
Esordire tramite Lulu.com è lavoro tra i più assurdi e disperati. Anche perché (esperienza personale, come cliente) se qualche raro lettore piazza un ordine, i libri possono anche non arrivare, nonostante da Lulu si impegnino volonterosamente a spedirli due volte.
Ecco perché, quando Adriano Allora ha annunciato sul suo blog la pubblicazione di Un Tiro Perfetto mi sono scaricato la copia digitale per poterlo leggere e dire la mia. In realtà, va precisato, l'autore non è Adriano Allora, che ha fatto da prestanome per un/una tal Seymour Seamoore (uno pseudonimo).
Cominciamo a dire che il libro parte malissimo. C'è una pagina di note che spiega l'esistenza di diverse razze intelligenti (ma con nomi piuttosto simili, per confonderti meglio), e riversa già una carriolata di noia sul lettore. E' come se lo scrittore dicesse: visto che non ho voglia di introdurti all'ambientazione del mio mondo, te ne anticipo un po', tieni: studiati questa paginetta, così dopo capirai meglio.
In effetti purtroppo la storia è molto legnosa, soprattutto all'inizio, proprio per questa ambientazione variegata, complessa e spesso spiegata poco e male.
Ogni cosa che succede è riferita a qualche Tradizione o a qualche altra particolarità storica, etnografica ecc... così otteniamo tanti riferimenti a questo mondo tribale e alle sue credenze e magie, abbiamo tutto salvo una trama che mostri davvero di andare da qualche parte (più avanti migliora, per fortuna). C'è evidentemente un mondo ben sviluppato alla base di Un Tiro Perfetto: purtroppo chi ha scritto il libro non ha saputo frenarsi ed esporre quello che era indispensabile, e ha voluto fare il compito in classe in cui ci spiega di tutto e di più. Io sono uno che alle ambientazioni ci tiene abbastanza, ma ci tengo anche all'equilibrio e al divertimento, e penso che il dettaglio di come i membri della tribù riescano a contare fino a x (non mi ricordo quanto) con le sole dita delle due mani sia una di svariate cose di cui ai lettori fregherà poco-niente (so che non ha fregato niente a me), e comunque entrar troppo in minuzie mi pare che tolga alla storia anziché aggiungere.
Meno sconcerto mi ha dato l'adozione del narratore onnisciente. Una comodità di cui lo scrittore farebbe meglio a fare uso scarso o nullo, forse, ma dire così è dogmatico; non si può sostenere a priori che sia sempre e comunque negativo (e ci sono mille esempi nel fantasy in cui lo si adopera). Però qui capita che sia usato male, ad esempio nelle scene in cui il punto di vista salta continuamente e in maniera disorientante da un personaggio all'altro. In una scena in cui lo scrittore voglia entrare nel pdv interiore di più di un personaggio nel giro di poche righe dovrebbe saperlo fare con molta buona grazia. Frank Herbert in Dune ci riesce. Un esordiente quasi di sicuro non ci riesce, quindi sarebbe meglio non provarci.
Un altro problema è la piattezza dei personaggi. All'inizio paiono più simboli che persone (Aessin, quello col titolo di Guida di morte, è l'energia e l'iniziativa, la capacità di innovare e di adattarsi alle situazioni, mentre l'anziano fa il conservatore, la Regina deve essere garante della tradizione ma pensa anche al bene del popolo, ecc...). Nel corso degli eventi molti di questi personaggi raggiungono una qualche individualità ma il libro resta stranamente poco emozionale, anche quando succedono cose trucide o i personaggi sfoderano epiteti di ogni genere.
Con tutto ciò, la storia è interessante (se no, mi sarebbe stato impossibile finire il libro): accade molto sia sul piano personale che su quello della società in cui i protagonisti si muovono. Si rompono degli equilibri che la tribù seguiva da tempo, si devono cercare nuove leggi, nuovi modi di vivere, bisogna affrontare un periodo in cui cambia tutto. Ci sono degli eroi e ci sono personaggi a cui ci affezioniamo: qualcuno ce la farà e qualcuno no. E' una bella trama. Ma per me il libro andrebbe riscritto da capo, cambiandone radicalmente lo stile.

