggende su di essa originano) mentre non lo è affatto in ambientazioni tecnologicamente avanzate o comunque in un certo qual modo illuminate (tipo l’epoca Vittoriana cui lo Steampunk in genere si basa).
Fare convivere meteo-regolatori che fanno piovere a comando su un pianeta a piacimento ed uno sciamano sulla superficie dello stesso che tirando quattro ossicini fa la stessa cosa non è un genere che mi attira.

Anonimo ha detto...

Bruno, visto che sei un amante dei videogiochi oltre che della letteratura non posso che consigliarti un videogioco che risponde a tutte le tue domande, si chiama Arcanum è un gioco abbastanza vecchio basato sull'avvento della rivoluzione industriale in un classico mondo fantasy, dove tecnologia e magia convivono pur restando in antitesi.
Io lo trovo il videogioco/rpg piu' bello e completo a cui abbia mai giocato anche se i combattimenti sono fatti male.
Non farti ingannare, questo videogioco ha moltissimo da leggere e ha una trama molto bella!!!

Alla tua domanda finale è facile rispondere, dipende che cosa cerchi da quel libro in quel momento, se cerchi svago potresti anche non accorgerti o non voler accorgere di certe incongruenze, se invece sei un lettore attento che si aspetta da un determinato scrittore certi meccanismi ben oliati basta poco per far crollare tutto.
Illoca

by Ax ha detto...

Io ho provato a leggere qualcosa per capire se fosse nelle mie corde o meno, ma dopo 'American Gods' di Gaiman e 'Perdido' di Miéville, mi viene da pensare che la fascinazione della fusione tra fantastico e moderno mi appartiene poco, o almeno non attecchisce con forza. Ho provato anche con 'Neuromante' di Gibson, tuttavia dopo 50 pagine l'ho rimesso sullo scaffale.

Ne proverò altri (ah, Pentar di Tarenzi mi è piaciuto molto, viene considerato urban fantasy ma a mio avviso la storia punta più su un approccio 'umanistico' che di ambientazione) per vedere se scatta qualcosa, ma così, a pelle, posso dire di preferire i segreti delli sciamani all'esperto di computer. Insomma, in un romanzo fantasy mi esaltano di più i riferimenti al passato che quelli al futuro.

Alex.

Rorschach ha detto...

Non sono tue paranoie ed hai ragione: deve essere fatto bene!!!!
E questo vale per tutti i generi! :)
In particolare però per l'Urban Fantasy le premesse, la trama e lo stile devono essere impeccabili, altrimenti si cade nel ridicolo, o peggio nella noia!
Per dirti, io sto leggendo Pan di Dimitri: non so se lo posso considerare un Urban Fantasy, ma l'ambientazione (Roma), le premesse (la rivisitazione di Peter Pan di Barrie) e la trama (lo scontro tra la "Meraviglia" anarchica e il dispotismo della società) si amalgamano in modo da creare un racconto sì fantasy, ma permeato allo stesso tempo di elementi realistici.

Bruno ha detto...

@ tutti:
Su una cosa sembra che siamo tutti d'accordo, che la magia sia un contraltare alla tecnologia, che non possa condividere il palcoscenico con essa. Ovviamente ci sono delle eccezioni: su queste mi chiarivo con Dario "off-blog", esaminando un paio di esempi di mondi moderni in cui il fantastico irrompe come elemento altro: i miti di Cthulhu e la leggenda di Dracula. Ma questi sono esempi in cui il mistero rimane ai margini, è qualcosa di ben distinto, non è al centro del palcoscenico (per quanto in Lovecraft a ben vedere è la nostra realtà a vacillare nella scoperta di un universo malvagio e delirante). Un altro esempio potrebbe essere la Londra di Sotto di Gaiman, che risulta sopportabile nel suo convivere con la realtà moderna proprio perché rimane di sotto.

Laddove le due forze si presentano spudoratamente insieme sul palcoscenico (come in alcuni tratti meno riusciti del pur bellissimo Perdido Street Station di Miéville) può scattare la ribellione, il crollo della sospensione d'incredulità.

A qualcuno poi la miscela viene bene, come dice Rorschach. Secondo me un esempio è Luk'janenko: uno dei pochi che riesce a mettere magia e modernità sullo stesso palcoscenico (ma nell'ultimo libro dei guardiani comincia a esagerare anche lui con incantesimi e controincantesimi, mentre nei primi due tratta la materia magica inserendola con più grazia nel mondo moderno).

Per me comunque la magia come sistema complesso, arte più sofisticata della realtà in cui è ambientata, ben difficilmente può convivere con la tecnologia, e lo Steampunk lo vedo proprio come un tentativo di rendere la tecnologia un po' fantastica e buffa, meno incompatibile con il cappello a punta del mago Merlino.

@ Illoca: ne avevo sentito parlare. Prima o poi di questo Arcanum scoprirò qualcosa di più.

Alberto ha detto...

Quoto Rorschach; se è bello, non sto a fare distinzioni o discriminazioni, alrimenti è una vaccata, indipendentemente dal genere.
Riguardo Arcanum: se vuoi, la prima volta che ci troviamo posso prestartelo io (ho la versione uscita assieme alla rivista su GMC, completa di patch di localizzazione in italiano).

Laura ha detto...

Penso che qualsiasi ambientazione, nella fantasy, debba essere curata e verosimile. Non credo molto nella sospensione dell'incredulità.

Bruno ha detto...

@ Alberto: aspetto con ansia che si crei l'occasione...

@ Laura: per sospensione dell'incredulità intendo qualsiasi accettazione (da parte del lettore o spettatore) di quello che gli viene proposto. Concetto base del godimento di qualsiasi spettacolo non si riferisca semplicemente e direttamente alla realtà: vedasi ad esempio http://en.wikipedia.org/wiki/Suspension_of_disbelief

Per il resto sono d'accordo ma qui stiamo parlando di quando si mescolano elementi diversi, più che di accuratezza (la quale è sempre la benvenuta)...

alladr ha detto...

devo ammettere che sono molto affascinato dalla coesistenza sulla scena di un certo grado di tecnologia al fianco di un certo grado di magia. trovo che, se la parte tecnologica è ben trattata, contribuisca a fornire spessore all'ambientazione. poi, sai, il discorso è quale grado di tecnologia ci si aspetta. in certi romanzi sembra che la magia serva anche per una semplice serratura (e, tra l'altro, sempre serrature dello stesso tipo), ma se leggendo un romanzo fantasy trovi una bella descrizione di un tipo di serratura diverso (come quelle dell'antica latinità, per fare un esempio), o una buona descrizione di una catapulta, sei già di fronte ad un certo grado di tecnologia. e non hai avuto bisogno di scomodare lo steamfantasy o shadowrun.
un altro vantaggio di una buona commistione fantasy tecnologia si trova inq uei casi nei quali le due sono in opposizione (al momento mi sfuggono riferimenti puntuali).
ma, poi, tante teste, tante opinioni.

Bruno ha detto...

@ alladr: di solito nei libri la magia scompare quando un certo mondo celtico-fatato viene sconfitto dall'invasione del cristianesimo. Nel fantasy classico questo conflitto lo trovi spesso.
Quello con la tecnologia no, è una rarità. Potrebbe essere simile, però.