A parte alcune disavventure personali che non è il caso di menzionare qui, il 2010 di Mondi Immaginari si è segnalato per una novità, se così la possiamo chiamare.
Non ho assegnato il "Premio Immaginario" per il miglior esordiente italiano, e penso che non lo farò nemmeno negli anni seguenti. Per fare una valutazione avrei dovuto leggerne diversi, e non l'ho fatto. Perché?
Perché, al di là di qualche sorpresa positiva, il livello generale degli esordienti è piuttosto basso (mi espongo ovviamente alla medesima critica, se riuscissi a farmi finalmente pubblicare...) e non ci sono forti particolarità che spingano a seguire uno scrittore italiano piuttosto che uno straniero. Non che debba esistere per forza una "scuola italiana" del fantasy, ovviamente, anzi forse è meglio che non esista. Ma stabilito questo non c'è allora alcun motivo (salvo qualche saltuario brivido di entusiasmo patriottico) per leggere un italiano piuttosto che un anglosassone o uno scrittore di altra nazionalità.
O meglio un motivo di scelta c'è, quello della qualità: e in tal caso è più sicuro preferire autori già noti agli esordienti, salvo quelli che abbiano veramente "fatto il botto," e anche lì bisogna stare molto attenti. E se proprio si vuol leggere un esordiente, meglio correre il rischio con un anglosassone piuttosto che con un italiano. Come mai? I motivi sono parecchi, le colpe (se così vogliamo chiamarle) probabilmente se le devono spartire gli autori con le case editrici e anche (non ultimi) con i lettori.
Una mancanza a cui sto cercando di rimediare è lo scarso uso (pigrizia!) del sito associato al blog, la Vetrina di Mondi Immaginari. Oltre al fantastico talvolta vorrei parlare di storia, qualche volta di politica (ma poi mi viene la nausea). Spero di proporre qualcosa per l'anno prossimo...
Una cosa che finalmente ho fatto, è aggiornare i link (di lato sulla destra) che permettono di andare agli elenchi di recensioni divise per libri italiani, libri stranieri, giochi ecc...).
Meglio tardi che mai.
Buon 2011 a tutti.
giovedì 30 dicembre 2010
domenica 26 dicembre 2010
I Racconti di Sanctuary, e gli Ebook
Novità nella "Vetrina di Mondi Immaginari" (ovvero il sito collegato al blog).
I Racconti Perduti di Sanctuary, che avevo ospitato per un annetto, hanno avuto permanenza più lunga (avrei douto toglierli quest'estate) ma adesso sono definitivamente rimossi. Non è stata una cattiva iniziativa: è arrivata qualche decina di lettori per i volonterosi non-selezionati (tra questi, il sottoscritto) dell'antologia Asengard. Da ringraziare anche Fantasy Magazine che ha dato pubblicità alla mia iniziativa.
Un nuovo articolo raccoglie due delle mie elucubrazioni riguardo al futuro dell'editoria nell'era del libro digitale. Se avete già letto i miei post, di nuovo c'è solo un pugno di righe iniziali dove faccio un paio di conti su quello che sta succedendo e su come si collochino rispetto alla realtà le mie passate ipotesi. Visto che il DRM più o meno la sta facendo da padrone non c'è da essere troppo ottimisti, per il momento.
Se non avevate letto i miei articoli (un annetto e rotti fa) c'è abbondante pane per i vostri denti. Se c'è qualche commento, per favore postatelo qui.
Pubblico volentieri articoli in materia, sempre che qualcuno abbia voglia di scriverne e propormeli.
I Racconti Perduti di Sanctuary, che avevo ospitato per un annetto, hanno avuto permanenza più lunga (avrei douto toglierli quest'estate) ma adesso sono definitivamente rimossi. Non è stata una cattiva iniziativa: è arrivata qualche decina di lettori per i volonterosi non-selezionati (tra questi, il sottoscritto) dell'antologia Asengard. Da ringraziare anche Fantasy Magazine che ha dato pubblicità alla mia iniziativa.
Un nuovo articolo raccoglie due delle mie elucubrazioni riguardo al futuro dell'editoria nell'era del libro digitale. Se avete già letto i miei post, di nuovo c'è solo un pugno di righe iniziali dove faccio un paio di conti su quello che sta succedendo e su come si collochino rispetto alla realtà le mie passate ipotesi. Visto che il DRM più o meno la sta facendo da padrone non c'è da essere troppo ottimisti, per il momento.
Se non avevate letto i miei articoli (un annetto e rotti fa) c'è abbondante pane per i vostri denti. Se c'è qualche commento, per favore postatelo qui.
Pubblico volentieri articoli in materia, sempre che qualcuno abbia voglia di scriverne e propormeli.
giovedì 23 dicembre 2010
Fatti di Sangue
Fatti di Sangue è una raccolta di tre racconti di Angelo Cavallaro (ovvero sommobuta, blogger in quel di Napoli o dintorni) distribuita gratuitamente formato ebook e reperibile a questo indirizzo:
http://www.lulu.com/product/ebook/fatti-di-sangue/11716272
Dei tre il migliore è il primo: Game Over, che rappresenta bene il rimbecillimento da videogame nella furia omicida del videogiocatore frustrato per essersi visto sottrarre lo scettro di più bravo del reame da un misterioso nuovo arrivato. Divertente la comparsa dell'autore (potremmo chiamarlo un cameo?) col nickname di blogger nelle schermate del gioco, dove viene massacrato. Anche la forma e i dialoghi sono resi più che adeguatamente.
Il Presepe è un po' più debole, anche formalmente, l'idea di fondo su cui si basa mi è parsa un po' gratuita e il finale piuttosto scontato.
Il Vampiro mi è piaciuto perché appare un po' come presa in giro della mania del momento, con questi vampiri così affascinanti che i loro svantaggi passano decisamente in secondo piano. Il protagonista lo capisce e vuole essere vampirizzato. Qualcosa di non molto diverso avevo scritto io nel mio commento a Twilight.
Nel complesso la raccolta è una lettura piacevole, rapida e per giunta gratuita, perciò posso sentirmi di consigliarvela.
http://www.lulu.com/product/ebook/fatti-di-sangue/11716272
Dei tre il migliore è il primo: Game Over, che rappresenta bene il rimbecillimento da videogame nella furia omicida del videogiocatore frustrato per essersi visto sottrarre lo scettro di più bravo del reame da un misterioso nuovo arrivato. Divertente la comparsa dell'autore (potremmo chiamarlo un cameo?) col nickname di blogger nelle schermate del gioco, dove viene massacrato. Anche la forma e i dialoghi sono resi più che adeguatamente.
Il Presepe è un po' più debole, anche formalmente, l'idea di fondo su cui si basa mi è parsa un po' gratuita e il finale piuttosto scontato.
Il Vampiro mi è piaciuto perché appare un po' come presa in giro della mania del momento, con questi vampiri così affascinanti che i loro svantaggi passano decisamente in secondo piano. Il protagonista lo capisce e vuole essere vampirizzato. Qualcosa di non molto diverso avevo scritto io nel mio commento a Twilight.
Nel complesso la raccolta è una lettura piacevole, rapida e per giunta gratuita, perciò posso sentirmi di consigliarvela.
sabato 18 dicembre 2010
Le distopie di 35 anni fa
Rollerball è un film di fantascienza che mi rimase molto impresso per un semplice motivo: lo vidi da ragazzino e il livello di violenza era molto insolito per l'epoca. Parlo ovviamente del primo, quello del 1975, e non del remake osceno fatto oltre 20 anni dopo.
Il film si avvale della regia di Norman Jewison (quello del primo Jesus Christ Superstar, e pure qui bisogna distinguere, perché anche di quel film è stato fatto un goffo remake), e di una buona performance di James Caan, nei suoi anni migliori. Ottimo uso di musica classica per la colonna sonora. Pessimo uso di un dialogo iniziale (dopo la prima partita) dove vediamo Caan parlare con un dirigente che sarà il suo antagonista principale: uno degli infodump più pesanti e palesi della storia del cinema, pessimo modo di iniziare un film. Forse era meglio mettere delle scritte in sovraimpressione all'inizio, come si fa tanto spesso (senza che nessuno si scandalizzi).
In un mondo dove non ci sono più i poveri ma governa un potere anonimo che crea una inconsapevole insoddisfazione nella gente (che assume psicofarmaci in continuazione), Caan interpreta Jonathan, stella di uno sport violentissimo diventata "troppo" importante in un mondo dove, bandite le guerre, la violenza è confinata in passatempi cretini. Peccato che il passatempo cretino per eccellenza, il Rollerball che consumava i suoi campioni velocemente, ora ha creato un personaggio che per la gente è un eroe. Non un eroe scomodo, all'inizio. A Jonathan hanno portato via la moglie perché il dirigente di una Corporazione se n'era invaghito, senza che lui protestasse (le Corporazioni governano tutto, non ci sono più gli stati, ed è stata fatta un'operazione di riscrittura del passato in stile orwelliano), e all'inizio sembra solo insoddisfatto e confuso, ma non ribelle di fronte all'intimazione di lasciare il Rollerball. (Da qui in poi: SPOILER). Caan è molto bravo a interpretare questo stato d'animo di Jonathan che comincia a "prendere coscienza" e a cercare di indagare il mondo attorno a sé: egli non ha, visto il mondo da cui proviene, gli strumenti culturali per sviluppare più di tanto questa consapevolezza (per dirla in maniera raffinata), e del resto non trova nessuno che lo aiuti (sembrano tutti ignoranti e superficiali, un po' come in Fahrenheit 451). Tuttavia saprà andare dritto al sodo, vincendo l'ultima partita che è stata trasformata in un gioco al massacro manipolando le regole allo scopo di sconfiggerlo.
Così, mentre Jonathan sembrava un personaggio accomodante e facilmente manipolabile, che accettava le amanti inviategli dalla corporazione limitandosi a rivedere le immagini filmate della moglie che gli è stata tolta, e sfogava tutto nel gioco, ora diventa cocciuto, cerca ostinatamente la verità e si oppone alla volontà dei padroni del mondo.
Fermo restando che per il contenuto di violenza questo film dovrebbe essere vietato ai minori, io l'ho trovato bello; allo stesso tempo molto valido per alcuni aspetti, e molto curioso per come sia, da altri punti di vista, così datato e ingenuo. Innanzitutto c'è la ricerca della verità storica da parte di Jonathan, e la scoperta che il passato oltre che manipolato a piacere è praticamente ormai dimenticato, depositato nelle memorie di un'intelligenza artificiale che lo nasconde; il tema del libero arbitrio, dell'impossibilità di essere felici anche quando, superficialmente, si vive in una società che soddisfa tutti i bisogni; la rivincita dell'individualità incarnata dal campione di Rollerball è allo stesso tempo sinistra, dal momento che si tratta di un eroe che uccide in uno sport sanguinario. Le stesse riflessioni di Jonathan mentre osserva un compagno di squadra ridotto a un vegetale in coma sono esplicite, quando sospetta che quella sia l'unica felicità possibile, vivere come una pianta senza pensieri. Non sempre queste tematiche sono portate avanti in maniera avvincente o convincente, a volte sono troppo semplificate, ma il film non è affatto superficiale, pur con questo curioso miscelare ragionamenti e scene di azione brutali.
Rollerball peraltro offre tanti paradossi, visto adesso. In parte era una contestazione al welfare state "dalla culla alla tomba" che poteva esser visto, ai tempi, come un probabile futuro dell'umanità. Comodo ma spersonalizzante, soffocante.
Oggi che stiamo finendo nella palta così velocemente dal punto di vista economico, un mondo di super aziende che ti assicurano un decente benessere (purché non rompi troppo le scatole e le lasci comandare) potrebbe sembrare quasi un paradiso. Guarda un po' che preoccupazioni si facevano, trentacinque anni fa.
Buffa anche l'importanza che vien data allo spettacolo televisivo "tutto per Jonathan" come se uno show dovesse avere chissà quale influenza, e curioso il fatto che un personaggio tutto sommato accomodante venga visto come un pericolo. Oggi vediamo il mondo "corporate" fare i salti mortali per aggiudicarsi un personaggio celebre come testimonial. Ammettiamo che in un mondo in cui l'individualismo è stato volutamente smorzato ci si comporterebbe in modo diverso, ammettiamo anche che le Corporazioni del film (che hanno in passato avuto delle guerre fra loro) debbano stare attente a rispettare una delicata etichetta nei loro rapporti. E Jonathan è simbolo di una sola di esse, (la Corporazione dell'Energia con sede a Huston, stesso posto da cui prende il nome la squadra) quindi creerebbe un problema di equilibri con le altre. Ma comunque resta la sensazione che sarebbe più conveniente aspettare che diventi vecchio e debba ritirarsi comunque, piuttosto che volerlo eliminare a tutti i costi.
Quanto meno, il film fallisce nel creare l'idea di un mondo dove l'individualismo sia stato messo ai margini. Anzi viene messa in evidenza l'ammirazione per i giocatori di Rollerball. Sono visti come dei superuomini, l'importante è che non stiano in circolazione troppo a lungo da diventare una specie di supereroi.
Esiste una sola donna dirigente nel gruppo dei capi di alto livello (si vede in una teleconferenza), per il resto le donne sono lavoratrici (alcune infermiere che si vedono nel film, una massaggiatrice...) oppure bellissime donne con sorrisi stereotipati (mogli, amanti...) che danno un'idea di donne oggetto di lusso. Non poi molto diverso dalla realtà di oggi, forse.
La scena in cui i festaioli (donne in prima fila!) bruciano gli alberi per divertimento poteva esser fatta meglio, resta importante per creare il tono di una società alienata. Anche la scena dello scienziato che dovrebbe svelare la realtà storica a Jonathan e va in crisi di nervi di fronte al computer che nega le notizie è un momento che va dritto allo scopo, sebbene la scena sia ridicola con gli occhi di oggi. Un altro paio di tocchi di questo genere, magari più azzeccati, e avremmo avuto un ritratto della società meglio comprensibile, il che avrebbe conferito maggior realtà e spessore al film.
Al coperto della loro soffice dittatura, i dirigenti della corporazione fanno i loro porci comodi: lo si vede da come hanno spezzato il matrimonio di Jonathan che pure è un privilegiato (tener presente comunque che la ex moglie ha una differente spiegazione). Ma i loro comodi li fanno dopo aver provveduto ai bisogni essenziali di tutti. Non sembrano neanche un po' i pazzi criminali di oggi, che si giocano in borsa, con i derivati, il diritto a una scodella di riso per milioni di persone. Sono antipatici, non si riesce però a odiarli davvero.
Curioso anche il fatto che, nonostante in qualche scena la Corporazione tolga i guanti bianchi e digrigni i denti nei confronti di Jonathan, dimostrando che in fin dei conti il potere non perde mai la propria brutalità, nella riunione (telematica) fra grandi dirigenti si preferisca togliere le regole alla finale del campionato, e sperare che il campione ci rimanga secco, piuttosto che sporcarsi le mani con un omicidio politico.
Da questo punto di vista il film visto oggi è indebolito in uno degli aspetti principali di allora, la "lotta contro il sistema," ma questo offre ancor più grande risalto a un'altra riflessione: al fatto che l'uomo resta sempre una bestia che ha bisogno di affrontare problemi, di combattere, di distruggere o autodistruggersi, e la sua violenza difficilmente può essere esorcizzata (un simile discorso lo faceva anche l'Agente Smith in Matrix, ricordate? Quando diceva che era stato sperimentato un mondo paradisiaco per la Matrice, ma agli uomini che dovevano esserne prigionieri non piaceva). Jonathan il ribelle che "riafferma l'uomo" in un mondo che cercava di vivere una vita forse noiosa ma libera della violenza che lo ha devastato nel passato, potrebbe essere la causa di nuove stragi e nuove sofferenze.
Curioso come oggi Rollerball sia un film ancora interessante, ma un altro film rispetto al giorno in cui uscì nei cinema.
Il film si avvale della regia di Norman Jewison (quello del primo Jesus Christ Superstar, e pure qui bisogna distinguere, perché anche di quel film è stato fatto un goffo remake), e di una buona performance di James Caan, nei suoi anni migliori. Ottimo uso di musica classica per la colonna sonora. Pessimo uso di un dialogo iniziale (dopo la prima partita) dove vediamo Caan parlare con un dirigente che sarà il suo antagonista principale: uno degli infodump più pesanti e palesi della storia del cinema, pessimo modo di iniziare un film. Forse era meglio mettere delle scritte in sovraimpressione all'inizio, come si fa tanto spesso (senza che nessuno si scandalizzi).
In un mondo dove non ci sono più i poveri ma governa un potere anonimo che crea una inconsapevole insoddisfazione nella gente (che assume psicofarmaci in continuazione), Caan interpreta Jonathan, stella di uno sport violentissimo diventata "troppo" importante in un mondo dove, bandite le guerre, la violenza è confinata in passatempi cretini. Peccato che il passatempo cretino per eccellenza, il Rollerball che consumava i suoi campioni velocemente, ora ha creato un personaggio che per la gente è un eroe. Non un eroe scomodo, all'inizio. A Jonathan hanno portato via la moglie perché il dirigente di una Corporazione se n'era invaghito, senza che lui protestasse (le Corporazioni governano tutto, non ci sono più gli stati, ed è stata fatta un'operazione di riscrittura del passato in stile orwelliano), e all'inizio sembra solo insoddisfatto e confuso, ma non ribelle di fronte all'intimazione di lasciare il Rollerball. (Da qui in poi: SPOILER). Caan è molto bravo a interpretare questo stato d'animo di Jonathan che comincia a "prendere coscienza" e a cercare di indagare il mondo attorno a sé: egli non ha, visto il mondo da cui proviene, gli strumenti culturali per sviluppare più di tanto questa consapevolezza (per dirla in maniera raffinata), e del resto non trova nessuno che lo aiuti (sembrano tutti ignoranti e superficiali, un po' come in Fahrenheit 451). Tuttavia saprà andare dritto al sodo, vincendo l'ultima partita che è stata trasformata in un gioco al massacro manipolando le regole allo scopo di sconfiggerlo.
Così, mentre Jonathan sembrava un personaggio accomodante e facilmente manipolabile, che accettava le amanti inviategli dalla corporazione limitandosi a rivedere le immagini filmate della moglie che gli è stata tolta, e sfogava tutto nel gioco, ora diventa cocciuto, cerca ostinatamente la verità e si oppone alla volontà dei padroni del mondo.
Fermo restando che per il contenuto di violenza questo film dovrebbe essere vietato ai minori, io l'ho trovato bello; allo stesso tempo molto valido per alcuni aspetti, e molto curioso per come sia, da altri punti di vista, così datato e ingenuo. Innanzitutto c'è la ricerca della verità storica da parte di Jonathan, e la scoperta che il passato oltre che manipolato a piacere è praticamente ormai dimenticato, depositato nelle memorie di un'intelligenza artificiale che lo nasconde; il tema del libero arbitrio, dell'impossibilità di essere felici anche quando, superficialmente, si vive in una società che soddisfa tutti i bisogni; la rivincita dell'individualità incarnata dal campione di Rollerball è allo stesso tempo sinistra, dal momento che si tratta di un eroe che uccide in uno sport sanguinario. Le stesse riflessioni di Jonathan mentre osserva un compagno di squadra ridotto a un vegetale in coma sono esplicite, quando sospetta che quella sia l'unica felicità possibile, vivere come una pianta senza pensieri. Non sempre queste tematiche sono portate avanti in maniera avvincente o convincente, a volte sono troppo semplificate, ma il film non è affatto superficiale, pur con questo curioso miscelare ragionamenti e scene di azione brutali.
Rollerball peraltro offre tanti paradossi, visto adesso. In parte era una contestazione al welfare state "dalla culla alla tomba" che poteva esser visto, ai tempi, come un probabile futuro dell'umanità. Comodo ma spersonalizzante, soffocante.
Oggi che stiamo finendo nella palta così velocemente dal punto di vista economico, un mondo di super aziende che ti assicurano un decente benessere (purché non rompi troppo le scatole e le lasci comandare) potrebbe sembrare quasi un paradiso. Guarda un po' che preoccupazioni si facevano, trentacinque anni fa.
Buffa anche l'importanza che vien data allo spettacolo televisivo "tutto per Jonathan" come se uno show dovesse avere chissà quale influenza, e curioso il fatto che un personaggio tutto sommato accomodante venga visto come un pericolo. Oggi vediamo il mondo "corporate" fare i salti mortali per aggiudicarsi un personaggio celebre come testimonial. Ammettiamo che in un mondo in cui l'individualismo è stato volutamente smorzato ci si comporterebbe in modo diverso, ammettiamo anche che le Corporazioni del film (che hanno in passato avuto delle guerre fra loro) debbano stare attente a rispettare una delicata etichetta nei loro rapporti. E Jonathan è simbolo di una sola di esse, (la Corporazione dell'Energia con sede a Huston, stesso posto da cui prende il nome la squadra) quindi creerebbe un problema di equilibri con le altre. Ma comunque resta la sensazione che sarebbe più conveniente aspettare che diventi vecchio e debba ritirarsi comunque, piuttosto che volerlo eliminare a tutti i costi.Quanto meno, il film fallisce nel creare l'idea di un mondo dove l'individualismo sia stato messo ai margini. Anzi viene messa in evidenza l'ammirazione per i giocatori di Rollerball. Sono visti come dei superuomini, l'importante è che non stiano in circolazione troppo a lungo da diventare una specie di supereroi.
Esiste una sola donna dirigente nel gruppo dei capi di alto livello (si vede in una teleconferenza), per il resto le donne sono lavoratrici (alcune infermiere che si vedono nel film, una massaggiatrice...) oppure bellissime donne con sorrisi stereotipati (mogli, amanti...) che danno un'idea di donne oggetto di lusso. Non poi molto diverso dalla realtà di oggi, forse.
La scena in cui i festaioli (donne in prima fila!) bruciano gli alberi per divertimento poteva esser fatta meglio, resta importante per creare il tono di una società alienata. Anche la scena dello scienziato che dovrebbe svelare la realtà storica a Jonathan e va in crisi di nervi di fronte al computer che nega le notizie è un momento che va dritto allo scopo, sebbene la scena sia ridicola con gli occhi di oggi. Un altro paio di tocchi di questo genere, magari più azzeccati, e avremmo avuto un ritratto della società meglio comprensibile, il che avrebbe conferito maggior realtà e spessore al film.
Al coperto della loro soffice dittatura, i dirigenti della corporazione fanno i loro porci comodi: lo si vede da come hanno spezzato il matrimonio di Jonathan che pure è un privilegiato (tener presente comunque che la ex moglie ha una differente spiegazione). Ma i loro comodi li fanno dopo aver provveduto ai bisogni essenziali di tutti. Non sembrano neanche un po' i pazzi criminali di oggi, che si giocano in borsa, con i derivati, il diritto a una scodella di riso per milioni di persone. Sono antipatici, non si riesce però a odiarli davvero.
Curioso anche il fatto che, nonostante in qualche scena la Corporazione tolga i guanti bianchi e digrigni i denti nei confronti di Jonathan, dimostrando che in fin dei conti il potere non perde mai la propria brutalità, nella riunione (telematica) fra grandi dirigenti si preferisca togliere le regole alla finale del campionato, e sperare che il campione ci rimanga secco, piuttosto che sporcarsi le mani con un omicidio politico.
Da questo punto di vista il film visto oggi è indebolito in uno degli aspetti principali di allora, la "lotta contro il sistema," ma questo offre ancor più grande risalto a un'altra riflessione: al fatto che l'uomo resta sempre una bestia che ha bisogno di affrontare problemi, di combattere, di distruggere o autodistruggersi, e la sua violenza difficilmente può essere esorcizzata (un simile discorso lo faceva anche l'Agente Smith in Matrix, ricordate? Quando diceva che era stato sperimentato un mondo paradisiaco per la Matrice, ma agli uomini che dovevano esserne prigionieri non piaceva). Jonathan il ribelle che "riafferma l'uomo" in un mondo che cercava di vivere una vita forse noiosa ma libera della violenza che lo ha devastato nel passato, potrebbe essere la causa di nuove stragi e nuove sofferenze.
Curioso come oggi Rollerball sia un film ancora interessante, ma un altro film rispetto al giorno in cui uscì nei cinema.
venerdì 17 dicembre 2010
martedì 14 dicembre 2010
Gabe Chouinard, chi è costui?
Colgo l'occasione di un articolo interessante (vecchio, ma l'argomento può essere attuale) per portare la vostra attenzione sulla rivista in inglese Locus (dove era stato pubblicato) e sull'ottima pagina Magrathea (valido portale sul fantastico, in italiano) dove l'ho trovato tradotto.
L'articolo, di Gabe Chouinard, opinionista a me sconosciuto, afferma praticamente che nessun autore di fantasy epico ha saputo far di meglio che: o imitare Tolkien, o cercare una via diversa, ma facendo peggio di Tolkien e fallendo nel tentativo di creare una comparabile grandiosità.
Ognuno può pensarla come vuole; io non sono d'accordo. Trovo anche che sia un buon esempio di come usare troppe categorie possa confondere una riflessione.
Ho avuto l'occasione di avere uno scambio di opinioni sulla questione. Segnalo il tutto a questo indirizzo.
L'articolo, di Gabe Chouinard, opinionista a me sconosciuto, afferma praticamente che nessun autore di fantasy epico ha saputo far di meglio che: o imitare Tolkien, o cercare una via diversa, ma facendo peggio di Tolkien e fallendo nel tentativo di creare una comparabile grandiosità.
Ognuno può pensarla come vuole; io non sono d'accordo. Trovo anche che sia un buon esempio di come usare troppe categorie possa confondere una riflessione.
Ho avuto l'occasione di avere uno scambio di opinioni sulla questione. Segnalo il tutto a questo indirizzo.
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