lunedì 30 gennaio 2017

The Dice Man

Questo è un libro di un sacco di anni fa. Nemmeno inerente il fantastico, in effetti. The Dice Man, scritto agli inizi degli anni '70 da George Cockcroft (esce nel 1971 sotto lo pseudonimo Luke Rhinehart, viene tradotto in italiano dopo qualche anno con il titolo L'Uomo Dado e ora L'Uomo dei Dadi), è un'opera di rottura, spregiudicata e originale, ricca di ironia e di provocazioni. Non vi manca un umorismo a volte travolgente.

Per capirla bisogna avere un minimo di capacità di immaginare l'ambiente culturale degli anni '70 e voler macinare qualche termine di psicanalese, perché è qui che inizialmente andiamo a parare. Fatti i necessari sforzi di "contestualizzazione," la storia parte in una maniera tutt'altro che sorprendente: Luke è uno psicanalista con un certo successo, e le persone che frequenta (oltre alla moglie e ai due figli) sono anch'esse psicanalisti: il noiosissimo e prevedibile Jacob Ecstein sposato con la bella Arlene, il dottor Mann, analista di controllo di Luke e personaggio dallo stile e dai modi assai discutibili quando si ingozza al ristorante, l'italiana dottoressa Felloni, che ci viene mostrata come una specie di legnosa zitella che in maniera comica e incongrua parla di perversioni sessuali e organi genitali a ruota libera. Tra queste persone e Luke vi è una amicizia basata sullo svolgere la stessa professione ma allo stesso tempo un sacco di rivalità, palese o sotto traccia.

Luke è in crisi: non riesce a terminare un libro che aveva annunciato già da tempo, è sfiduciato, ritiene che quello che stava scrivendo fosse insignificante, e invidia un po' i successi di Jacob. Ogni idea di recuperare sul lavoro è fuori luogo in quanto Luke è depresso, non si ritrova più nel suo ruolo, ritiene di aver fallito nella missione di restituire felicità e libertà alla vita delle persone. Sia lui, individualmente, che la psicanalisi come teoria.

domenica 29 gennaio 2017

Hokusai, Hiroshige, Utamaro

Ho dimenticato di parlarne prima! E oggi 29 gennaio è l'ultimo giorno, se volete, per visitare la mostra di questi tre artisti giapponesi. Hokusai, Hiroshige, Utamaro. Il "mondo fluttuante" rappresentato nelle stampe - silografie policrome - di questi creatori ci porta in un'epoca in cui si affermava in Giappone una "borghesia" che cercava forme di arte scollegate dall'etica della tradizione. I tre artisti sono vissuti a cavallo tra il settecento e l'ottocento. Giusto prima di quella apertura forzata, per definirla in qualche modo, all'occidente: quando le navi della flotta USA si presentarono e fecero capire in toni poco delicati ma senz'altro molto chiari che il Giappone non poteva restare isolato dal mondo. Evento politico gravido di sanguinose conseguenze, anche se non mi sembra il caso di gettare tutta la colpa sui soliti Yankee.

Alcune delle immagini sono magnifiche, altre molto semplici, l'insieme è qualcosa che vale la pena di vedere. Ci sono anche documentari sulle tecniche per creare queste stampe policrome (intagliare il legno, applicare gli inchiostri, ecc... una serie di operazioni semplici all'apparenza ma tutt'altro che banali). Oggi queste opere fanno parte di quella vasta offerta culturale di un paese che, con tutti i suoi difetti e contraddizioni, ha una enorme presa sull'occidente. Allora l'influenza non fu trascurabile, perché lo stile asciutto e minimalista di queste stampe influenzò i pittori e gli artisti d'Europa.


mercoledì 25 gennaio 2017

Clark Ashton Smith ritorna fra noi...

Dura la vita per chi vuole leggere le opere del grande Clark Ashton Smith: oggi come oggi quelle che a suo tempo vennero tradotte sono generalmente poco reperibili.

Tuttavia, poiché il nostro autore è, nel frattempo, almeno per alcuni titoli diventato di dominio pubblico, Davide Mana si è premurato di far uscire alcune traduzioni in formato digitale. Racconti già usciti: The Beast of Averoigne e The Maker of Gargoyles.

Nelle prossime settimane dovremmo vedere anche due dei racconti dell'universo di Zothique (il mondo fantasy più affascinante creato da Clark Ashton Smith, in pratica l'ultimo continente abitabile della Terra nel futuro): L'Impero dei Negromanti e L'Isola dei Torturatori.
Buona lettura...

martedì 24 gennaio 2017

The Aeronaut Windlass

Jim Butcher, autore di successo, firma questa nuova serie che mescola elementi fantascientifici a un pizzico, forse, di magia, in un'ambientazione steampunk dove gloriose navi solcano il cielo tra... città che fluttuano in quota nell'aria. Proprio così: il libro è The Aeronaut Windlass, libro 1 del ciclo The Cinder Spires. L'ambientazione, nello steampunk, genere che vive moltissimo di atmosfere, è della più grande importanza: e infatti abbiamo con questo libro la costruzione di un mondo immaginario ben dettagliato. L'umanità gode dell'eredità di un popolo dimenticato, i costruttori, che hanno edificato delle città galleggianti nell'aria, per mezzo di una misteriosa sostanza che le sostiene.

Le "Spire," termine che non so bene come rendere in italiano (pinnacoli? guglie?), sono come immensi palazzi di pietra suddivisi per vari livelli, cui sono stati aggiunti edifici, moli, piataforme in legno per adattare lo spazio ai vari usi; il cibo vi è prodotto per mezzo di celle idroponiche e i contatti con la superficie del pianeta sono ridotti al minimo: il suolo umido, caldo e sudicio, pieno di bestie repellenti e pericolose è infatti temuto e schifato dalle persone. Va da sé che il legno, di conseguenza, è un preziosissimo materiale di costruzione, relativamente raro. L'aria è nebbiosa, e la gente conosce poco le altitudini dove il sole si vede liberamente, e la superficie, come ho già accennato; ognuna delle Spire è di fatto una città, e Albion, una specie di Gran Bretagna che domina l'aria anziché il mare, è il luogo dove si svolge la nostra storia.

martedì 17 gennaio 2017

The OA

Altro appuntamento con le serie TV. The OA è una serie comparsa su Netflix creando subito curiosità e sorpresa, soprattutto per la difficoltà di catalogarla. I creatori sono due stelle emergenti del cinema indipendente: la statunitense Brit Marling, attrice e produttrice, e Zal Batmanglij, regista francese di origine iraniana. Brit Marling è una ragazza di buona o ottima famiglia che di punto in bianco ha deciso di mollare gli studi (finanza) e fare l'attrice, e poi di creare le proprie storie; Zal, regista, è suo collaboratore da tempo.



La storia si snoda attorno alle vicende incredibili di Prairie Johnson, interpretata dalla Marling, una ragazza che ricompare anni dopo essere scomparsa. Prairie era cieca ma adesso può vedere, non sembra particolarmente sconvolta da quello che le è accaduto però non ne parla, e fa delle cose strane. Mentre tutti si chiedono se sia rimasta traumatizzata dall'esperienza del sequestro o se stia impazzendo, lei sembra perseguire con razionalità un obiettivo che nessuno capisce. Raduna un gruppo di personaggi assai diversi fra loro, disposti a seguire la sua storia, e si incontra periodicamente con loro in una casa mai finita di costruire, iniziando la sua narrazione.

In effetti dietro a questo c'è una premessa piuttosto sinistra della storia, di cui avevo sentito dire qualcosa ma che è difficile da comprendere se non si guarda la serie. Proverò a spiegare qualcosa, avvertendo che ci sono delle anticipazioni della trama a partire dal paragrafo che segue, e che se dovete ancora vederla, il fatto di non sapere di cosa si stia parlando costituisce molto del piacere di seguire questa vicenda, almeno all'inizio.

martedì 10 gennaio 2017

Under the Shadow - L'Ombra della Paura

Un film dell'orrore iraniano? Ebbene sì, su Netflix c'è anche questo... io l'ho visto grazie alla segnalazione di Lucia Patrizi. L'Ombra della Paura (pessimo titolo italiano e quello in inglese, Under the Shadow, non è molto meglio) è in realtà una coproduzione internazionale del 2016: Gran Bretagna, Giordania, Qatar, a quanto afferma Wikipedia. Viste le prese di posizione piuttosto critiche sulla rigidità del governo islamico iraniano non avrebbe potuto certo essere prodotto in Iran, né mi stupisce che i due paesi musulmani che hanno partecipato siano entrambi relativamente "liberali" e comunque non sciiti. L'ambientazione ci porta a un periodo assai duro per l'Iran: la cosiddetta "guerra delle città" ovvero una fase della guerra Iran-Irak. La protagonista, Shideh (Narges Rashidi, attrice tedesca di origine iraniana) si troverà coinvolta in una drammatica storia di orrore e solitudine nella capitale Tehran.