sabato 18 aprile 2009

Oltre l'Umano senza accorgersi

L'Italia non è certo un gran mercato per la fantascienza, purtroppo. E nemmeno per la scienza, probabilmente, visto che le nostre produzioni di pregio, le nostre università e la nostra ricerca stanno scivolando verso l'oblio.
E' però patria di parecchi pensatori e scrittori che ci regalano riflessioni non banali sul futuro: leggetevi ad esempio il numero 108 di Delos Science Fiction che parla del Postumanesimo.

Il superamento dell'umano a opera dello sviluppo tecnologico. Questa è una tematica affascinante, e una con cui bisognerà fare i conti.
Oggi le tendenze della ricerca scientifica rendono la discussione sul Postumanesimo sempre meno immaginaria.
Con mille difficoltà si sperimentano le prime interfacce uomo-macchina e la medicina ha raggiunto risultati insperati nell'inseguimento di una sempre maggiore speranza di vita e nella lotta contro le disabilità. Protesi inserite nel corpo potranno permetterci di sopravvivere, di recuperare funzionalità perdute (ad esempio, i primi esperimenti di recupero della vista, o le protesi di ultima generazione).

La mappatura del genoma umano è la prima tappa di una comprensione sempre più completa del funzionamento del corpo, e le nanotecnologie permetteranno di intervenire su una scala non immaginata prima. Se da una parte la genetica ci ha rivelato che manipolare il vivente non è lavoro semplice (ad esempio può avere le conseguenze più disastrose sopprimere i geni che "comandano" la nostra morte), dall'altro la scoperta delle cellule staminali fa pensare a possibilità di rigenerazione del corpo mai immaginate prima.
Resta, oggi, un baluardo che resiste ancora alla nostra comprensione: si sa che nel cervello avvengono delle scariche elettriche, si disquisisce su quali aree sono addette a quali ruoli, ma gli scienziati non sanno ancora dire come emerge la consapevolezza. Forse un giorno anche pensiero, ricordi, personalità non avranno più misteri.

A parte creare le tanto temute intelligenze artificiali, potremmo essere in grado, in un tempo più o meno lungo, di fare qualsiasi cosa con i nostri corpi.

Ammettiamo che succeda.
Quali potrebbero essere le conseguenze?

La più temuta di tutte
Paralisi sociale dovuta all'immortalità selettiva di alcuni personaggi, ovvero i pochi abbastanza ricchi da potersela permettere.
Trent'anni di Andreotti, di Pippo Baudo, di Raffaella Carrà, Berlusconi. E poi ancora. E ancora, ancora. Intanto tu invecchi, ti ammali e crepi, e il panorama non è cambiato di un millimetro, manco le facce al telegiornale. Capito, no? Tutto occupato, qualsiasi buon posto di lavoro, tutte le carriere e tutto il potere, dagli immortali ed eventualmente dai loro figli e nipoti.
Io non temo molto un effetto del genere. In Italia ce l'abbiamo già, nel senso che le posizioni importanti sono infeudate ormai. Passano rigidamente ai figli o comunque restano nel giro degli amici. Il resto del mondo in parte è così, ma esiste un mondo libero che non accetterebbe una schifezza del genere. Non credo.
Del resto anche da noi, se improvvisamente uscisse la cura che ringiovanisce (costo, dai 500.000 in su), forse la gente che non se lo può permettere (i famosi have not detto in inglese...) si stancherebbe di avere sopra la testa il tappo sociale eterno di quelli che invece sì.

La fine delle malattie
Questa senz'altro potrebbe essere una conseguenza piacevole. Curare le malattie, comprese paralisi, amputazioni eccetera, potrebbe diventare sempre più facile. Per un po' magari applicando delle strane protesi (ma ci si abitua, siamo già pieni di occhiali, lenti a contatto, otturazioni, fratture rimesse insieme con i chiodi e le piastre metalliche, pace makers...).
Alla lunga, probabilmente non sarebbe impossibile ricostruire il corpo, ringiovanirlo, farne qualsiasi cosa. E poi perfino farne a meno, di un corpo.

Dilemma filosofico
L'uomo che può diventare altro da sé. E' davvero giusto che lo faccia? Delle cento paturnie che tormentano la Chiesa, questa almeno la capisco. Se potremo modificare il corpo a piacere allora potremo decidere di essere belli, di avere i figli biondi, o di diventarlo noi stessi se non lo siamo e lo vogliamo essere... Io penso che sia inutile porsi la questione. Se potremo farlo, lo faremo.

Evoluzione autodiretta!
Sarebbe infatti irragionevole decidere di essere limitati. C'è chi si lamenta che l'uomo sia ormai immune all'evoluzione naturale. Dovrebbe essere invece un minimo passo di dignità, non essere forgiati da caldo, freddo, disponibilità di questo o quel cibo, o dal pericolo rappresentato da una bestia che corre più veloce di noi o è più forte.
Però decidere dove e come evolversi (quando avremo una padronanza totale della genetica) può avere strane conseguenze. Se il mio vicino di casa è dotato di zanne come un animale feroce, se scatta da fermo ai cento chilometri orari in sette secondi netti, posso io decidere liberamente di rimanere semplicemente umano? O devo per forza diventare anch'io più potente per non essere schiacciato?
Se tutti diventano più intelligenti grazie a una biotecnologia, chi esercita il proprio diritto a non usarla deve rassegnarsi a rimanere indietro economicamente e socialmente? Insomma, che conseguenze ci possono essere se l'umanità si divide su strade diverse?

Perché rimanere umani?

Se potessimo cambiare radicalmente? Quale remora ce lo impedirebbe? Immaginiamo una biotecnologia che possa permetterci di sostituire il nostro corpo: poter diventare un androide con più memoria, capacità logiche, forza e capacità; senza il bisogno di mangiare tre o quattro volte al giorno, senza le stesse necessità fisiologiche. Be'? Chi me lo fa fare? E invece sì, riflettiamoci. Perché limitarsi ad essere giovani e belli? Perché limitarsi alla propria mente quando si può essere continuamente connessi a un computer? Mangiare può piacere ma è così bello esservi costretti di continuo? Magari con la fatica di dover digerire?
Siamo sicuri di preferire un corpo che suda, puzza, dà continui dolori (lombalgie, contusioni, mal di testa, mestruazioni...)? Siamo sicuri che potendo non ci libereremmo di un corpo che ci impone di far pipì, di defecare e pulirci il didietro? Fermo restando che altre funzioni fisiologiche più piacevoli magari ce le vorremmo tenere, non tutto ciò che è umano è davvero preferibile, al confronto con una vita da ibridi uomo-macchina.

Vita virtuale
Nel momento in cui il pensiero (capacità logiche, memoria ecc...) di una persona fosse completamente gestibile da strumenti artificiali o ibridi, probabilmente potremmo non voler essere nemmeno legati a un corpo, o almeno non sempre. Essere legati a un corpo potrebbe essere più pericoloso che condurre una vita virtuale in qualche sicuro macchinario nascosto in qualche bunker sottoterra.
C'è da chiedersi se questa sorte sarebbe desiderata o no. Forse in un primo momento essere ridotti al virtuale sarebbe una soluzione imposta ai meno abbienti (sempre che nel futuro di cui sto farneticando il denaro abbia ancora un significato). D'altra parte la realtà virtuale, e la possibilità di essere un po' dovunque condividendo i sensi di un'immensa rete-macchina estesa in tutto il mondo, potrebbero essere più gradevoli del muoversi nel mondo fisico. Se non sempre, almeno per una parte del tempo.
Una vita virtuale significherebbe anche una quasi immortalità. Dico quasi perché il nostro pianeta e l'universo stesso non sono eterni.

In conclusione, è possibile intravedere (e supporre che ci si possa arrivare) una tecnologia tale da trasformare definitivamente l'umanità. Non immagino una scomparsa dell'uomo per colpa delle macchine come in certi film di fantascienza. Penso semplicemente che l'uomo inteso come corpo a forma di scimmione spelacchiato, diventerebbe a un certo punto solo uno dei veicoli possibili per la mente, e sicuramente non il più attraente.

Cosa ne penso io?
D'altra parte la mia previsione per il futuro, se proprio devo farne una, è ben diversa. Io credo che la crescente pressione demografica, unita alla fame di risorse, al radicalizzarsi di fedi e credo religiosi, e al deterioramento del suolo (e quindi a un possibile arresto o declino della capacità di produrre cibo, che finora è cresciuta continuamente, a livelli impensabili un secolo fa) porteranno a una durissima contesa per la sopravvivenza. E alla guerra, per farla breve. Su una scala più vasta di quanto la si limiti oggi. Io non credo molto alla guerra atomica intesa nel senso che due stati si svegliano una mattina e cominciano a darsele di santa ragione (non c'è proprio niente da guadagnarci) ma temo molto la diffusione di queste armi in mano di anonimi terroristi e despoti pazzoidi (gli USA sono arroganti a dire che certi stati non devono avere tecnologia nucleare? Sì, ma certi stati è meglio che non ce l'abbiano). Potremmo perderci il paradiso delle biotecnologie e finire in un pessimo medioevo.

Ma spero tanto di sbagliarmi.

7 commenti:

Simone ha detto...

Post interessante.

Io credo che dopo il DNA "apriremo" anche il meccanismo che regola le leggi fisiche. Potremo alterare le costanti universali, e lo scorrere del tempo.

Io però non ci vedo un male, o una cosa contronatura. La natura stessa ha generato l'uomo, e poter governare le leggi che regolano la vita è solo un adattamento della vita stessa.

Penso inoltre che, se anche potremo capire e controllare tutto, resteremo comunque un prodotto del mondo che ci ha generati. Controllare non equivale a creare o possedere, e in un modo magari meno sofferto rimarremo comunque "umani".

Simone

alladr ha detto...

sì, un post molto interessante.
più che la genetica (il genoma è stato mappato, ma quanto al comprenderlo siamo ancora veramente molto lontani), mi fanno paura le nanotecnologie: che ne pensi di una macchina di un miliardo di millimetri programmata per "tagliare"? è l'arma definitiva.
e anche la cura, certo, perché se è vero che non c'è un gene della morte, è invece vero che miliardi di macchine che riparano in continuazione ci possono essere eccome.
poni il problema di perché rimanere umani. interessante. ne parlavamo con amici quando ci furono i referendum sulla fecondazione artificiale, io stavo per diventare padre e la questione dell'eugenetica era molto interessante per me. un mio amico disse una cosa molto intelligente: noi possiamo modificarci, certo, ma le modifiche che ha fatto la natura sono state in un certo senso testate nel corso dei millenni, le modifiche che facciamo noi no e nei termini di sovravvivenza della specie questo dovrebbe essere considerato.

Bruno ha detto...

@Simone: sullo scorrere del tempo non ho avuto tempo di dilungarmi ancora, ma lo considero una delle poche cose immutabili, inesorabili e al di là del nostro controllo. Dubito che potremo mai farci qualcosa perché il tempo è, contemporaneamente, qualcosa di estremamente concreto e dotato di un potere terribile e qualcosa di inesistente, una convenzione nostra per spiegarci la realtà. Certo, al di là di questa impressione ci sono le equazioni della relatività, ecc... ma quanto riusciremo veramente a manipolare anche questi parametri?
Quanto al rimanere umani... chi lo sa? Forse potremo decidere quali istinti avere e quali perdere, come razza o ogni individuo per conto suo. Potremmo preferire un maggior controllo della razionalità sulle nostre emozioni, quindi potremmo dar vita a qualcosa che sente in un modo diverso?

@alladr le nanotecnologie e la loro invasività (in campo di controllo delle persone, annullamento della privacy, possibili usi militari) mi spaventano: sono un'altra delle diavolerie che potrebbero rendere il mondo assai poco user friendly per gli umani tradizionali, che subirebbero un moltiplicarsi all'infinito di queste insidie invisibili.
Quanto all'abbandonare un progetto testato dalla natura per esplorare nuove possibilità, perché farlo? Molti potrebbero semplicemente rispondere "perché no?"
Io penso che poiché la natura sta perdendo (questa però per adesso è soprattutto un'illusione!) il suo grip su di noi, questo tipo di prudenza risulterà sempre più irrilevante, soprattutto se ci sarà sempre la possibilità di riparare gli errori. Anzi, le modifiche potrebbero partire da qui: l'uomo ha la schiena troppo fragile ed è troppo prono alle cadute rovinose soprattutto in tarda età (eredità dell'aver cominciato a muoversi su due arti anziché a quattro zampe). Perché non intervenire su ginocchia, riflessi e dischi intervertebrali senza alterare (troppo) il resto? Da qui capisci che la logica può estendersi all'infinito. Ti installi un cuore di tipo nuovo che non può avere un infarto, o aspetti di vedere cosa combina il tuo, magari finché sarà troppo tardi? Una volta fatta la scelta, magari diventerebbe spontaneo volere che il proprio figlio nascesse già con queste caratteristiche...

Ma ovviamente c'è sempre il rischio che tutte queste meraviglie siano per pochi: i miliardi di ignoranti poco istruiti a cosa servono, in un mondo dove i più brillanti possono trasformarsi in una elite perfetta?

Alberto ha detto...

Ciao Bruno, bellissimo post.
Consiglio a tutti il libro "il mondo senza di noi" di Alan Weisman, giusto per comprendere da un lato l'impatto che abbiamo procurato (e che lasceremo) sul pianeta, dall'altro, quanto poco contiamo su scala geologica. Mi viene in mente anche qualcosa d'altro, ma sarebbe troppo lungo parlarne... magari prossimamente, quando avrò riordinato le idee in proposito

Bruno ha detto...

@ Alberto: se non mi ricordo il libro afferma che nel giro di qualche secolo (diciamo poco tempo in scala "naturale") di ciò che l'uomo ha fatto si vedrebbe ben poco...

Anonimo ha detto...

Gran bel post Bruno, è difficile pensare agli scenari che verranno a crearsi, di sicuro le religioni avranno un peso enorme in certe decisioni, come sempre è accaduto e sempre accadrà e forse non sempre a torto.

Comunque Vi consiglio 2 film (tral'altro molto belli)che non sono un trattato completo sull'argomento del post ma delle tappe sulla genetica che credo che l'umanità sarà costretta ad attraversare in futuro e condizioneranno il modo di ragionare dell'uomo fino a quando si troverà al cospetto di questa nuova frontiera illustrata nel tuo post.

GATTACA LA PORTA DELL'UNIVERSO
http://it.wikipedia.org/wiki/Gattaca_-_La_porta_dell'universo

THE ISLAND
http://it.wikipedia.org/wiki/The_Island

Illoca

Bruno ha detto...

Grazie Illoca, dunque non ho visto The Island, Gattaca sì e le paranoie del protagonista del film che doveva mascherare le sue imperfezioni me le ricordo bene. Forse il futuro porterà discriminazione, forse sarà possibile invece rimediare a certi problemi. Per adesso non fate vedere il vostro DNA a datori di lavoro e assicurazione... così, tanto per essere prudenti!