lunedì 22 aprile 2013

Catastrofi verosimili ovvero il pessimismo realista

Come ho già avuto occasione di dire, le invasioni di zombi mi hanno abbastanza annoiato e così anche gli scenari post-apocalisse, anche se vi sono film e libri validi o quantomeno divertenti realizzati su ambo i presupposti.
Quello che spesso mi chiedo: ma perché non esploriamo i futuri possibili anziché situazioni che probabilmente resteranno nella fantasia?
Molto più probabili e interessanti a mio avviso gli scenari basati sulla modifica del clima e le possibili pandemie. Ancora più probabile, sebbene meno eccitante (ma non meno spaventosa a pensarci) l'ipotesi di un declino per carenza di risorse, con tutte le scintille che ne seguirebbero.
Quali sono dunque gli scenari da prendere in considerazione per chi volesse narrare una catastrofe verosimile?

Apocalisse Zombi
Un successo di pubblico che ormai dura da decenni, tra alti e bassi. Un forte impatto visivo, una certa dose di ironia sulla nostra società come sottofondo. Verosimiglianza? Direi di no.

Invasione degli Extraterrestri
I libri come La Guerra dei Mondi di Wells e una quantità di film stile Indipendence Day (e anche il più recente Oblivion) parlano di una disastrosa invasione o guerra causata da un'entità o un popolo completamente alieni. La probabilità che si verifichi è assolutamente impossibile da verificare: per quel che ne sappiamo un occhio malevolo (o qualche organo sensoriale equivalente) potrebbe anche oggi essere là fuori che ci sorveglia in attesa che scatti il piano per il colpo definitivo.
E' credibile? Ci si continua a ripetere che con così tanti pianeti abitabili presenti nell'universo, una qualche intelligenza si deve essere per forza sviluppata da qualche parte, e da lì ad avere astronavi che scorazzano tra le galassie dovrebbe essere solo questione di tempo. Chiunque si azzardasse a dire che, non sapendo in base a quale processo sia comparsa la vita sulla Terra, non possiamo fare un calcolo sensato sulle probabilità che l'evento si ripeta altrove o sia avvenuto altre volte, viene tacciato di essere un povero mentecatto o addirittura un creazionista. Esiste però il paradosso di Fermi a raffreddare gli entusiasmi: ovvero in poche parole, se esistono queste grandi probabilità che si siano sviluppate intelligenze aliene, e se l'universo esiste da miliardi di anni, perché non c'è già stato un contatto? La risposta più probabile è che creare imperi galattici alla Guerre Stellari è più facile da immaginare che da realizzare. Viaggiare per le enormi distanze del vuoto è faccenda spaventosamente lenta e pericolosa. Pertanto anche se non si può dire nulla di definitivo su questa minaccia, ho il sospetto che non sia probabile. Ovviamente ci si può comunque scrivere ottima fantascienza.


Pandemia
Questa minaccia sembra possibilissima e ci sono già stati allarmi (influenza aviaria) per fortuna rientrati. Nel mondo moderno i batteri sono stati tenuti sotto scacco per mezzo degli antibiotici, e i virus affrontati con un (parziale) successo... Però anche i microorganismi si evolvono, e lo fanno molto alla svelta. Si sono sviluppati batteri resistenti agli antibiotici e c'è il rischio di una nuova mutazione catasftofica di un virus esistente. Un'epidemia molto letale in effetti è, almeno in parte, nemica di se stessa perché eliminando troppo rapidamente le proprie vittime si ritroverebe presto con poca possibilità di trasmettersi ancora e prosperare. Questo non ha impedito in passato alle malattie di eliminare di colpo una buona fetta della popolazione europea (diverse volte!) e nativa americana (quando gli Europei portarono nel "nuovo mondo" le proprie malattie). Inoltre esiste il pericolo che dagli studi militari per la guerra biologica "scappi" volutamente o no qualche brutta creatura pronta a contagiarci in massa.
Il maggior nemico delle epidemie infettive è l'igiene e la buona salute generale della popolazione. Nel futuro che ci si prospetta chissà se manterremo queste due prime barriere di difesa. Catastrofe verosimile? Temo di sì. (Per chi sa l'inglese, ecco un articolo raggelante sull'argomento).

Esplosioni atomiche

Esiste ancora il rischio di guerra nucleare? Questa domanda è strettamente legata ai possibili episodi di crisi del prossimo futuro perché l'uso di un'arma così estrema dipende dalla tensione internazionale. In passato di tensione ce n'era parecchia, c'è da non crederci ma era peggio di oggi: dopo la Seconda Guerra Mondiale abbiamo avuto una lunga guerra fredda, ovvero un periodo di estrema tensione durante il quale paradossalmente la presenza delle armi nucleari e la loro enorme distruttività ha cambiato completamente le regole dei conflitti imponendo una relativa pace. USA e URSS erano rivali ma non potevano farsi direttamente la guerra, anzi hanno avuto abbastanza buon senso per terminare la loro disputa decretando un vincitore con altri sistemi (proviamo a dirla così: l'occidente, fondamentalmente, ha forzato la mano nella corsa agli armamenti fino a costringere i Sovietici a rendersi conto della loro inferiorità e del fallimento del proprio sistema). Un domani le armi nucleari potrebbero finire in mano a potenze senza la medesima razionalità e autocontrollo, ad esempio i pazzoidi religiosi, o addirittura in mano a terroristi. A parte episodi del genere, la possibilità che si arrivi a un uso massiccio delle armi atomiche (tale da causare una catastrofe globale) è legata strettamente a problemi sociali e politici cui non si trovi una soluzione accettabile. Tensioni internazionali, crisi economiche globali (dopo una decina di anni dalla grande crisi del 1929 il mondo era in guerra: c'è una correlazione valida anche per oggi?), nuovi equilibri di potere che richiedono una resa dei conti per scalzare dal trono le vecchie superpotenze... Per adesso non direi che la guerra atomica sia una catastrofe molto probabile, ma non si sa mai.

Catastrofi naturali e cambiamenti climatici
Al di là del mutamento climatico che ci infliggiamo da soli, possono arrivare meteoriti, tempeste elettromagnetiche, e un sacco di cose che non possiamo prevedere perché non conosciamo a fondo né il nostro pianeta né il cosmo. In un remoto passato senza intervento umano ci sono state glaciazioni, cambiamenti della composizione atmosferica, forti mutamenti nel campo magnetico... alcuni di questi eventi sono lentissimi a manifestarsi e non c'è da preoccuparsi per quello che può accadere nell'arco della vita di una generazione o due... altri no. Questo tipo di catastrofi è raro ma verosimile.
Sul cambiamento climatico, un dettaglio: sta avvenendo più rapidamente di quanto si pensasse, le conseguenze sono ovvie ed è sempre più difficile compiere acrobazie verbali e logiche per negarlo. Tuttavia non è così immediato, e quindi non è materia per scenari catastrofici a ritmo serrato, anche se ci hanno provato a raccontarlo così per utilizzare il più facile e immediato linguaggio cinematografico: vedasi L'Alba del Giorno Dopo.

Catastrofe Malthusiana ed esaurimento delle risorse
Chi non fosse già edotto sul problema dovrebbe leggere questo articolo su internet (ci vuole la conoscenza dell'inglese) o il libro del controverso autore Jared Diamond, Collasso.
Il concetto fondamentale lo si comprende già guardando questa immagine:



Siamo troppi, o quantomeno tantissimi, per quanto tempo potremo continuare così? E come siamo arrivati a questo punto?
Questo il fattaccio: dopo un accrescimento molto lento e graduale gli esseri umani hanno cominciato a moltiplicarsi a un ritmo impressionante (e quel che è peggio, questo incremento è particolarmente massiccio proprio dove ci sono meno risorse alimentari), crescendo a un ritmo esponenziale nell'ultimo secolo (approssimativamente).
Come mai?
L'espansione della popolazione è frutto delle maggiori conoscenze scientifiche, fondamentalmente. La medicina ha diminuito la mortalità per malattia, mentre i fertilizzanti chimici aumentavano drammaticamente la resa del suolo. Allo stesso tempo la disponibilità di energia rendeva possibile l'uso di macchinari per irrigare i campi, produrre, conservare e distribuire il cibo e in generale rendere più agevole la vita delle persone. Al momento c'è gente che soffre la fame, nel mondo, tuttavia questo avviene più per difficoltà nel distribuire cibo dove serve (o semplicemente per la povertà di chi non se lo può comprare) che per una impossibilità di nutrire tutti. Tuttavia c'è un altro fattore che dovrebbe farci riflettere: molte delle risorse che sono state utilizzate per sostenere questo aumento della popolazione non sono rinnovabili. Ad esempio, l'acqua potabile sarà sempre più scarsa e il riscaldamento globale peggiorerà questa crisi. E per quanto uno non sia abituato a collegare il petrolio alla possibilità di avere cibo in tavola, se l'oro nero terminasse già adesso non riusciremmo più ad avere cibo per tutti.
Da una parte c'è chi sostiene che questo è solo allarmismo, che ci sarà sempre qualche trovata della tecnologia che permetterà di sostenere una maggiore popolazione. Il mondo senza petrolio è stato previsto da un pezzo, in realtà a mano a mano che la necessità ci spingesse, cominceremmo a sfruttare le riserve più difficili da raggiungere, tra cui le famose sabbie bituminose che gli USA vogliono usare per rendersi indipendenti energeticamente. Ci salverà il progresso? Forse sì, è possibile ottenere acqua potabile dal mare ed energia da risorse diverse dal petrolio, è possibile rastrellare la troppa CO2 che abbiamo lasciato in giro... forse. Purché ci si sbrighi e si punti a uno sviluppo che non provochi troppi danni collaterali (ad esempio altri cambiamenti climatici). Quanto all'incremento inarrestabile della popolazione, esso si raffredda dove le donne hanno accesso a diritti minimi, educazione, lavoro e mezzi di contraccezione. Certo che per fornire tutte queste possibilità alle donne sarebbe necessario mettere un gran numero di religiosi in condizioni di non nuocere, e non lo vedo un compito facile in un mondo che ormai da almeno una trentina di anni torna a volgersi verso il bigottismo.
In realtà per adesso questa sembra una battaglia abbastanza perdente anche perché oltre al petrolio altre risorse (il rame, per esempio, o i fosfati, l'uranio...) ora sono diventate critiche, e un mondo dove tutti vogliono una bella casa e l'automobile è allo stesso tempo insostenibile dal punto di vista ambientale e delle risorse, ma desiderato dalla gente e dai governi.
La "catastrofe maltusiana" potrebbe non avere il volto di un'improvvisa morte per fame di miliardi di persone ma, come Diamond avverte, la rabbia popolare e la fame sono assai distruttive verso l'ordine sociale. Molto prima di essere arrivati a punti limite, potremmo raggiungere un punto di rottura socio-politico dalle conseguenze difficilmente immaginabili. Ovvero, se il futuro ci riservasse fame e scarsità di energia (e quindi la difficoltà ad ottenere anche le cose oggi più scontate, tipo mangiare quando si vuole, poter andare in giro con l'auto o usare frequentemente gli elettrodomestici) la tensione all'interno degli stati e fra di essi potrebbe avere come risultato proprio quei grandi conflitti o quelle enormi rivoluzioni che ora riteniamo impensabili.
Io credo che l'esurimento delle risorse e la sovrappopolazione siano la catastrofe più probabile a cui andiamo incontro, e quindi il più plausibile scenario, anche se non si realizza in breve tempo e non è il più drammatico, né il più semplice e nemmeno quello che stimola in maniera più drammatica la fantasia.
Credo, anzi, che la possibilità concreta che le cose vadano così ispiri ai più una voglia irrefrenabile... di non pensarci.






giovedì 11 aprile 2013

Oblivion

Ero scettico riguardo a questo film di fantascienza nonostante la presenza di vari nomi di richiamo (Ovvero Tom Cruise, Morgan Freeman, Olga Kurylenko), un po' perché avevo letto delle recensioni negative, un po' perché amo poco Tom Cruise, e infine perché il regista, Joseph Kosinski, ha al suo attivo titoli che mi interessano poco.
Tutto sommato invece l'esperienza è stata positiva. Andando con ordine, abbiamo una situazione postapocalittica, con la Luna sbriciolata in frammenti e tutto il mondo devastato: la premessa è che vi sarebbe stata una guerra contro degli invasori, gli Scavengers, che hanno creato tutto il disastro. Dopo l'attacco c'è stata una feroce difesa da parte degli umani con uso di armi atomiche, e una ritirata finale, dopo aver vinto la guerra contro gli invasori, perché la Terra ormai era diventata inabitabile. Resta una colonia su una luna di Saturno e una grande struttura in orbita attorno alla Terra, che controlla diverse strutture, le trivelle e i droni. Le trivelle si occupano di prelevare l'acqua (che viene esportata verso la nuova casa della razza umana) e i droni di condurre una guerra automatizzata contro gli Scavengers, che sono rimasti in circolazione seppure sconfitti. Un limitato numero di tecnici si occupa di manutenere questo apparato robotico, facendo attenzione a non entrare nelle zone radioattive. Tra questi, in una piccola base sperduta nel nulla, abbiamo Jack Harper (Cruise) e Victoria Olsen (Andrea Riseborough) che stanno facendo un lavoro di routine e contano di tornare tra breve tempo a casa sull'amata luna di Saturno. In realtà l'unico che esce all'aperto è lui, per mezzo di un futuristico velivolo. Victoria si occupa di controllo e comunicazione, tenendo i collegamenti con la base orbitale dove un'antipatica donna dall'aria ipocrita dà le disposizioni. A dire il vero il comportamento della stessa Victoria è un po' inquietante, Jack ha degli strani sogni di "prima della catastrofe" e gli sembra che non siano sogni ma piuttosto ricordi, e sia a lui che a Victoria è stata cancellata la memoria prima della missione. Insomma lo spettatore sa già che non gliela raccontano giusta. Io avrei una piccola obiezione: se (come ci verrà spiegato più tardi) la memoria è stata cancellata per la sicurezza della missione e se gli Scavengers, sebbene ora ridotti a un pugno di cialtroni dotati di qualche arma automatica, sono stati dei pericolosi invasori spaziali, perché mai viene concesso che Jack e Victoria sappiano il luogo dove è ora rifugiata l'umanità? Ma procediamo...

La strana atmosfera artificiale di tutto questo ha già scavato qualche incertezza in Jack, che colleziona ricordi della vecchia Terra e ha un rifugio, una specie di villino in una zona meno devastata con un bel laghetto, luogo dove si rifugia ogni tanto per restare con le sue nostalgie.
Quando arriva un'astronave e si schianta sulla Terra, con la morte di tutti gli occupanti tranne una sola passeggera, ovviamente cambia tutto. Jack salva una ragazza, che è uguale a quella che vede nei suoi sogni; anche lei lo riconosce!

E poi? E poi non voglio anticipare altro... Giudizio finale: film spettacolare, con i ritmi giusti (ha i suoi momenti pensosi e le sue scene di azione mozzafiato), Oblivion difficilmente potrà aspirare allo status di capolavoro della fantascienza, anche perché rubacchia trovate, colpi di scena e suggestioni a diversi grandi film del passato, tuttavia l'ho trovato decisamente godibile e molto spettacolare. Dateci un'occhiata.








mercoledì 10 aprile 2013

Johnny Dies at the End

Un film che ha avuto una circolazione piuttosto limitata (alcuni festival e una apparizione non proprio eclatante sugli schermi USA, forse ora esce il DVD) e che presumibilmente sarà faticoso trovare in lingua italiana almeno per il momento. Tratto dall'omonimo romanzo di Jason Pargin (con lo pseudonimo di David Wong, che poi è il nome del protagonista), Johnny Dies at the End mescola situazioni stravaganti e paradossali a battute e gag esilaranti, il tutto per la regia di Don Coscarelli (a me perfettamente ignoto).

Gli eroi della storia sono David Wong (interpretato da Chase Williamson) e John Cheese (Rob Mayes): per inciso, i due attori non hanno carriere stratosferiche alle spalle ma mi sembrano abbastanza azzeccati nei ruoli. Interpretano due personaggi stravaganti che si improvvisano esorcisti, e sono coinvolti in una serie di avventure fin da quando capita loro di imbattersi, a una festa, in un tizio che distribuisce una droga strana e potentissima, chiamata in gergo "salsa di soya." Questa sostanza è in grado di provocare allucinazioni di ogni tipo, di alterare la percezione e perfino lo scorrere del tempo. Oltre a permettere le scappatelle transdimensionali dei due protagonisti, la droga dà modo al regista di creare situazioni limite come morti che inviano messaggi telepatici o ritornano in vita, o il fatto che si venga chiamati al telefono da una persona che ti sta parlando di fronte nello stesso istante.

Questa storia piena di controsensi parte da un'intervista che David concede a un reporter, mostrandogli gli effetti paradossali della "salsa di soya" e raccontandogli le proprie peripezie (vissute con l'amico John) tra paranormale e horror; ma anche il reporter (che è interpretato da Paul Giamatti, attore comparso in un un sacco di film che ho visto, tipo Salvate il Soldato Ryan o The Truman Show, solo che non mi ricordo che parti ricopriva...) non è quello che sembra e lo scopriremo alla fine.
Quanto alla trama principale basti dire che David e John sventeranno i sinistri piani degli invasori che provengono da un'altra dimensione.

Mi chiedo come mai ci siano così pochi film come questo. Forse è difficile farsi venire in mente tante trovate, o forse il grande pubblico non li capisce e non li vuole? Ho paura che siano vere tutte e due le ipotesi. Tra le critiche trovo rilievi sul fatto che la trama sia contorta e incomprensibile e che vi sia una voce fuori campo che cerca invano di sostenerla, ma a mio parere non ha nemmeno senso fare osservazioni simili su un film demenziale come questo.

Incrocio tra storia fantascientifica paradossale e comica alla Douglas Adams e splatter demenziale, Johnny Dies at the End ha dei momenti che ti lasciano completamente stupefatto e trovate assolutamente geniali, perdendo colpi solo quando prova a creare un minimo di trama e di cornice logica alla storia, o quando il ritmo rallenta. Tra alti e bassi lo considero comunque un piccolo capolavoro.




mercoledì 3 aprile 2013

Il Sigillo del Fuoco

Ridendo e scherzando sono passati cinque anni da quando lessi il primo libro della serie di Uberto Ceretoli, ovvero Il Sigillo del Vento (il link va alla mia recensione). Ai tempi Ceretoli era edito dalla Asengard, che oggi non esiste più come casa editrice indipendente, oggi si autopubblica per proseguire il ciclo con Il Sigillo del Fuoco.
In mezzo ai due libri ce n'è uno che non ho letto (Il Sigillo della Terra, anch'esso edito da Asengard) tuttavia ne ho avuta una sinossi e con un po' di sforzi di memoria ho potuto ricostruire "a che punto eravamo" con la storia e a seguirne il prosieguo.

Ricompaiono molti personaggi del primo libro, come Gwyllywm, Gabriel, Hulbert, Amber, si spiegano in parte i discorsi filosofici e scientifici che sono parte importante del motivo del contendere, e c'è una serie di colpi di scena e qualche redde rationem per porre fine a certe sfide iniziate due volumi fa. Chi ha letto i primi libri sa all'incirca cosa aspettarsi e non vuole certo anticipazioni eccessive, chi non li ha letti non inizierà certo da questo, per cui della trama e della capacità di raccontarla dirò solamente che Ceretoli è capace di gestire il suo materiale e di portare avanti una saga di ampio respiro.
Quanto allo stile, lo definivo poco scorrevole ai tempi della mia recensione sul Sigillo del Vento, oggi lo trovo un po' migliorato, e mi sembra che ci sia meno la tendenza a divagare, ma certamente gli amanti dell'ortodossia e dei manuali di scrittura storceranno il naso quasi a ogni pagina di questo libro e lo riterranno una difficile e tediosa lettura. Per me invece qui abbiamo una buona dimostrazione del fatto che, per quanto il ciclo sia lontano da quel che definirei un bello scrivere, se la storia dà degli stimoli le regole e le regolette si possono allentare un po'.

Le mie difficoltà con Il Sigillo del Fuoco (e il motivo per cui non ero andato avanti con il secondo libro del ciclo) vengono in realtà dai miei gusti personali sul fantasy, che sono distanti da quelli dell'autore (certamente non gliene faccio una colpa). A nani ed elfi presenti nel primo libro, tipi noiosi, ormai sfruttati, qui si aggiungono troppe scene di sesso per i miei gusti e un'università di magia. Per spiegare la questione delle scene spinte: a ognuno i suoi gusti, io non credo che sia il caso di esagerare se la trama non presenta la necessità; non è detto che un bel giorno non cambi idea, per adesso è così. Quanto all'università di magia, ho già avuto occasione di spiegare, per i tre lettori che mi seguono, come trovi questo concetto molto lontano dalla mia maniera di immaginare il magico. Decisamente un'università alla Harry Potter (senza bambinerie, per fortuna) con tanto di bullo cafone che trama ai danni dei bravi ragazzi e delle donzelle non è la trovata che cerco in un libro fantasy.

Ad ogni modo di queste mie idiosincrasie s'interesserà poco il lettore che è giunto fino a qui e che vorrà vedere come va a concludersi la storia. Magari una mia considerazione la troverà più stimolante: la storia dei Sigilli non è necessariamente finita qui, a mio parere la porta è apertissima per proseguirla. Ovviamente la decisione sta all'autore.

Ne approfitto per ricordarvi che, tempo fa, Mondi Immaginari ebbe il piacere di intervistare l'autore di questo ciclo: eccovi il link.



martedì 2 aprile 2013

Paprika

Come La Ragazza che Saltava nel Tempo di cui ho parlato reentemente, anche in questo Paprika è la mano di Yasutaka Tsutsui all'opera, stavolta in maniera molto più immaginifica e senza alcuna preoccupazione per sostenere con una spiegazione razionale la fantasmagoria delle immagini.
La storia parte da un congegno (DC Mini) usato dai terapeuti per entrare nei sogni dei pazienti di cui si occupano. Questa scoperta cade in mani sconosciute e si teme che ne venga fatto un uso sconsiderato. In realtà è la dottoressa Chiba che, sotto il falso nome di Paprika, utilizza la tecnologia anche al di fuori dell'istituzione che la controlla. Poiché la tecnologia del DC Mini è ancora imperfetta, lo strumento può essere usato in maniera non autorizzata da chiunque e per fini disonesti. Ed è ciò che avviene, chiaramente.

Il film diventa (volutamente) insensato, i sogni invadono la realtà con una folle parata che marcia per la città (con giocattoli, e pupazzi e bambole, allegri ma anche stranamente minacciosi). Il film ha un cattivo e dei buoni (che devono salvare la situazione disastrosa che è stata in effetti voluta da qualcuno) ma il tutto sembra un pretesto per mostrarci allucinazioni, colori e spettacoli di ogni genere. Abbiamo comunque la dottoressa Chiba-Paprika che viene aiutata da uno scienziato (infantile ma in gamba) e da un poliziotto, che lei stessa aveva curato, nell'arduo compito di scoprire chi ha creato tanto pasticcio. E nella vicenda i personaggi scopriranno, o verranno a patti, con aspetti di se stessi, o sentimenti che reprimevano.

Se c'è un messaggio, è quello dei pericoli della tecnologia, quando non è tenuta sotto controllo. Ma in fondo sotto la follia che pervade tutta la città con tante stranezze abbiamo una storia abbastanza tradizionale, con i buoni che alla fine rimettono le cose a posto. Film strano ma godibile.

lunedì 1 aprile 2013

La Ragazza che Saltava nel Tempo

Mi son visto, a prestito, questo DVD nipponico (autore della trama: Yasutaka Tsutsui). Pur non essendo un appassionato degli anime (e questo è anche mirato a un pubblico di ragazze) me lo son guardato abbastanza piacevolmente, anche se i tempi di questo film sono decisamente dilatati.
La storia verte intorno alle disavventure di Makoto, studentessa che inconsapevolmente si impossessa di un meccanismo dai poteri straordinari. La faccenda sarà spiegata più avanti in maniera molto zoppicante, basti sapere che Makoto può tornare indietro nel tempo e così porre rimedio a un sacco di guai e incidenti. La modalità del ritorno nel tempo è la cosa che mi è sembrata più loffia nel film: la ragazza deve saltare, più in là che le riesce se vuole un ritorno a un passato più lontano.
Makoto ha due amici con cui passa lunghi pomeriggi giocando a palla, e userà il suo potere anche per evitare la corte di uno dei due, oltre che per un sacco di motivi frivoli. Quando avrà sprecato più o meno tutti i "salti nel tempo" che le sono consentiti capirà da dove le era venuto questo dono e scoprirà di amare una persona. Storia di formazione ben riuscita con momenti un pochino noiosi, lascia (per me...) un'impressione nostalgica dell'età adolescenziale, dei lunghi pomeriggi da buttare via e degli anni scolastici che giungono al termine. Bizzarrie dei viaggi nel tempo a parte, c'è fantasia e belle visuali; La Ragazza che Saltava nel Tempo m'ha sorpreso positivamente.