venerdì 12 maggio 2017

Tecnica di una sconfitta

Torno alla Francia, di cui ho parlato non molto tempo fa nell'articolo sulla Francia di Vichy, per esaminare il periodo immediatamente precedente. Ovvero la sua sconfitta nella Seconda Guerra Mondiale. La caduta della Francia nel 1940 forse sembra oggi meno strana e strabiliante di quanto sia apparso all'epoca, ma è un esempio interesante di cattiva gestione di un problema militare, e perciò è rilevante parlarne ancora oggi.

In pratica questa fase del conflitto durò poche settimane e, quasi subito, fu chiaro che gli Alleati avrebbero perso. Da parte tedesca, ci si aspettava una dura lotta coi Francesi e la vittoria fu una sorpresa grandissima anche per quelli che l'avevano guadagnata.


Brillantezza strategica tedesca?
Di fatto il piano elaborato da Von Manstein, che creava una sorpresa strategica forzando il passaggio in una zona dove non era facile aspettarselo, fu brillante, anche se adottato più che altro perché il precedente piano era finito per sbaglio in mano nemica.

All'inizio della Prima Guerra Mondiale i Tedeschi avevano violato la neutralità del Belgio e lanciato un lungo "gancio destro" che attraversava quel paese e calava sulla Francia da nord (Piano Schlieffen). Nella Seconda Guerra Mondiale l'intenzione era di ripetere qualcosa del genere, poi venne adottato il piano Manstein che prevedeva uno sfondamento al centro, nel difficile terreno delle Ardenne, e una conversione verso il mare. Questa mossa se fosse riuscita era molto promettente perché i Francesi si ripromettevano proprio di andare a fronteggiare i Tedeschi in Belgio e quindi si sarebbero fatti tagliare fuori. È proprio quello che è successo, le migliori truppe francesi (e il corpo di spedizione britannico) caddero in trappola.
Nella mappa qua sotto, con il numero 2 il piano francese, con il numero 3 quello tedesco che (riuscendo fulmineamente) tagliò fuori buona parte delle migliori truppe francesi e il corpo di spedizione inglese. Le Ardenne sono una zona collinosa e boscosa, dove i Tedeschi soffrirono enormi ingorghi stradali - ma passarono.


Forse è stato un enorme colpo di fortuna. Ho giocato qualche wargame, intendo dire quelli vecchi con le pedine di cartoncino, e so che non c'è verso di ripetere la stessa mossa o una simile. Il fronte era estremamente fitto di unità militari, era fin troppo facile per il giocatore francese mettere una caterva di soldati a difesa di ogni punto debole. Buone o meno buone, le simulazioni non permettevano di ripetere una manovra del genere. Certo che quando giochi un wargame sai come sono andate le cose e non ti fai fregare nello stesso modo...

Ma a mio parere i Francesi avrebbero perso in ogni caso, magari con maggiore resistenza e spargimento di sangue. Erano rimasti incredibilmente indietro nell'arte militare, e nonse ne erano resi conto (lo storico ebreo francese Marc Bloch, partigiano, ucciso dai Tedeschi nel 1944, poco dopo i fatti sosteneva già che questa arretratezza della leadership militare fosse la causa principale).

I Francesi erano in inferiorità?
No. In verità gli Alleati godevano di superiorità numerica praticamente in tutti i settori, con una approssimativa parità nella fanteria. I carri armati alleati erano di più (3.400 a 2.500 circa), l'artiglieria superiore. L'aviazione era all'incirca alla pari ma i Francesi e i Britannici avevano molti aerei in posizioni ininfluenti (aerei britannici in Inghilterra, francesi nell'impero coloniale) mentre quelli tedeschi erano nel luogo dello scontro. Si può dire che gli Alleati avrebbero potuto contrastare la superiorità aerea tedesca ma non si impegnarono a farlo, anche perché i Francesi avevano una bassissima prontezza operativa, ovvero la maggior parte degli aerei erano a terra in riparazione.

Debolezza morale e politica francese.
Uno dei motivi reali della sconfitta è che i Francesi non sempre misero nella lotta la necessaria determinazione, anche se tutto sommato morirono in parecchi. Ai tempi si parlò (abbastanza retoricamente) di declino morale, di corrosione degli spiriti dovuta al governo del Fronte Popolare, che comprendeva i comunisti. Questo governo durò dal 1936 al 1938, succedendo a un periodo di forti tensioni politiche. Non era certo un governo così estremo come i suoi detrattori volevano fare credere, basti pensare che nei contronti della guerra civile in Spagna i Francesi fecero ben poco per salvare la repubblica (governata dai comunisti). Si dibattevano però questioni salariali e sociali, la società era divisa.

Visto da una prospettiva più lontana direi che, si butti la colpa addosso a chi si vuole, quello fu un periodo di profondi dissidi interni nel paese, di rancorosa disobbedienza nei militari (certamente di destra), e di lassismo e disfattismo proprio in anni in cui si sarebbe dovuta creare la preparazione militare per la guerra. Con un clima di sfiducia verso i politici corrotti poco inferiore a quello di oggi. Nello stesso tempo i Tedeschi si preparavano alla rivincita del 1918 con ben altra coesione. Ma la colpa non era solo dei "rossi." I conservatori francesi più che a resistere a Hitler pensavano a una sterzata verso i valori tradizionali, e l'avrebbero avuta, con la Francia di Vichy... ma per poco tempo.


Heinz Guderian, il mago dei carri armati


Il mito della linea Maginot e la debolezza della guerra difensiva
Ampiamente ridicolizzata, la linea Maginot, ovvero le imponenti fortificazioni di confine francesi, aveva una base razionale per la sua esistenza. Come popolo i Francesi erano meno numerosi dei Tedeschi e nella Prima Guerra Mondiale non solo ne erano morti moltissimi, ma avevano messo al mondo pochi figli perché i soldati ottenevano pochissime licenze per andare a casa. All'avvicinarsi della resa dei conti con i Tedeschi la presenza di queste classi "vuote" era ovviamente drammatico. L'idea di risolvere il problema con la costruzione di grandi fortificazioni potentemente armate non era perciò del tutto campata in aria, ma creò altre diffcoltà. Innanzitutto solo sul fronte italiano il suolo favoriva nettamente la difesa. Inoltre le fortificazioni non furono estese nel tratto al confine con il Belgio, infatti c'era l'idea che gli Alleati sarebbero andati là per difenderlo dall'attacco tedesco, il che contrastava con l'ipotesi di creare un cordone di fortezze per isolarlo. La neutralità belga, riconfermata nonostante questi tentativi francesi di incoraggiare un atteggiamento più fiducioso, impose un ripensamento dell'ultimo minuto, e si cercò di estendere la Maginot quando non c'era più il tempo di costruire fortificazioni in grande stile.

Aggiungiamo che queste fortezze tolsero comunque denaro necessario per altre realizzazioni importanti. I Francesi in teoria avevano un piano equilibrato, tenere con le fortificazioni una parte del fronte e fare la guerra offensiva nel restante, ma in pratica la Maginot creò una mentalità difensiva, di reazione a quello che avrebbe fatto il nemico. Infine nessuna fortificazione nella storia si è rivelata invincibile. L'attaccante ci mette tempo, deve studiare dei metodi, talvolta deve pagarla cara, ma le fortificazioni le può sempre eliminare, se è più forte sul campo.

Le tattiche militari tedesche erano superiori?
La risposta breve: sì. Risposta più articolata: per quanto il concetto di "guerra lampo" sia nato più come spiegazione a posteriori che come tecnica predeterminata per vincere, i Tedeschi avevano studiato un approccio di guerra mobile con grande enfasi sull'azione coordinata e senza perdite di tempo. Affidandosi per la manovra ai pochi reparti motorizzati e corazzati (la maggioranza andava a piedi), si affidavano alla radio per trasmettere ordini e informazioni e usavano formazioni concentrate di carri armati per spezzare le linee difensive, affidandosi alle unità motorizzate per le penetrazioni in profondità. Un libro interessante (The breaking point, Sedan and the fall of France, 1940 di Robert Doughty) mostra come nel luogo decisivo in cui i Tedeschi attraversarono la Mosa, per poi dilagare nelle Ardenne, i Francesi inzialmente stroncarono a raffiche di mitragliatrice i tentativi di guadare il fiume. Con l'aiuto dell'artiglieria, che tirava direttamente nelle feritoie dei bunker, alla fine gli attaccanti traghettarono fanteria e carri armati. Dopo di che fecero fuori le fortificazioni francesi, che non ricevevano né ordini né rinforzi. Questo è un esempio della capacità tedesca di coordinare armi diverse nell'azione, un'abilità che gli Alleati non padroneggiarono mai del tutto. E anche la flessibilità tattica tedesca, l'abitudine di prendere decisioni e arrangiarsi sul posto senza consultazioni con i quartieri generali. Si aggiunge il fatto che i comandanti tedeschi erano spesso nelle prime linee a vedere di persona quello che andava fatto. Con la radio erano comunque in contatto coi comandi, che sbrogliavano per loro le questioni secondarie come ad esempio la logistica. Infine, gli ufficiali Tedeschi erano preparati per sostituire i loro superiori in caso di necessità, pertanto, nonostante molti siano finiti tra le perdite, l'offensiva non si fermava.
Per quanto riguarda le armi, non erano eccezionali ma in buona parte moderne, razionali e adeguate al tipo di guerra che si sarebbe combattuta.



Leadership politica e militare assente o terrorizzata
I Francesi persero anche perché si aspettavano di perdere. Dopo la dura pace imposta a Versailles cercarono di tenere la Germania schiacciata con una intransigenza che non fece altro che farne montare il rancore. Poiché gli Inglesi non si volevano impegnare a difenderli ma restavano sul vago (atteggiamento forse poco intelligente, perché poi dovettero per forza combattere insieme), i Francesi nel periodo fra le due guerre si vedevano alle prese con un nemico sempre più forte e sempre più incattivito. Non erano meglio i comandanti militari, impegolati nelle risse politiche francesi. E poi erano lenti nel prendere decisioni. De Gaulle fu il solo leader francese che tentò un contrattacco come si deve quando i Tedeschi dilagarono.

Tattiche militari superate
I Francesi erano rimasti alla Prima Guerra Mondiale, con un immobilismo mentale pari a quello dei peggiori generali italiani. Di fatto un esercito che si affidava ai portaordini e ai telefoni da campo, con i comandanti infossati nelle retrovie, fiduciosi che i fronti non potessero muoversi velocemente e ammalati di mentalità difensiva, finì per sembrare un esercito che si muoveva al rallentatore mentre i Tedeschi gli giravano intorno come volevano.
Basti pensare che nel 1939 mentre quasi tutto l'esercito tedesco era impegnato a schiacciare la Polonia i Francesi se ne restarono con le mani in mano, perdendo un'occasione d'oro per mettere la Germania in crisi con un'offensiva.
I carri armati francesi, salvo un piccolo numero di formazioni blindate, erano sparpagliati lungo tutto il fronte, il che rendeva inutile averne così tanti. Gli aerei non avevano grande flessibilità tattica e i bombardieri furono usati troppo poco.


Caccia Morane

Armamento superato
L'armamento francese in alcuni casi era adeguato, in altri era antiquato, in un caso particolare era teoricamente forte ma con un difetto fatale. Questo ultimo caso è quello dei carri armati. Nel 1940 i Tedeschi non avevano i mostri corazzati invincibili che si vedono nei film, per cui i carri francesi risultavano ben corazzati e dotati di armamento pari o anche superiore. Del resto siccome i Tedeschi e gli Italiani ne riutilizzarono parecchi, qualcosa dovevano valere. Ma spesso non avevano la radio, e per risparmiare erano stati costruiti con le torrette troppo piccole, il che significa che il comandante del carro armato doveva guardare fuori, prendere decisioni, scegliere i bersagli, caricare il cannone e sparare, dire al guidatore dove andare, e parlare alla radio (se c'era). Questo era come diminuire radicalmente il valore del mezzo.
Inoltre anche i Francesi, come gli Inglesi, dividevano i carri armati in mezzi "da cavalleria" veloci e leggeri, e "da appoggio alla fanteria," più statici e corazzati, mancando quella via di mezzo più efficace scelta dai Tedeschi. Ma il problema maggiore per quanto riguarda i mezzi corazzati era dottrinario: i Tedeschi li concentravano per sfondare il fronte avversario, gli Alleati li sparpagliavano quasi tutti inutilmente per rinforzare le unità di fanteria lungo la linea.

Anche gli aerei erano stati costruiti al risparmio. Il caccia più diffuso, il Morane SM406, arrivò ai reparti nel 1938 ed era già superato, lento rispetto ai caccia tedeschi. I modelli (ad esempio lo statunitense Curtiss) comprati all'estero arrivarono in piccoli numeri e troppo tardi. La manutenzione era scarsa e gli aerei francesi spesso dovevano rimanere a terra, quindi i Tedeschi li distruggevano attaccando gli aeroporti. Inoltre i Francesi usarono poco i bombardieri mentre i Tedeschi, dove serviva, potevano chiamare la Luftwaffe e vederla arrivare in qualche decina di minuti.

Questi difetti negli armamenti vanno considerati alla luce della rapida evoluzione delle armi dell'epoca. Negli anni venti e trenta (del secolo scorso) l'evoluzione tecnica era veloce e un aereo o un carro armato diventava obsoleto nel giro di 5 o 10 anni, o anche prima, mentre oggi vanno ancora a spasso aerei e carri armati con una ventina o più di anni sulle spalle. Nessuna potenza era in grado di rifare tutto l'armamento e poi buttarlo via nel giro di qualche anno, ma i Francesi, come del resto gli Italiani, spesso costruivano dei mezzi che erano inadatti fin da quando entravano in servizio.

Il Generale Weygand, che comandò le forze Alleate quando
la campagna era ormai compromessa

Cosa ci insegna la storia della Francia nel 1940?
Se uno si serve di questo evento per la base di una narrazione (o gioco di ruolo), la caduta della Francia è il classico colpo di fulmine, l'evento incredibile. Mentre altri avvenimenti storici (Roma saccheggiata dai barbari, per esempio) sembrarono ai contemporanei orrendo imprevedibile presagio, e però c'erano tutti gli elementi per capire che prima o poi sarebbe successo, qui siamo di fronte a una vicenda complessa, la cui conclusione sembra impossibile, a priori.

Fatto che dovrebbe indurre a una riflessione, i Francesi avevano, non senza delle ragioni, vissuto l'intervallo fra le due guerre con timore della vendetta tedesca. Mi viene quasi da forzare la realtà e dire che siccome si vedevano sconfitti, sono stati sconfitti. Ma ovviamente non c'è solo questo e non è nemmeno vero, i generali Francesi erano fiduciosi di farcela, perché, se la guerra si fosse svolta come volevano loro, avrebbero vinto.

Una società divisa non riesce a lottare contro un nemico esterno, e questo è un monito politico che vale anche per oggi, per quanto stando sotto l'ombrello nucleare occidentale le cose dannose che ci possono succedere sono di altro genere.

Altro insegnamento: un'arma che sembra invincibile in realtà può avere difetti che la rendono tutt'altro che efficace. Così gli apparentemente fortissimi mezzi corazzati francesi non erano tanto validi, e la loro aviazione, che pure ha eliminato un discreto numero di aerei tedeschi, non era così utile. Oggi c'è chi dice che le portaerei, cardine del potere aeronavale USA nel mondo, siano fin troppo vulnerabili dai missili lanciati da terra. Hanno fatto il loro tempo, possibile? Difficile che lo si venga a scoprire senza fare la Terza Guerra Mondiale, ma sarebbe una grande sorpresa se così fosse.

Ho evidenziato come almeno in teoria i Francesi non pensassero di chiudersi nei bunker della linea Maginot stando unicamente sulla difensiva, ma comunque costruire fortezze fa nascere una mentalità troppo difensiva, e una mentalità difensiva è spesso una mentalità perdente.

In verità il crollo di schianto della Francia resta difficile da capire anche oggi, ma altri avvenimenti simili mostrano che chi sapeva usare i mezzi militari del tempo godeva di immensa superiorità verso chi non ne era capace. Le prime settimane della campagna in Russia, o la disfatta italiana in Libia-Egitto della fine del 1940 (per mano di O'Connor, uno dei più geniali generali britannici) hanno mostrato altri esempi di grosse forze militari che cedono di schianto.
Questo potrebbe succedere ancora in futuro.







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