giovedì 11 aprile 2013

Oblivion

Ero scettico riguardo a questo film di fantascienza nonostante la presenza di vari nomi di richiamo (Ovvero Tom Cruise, Morgan Freeman, Olga Kurylenko), un po' perché avevo letto delle recensioni negative, un po' perché amo poco Tom Cruise, e infine perché il regista, Joseph Kosinski, ha al suo attivo titoli che mi interessano poco.
Tutto sommato invece l'esperienza è stata positiva. Andando con ordine, abbiamo una situazione postapocalittica, con la Luna sbriciolata in frammenti e tutto il mondo devastato: la premessa è che vi sarebbe stata una guerra contro degli invasori, gli Scavengers, che hanno creato tutto il disastro. Dopo l'attacco c'è stata una feroce difesa da parte degli umani con uso di armi atomiche, e una ritirata finale, dopo aver vinto la guerra contro gli invasori, perché la Terra ormai era diventata inabitabile. Resta una colonia su una luna di Saturno e una grande struttura in orbita attorno alla Terra, che controlla diverse strutture, le trivelle e i droni. Le trivelle si occupano di prelevare l'acqua (che viene esportata verso la nuova casa della razza umana) e i droni di condurre una guerra automatizzata contro gli Scavengers, che sono rimasti in circolazione seppure sconfitti. Un limitato numero di tecnici si occupa di manutenere questo apparato robotico, facendo attenzione a non entrare nelle zone radioattive. Tra questi, in una piccola base sperduta nel nulla, abbiamo Jack Harper (Cruise) e Victoria Olsen (Andrea Riseborough) che stanno facendo un lavoro di routine e contano di tornare tra breve tempo a casa sull'amata luna di Saturno. In realtà l'unico che esce all'aperto è lui, per mezzo di un futuristico velivolo. Victoria si occupa di controllo e comunicazione, tenendo i collegamenti con la base orbitale dove un'antipatica donna dall'aria ipocrita dà le disposizioni. A dire il vero il comportamento della stessa Victoria è un po' inquietante, Jack ha degli strani sogni di "prima della catastrofe" e gli sembra che non siano sogni ma piuttosto ricordi, e sia a lui che a Victoria è stata cancellata la memoria prima della missione. Insomma lo spettatore sa già che non gliela raccontano giusta. Io avrei una piccola obiezione: se (come ci verrà spiegato più tardi) la memoria è stata cancellata per la sicurezza della missione e se gli Scavengers, sebbene ora ridotti a un pugno di cialtroni dotati di qualche arma automatica, sono stati dei pericolosi invasori spaziali, perché mai viene concesso che Jack e Victoria sappiano il luogo dove è ora rifugiata l'umanità? Ma procediamo...

La strana atmosfera artificiale di tutto questo ha già scavato qualche incertezza in Jack, che colleziona ricordi della vecchia Terra e ha un rifugio, una specie di villino in una zona meno devastata con un bel laghetto, luogo dove si rifugia ogni tanto per restare con le sue nostalgie.
Quando arriva un'astronave e si schianta sulla Terra, con la morte di tutti gli occupanti tranne una sola passeggera, ovviamente cambia tutto. Jack salva una ragazza, che è uguale a quella che vede nei suoi sogni; anche lei lo riconosce!

E poi? E poi non voglio anticipare altro... Giudizio finale: film spettacolare, con i ritmi giusti (ha i suoi momenti pensosi e le sue scene di azione mozzafiato), Oblivion difficilmente potrà aspirare allo status di capolavoro della fantascienza, anche perché rubacchia trovate, colpi di scena e suggestioni a diversi grandi film del passato, tuttavia l'ho trovato decisamente godibile e molto spettacolare. Dateci un'occhiata.








mercoledì 10 aprile 2013

Johnny Dies at the End

Un film che ha avuto una circolazione piuttosto limitata (alcuni festival e una apparizione non proprio eclatante sugli schermi USA, forse ora esce il DVD) e che presumibilmente sarà faticoso trovare in lingua italiana almeno per il momento. Tratto dall'omonimo romanzo di Jason Pargin (con lo pseudonimo di David Wong, che poi è il nome del protagonista), Johnny Dies at the End mescola situazioni stravaganti e paradossali a battute e gag esilaranti, il tutto per la regia di Don Coscarelli (a me perfettamente ignoto).

Gli eroi della storia sono David Wong (interpretato da Chase Williamson) e John Cheese (Rob Mayes): per inciso, i due attori non hanno carriere stratosferiche alle spalle ma mi sembrano abbastanza azzeccati nei ruoli. Interpretano due personaggi stravaganti che si improvvisano esorcisti, e sono coinvolti in una serie di avventure fin da quando capita loro di imbattersi, a una festa, in un tizio che distribuisce una droga strana e potentissima, chiamata in gergo "salsa di soya." Questa sostanza è in grado di provocare allucinazioni di ogni tipo, di alterare la percezione e perfino lo scorrere del tempo. Oltre a permettere le scappatelle transdimensionali dei due protagonisti, la droga dà modo al regista di creare situazioni limite come morti che inviano messaggi telepatici o ritornano in vita, o il fatto che si venga chiamati al telefono da una persona che ti sta parlando di fronte nello stesso istante.

Questa storia piena di controsensi parte da un'intervista che David concede a un reporter, mostrandogli gli effetti paradossali della "salsa di soya" e raccontandogli le proprie peripezie (vissute con l'amico John) tra paranormale e horror; ma anche il reporter (che è interpretato da Paul Giamatti, attore comparso in un un sacco di film che ho visto, tipo Salvate il Soldato Ryan o The Truman Show, solo che non mi ricordo che parti ricopriva...) non è quello che sembra e lo scopriremo alla fine.
Quanto alla trama principale basti dire che David e John sventeranno i sinistri piani degli invasori che provengono da un'altra dimensione.

Mi chiedo come mai ci siano così pochi film come questo. Forse è difficile farsi venire in mente tante trovate, o forse il grande pubblico non li capisce e non li vuole? Ho paura che siano vere tutte e due le ipotesi. Tra le critiche trovo rilievi sul fatto che la trama sia contorta e incomprensibile e che vi sia una voce fuori campo che cerca invano di sostenerla, ma a mio parere non ha nemmeno senso fare osservazioni simili su un film demenziale come questo.

Incrocio tra storia fantascientifica paradossale e comica alla Douglas Adams e splatter demenziale, Johnny Dies at the End ha dei momenti che ti lasciano completamente stupefatto e trovate assolutamente geniali, perdendo colpi solo quando prova a creare un minimo di trama e di cornice logica alla storia, o quando il ritmo rallenta. Tra alti e bassi lo considero comunque un piccolo capolavoro.




mercoledì 3 aprile 2013

Il Sigillo del Fuoco

Ridendo e scherzando sono passati cinque anni da quando lessi il primo libro della serie di Uberto Ceretoli, ovvero Il Sigillo del Vento (il link va alla mia recensione). Ai tempi Ceretoli era edito dalla Asengard, che oggi non esiste più come casa editrice indipendente, oggi si autopubblica per proseguire il ciclo con Il Sigillo del Fuoco.
In mezzo ai due libri ce n'è uno che non ho letto (Il Sigillo della Terra, anch'esso edito da Asengard) tuttavia ne ho avuta una sinossi e con un po' di sforzi di memoria ho potuto ricostruire "a che punto eravamo" con la storia e a seguirne il prosieguo.

Ricompaiono molti personaggi del primo libro, come Gwyllywm, Gabriel, Hulbert, Amber, si spiegano in parte i discorsi filosofici e scientifici che sono parte importante del motivo del contendere, e c'è una serie di colpi di scena e qualche redde rationem per porre fine a certe sfide iniziate due volumi fa. Chi ha letto i primi libri sa all'incirca cosa aspettarsi e non vuole certo anticipazioni eccessive, chi non li ha letti non inizierà certo da questo, per cui della trama e della capacità di raccontarla dirò solamente che Ceretoli è capace di gestire il suo materiale e di portare avanti una saga di ampio respiro.
Quanto allo stile, lo definivo poco scorrevole ai tempi della mia recensione sul Sigillo del Vento, oggi lo trovo un po' migliorato, e mi sembra che ci sia meno la tendenza a divagare, ma certamente gli amanti dell'ortodossia e dei manuali di scrittura storceranno il naso quasi a ogni pagina di questo libro e lo riterranno una difficile e tediosa lettura. Per me invece qui abbiamo una buona dimostrazione del fatto che, per quanto il ciclo sia lontano da quel che definirei un bello scrivere, se la storia dà degli stimoli le regole e le regolette si possono allentare un po'.

Le mie difficoltà con Il Sigillo del Fuoco (e il motivo per cui non ero andato avanti con il secondo libro del ciclo) vengono in realtà dai miei gusti personali sul fantasy, che sono distanti da quelli dell'autore (certamente non gliene faccio una colpa). A nani ed elfi presenti nel primo libro, tipi noiosi, ormai sfruttati, qui si aggiungono troppe scene di sesso per i miei gusti e un'università di magia. Per spiegare la questione delle scene spinte: a ognuno i suoi gusti, io non credo che sia il caso di esagerare se la trama non presenta la necessità; non è detto che un bel giorno non cambi idea, per adesso è così. Quanto all'università di magia, ho già avuto occasione di spiegare, per i tre lettori che mi seguono, come trovi questo concetto molto lontano dalla mia maniera di immaginare il magico. Decisamente un'università alla Harry Potter (senza bambinerie, per fortuna) con tanto di bullo cafone che trama ai danni dei bravi ragazzi e delle donzelle non è la trovata che cerco in un libro fantasy.

Ad ogni modo di queste mie idiosincrasie s'interesserà poco il lettore che è giunto fino a qui e che vorrà vedere come va a concludersi la storia. Magari una mia considerazione la troverà più stimolante: la storia dei Sigilli non è necessariamente finita qui, a mio parere la porta è apertissima per proseguirla. Ovviamente la decisione sta all'autore.

Ne approfitto per ricordarvi che, tempo fa, Mondi Immaginari ebbe il piacere di intervistare l'autore di questo ciclo: eccovi il link.



martedì 2 aprile 2013

Paprika

Come La Ragazza che Saltava nel Tempo di cui ho parlato reentemente, anche in questo Paprika è la mano di Yasutaka Tsutsui all'opera, stavolta in maniera molto più immaginifica e senza alcuna preoccupazione per sostenere con una spiegazione razionale la fantasmagoria delle immagini.
La storia parte da un congegno (DC Mini) usato dai terapeuti per entrare nei sogni dei pazienti di cui si occupano. Questa scoperta cade in mani sconosciute e si teme che ne venga fatto un uso sconsiderato. In realtà è la dottoressa Chiba che, sotto il falso nome di Paprika, utilizza la tecnologia anche al di fuori dell'istituzione che la controlla. Poiché la tecnologia del DC Mini è ancora imperfetta, lo strumento può essere usato in maniera non autorizzata da chiunque e per fini disonesti. Ed è ciò che avviene, chiaramente.

Il film diventa (volutamente) insensato, i sogni invadono la realtà con una folle parata che marcia per la città (con giocattoli, e pupazzi e bambole, allegri ma anche stranamente minacciosi). Il film ha un cattivo e dei buoni (che devono salvare la situazione disastrosa che è stata in effetti voluta da qualcuno) ma il tutto sembra un pretesto per mostrarci allucinazioni, colori e spettacoli di ogni genere. Abbiamo comunque la dottoressa Chiba-Paprika che viene aiutata da uno scienziato (infantile ma in gamba) e da un poliziotto, che lei stessa aveva curato, nell'arduo compito di scoprire chi ha creato tanto pasticcio. E nella vicenda i personaggi scopriranno, o verranno a patti, con aspetti di se stessi, o sentimenti che reprimevano.

Se c'è un messaggio, è quello dei pericoli della tecnologia, quando non è tenuta sotto controllo. Ma in fondo sotto la follia che pervade tutta la città con tante stranezze abbiamo una storia abbastanza tradizionale, con i buoni che alla fine rimettono le cose a posto. Film strano ma godibile.

lunedì 1 aprile 2013

La Ragazza che Saltava nel Tempo

Mi son visto, a prestito, questo DVD nipponico (autore della trama: Yasutaka Tsutsui). Pur non essendo un appassionato degli anime (e questo è anche mirato a un pubblico di ragazze) me lo son guardato abbastanza piacevolmente, anche se i tempi di questo film sono decisamente dilatati.
La storia verte intorno alle disavventure di Makoto, studentessa che inconsapevolmente si impossessa di un meccanismo dai poteri straordinari. La faccenda sarà spiegata più avanti in maniera molto zoppicante, basti sapere che Makoto può tornare indietro nel tempo e così porre rimedio a un sacco di guai e incidenti. La modalità del ritorno nel tempo è la cosa che mi è sembrata più loffia nel film: la ragazza deve saltare, più in là che le riesce se vuole un ritorno a un passato più lontano.
Makoto ha due amici con cui passa lunghi pomeriggi giocando a palla, e userà il suo potere anche per evitare la corte di uno dei due, oltre che per un sacco di motivi frivoli. Quando avrà sprecato più o meno tutti i "salti nel tempo" che le sono consentiti capirà da dove le era venuto questo dono e scoprirà di amare una persona. Storia di formazione ben riuscita con momenti un pochino noiosi, lascia (per me...) un'impressione nostalgica dell'età adolescenziale, dei lunghi pomeriggi da buttare via e degli anni scolastici che giungono al termine. Bizzarrie dei viaggi nel tempo a parte, c'è fantasia e belle visuali; La Ragazza che Saltava nel Tempo m'ha sorpreso positivamente.

sabato 23 marzo 2013

Cartoomics e Ludica 2013

Dopo sei giorni dalla mia visita, ecco alcune immagini di domenica scorsa al Cartoomics - Ludica (una parte delle foto in realtà sono state scattate sabato dall'amico Simone).

Una delle parti più belle: macchinine, modellini e via dicendo:


e ancora (purtroppo le macchine in movimento non si vedono bene):


ci sono state le danze medievali...


e i classici nani armati di ascia...

 
nonché i soldati di Guerre Stellari:



 giochi in formato gigante!


una notevole quantità di zombie...

 


e ovviamente orde di cosplayer!







Ci si rivede tra un anno... spero.