martedì 7 settembre 2010

Solomon Kane (i racconti)

(Nota: questo è il link al mio commento sul film omonimo)

Quando ho visto in libreria il libro della Newton Compton Editori a un prezzo convenientissimo non ho resistito alla tentazione. Il prezzo ridotto l'avevo interpretato come la mancanza di diritti da pagare, in quanto Robert Howard, l'autore dei racconti sullo spadaccino puritano Solomon Kane, si è sparato un colpo in testa oltre 70 anni fa, quindi sospettavo che il materiale fosse ormai di pubblico dominio; in realtà (la legge allora vigente era diversa) le cose non stanno così. Motivo in più per leggere questo libro, visto che l'uscita del film ne ha trascinato la stampa, ma la pellicola ha mancato le aspettative di botteghino (non è un capolavoro, ma a me non è spiaciuta) e gli attesi seguiti sono diventati a questo punto improbabili.

Il personaggio è ben riuscito a mio parere. Magari piuttosto unidimensionale (non diversamente dall'altro grande eroe Howardiano, Conan) però valido per colpire l'immaginazione del lettore. E' sostenuto dalla fantasia dello scrittore, che sa creare figure vivide, catturare la fantasia e invitare il lettore a immergersi nella narrazione. Solomon Kane mi ricorda l'eroe dei fumetti italiani Tex Willer, solo che la sua ricerca di torti da raddrizzare non è una professione come per il ranger di Bonelli, ma un vagare senza meta, un destino, quasi un tormento. Viene descritto come un uomo di ghiaccio, impassibile e implacabile, ma allo stesso tempo il male e l'ingiustizia gli mandano il sangue alla testa. L'analogia con Tex è rafforzata dalla presenza di "cattivi" eccezionali, e di misteriosi alleati (lo sciamano nero che lo aiuta con la magia).

Il contenuto è disuguale. Ci sono dei poemi e dei frammenti, su cui mi astengo di proporre un giudizio, e delle storie brevi, alcune delle quali molto azzeccate; meno riuscite forse quelle più lunghe. Le vicende di Kane spaziano per i più diversi palcoscenici e tra questi una parte importante la ricopre l'Africa. Purtroppo qui l'autore, forse anche per via dei gusti dei tempi, ci propone un'Africa di cartapesta, come se fosse una regione sconosciuta su cui si può inventare tutto. Perciò vi compaiono misteriosi regni con tanto di castelli, civiltà morenti che traggono origine dall'antichissima Atlantide, il tutto non di rado condito con un razzismo piuttosto fastidioso nei confronti dei neri. Un esempio è La Luna dei Teschi, racconto che ho trovato deludente e debole nel finale. Magari qualcuno non sarà affatto infastidito da quest'Africa di cartone, per me invece è un difetto abbastanza vistoso. Ovvio che bisogna considerare che il materiale è datato.

I personaggi femminili (vedasi ad esempio Le Lame della Fratellanza) sono come voleva un certo cliché dell'epoca, vittime tremebonde e terrorizzate, simboli di purezza che l'eroe deve preservare dalla lurida lussuria e dalla violenza dei "cattivi". Non amo le eroine ammazzasette di oggi (le famose Modelle con lo Spadone, o con un'arma da fuoco a seconda dell'ambientazione...) ma decisamente andiamo nello stantio. Si potrebbe controbattere che in Conan molti elementi sono simili e tra essi l'immagine della donna. Però Conan si smarca dalla realtà e vive in un mondo del tutto fantastico, e per questo il risultato finale è molto meno stridente. Solomon Kane con il suo mondo fantasy inserito a cavallo del '700 o in un'Africa completamente inventata, e con i suoi cliché datati lo trovo a volte debole.
Giudizio finale: Howard scrive bene, ci sono alcuni racconti validi, ma Solomon Kane va contestualizzato nell'epoca in cui fu scritto  per poterlo leggere, molto più di altre opere del periodo.

venerdì 3 settembre 2010

La Mano Sinistra delle Tenebre

Torno a Ursula LeGuin per leggere un suo successo di (ormai) parecchi anni fa: La Mano Sinistra delle Tenebre è del 1969 (vinse i premi Hugo e Nebula) ed è un romanzo autoconclusivo anche se fa parte di un ciclo, il Ciclo Hainish, su cui l'autrice ha molto lavorato negli anni '60 e '70 ed è poi ritornata anche in periodi più recenti. L'elemento che contraddistingue il ciclo è il nuovo contatto tra le civiltà degli umani, che si sono diffusi su diversi pianeti in un'epoca lontana ma poi si sono isolati, come se fosse intervenuta una specie di Medioevo a far decadere una prima civiltà interstellare. Ora una comunità di pianeti riunisce le varie civiltà umane: è l'Ecumene, che cerca di ricucire una confederazione, tra mondi dove a volte l'umanità si è assai differenziata. Ma non ci sono astronavi capaci di volare a velocità e distanze fantastiche: i contatti sono lenti, le navi viaggiano a una velocità inferiore a quella della luce (ma c'è un modo per trasmettere l'informazione istantaneamente).

In questo libro un giovane inviato, Ai, entra in contatto con la civiltà di Gethen, dove l'umanità affronta condizioni estreme di temperature rigidissime e scarsa varietà di animali e piante per supportarsi dal punto di vista alimentare. La razza dei Getheniani è ermafrodita: assumono caratteristiche sessuali una volta al mese, quando si trasformano casualmente in maschi o femmine e vanno in calore come animali, sebbene siano in grado di tenere questi istinti sotto controllo, volendo. In questo ambiente esistono inoltre diverse civiltà: ne vediamo due, una è una specie di mondo feudale (per quanto non manchino la radio e i veicoli a motore) e l'altra è praticamente una versione appena un po' soft del comunismo di stampo sovietico.

L'inviato si trova costretto a manovrare in un mondo di intrighi e in due società nelle quali, per motivi differenti, sarà assai poco capace di districarsi. A parte le finezze psicologiche e politiche che si rivelano a volte troppo complesse per il nostro eroe, c'è anche la continua sorpresa di una razza che sembra fatta di eunuchi, ma non è così, però non sono neanche maschi, e nemmeno femmine... Centrale è il rapporto con un personaggio del posto, con cui Ai dovrà percorrere una difficile strada di conoscenza dell'altro, che non sarà mai completa. Allo stesso tempo gli toccherà un'altra odissea in un mondo di ghiaccio e di condizioni meteorologiche terribili, per poter varcare una frontiera che gli è diventata pericolosa.

Non voglio dire di più, ma raccomando questo libro che, sebbene non lughissimo (meno di 300 pagine nella versione tascabile della Tea) contiene una ricchezza di dettagli nell'ambientazione e un'abilità di caratterizzazione dei personaggi da avere del miracoloso. Qualcosa mi ha lasciato perplesso: ad esempio, il fatto che i Getheniani siano ermafroditi (e quindi in parte donne) è visto come possibile spiegazione della mancanza di guerre... direi un'idea molto discutibile, molto datata. Ma l'insieme è di una grande coerenza e credibilità. Ed è scritto magistralmente da una protagonista del fantastico.

martedì 31 agosto 2010

Morto il padre dei wargames

Charles Roberts, un nome certamente non famoso come quello di Gary Gygax creatore del Gioco di Ruolo. Anche perché della sua creatura dopo qualche anno si era completamente disinteressato: il suo principale interesse era quello per le ferrovie, cui si è dedicato fino agli ultimi giornidi vita. E' morto il 20 agosto di polmonite a 80 anni, ma fin dagli anni '60 aveva ceduto la Avalon Hill, compagnia che aveva fondato intorno ai primi titoli di giochi strategici.
La sua importanza è di averli lanciati in forma diffusa e "popolare," dando l'avvio a un hobby che ha avuto diverse diramazioni: giochi per computer, i più semplici giochi da tavolo di oggi e, penso, una certa influenza anche sul wargame tridimensionale e lo stesso gioco di ruolo.

I giochi di simulazione militare sono esistiti anche in passato, sia con l'uso di miniature (un settore particolare che fa storia a sé) sia con altri mezzi. Per chi non lo sapesse, molti ufficiali dei bei tempi che furono si addestravano con questo tipo di giochi (oggi lo fanno sul computer), e con essi simulavano ipotesi di conflitti. Per esempio, il generale russo Zhukov guadagnò attenzione sbaragliando il suo opponente in una simulazione dell'invasione della Russia tenendo la parte tedesca (situazione che poi si verificò). I Giapponesi si giocarono la guerra nel Pacifico a tavolino e rifiutarono il verdetto del gioco (che era contro di loro), salvo poi verificarlo nella realtà.
Charles Roberts, che pure si interessò per pochi anni all'hobby  che aveva creato, fu un personaggio fondamentale per ampliare i nostri orizzonti ludici. Perciò, anche se lui si era "dimenticato" di noi, è giusto che noi lo ricordiamo

venerdì 27 agosto 2010

Musica tradizionale e popolare

Una passione per me non divisibile da quella del fantasy, anche se sono piuttosto schizzinoso nei miei gusti. Il puro e semplice folk di solito non mi interessa molto, sono più per gli artisti che hanno saputo reinterpretarlo.
In Italia non mancano gli appassionati, anzi, di gruppi mi sembra che ce ne siano una marea ma non c'è un vero circuito musicale organizzato, ovvero come al solito non c'è sufficiente mercato.
Direi che il meglio di questo genere è stato espresso negli anni 70 e dintorni, nella scena anglosassone, tanto per cambiare. Il mio gruppo preferito però è francese: i Malicorne, di cui non pare esistano molti video in circolazione. Si sono riuniti (a luglio di quest'anno) per fare un solo concerto, magari nell'occasione hanno rimediato a questa carenza...

Il grande Davide Van de Sfroos, cantautore lombardo per eccellenza:



Malicorne (un video incompleto). La storia di uno studente (un po' scemo?) che si fa convincere da sua madre a uccidere la fidanzata. Poi si pente, ovviamente...



Gli Steeleye Span con una canzone "politica" di qualche secolo fa (una satira contro la casa Reale di Hannover che era salita al trono d'Inghilterra dopo un periodo di guerre civili e conflitti religiosi). La canzone è cantata in qualche tipo di dialetto, pertanto anche a sapere l'inglese è arduo capirci qualcosa:



I Fairport Convention riprendono un'antica ballata su una storia di infedeltà che finisce nel sangue:



Ginevra di Marco (ex CCCP) interpreta il Canto dei Sanfedisti, ovvero le milizie di poveracci e bigotti che cercarono di resistere quando le armate Francesi fecero traboccare le idee rivoluzionarie fino al nostro feroce e torpido sud (i nobili e i latifondisti li avranno ringraziati, almeno?):



Una bellissima voce femminile per i Pentangle. Il video (il cui titolo vuol dire più o meno: "Non lasciate che un uomo vi rubi la verginità") non può essere inserito qui perché manca il codice, comunque ecco il link:

http://www.youtube.com/watch?v=RwT0COKXFMM&feature=related

Buon ascolto...

lunedì 23 agosto 2010

Occasione mancata con Pandorum

Se vi piace la fantascienza guardatevelo, anche se non è un capolavoro. Stavolta la mia recensione parte da quello che potrebbe essere il giudizio finale, così sistemiamo subito quelli che hanno fretta. Ma forse se siete appassionati di fantascienza (o se avete fretta) questo film ve lo siete già visto, perché sui nostri schermi è arrivato con molto ritardo rispetto ad altri paesi.

Scherzi a parte, Pandorum (coproduzione USA-Germania) è un film di fantascienza basato su una "nave arca", dove qualcosa è andato storto. Il nome della nave, per la cronaca, è Elysium: ha abbandonato una Terra ridotta in uno stato disastroso (proprio ciò che sta lentamente avverandosi, e senza navi spaziali per scappare), e sta cercando di raggiungere un pianeta abitabile assai lontano. Un membro dell'equipaggio, Bower (Ben Foster è l'attore) si sveglia senza ricordare praticamente nulla della missione e degli eventuali problemi, e poco dopo è raggiunto da un altro personaggio, un ufficiale (interpretato da Dennis Quaid), il quale ne sa quanto lui.
Le tematiche che vengono subito messe sul tavolo per creare una storia claustrofobica e allucinante sono parecchie: la nave ha un serio problema e bisogna che un tecnico (il temerario Bower) intervenga, percorrendo un lungo viaggio all'interno delle sue viscere; il percorso è reso mortalmente insidioso dalla presenza di una sorta di bruttissimi mutanti-zombie (permettetemi uno sbadiglio) la cui presenza è ovviamente motivata a vanvera; i viaggi nello spazio fanno insorgere a volte una sindrome che scatena nel paziente la follia, alimentata da timori paranoici, e più di un personaggio comincerà a manifestarne i sintomi; infine Bower, [spoiler] pur essendo confortato da alcuni alleati trovati per strada, ha il problema di ricordarsi di una amatissima fidanzata, ma non sa se è a bordo o se è in pericolo (o se è già morta!).

Ci sono un paio di colpi di scena (tra cui la reale collocazione dell'astronave e la vera data in cui si svolgono i fatti), qualche stimolo nella trama, che però manca di ritmo (il film qua e là fa sbadigliare). Un paio di personaggi sono ben costruiti, gli attori non sono neanche male, però il film sa molto di già visto. Sia a livello di immaginario visivo che di situazioni, i riferimenti a Resident Evil o Punto di non Ritorno sono parecchi, e potrei citare anche Alien, o The Abyss, o altri film ancora. Una trama che poteva essere svolta in maniera intelligente e poco convenzionale è stata fatta scadere nel più banale dei film d'azione, azione per di più già vista, e sono proprio quelli i momenti che mi hanno annoiato di più.
Il film si fa vedere ma delude. Come Solomon Kane: buoni spunti mal sfruttati, occasione mancata.

sabato 21 agosto 2010

Omaggio (?) a Ray Bradbury

E' vero che qui ho deciso di evitare qualsiasi contenuto inadatto ai minori (o quantomeno di darmi una regolata) ma date un occhiata a questo video perché fa troppo ridere:

http://www.youtube.com/watch?v=e1IxOS4VzKM

stupendo il bisticcio finale con la fan di Kurt Vonnegut...