La storia di Virginia Roberts Giuffre va letta, se davvero si cerca di capire qualcosa delle vicende di Jeffrey Epstein e delle sue vittime. Il libro, Nobody's Girl, è stato pubblicato nel 2025 postumo, dopo il suicidio della Giuffre. Ma chiarisce veramente tutto? Diciamo che è un buon esempio di una storia con un narratore inaffidabile: il libro è ciò che lei voleva raccontare al mondo, ma vengono taciute delle cose, e vedremo perché.
Avverto che, in questo post, dovrò modificare alcune parole per non incorrere nella censura UE. Inoltre, dovrò necessariamente essere schematico, per non dilungarmi eccessivamente. Tante questioni familiari su cui il libro si dilunga le tralascierò o ne accennerò solo superficialmente.
Nata nel 1983, Virginia Roberts (Giuffre da sposata) trascorse alcuni anni d'infanzia apparentemente felice, ma presto il padre incominciò ad abusare di lei e a far partecipare anche un amico agli abusi. La madre, pesantemente alcolizzata, anziché proteggerla, cominciò a maltrattarla in modo sadico. Un tempo studentessa perfetta, Virginia inizia a marinare la scuola, a frequentare cattive compagnie e a far uso di droghe.
Per farla breve, a 15 anni Virginia finì in un istituto, Growing Together, dove i ragazzi (spesso tossici mandati dal giudice) venivano, anziché essere seguiti, sistematicamente picchiati e umiliati. Questa falsa organizzazione no-profit fu in seguito chiusa dopo che i soprusi vennero alla luce. Virginia scappava ogni volta che poteva, ma, essendo giovanissima e squattrinata, non poteva andare lontano; anzi, finiva nei guai.
Pertanto, a 17 anni, aveva già subito altre violenze e aveva accettato di essere la protetta di un personaggio danaroso. A quel punto, nel 2000, fu adescata da Ghislaine Maxwell.
La Maxwell, cittadina britannica naturalizzata statunitense, nata nel 1961, era una frequentatrice dell'alta società. Il padre, Robert Maxwell, ebreo cecoslovacco, sospettato di avere stretti rapporti con i servizi segreti israeliani e di aver commesso una truffa milionaria, annegò nel 1991 a seguito di una caduta accidentale dal suo yacht; potrebbe essere stato assassinato. Ghislaine ebbe una lunga relazione con Jeffrey Epstein e lo aiutava a trovare le ragazze. Poiché Epstein amava farsi massaggiare (come preludio a tutto il resto), la Maxwell propose a Virginia, che era interessata a una carriera come massaggiatrice, di lavorare per lui. Ormai abituata agli abusi, Virginia diventò una delle schiave di Epstein, e con il tempo sviluppò una specie di "sindrome di Stoccolma" nei confronti dei due.
Jeffrey Epstein (1953 - 2019), un ebreo newyorkese di origine popolare, si era rivelato una specie di genio della finanza, sebbene non fosse laureato. Narcisista e ambizioso, coltivava amicizie in ambienti d'affari, dello spettacolo e accademici, con l'aiuto di Ghislaine, che organizzava le feste e lo aiutava a mettere a disposizione, quando necessario, belle ragazze. Epstein era diventato molto ricco; possedeva l'isola di Little St. James, una delle Isole Vergini, dove organizzava incontri con i suoi amici (e poteva riprendere tutte le stanze con le telecamere nascoste). Epstein aveva un bisogno continuo di sesso e considerava normale avere rapporti con minori, purché fossero mature sessualmente. Virginia sospetta che lui stesso sia stato abusato da piccolo. Comunque, dal momento che un pedof1lo è chi abusa di soggetti in età prepuberale, il termine per Epstein non mi pare corretto, sebbene anche il libro di Virginia Giuffre lo usi di frequente.
Non solo Virginia doveva fare da amante per il duo Epstein-Maxwell (che ha definito "le due metà di un insieme perverso"), ma veniva anche prestata ad altri uomini, e tra i suoi compiti c'era perfino quello di reclutare altre ragazze giovanissime per la scuderia in continuo sviluppo del suo padrone. Tra le reclutatrici vi è anche un'altra ragazza, Sarah Kellen, verso cui l'autrice del libro non risparmia una frecciata velenosa. Infatti, mentre Virginia avvisava che "forse" alla ragazza sarebbe stato chiesto qualcosa di più di un massaggio, l'atteggiamento di Kellen era un qualcosa del tipo "vedrai che ci divertiamo". Comunque, Virginia ammette le sue colpe e riconosce di aver cercato ragazze vulnerabili per i sollazzi di Epstein.
Questo rende Virginia Giuffre vittima o colpevole? Vedete voi. La Kellen, tuttavia, era più addentro nell'organizzazione.
La schiavitù sotto Epstein era relativamente dorata per Virginia, che però ricorreva pesantemente ai tranquillanti (Xanax) per sopportare quella vita. Al punto che venne congedata per un certo tempo, perché in evidenti cattive condizioni. Durante questo periodo Virginia conobbe il principe Andrea, e afferma che dovette offrirgli i suoi servigi, e altri personaggi, tra cui un "primo ministro" sadico.
Epstein, che tra le sue fisse aveva quella di produrre dei bambini "perfetti", chiese a un certo punto a Virginia di procreare. Lei gli ricordò invece la promessa di farle avere una vera istruzione come massaggiatrice, e venne mandata in Tailandia per un corso. Qui conobbe Robbie, il futuro marito. Per la precisione, Roberto Antonio Giuffre, nato in Australia da genitori siciliani (forse il cognome era Giuffré, una volta?).
Nel libro, Robbie è l'angelo salvatore, un grande lavoratore e un padre esemplare. Ma questo è quello che Virginia voleva far credere al lettore, a quanto pare. Nella prefazione veniamo a sapere di ripetuti episodi di aggressione da parte del marito. I due andarono a vivere in Australia.
Ad ogni modo, quando Virginia telefonò a Epstein per dirgli che non sarebbe tornata, lui non ebbe alcuna reazione. Cinque anni dopo, sia Ghislaine che Epstein chiamarono Virginia per chiederle di tenere la bocca chiusa: la pentola era stata scoperchiata dalla madre di una quattordicenne ed erano cominciati i guai legali. Virginia però non collaborò con l'FBI, in quella circostanza, perché voleva solo lasciarsi alle spalle un brutto periodo.
In quell'indagine, oltre a Epstein e Ghislaine, erano in ballo la già citata Sarah Kellen e Nadia Marcinkova, che Virginia, prima di partire, aveva "formato" come sua sostituta. Il primo arresto di Epstein è del 2006, ma in quell'occasione i procuratori lo fecero finire a tarallucci e vino, concedendogli di uscire su cauzione. Tuttavia, il caso finì in mano all'FBI e alla fine, con un patteggiamento, nel 2008 Epstein si beccò 18 mesi di galera per induzione alla prost1tuzione minorile e adescamento. Poteva in realtà uscire per lavorare, e non fece tutti i mesi.
Più avanti sarebbe saltato fuori che questa sentenza in realtà era viziata dal fatto che le vittime non erano state interpellate. Virginia si decise a fare causa a Epstein e Ghislaine anche se sapeva che non poteva mandarli in carcere per via del patteggiamento: nel libro ci tiene a far notare che sono stati i procuratori, non le vittime, a permettere a Epstein di farla quasi del tutto franca. Alla fine Virginia riceve 500.000 dollari per ritirare l'accusa.
Virginia, inoltre, concesse un'intervista al Daily Mail rivelando anche le malefatte del principe Andrea. Questa intervista fu compensata economicamente, il che minò la credibilità di Virginia, e sarebbe stata sfruttata, spremuta e nuovamente tirata fuori in futuro dal giornale scandalistico. Un ulteriore danno alla propria credibilità Virginia lo apportò scrivendo una prima stesura del suo libro, romanzando alcune parti: il problema fu che il manoscritto finì in tribunale.
Quanto a Donald Trump, Virginia riferisce nel libro che era stato amico di Epstein (che aveva una proprietà accanto a quella del presidente americano) ma che aveva troncato ogni rapporto nel 2007 dopo che Epstein ci aveva provato con la figlia adolescente di un appartenente al club di Mar-a-Lago.
Nel 2013 Virginia Giuffre tornò negli USA perché l'avvocato Brad Edwards aveva intentato una nuova causa, in quanto il precedente accordo, come ho già scritto, era stato stipulato senza consultare le vittime. Edwards venne appoggiato da un altro famoso avvocato, David Boies. La battaglia si fece durissima; Epstein e Ghislaine cercarono di minacciare e screditare le vittime con ogni mezzo. Ad esempio, sconosciuti entrarono nella casa di Virginia. Una sua intervista alla rete ABC non andò in onda per richiesta della famiglia reale britannica. Nel frattempo il procuratore Acosta, che aveva permesso il patteggiamento irregolare ai tempi della prima condanna di Epstein, era entrato a far parte del primo gabinetto Trump, ma poi era stato costretto ad abbandonare la posizione.
Nel 2017 Virginia patteggiò con Ghislaine, ottenendo un risarcimento economico; tornò in Australia con la famiglia. In questo periodo di tensione, Virginia scrisse un post su Twitter avvertendo che, se fosse morta, non si sarebbe dovuto credere a un suicidio. Nel 2019 Epstein venne finalmente arrestato. Non riuscì a uscire su cauzione e il 10 agosto di quell'anno venne trovato morto in cella con un lenzuolo legato attorno al collo. La sua morte è particolarmente sospetta in quanto avrebbe dovuto essere tenuto sotto stretta sorveglianza. Le guardie che dovevano controllarlo ogni mezz'ora hanno falsificato i registri; le telecamere erano fuori servizio. Per Virginia, sia l'ipotesi di un omicidio che quella di un suicidio sono verosimili.
Mentre Virginia affrontava una pomonite e altre malattie, Ghislaine Maxwell, a seguito della morte di Epstein, fece perdere le proprie tracce, ma venne trovata alla fine e arrestata nel 2020. Si prese vent'anni di condanna per traffico di esseri umani a scopo sessuale.
Virginia partecipò, in Francia, al processo contro Jean-Luc Brunel, talent scout di modelle, un altro dei suoi aguzzini. Nel 2022 Brunel si suicidò (?) in carcere.
Virginia, nel frattempo, incassava un'altra notevole cifra a seguito di un altro accordo transattivo, questa volta con il principe Andrea. Ma dovette ritirare la denuncia contro un avvocato, che l'aveva querelata per diffamazione, ammettendo di aver sbagliato.
Ma la battaglia più drammatica, Virginia l'aveva a casa sua. La relazione con il marito si era rotta e i due erano in battaglia per la custodia dei figli. Nel marzo 2025 in un post in rete rivelò che era stata vittima di un incidente stradale e che i medici le avevano dato pochi giorni di vita a causa di insufficienza renale. Il 25 aprile Virginia morì a casa sua. Suicidio o omicidio? Non saprei. In questa brutta storia un sacco di gente è morta in modo strano.
Virginia Giuffre era senz'altro una vittima. Ma ha anche collaborato all'espansione dell'impero schiavista di Epstein. Ha accusato, in un'occasione, un innocente (o almeno così sembra). Nonostante Virginia si dipingesse come una paladina della giustizia e avesse dato vita a un'organizzazione per aiutare le vittime di abusi, non ha esitato a intraprendere azioni legali da cui poteva aspettarsi non tanto la condanna del cattivo quanto un accordo economico transattivo, e nel libro ha taciuto i nomi di personaggi importanti perché le facevano paura. E riguardo alle proprie vicende familiari, non le omette dal libro, cosa che avrei accettato, ma le descrive in una luce opposta alla realtà.
La nebbia rossa di sangue che circonda il caso Epstein non mi si è del tutto diradata leggendo questo libro.
NOTA Quanto ho letto nel libro di Virginia Giuffre è integrato, in questo post, da informazioni tratte da:
https://www.thetimes.com/us/news-today/article/what-happened-virginia-giuffre-husband-family-epstein-zr2cxwrlh
Se vi interessa un articolo (in inglese) sulle circostanze della morte di Epstein:
https://edition.cnn.com/2026/03/26/politics/epstein-files-prison-officials-night-he-died


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