giovedì 17 settembre 2009

Manuali di scrittura



Ho terminato di leggere l'ennesimo manuale: Scrivere un Romanzo di Donna Levin (Dino Audino Editore).
Sono uno di quei poveretti che li trovano interessanti: anzi molto stimolanti, per giunta. Ne ho letti parecchi, oltre ad aver partecipato a due corsi di scrittura creativa. I titoli non li ricordo nemmeno tutti... di sicuro una lettura importante è stata quella dei manuali di Orson Scott Card editi a suo tempo per la Nord: illuminante e piacevole, devo dire che forse mettendo insieme i manuali verrebbe un numero di pagine eccessivo ma anche che, almeno a spizzichi e bocconi, me li sono anche riletti volentieri.
Il Manuale di Scrittura Creativa di Franco Forte ha il pregio di essere invece estremamente sintetico, di avere una quantità di indicazioni interessanti anche dal punto di vista formale e grammaticale; possiede un ulteriore vantaggio verso qualsiasi manuale scritto da autori stranieri che vivono una situazione diversa: ha degli utili cenni su come porsi, e proporsi, di fronte al potenziale editore.
Anche quest'ultimo manuale che ho appena terminato ha i suoi vantaggi: innanzitutto è generalmente molto sintetico e dritto al punto, pur non mancando di riflessioni generali che in questo tipo di testi sono indispensabili e non comprimibili più di tanto. Contiene molti suggerimenti sulla forma del paragrafo e della frase, che non ho trovato altrove, e delle esercitazioni anche abbastanza interessanti, per quanto abbia fatto ben poco e quasi solo a mente. Un manuale dinamico e compatto, se siete in certa di una lettura di questo genere ve lo consiglio.

Io questo tipo di manualistica la apprezzo e devo dire che mi ha aiutato molto a dipanare le matasse inconcludenti di quando avevo 18, 19 anni, volevo dire tutto e non riuscivo a scrivere niente di sensato. Resta però il problema di quelle persone che leggono questi manuali e non sanno più liberarsene. Di quelli che seguono pedissequamente, di quelli che, anche nelle case editrici, usano lo show don't tell come una regola sacra in nome della quale infliggere un giudizio negativo alla prima infrazione, senza possibilità di appello.

C'era una volta il blog di Simone Navarra (c'è ancora, ma è un altro, quello vecchio non è più aggiornato) dove l'autore faceva delle operazioni molto divertenti, spiegando perché i capolavori della letteratura oggi sarebbero bocciati senza speranza, e quelle sacre regole c'erano sempre di mezzo.
Ecco, io credo che bisognerebbe chiedersi se un libro è bello e funziona, e non se segue a dovere le sacrosante regole. Detto questo, per chi sa capire che uso farne, sono sempre pronto a elogiare i manuali di scrittura creativa.

Perché intendiamoci, le regole del mercato sono ancora più spietate, e più dannose per la creatività. Del resto, se vuoi scrivere per avere un pubblico...

11 commenti:

  1. Già! Le regole sono utili per la forma... ma imbrigliano la creatività.

    Ci vuole il giusto equilibrio, probabilmente.

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  2. ti quoto in pieno.
    ho letto romanzi che spiegavano senza mostrare e li ho apprezzati e ne ho letti che mostravano seguendo tutte le regolette del caso e li ho trovati pura merda.

    bon. ti linko.

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  3. Grazie per i commenti (e il link). Comunque mi piacciono parecchi classici (non tutti, ma un bel po' di quelli che ho letto) nonostante fossero stati scritti in epoche in cui queste regole non esistevano. Beninteso, magari in qualche caso l'adesione alle regole avrebbe potuto anche essere benefica se lo scrittore le avesse conosciute, ma più spesso direi di no.

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  4. Sono perfettamente d'accordo con te, Bruno.
    Lo scopo del romanzo dev'essere divertire e, eventualmente, far riflettere. Per raggiungere l'obiettivo si possono utilizzare diverse modalità e la regola dello "show-don't-tell" all'ennesima potenza è una delle più grandi bufale di questi anni. E chi pensa di saper dire cosa sia scrivere la snocciola su tutto.
    E' pur vero che c'è un'evoluzione negli standard editoriali, che accompagna gli autori a scrivere secondo certi standard piuttosto che secondo altri, ma fino ad ora mai nessun editore mi ha detto: "usi troppo poco lo show don't tell"...
    Fabrizio

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  5. @Fabrizio Valenza: meno male però la si trova molto in giro in commenti e valutazioni, professionali e non, a proposito e a sproposito.
    Invece penso che le regole bisognerebbe seguirle molto di più per quanto riguarda una buona gestione del punto di vista: anche lì vedi gli autori blasonati che se ne fregano (qualche volta!) ma chi non ha più che bene in mano il mestiere dovrebbe cercare di capire e di seguire quelle indicazioni.

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  6. La questione dei punti di vista è una delle più scivolose. Facilmente si commettono errori per disattenzione o poca concentrazione. Un buon editor dovrebbe aiutare a correggere l'impostazione. Ma sappiamo anche quanto la piccola editoria (e, a volte, quella media) manchi di buoni editor.

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  7. @fabrizio: davvero? pensavo che i piccoli editori fossero quelli che mettevano cura nei loro volumi (al contrario di quanto evidentemente fannoo certi grandi editori...)

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  8. Non volendo fare di tutta l'erba un fascio, confermo (per quello che ho visto e per quello che ho annusato in questi ultimi tempi) l'impressione che ci sia una certa approssimazione in Italia per quanto riguarda queste figure professionali (nel senso che quelli preparati sul serio sono meno di quelli che ci vorrebbero - forse non ci sono i quattrini per pagarli).
    Se poi all'estero ci sia sempre e comunque una professionalità perfetta al 100 %, questo lo lascio aperto al dubbio.

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  9. @alladr: purtroppo chi ha pochi soldi non predilige (solitamente) la figura dell'editor, ma pensa innanzitutto a buttar fuori titoli. Questo non toglie che poi ci siano ottimi editor anche in alcune piccole case editrici.

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  10. Non concordo con chi dice che le regole imbrigliano la creatività.
    Si può fare un romanzo stilisticamente perfetto ma senz'anima oppure uno con una trama a prova di bomba ma con continui cambi di punti di vista che portano confusione nel lettore.
    Le regole consigliate nei manuali di scrittura si devono seguire, perchè facilitano enormemente l'immedesimazione coi protagonisti del romanzo e simpatia con le loro vicende.
    Guardando con occhio critico i libri che mi sono piaciuti di più, ho notato che hanno sempre rispettato le regole, al contrario di quelli la cui lettura si è trascinata stancamente.

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  11. @ EffeErre: Sono d'accordo, però anche le regole vanno "capite e digerite".
    Quanto alla leggibilità (se è quello che intendi dove parli di lettura che si trascina stancamente): è un valore che un principiante deve (a mio parere) tenere molto in considerazione, però non è tutto.

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