venerdì 19 novembre 2010

Piccole soddisfazioni

La rivista Writer's Magazine, dopo la raccolta dei 365 racconti erotici di qualche tempo fa (l'accostamento alla durata dell'anno non è casuale), si ripropone come motore di un secondo esperimento della Delos Books, impostato intorno a un argomento diverso (horror) ma con una struttura simile. Racconti da una pagina (2.000 caratteri) scritti dai collaboratori, dai lettori della rivista, da chi vuole, con una tematica horror a piacere; se non si viene scelti si possono fare altri tentativi. Questo il regolamento per partecipare e i vincoli.
I selezionati avranno ciascuno a disposizione un giorno dell'anno per comparire con il loro racconto.
Sono lieto di dire che il mio è stato selezionato! Qui leggete una anteprima, se vi va.

martedì 16 novembre 2010

Perché non mi piace Matrix

In risposta a gentile sollecitazione, parlo di questo film, a metà tra la fantascienza e il fantastico. Poniamo come presupposto che lo abbiate già visto e cominciamo dalla fine, per togliercela di torno: Matrix in realtà non è solo un film, è una trilogia. I due seguiti (che in effetti sono un film solo, tagliato brutalmente in due per via della lunghezza) portano solo un paio di novità in quella che si afferma principalmente come una storia d'azione basata fin troppo sugli effetti speciali: ovvero l'accentuarsi del lato "mistico," per così dire, del personaggio di Neo, e il rilievo dato a personaggi che sono in effetti Intelligenze Artificiali che si interfacciano nella matrice. La prima cosa non mi ha convinto e mi è parsa ridicola, la seconda invece piacevole, non si vede tantissimo al cinema. Ma persa la sorpresa e la freschezza del primo film, la continuazione e la fine della storia sono stantie, anticlimatiche. I fratelli Wachowski forse avrebbero fatto meglio a evitare un seguito (salvo che per motivi di cassetta, ovviamente).

Matrix ha colpito per la cinematografia, le scene d'azione rallentate, l'originalità di certe scelte stilistiche, e per affidarsi a una premessa (tutta la realtà è una finzione) intrigante e piena di promesse per il prosieguo della storia (promesse a mio parere mantenute in parte). Ci porta un Keanu Reeves in forma, adatto per le parti dove bisogna avere un attore che sappia essere dinamico e radicato nel mondo reale e allo stesso tempo avere un "non so che" di saggio, filosofico o misterioso. Bella anche l'interpretazione di Laurence Fishburne (Morpheus) e brava perfino Carrie Anne-Moss in un ruolo che per definizione non mi piace, quello della action chick di turno, Trinity. Personalmente m'è piaciuto anche Joe Pantoliano nei panni di Cypher, il traditore.

Quello che mi ha dato fastidio è che la pretesa di profondità di questo film, tra discorsi pseudo filosofici e pseudo politici e qualche canzone arrabbiata dei Rage Against the Machine, sia stata presa così spesso sul serio. Qualcuno ha detto che Matrix è il Blade Runner degli anni 90, e la cosa mi fa orrore per la superficialità che certe opinioni rivelano.
Blade Runner è un film con un significato sociale e politico, più di quanto il suo stesso regista si curi di ammettere, ed è un classico che regge il confronto con i film moderni ancora oggi, mentre Matrix (che ha avuto una influenza estetica forte, ma ovviamente queste cose sbiadiscono velocemente al giorno d'oggi) gigioneggia con le apparenze, fa discorsi strampalati, parte da un discorso che si potrebbe supporre politico (una critica dell'alienazione e dei condizionamenti) e sfocia invece nella baggianata pseudoreligiosa, con un protagonista che diventa una sorta di incrocio tra Superman e Gesù Cristo (parole di chi ne è l'artefice, non mie).
E' un trionfo dell'effetto speciale e dell'apparire, è il classico prodotto dei nostri tempi dove grattando il marchio scintillante vedi che sotto non c'è un gran che.

Una cosa che mi fece rabbrividire quando vidi Matrix al cinema: il racconto semi-mitico della lotta fra uomini e macchine, quando gli uomini oscurarono il cielo per togliere l'energia solare che serviva alle macchine, e in risposta le macchine ridussero in schiavitù gli uomini usandoli come fonte di energia. E con questo Morpheus mostra un pila, facendo capire che un corpo umano vivo sarebbe una fonte di energia bioelettrica appetibile per le macchine. Ora, qualora il film fosse un capolavoro (e non lo è), sarebbe comunque gravemente minato alla radice visto che l'ambientazione si basa su una stupidaggine di questo tipo. Se gli umani anche da vinti hanno dato tali problemi a doverli mantenere in una realtà virtuale fatta apposta per loro, l'unica decisione ragionevole per le macchine sarebbe stata di eliminarli, una volta che li hanno avuti in pugno, per ricorrere a una fonte di calore ed energia meno difficile da gestire. Non che manchino i possibili esempi: mucche, pecore, cavalli... Se la contro-obiezione fosse che gli animali non si possono usare perché sono scomparsi (in effetti non se ne vede un gran che, nel devastato mondo reale), allora ancor più assurdo appare il finale della trilogia dove gli umani verranno liberati: senza bestiame come potranno nutrirsi? Dovrebbero continuare a mangiarsi la schifezza riciclata che veniva loro fatta assorbire nei bozzoli in cui erano prigionieri? Senza contare che, se Neo era già al limite dell'età in cui un uomo può esser staccato dalla matrice, allora questa liberazione dell'umanità al termine della trilogia sembra porre altri problemi insolubili.

Insomma, premesse contaminate di assurdità, pesanti (anche se non siamo al livello del remake di Ultimatum alla Terra di cui ho parlato quest'estate...), ma ancor più fastidiose perché nessuno sembra farci caso. Aggiungiamoci pure il fatto che l'ultima città sotto controllo degli umani, Zion, esiste come posto mitico di cui nulla viene spiegato: nei seguiti di Matrix la vedremo, a dir la verità, ma restano dei dubbi su come possa sussistere questa specie di ultimo bunker. Di cosa si nutrono i suoi abitanti? Da dove trae le risorse?

Detto tutto questo, Matrix sarebbe un film leggero ma anche piacevole qua e là, se non si prendesse così sul serio. E se non fosse stato preso così sul serio da qualcuno. Un fumettone gonfiato fino a essere analizzato dal punto di vista filosofico e religioso (c'è anche una setta nata da questo film, se diamo fede alla wikipedia).
Ma considerando che stavano per dare la parte di Neo a Nicolas Cage (che l'onnipotente ci protegga), poteva andare ancora peggio, direi.

sabato 13 novembre 2010

Off Topic: un film da non vedere

Aspetto (e probabilmente non vedrò mai) un film bello, forte, epico, senza frottole patriottiche ma senza dover necessariamente buttare tutto in vacca, sul risorgimento italiano.
Del film che esce in questi giorni, Noi Credevamo di Martone (mattone di circa tre ore) si può vedere una anteprima sul Corriere online: mi ha fatto cascare le braccia nel giro di una manciata di secondi. Classico film italiano che non può essere esportato oltre Lugano, dove in nome del realismo o di discorsi interni di noialtri si fanno le soltie scelte assassine, come recitare in dialetto (in certi momenti avrei avuto bisogno dei sottotitoli) o lanciare riferimenti alla politica di oggi. Quanto alla scelta coraggiosa, quella di raccontare il risorgimento "non come ce lo hanno fatto studiare a scuola," ma con tutta la schifezza e la cattiveria, è da vent'anni che vediamo solo spalare letame sul risorgimento. Che brillantezza intellettuale, che grande novità.
Mettiamoci una pietra sopra. Ma se per sbaglio qualcuno lo va a vedere, mi faccia sapere cosa ne pensa, per favore.

giovedì 11 novembre 2010

Brevissimo omaggio a Dino De Laurentiis

Veramente non ci avevo mai riflettuto, ma questo mostro sacro del cinema, che ci ha lasciati a 91 anni, è stato un campione del cinema fantastico (tra le altre cose, ovviamente).
Oltre ad aver dato vita a Conan, è anche il produttore di Dune e, meno importanti per me ma sempre noti agli amanti del fantastico, Flash Gordon e L'Armata delle Tenebre. Mettiamoci pure Barbarella, il remake di King Kong e Diabolik. Ma ce ne sono molti altri, parlando solo di quelli attinenti al fantastico, senza contare che questo produttore ha al suo attivo alcuni dei capolavori del cinema sia italiano che internazionale.
Se ne è andato un gigante, un protagonista di quell'epoca in cui l'Italia, senza neanche saperlo, ebbe una grandezza come non rivedremo mai più.

E-book: siamo già al colore?

Aspettavo con ansia gli speciali schermi (con tecnologia simile agli LCD ma molto meno assetati di energia) della PixelQi: pare che li vedremo sul prossimo Kindle, ragione già buona per raffreddare i miei entusiasmi (non amo Amazon, non amo i DRM).
Ma poi arriva questo, uno schermo E-Ink a colori grazie al perfezionamento degli attuali schermi non retroilluminati.
Quindi siamo già arrivati all'ebook a colori. Sarà poi vero?

mercoledì 10 novembre 2010

Il Labirinto del Fauno

Un film spagnolo, e un fantasy che non è un fantasy, a quanto pare. Guillermo del Toro ha detto più volte di non essere molto entusiasta riguardo al genere. Esplicitamente: dichiarazioni come "non mi piacciono gli omini coi piedi pelosi e i draghi..." (strano, per uno che avrebbe dovuto dirigere Lo Hobbit).
Tuttavia in questo film il regista ha fatto ricorso al mondo delle favole per spiegare il percorso di ribellione di una ragazzina, e il risultato è un mondo fantastico che, sebbene sia evidente che esiste solo nella mente della giovanissima Ofelia (Ivana Baquero), riesce a sorprendere, impaurire e accattivare al tempo stesso.

Il Labirinto del Fauno (traduzione semplice e ineccepibile una volta tanto, ma in inglese è diventato il Labirinto di Pan) si svolge nella Spagna del 1944 governata da Franco, nel periodo in cui la guerriglia manteneva ancora un piede in qualche zona rurale e veniva soffocata poco a poco dalla milizia nazionalista. Se vogliamo aprire una brevissima nota storica: Franco emerse come capo in un gruppo di leader militari che nel 1936 si ribellarono a un governo democratico portandosi dietro la massa dell'esercito regolare; dopo un periodo di incertezza prese decisamente il sopravvento e nel 1939 soffocò il governo repubblicano. La Spagna tornò alla democrazia solo dopo la morte di Franco.

Questo è il vero tema di cui vuole parlarci il regista. La storia si svolge attorno a un piccolo avamposto tenuto dalla milizia franchista, un manipolo relativamente modesto ma comandato da un uomo crudele e dalla volontà di ferro: il capitano Vidal (Sergi Lopez). E' un cattivo da favola, rigido e odioso come più non si potrebbe; però come personaggio, visto il contesto, non è irrealistico.
I suoi avversari sono i guerriglieri, che vengono dipinti come i buoni della storia.
Questa è ovviamente una visione politica del regista. Se volete prendere due piccioni con una fava, acquistando Omaggio alla Catalogna di George Orwell combinerete un'ottima lettura con una visione un po' più sobria su come andassero le cose nella fazione repubblicana.

Attorno alla lotta fra Vidal e i guerriglieri vi sono diversi personaggi: Carmen, moglie di Vidal e madre di Ofelia, incinta, malata e stanca. Si capisce subito che Vidal tollera la poco disciplinata Ofelia, che non è figlia sua, solo perché Carmen sta per dargli un erede (che egli vuole maschio); anche nei confronti dei notabili della zona, che ovviamente rispettano Vidal, Carmen e Ofelia sono mostrate in difficoltà e in inferiorità. Mercedes, la domestica, è sorella di uno dei guerriglieri, e li aiuta come può. Anche il Dottor Ferreiro collabora segretamente con i ribelli, prestando loro le cure mediche.

In questo ambiente terribile Ofelia, una bambina che si trova ad affrontare un universo di odio, fantastica sull'incontro con un Satiro che le parla un mondo incantato, di cui lei è la principessa e in cui potrebbe ritornare. Le prove che Ofelia deve superare sono impressionanti come le creature che incontra: queste sono state create con grande perizia, facendo risaltare tutto l'orrido e lo spaventoso che ci può essere nell'universo della fiaba (l'Uomo Pallido decisamente è il mio preferito). Lo stesso Satiro è una figura tutt'altro che compassionevole e a suo modo sinistra. A parte i riferimenti mitologici e i richiami alle figure della tradizione pagana (Pan, il mondo sotterraneo degli dèi inferi, ecc...) il tema portante è l'anima ribelle di Ofelia che crea la propria realtà alternativa a un mondo insopportabile, e alla decisione, che sviluppa in questa realtà, di disobbedire sia a Vidal, sia a sua madre che la voleva acquiescente di fronte a un mondo dove la realtà è crudele ed è inutile illudersi con le favole.

Il film non è facilmente interpretabile con una banale categoria, comunque. E non ha il semplice e lineare lieto fine che ci si potrebbe aspettare da una storia del genere. (Attenzione, saltate al paragrafo successivo se non volete leggere particolari della trama). Ofelia non è premiata per il coraggio di continuare le sue prove, il Satiro non è un personaggio benevolo, il successo arriverà solo in un'illusione mentre la ragazza è in agonia, e sebbene i ribelli colgono la vittoria su Vidal, lo spettatore sa (se conosce un po' la storia, beninteso) che sono condannati ad essere sconfitti.

Punti forti di questo film sono le grandi interpretazioni degli attori (soprattutto la Baquero, ma non solo) e l'ottima resa del mondo fantastico, ottenuta con un budget non astronomico. Storia e finale lasciano dei dubbi e sono aperti all'interpretazione, e non è detto che sia una cattiva cosa. Soprattutto, nella crudezza della storia che narra, anche se c'è una ragazzina come protagonista è un fantasy decisamente adulto (se lo vogliamo vedere come fantasy, sperando... di non offendere il regista). Di questi tempi non è qualità da poco.