venerdì 11 settembre 2015

The Heroes

Proseguendo nella grande esplorazione del mondo della Prima Legge, ho affrontato The Heroes. [Nota: in questa recensione anticiperò certi eventi della trilogia ambientata in questo mondo]. Qui Joe Abercrombie ci riporta in quello che, a mio parere, è il luogo meglio descritto del suo mondo immaginario (non uno dei più memorabili del fantasy, nel complesso, se volete la mia impressione): il Nord. I nordici sono una specie di scandinavi con un che di celtico o di germanico (vichinghi? sembrano quasi, ma non li si vede compiere grandi avventure marinaresche). Sono rozzi guerrieri di un mondo diviso in clan, mai unificato del tutto, una terra di conquista per l'Unione ma poco redditizia, e invasa pagando un prezzo parecchio salato. Insomma un mondo che è perennemente in guerra. I tratti caratteristici dei nordici sono abbastanza pochi ma pittoreschi: certi modi di dire che vengono ripetuti spesso, i codici d'onore, la divisione sociale nelle caste di guerrieri, l'impetuosità in battaglia, l'amore per le storie leggendarie e le bevute, la facilità con cui gli sconfitti fanno una brutta fine (ma talvolta anche il rispetto esistente tra avversari, a seconda dei rapporti personali), le faide e i duelli. E anche i nordici hanno un vicino che temono, in quanto c'è gente ancora più rozza e dura di loro, i selvaggi che vivono oltre il fiume Crinna.
La traduzione italiana della trilogia, bella o brutta che sia, non mostra una gran scelta di nomi per quanto riguarda le caste guerriere, dando il brutto appellativo di Scagnozzi ai Carl (ispirati direi agli scandinavi huscarl) soldati professionali al servizio di un capo, e il bruttissimo Asserviti ai Thrall (servi o contadini armati alla meglio, ma non necessariamente poco competenti nel combattimento): entrambi erano termini non semplici da tradurre bene, ma era difficile anche fare peggio di così. Meno ostici da tradurre i Named Men, i Nominati, i guerrieri famosi.

La trilogia terminava con [attenzione: inevitabile anticipazione, saltare la frase] la sconfitta del tiranno Bethod e la vittoria di Logen Novedita, vittoria che durava molto poco in quanto subito uno dei compari di Logen, Black Dow, si impadroniva del trono uccidendolo (forse) [fine anticipazione.]

In The Heroes l'Unione affronta Black Dow, re del Nord, in un conflitto che sfocerà, più o meno per caso, in una battaglia decisiva combattuta con molta ferocia da entrambe le parti. Parte tutto da una collina con delle antiche colonne di pietra, una specie di Stonehenge, che dovrebbe celebrare alcuni eroi del passato: da qui il titolo del libro. Una pattuglia di nordici alleati dell'Unione viene affrontata da un gruppo di truppe esploranti al servizio di Black Dow, ma non avverrà uno scontro. I due capi si conoscono e la collina viene ceduta spontaneaente. Poi passerà di mano con il sangue, ci saranno alcuni giorni di intensa lotta negli immediati dintorni e sulle pendici: quasi una battaglia napoleonica, in cui vari condottieri del Nord, non tutti veramente in buoni rapporti fra loro, daranno filo da torcere alle numerose truppe dell'Unione, guidate dal solito misto di generali competenti ma con poca fantasia, di coraggiosi imbecilli e di idioti completi. Non c'è un leader di spicco dell'Unione e del resto è il mago Bayaz che, in maniera neanche troppo sotterranea, tira le fila della campagna.

Nell'intrico di eventi, tra attacchi e contrattacchi, trattative, stratagemmi e tradimenti, meschinità e codardia, eroismo e disillusione, e ovviamente parecchia crudeltà, Abercrombie segue le vicende di alcuni personaggi primari e diversi secondari, e in un caso mostra un'alternanza in cui diversi di questi ultimi incontrano la loro sorte, passando dal punto di vista del caduto a quello dell'avversario che lo uccide, fino a che questo non viene spacciato a sua volta, e così via.

C'è un personaggio femminile importante, Finree, figlia e moglie di importanti ufficiali dell'Unione, una donna ambiziosa che sospinge con eccesso di zelo le fortune della carriera di un marito coraggioso e onesto (Brock). Dal momento che la famiglia di lui è in disgrazia e lei vuole riscattarne a tutti i costi le sorti, non ho trovato la sua ambizione così odiosa. Del resto passerà attraverso un purgatorio piuttosto aspro (non anticipo altro).

L'ufficiale Bremer dan Gorst, avversario di Jezal Van Luthar in un importante duello che ricorderanno coloro che hanno letto la trilogia, è in disgrazia per non aver protetto il proprio sovrano adeguatamente durante un tragico fatto di sangue narrato in un altro dei libri autoconclusivi (Best Served Cold, ovvero Il Sapore della Vendetta, di cui ho recentemente parlato). Gorst così viene inviato al Nord ma non ha veri e propri incarichi, e tutti lo considerano un fallito. Si sente patetico e ridicolo ma mostrerà una forza incredibile e un coraggio quasi suicida nel tentativo di riscattarsi. Quasi impossibile per il lettore non sperare che ce la faccia.

Uno degli uomini di fiducia di Black Dow è Curnden Craw, capo di un manipolo di coraggiosi Nominati. All'inizio del libro riesce a prendere la collina senza dover combattere, e il lettore avrà modo di seguire le vicende della sua squadra. Un uomo che fa le cose alla "vecchia maniera," come tutti gli riconoscono, quindi un nordico onorevole e coraggioso, a cui non piace moltissimo il proprio signore, ma che sarà portato, per la propria rettitudine morale, a stare dalla sua parte. Stanco e acciaccato, Craw vorrebbe lasciare una vita di violenza e ritirarsi a vivere pacificamente la vecchiaia, immaginando una tranquilla vita in campagna. Otterrà quello che vuole?

Il principe Calder, figlio di Bethod, sovrano del Nord scalzato da Logen Novedita, ha praticamente un piede nella fossa, perché la sua presenza (e quella di suo fratello) è assai incomoda per l'attuale sovrano. Calder peraltro ha un aspetto positivo, quello di avere una mente abbastanza acuta e di non essere dominato da istinti di aggressione sanguigna, il che lo renderebbe prezioso, tra i leader del Nord. Purtroppo è anche piuttosto vigliacco e assai poco portato a farsi valere in battaglia, facendo una pessima figura di fronte a Scale, il fratello, che invece è il solito bestione valoroso e ha tutta la fiducia dei soldati della casata. Calder, per astuto che sia, è anche un po' troppo provocatore e non sa nascondere le ambizioni verso il trono, il che è un bel guaio e rende più probabile la sua dipartita. Come se la caverà?


Per completezza ricordo il solito conflitto per procura tra le vere potenze del mondo della Prima Legge, in questo caso la maga Ishri che appoggia i nordici e Bayaz dalla parte dell'Unione. Questa storia nella storia è tutto sommato piuttosto loffia e l'autore sembra non sapere veramente cosa farsene, in quanto il collegamento con gli avvenimenti narrati è stato efficace solo nella trilogia e anche lì non mi è parsa la parte meglio riuscita. Abercrombie mise a segno il suo colpo di genio (lo dico un po' ironicamente) mostrandoci una figura alla Gandalf che porta alcuni personaggi in capo al mondo in una cerca, facendo una specie di parodia delle storie eroiche alla Tolkien: la cerca non conclude un accidente e Bayaz in realtà, scopriamo, è un grandissimo bastardo che tiranneggia metà del mondo. Bayaz/Gandalf in verità è Sauron (e anche Logen Novedita con lo scorrere degli eventi diventa più che altro un personaggio insensatamente violento). Applausi. Ma poi con questo mago, e coi suoi diretti avversari, tutta gente troppo potente per poter poi fare finta che non esista, l'autore non sembra davvero sapere cosa fare.

Comunque per quanto sanguinolento sia, The Heroes è uno dei libri di Abercrombie che ho apprezzato di più, sicuramente superiore a Best Served Cold. L'autore mostra, come al solito, un sacco di violenza ma anche di considerazioni implicite ed esplicite sull'inutilità del massacro, per cui potrei quasi dire che il maestro del fantasy brutto sporco e cattivo diventa, sia pure indirettamente e per paradosso, uno scrittore moraleggiante. Il migliore Abercrombie è forse quello che, dopo aver ricordato come sua missione tutti gli aspetti più lerci dell'umanità, rinuncia a rotolarcisi dentro e non invita il lettore a fare altrettanto.

Noticina finale: se vi piacciono le cartine nei libri fantasy, leggete The Heroes sulla carta e non sul kindle.



3 commenti:

M.T. ha detto...

La trama e gli intrecci non sono i punti di forza di Abercrombie e nemmeno il cosiddetto apparato magico (davvero misero): è con la caratterizzazione dei personaggi che cattura il lettore. E The heroes è il romanzo in cui ha dato il meglio della sua realizzazione.

Bruno ha detto...

Nell'ambientazione, come ho scritto, i "Northmen" mi sono sembrati abbastanza ispirati. Styria tutto sommato Ok. L'Unione purtroppo sembra un po' un palcoscenico di cartapesta, ed è un problema perché compare quasi sempre. Red Country con quell'incontro tra fantasy e tipica storia western.... oddio. Ne parlerò in futuro.

M.T. ha detto...

Causa il prezzo del cartaceo, Red Country non l'ho preso. Anche se c'è da dire che rispetto ai primi tempi, quando ho letto The Heroes e poi gli altri romanzi, l'attrattiva verso questo autore è scemata. Se ci si aggiunge che dalla lettura di estratti in rete e dai vari commenti non ne sono rimasto convinto, il quadro è fatto.