Per parlare del film Tank Girl bisogna partire dal fumetto, che era (ed è) sorprendente, nuovo, fresco e frizzante, surreale e "cool." Il tutto con uno spruzzo di controcultura, un'anima punk e non so bene cos'altro. Probabilmente una cosa molto divertente, anche se poco ne ho letto e pochissimo ne ricordo. So che l'idea della ragazza finto-scema sul carro armato mi sembrava una cretinata ridicola, ma la cosa era congegnata in maniera che questo in realtà non era importante.
Mi son voluto vedere il film, ormai una cosetta d'annata, in quanto è del 1995. La premessa non è proprio del tutto identica al fumetto, comunque le atmosfere ci sarebbero. Siamo in un mondo post-apocalittico, dove l'acqua è rara, anzi uno dei beni più preziosi: ci sono i cattivoni (la corporazione W&P) che la controllano quasi tutta e i guerriglieri (i Ripper) che la rubano. Nel mezzo piccole comunità come quella della protagonista, un gruppetto che viene massacrato dai cattivi all'inizio della storia. Superstite del massacro, Rebecca è prigioniera di questa spietata corporazione, ma riesce a cavarsela facendo andare in fumo un piano per usarla come esca contro i Ripper. Dopo essersi impadronita di un carro armato e arruolata l'amica Jet Girl, Rebecca inizia la sua guerra personale contro la W&P. Trama semplice, che potrebbe anche funzionare, tre attori indubbiamente validi: il capo dei cattivi è il mitico Malcolm McDowell (eroe maledetto di Arancia Meccanica), Rebecca è interpretata da Lori Petty (che ricordo da Point Break) e Jet Girl da Naomi Watts (di più recente successo con The Ring).
Chi si appassiona alle ambientazioni realistiche dovrà concedersi una vacanza con questo film, che parla di un mondo ridotto in estrema povertà ma dove le ragazze che vestono con stravaganza chic e hanno il trucco sempre a posto, e quando vedrete chi sono i Ripper... va be', non ve lo anticipo. Del resto l'immaginario da cui nasce Tank Girl è tutto stilizzato, assai particolare e bisogna tenerne conto. Fumettoso nella scelta dei colori e delle luci, nonché con l'inserimento di parti di cartone animato e tavole di fumetto nelle sequenze, volutamente assurdo, questo film va per una strada tutta sua. Dal punto di vista della storia, le cose sono abbastanza semplici [SPOILER fino alla fine del paragrafo!!]: Rebecca riuscirà a scoprire che una ragazzina appartenente alla sua comunità è ancora viva, riuscirà a salvarla, e il cattivo (che è penosamente cattivo) verrà sconfitto. Non c'è bisogno di dire molto di più.
A me l'estetica punk piace così così, il finto femminismo delle tipe che spaccano tutto ancora meno (direi che nel blog ne ho parlato abbastanza, no?), però non posso negare che l'insieme fa il suo effetto. Per me, non per il grande pubblico, perché Tank Girl ebbe un insuccesso clamoroso che, se devo credere a Wikipedia, contribuì a far chiudere il fumetto da cui era tratto il film. Del resto il grande pubblico punisce quasi sempre molto severamente le cose originali che si smarcano troppo dalle strade battute. Però, se non lo avete già visto, date un'occhiata a Tank Girl.
venerdì 18 maggio 2012
sabato 12 maggio 2012
Tutti gli editori italiani diventano guerriglieri del DRM?
Gli editori italiani sembrano voler rinunciare al DRM, e sto parlando di quelli grossi, che lo avevano difeso a spada tratta contro le piccolissime case editrice "guerrigliere" che avevano visto nell'ebook senza protezione una strada per poter strappare una nicchia di utenza.
Questo almeno ciò che leggo sui giornali riguardo alle novità al Salone del Libro di Torino. Le grandi case editrici non sono diventate improvvisamente generose, certamente si tratta di un calcolo tattico. Il problema è che la "rivoluzione digitale" ora come ora non sembra così aggressiva, il digitale ha in mano una percentuale ridicola del mercato, ma il cambiamento arriverà anche da noi e sembra tutto in mano a colossi dell'hardware stranieri. Apple, Amazon, Google, e tra un po' forse Microsoft. Le grandi case editrici italiane scoprono improvvisamente di non essere giganti ma nanerottoli. In bilico il mercato, persa la distribuzione, perso il ruolo di grandi decisori di chi dev'essere pubblicato e chi no: gli autori disintermediano e arrivano direttamente al pubblico (se, beninteso, riescono a farsi vedere). Quindi le case editrici italiane, che si credevano giganteschi Golia, diventano piccoli guerriglieri del DRM-free, dei Davide contro le macchine mostruose americane.
Le piccole case editrici, e lo dico con dispiacere, a questo punto sono formiche. Anche se mi auguro che le formiche nel loro piccolo siano in grado di fare cose sorprendenti.
Questo almeno ciò che leggo sui giornali riguardo alle novità al Salone del Libro di Torino. Le grandi case editrici non sono diventate improvvisamente generose, certamente si tratta di un calcolo tattico. Il problema è che la "rivoluzione digitale" ora come ora non sembra così aggressiva, il digitale ha in mano una percentuale ridicola del mercato, ma il cambiamento arriverà anche da noi e sembra tutto in mano a colossi dell'hardware stranieri. Apple, Amazon, Google, e tra un po' forse Microsoft. Le grandi case editrici italiane scoprono improvvisamente di non essere giganti ma nanerottoli. In bilico il mercato, persa la distribuzione, perso il ruolo di grandi decisori di chi dev'essere pubblicato e chi no: gli autori disintermediano e arrivano direttamente al pubblico (se, beninteso, riescono a farsi vedere). Quindi le case editrici italiane, che si credevano giganteschi Golia, diventano piccoli guerriglieri del DRM-free, dei Davide contro le macchine mostruose americane.
Le piccole case editrici, e lo dico con dispiacere, a questo punto sono formiche. Anche se mi auguro che le formiche nel loro piccolo siano in grado di fare cose sorprendenti.
venerdì 11 maggio 2012
Facendo i debiti scongiuri (off topic)
Una cosa che ogni tanto (per fortuna raramente) mi viene in mente. Cosa succede ai propri account di email, blog, siti internet, profili sui forum e sui social network il giorno in cui lasciamo questa valle di lacrime?
Per esempio. A quanto pare ogni anno, scrive il Corriere, mezzo milione di utenti di facebook statunitensi passano a miglior vita. Ci sono già iniziative per proteggere le chiavi di accesso, permettere agli "esecutori testamentari" di chiudere i rapporti, tramandare ai propri cari i documenti che si vuol fare avere loro.
Un po' macabro, ma in effetti bisogna pensarci. Fate i debiti scongiuri e preparate il vostro testamento digitale...
Per esempio. A quanto pare ogni anno, scrive il Corriere, mezzo milione di utenti di facebook statunitensi passano a miglior vita. Ci sono già iniziative per proteggere le chiavi di accesso, permettere agli "esecutori testamentari" di chiudere i rapporti, tramandare ai propri cari i documenti che si vuol fare avere loro.
Un po' macabro, ma in effetti bisogna pensarci. Fate i debiti scongiuri e preparate il vostro testamento digitale...
La mia recensione di Apocalypse Kebab (di J. Tangerine, edito da mamma Editori) è su Fantasy Magazine. Pregi e difetti li ho elencati là. Il rimpianto, per quanto riguarda questo libro, è la mancanza di una trama più forte. Per chi lo ha già letto (e per gli altri, occhio allo spoiler), intendo dire gli elementi mitici e storici che sembrano portare all'apocalisse promessa nel titolo, e il finale (quasi) alla volemose bene e frettoloso, che toglie efficacia a quello che era stato costruito. Credo che non vedremo facilmente una seconda parte di questa storia, che non prometteva neanche malaccio. Peraltro sono scelte, e nel bilancio generale del libro ci possono stare.
D'altra parte il tono leggero e scorrevole è una gradevole novità. Anche io sto cercando di scrivere un urban fantasy, ma il mio è tetro, triste e catastrofico sul serio. Non ho la penna allegra e leggera di J. Tangerine...
D'altra parte il tono leggero e scorrevole è una gradevole novità. Anche io sto cercando di scrivere un urban fantasy, ma il mio è tetro, triste e catastrofico sul serio. Non ho la penna allegra e leggera di J. Tangerine...
giovedì 10 maggio 2012
Ancora ebook e autopubblicazione
Segnalo questo articolo sul corriere, una serie di interviste con gli addetti ai lavori sull'autopubblicazione e sulle conseguenze che essa ha sull'editoria. Piuttosto lungo, ma interessante... anche se quando si parla di questi argomenti bisogna rassegnarsi al fatto che le stesse tematiche spesso siano ripetute e ripescate.
mercoledì 2 maggio 2012
The Hunger Games
Volevo vedere e rendermi conto. Capire come mai tanto successo negli USA. Non ho letto il libro: peraltro sapendo che vi è una pesante influenza dal film giapponese Battle Royale ero molto sospettoso anche sulla genuinità dell'ispirazione. Alla fine ho deciso che The Hunger Games dovevo vederlo e rendermi conto. La mia opinione finale è che si tratta di un film molto gonfiato, bruttarello, artificiale e furbastro, debole nella logica. Ma può piacere a coloro che amano spettacoli tipo i reality show. A me non può piacere, quindi, magari a voi sì: questione di gusti.
Uno spoilerone sulla trama (saltate al prossimo paragrafo se non volete anticipazioni).Siamo in un'America Post apocalisse o post catastrofe di qualche tipo, riunita in una confederazione (di nome Panem) composta da diversi distretti. Alcuni di questi distretti si sono ribellati in passato quindi sono condannati a fornire due "tributi" umani, un ragazzo e una ragazza, per dei giochi mortali che possono avere un solo sopravvissuto. Perché la faccenda continui a decenni dalla turpe ribellione, non si sa. E' evidente che Capitol, ovvero il distretto della capitale, è privilegiato, mentre gli altri sgobbano per produrre materie prime e prodotti vari, è altrettanto evidente che non sarebbe il caso di infierire troppo e sfregare il sale sulla ferita, ma secondo i presentatori televisivi, ormai questi giochi di morte sono qualcosa "che unisce." Da qui 1) notiamo la fesseria nell'ambientazione, su cui torneremo in seguito, e 2) veniamo a sapere che i poveretti destinati al sacrificio entrano in un perverso "show business," dove sono costretti a proporsi come "personaggi" simpatici al pubblico per poter avere dei piccoli favori dagli sponsor quando saranno coinvolti nella lotta mortale. Ci sono anche dei mèntori, una specie di allenatori che danno indicazioni pratiche e dritte cercando di favorire la sopravvivenza dei propri pupilli. L'azione si concentra su Katniss (la ragazza) e Peeta (il ragazzo) del distretto 12, che avendo il numero più alto veniamo a sapere essere il posto più scarognato della confederazione. Katniss è brava con arco e frecce e, oddio, si offre volontaria per salvare la sorellina giovanissima e imbelle che era stata sorteggiata.
Peeta è un panettiere e inizialmente sembra ancor più scalognato, anche perché dice in una presentazione televisiva che lui ha sempre avuto una cotta segreta per Katniss, e se uscisse vivo dagli Hunger Games sarebbe solo (non possono sopravvivere entrambi per via delle regole del gioco). Sembra che sia una bufala per creare il "personaggio" a beneficio del pubblico, poi quando inizierà il massacro vedremo Peeta allearsi con una banda di cattivoni (tra cui quelli forti e aggressivi dei distretti coi numeri bassi, i più ricchi) che danno la caccia a Katniss. Ma in realtà l'amore di Peeta è vero e quando avrà la possibilità di uccidere la ragazza, non lo farà.
Nel frattempo lo show causa problemi politici! la morte di tanti baldi giovani e le crudeltà fanno scoppiare dei disordini nel distretto 11. E grazie al cavolo, cosa doveva succedere? Dovrebbe essere la norma e non l'eccezione, e qui torniamo alla fesseria n. 1 accennata sopra. La regia del gioco (che interviene spesso e a volte anche pesantemente) allora cambia le regole e annuncia che le coppie possono sopravvivere, per deviare l'attenzione sulla storia d'amore di Katniss e Peeta, che ora sono insieme sul campo e si difendono a vicenda (anche se lui è ferito). Molto tenero, ma ho un altro dubbio. Se il gioco serve a solleticare i privilegiati, perché viene trasmesso anche agli svantaggiati, che possono solo andare in bestia? Viene accennato che certi combattenti (quelli dei distretti con il numero basso) sono volontari. Ci potrebbe stare: un gioco spietato di gladiatori moderni, anche se quelli dell'antica Roma non venivano sterminati a raffica come si vede nei film. Ma allora non ha senso imporre ai distretti più poveri di mandare carne da macello e costringerli pure a guardare lo spettacolo.
Per la cronaca, alla fine restano vivi proprio i due del distretto 12, ma la direzione tenta il colpo di scena di riportare le regole al "deve sopravvivere uno solo." Quando Katniss e Peeta scelgono di uccidersi entrambi piuttosto che scegliere chi dovrà vivere, la regia è forzata a mantenere la promessa precedente e li consacra entrambi vincitori. Al ritorno nel distretto 12, ricchi della gloria effimera degli Hunger Games, non capiamo se i due staranno insieme. Lei ha un precedente fidanzato, del resto. Fine della storia. Giusto una domandina per chi ha visto il film: quando i duri e cattivi concentrano tutte le risorse messe a disposizione dalla regia (e cadute in loro mano) in un perimetro minato, perché sistemano le cose in modo che poi a Katniss basti una freccia per fare rotolare un peso sulle mine e distruggere tutto il patrimonio? E' perché sono fessi loro? Perché è fessa la trama? O perché si dà per scontato che sia fesso il pubblico? Per me, un po' tutte e tre le risposte sono valide.
Fine dello spoilerone. Che dire del film? Ha tematiche sociali, politiche? No, sono inconsistenti, la trama è troppo modesta per darle credito: ha dei buchi clamorosi, è un baraccone di cartapesta fin dal primo momento. Del resto, sai che grande sociologia: i poveri sono buoni (e i neri sono sempre buoni), i ricchi sono cattivi. Ci sono accenni satirici negli atteggiamenti e costumi clowneschi dei personaggi televisivi e del pubblico "privilegiato," ma ci sarebbe voluto il tocco di un Terry Gilliam per farne un elemento significativo.
Unico personaggio memorabile del film è Jennifer Lawrence, che interpreta la protagonista della storia, mostrata come giovane e magari ingenuotta ma genuina e forte d'animo. L'attrice è brava e adatta alla parte. Non vedo altri aspetti positivi.
Sapevo che buttavo via i soldi, ma questo film è anche peggio di quello che mi aspettavo.
Uno spoilerone sulla trama (saltate al prossimo paragrafo se non volete anticipazioni).Siamo in un'America Post apocalisse o post catastrofe di qualche tipo, riunita in una confederazione (di nome Panem) composta da diversi distretti. Alcuni di questi distretti si sono ribellati in passato quindi sono condannati a fornire due "tributi" umani, un ragazzo e una ragazza, per dei giochi mortali che possono avere un solo sopravvissuto. Perché la faccenda continui a decenni dalla turpe ribellione, non si sa. E' evidente che Capitol, ovvero il distretto della capitale, è privilegiato, mentre gli altri sgobbano per produrre materie prime e prodotti vari, è altrettanto evidente che non sarebbe il caso di infierire troppo e sfregare il sale sulla ferita, ma secondo i presentatori televisivi, ormai questi giochi di morte sono qualcosa "che unisce." Da qui 1) notiamo la fesseria nell'ambientazione, su cui torneremo in seguito, e 2) veniamo a sapere che i poveretti destinati al sacrificio entrano in un perverso "show business," dove sono costretti a proporsi come "personaggi" simpatici al pubblico per poter avere dei piccoli favori dagli sponsor quando saranno coinvolti nella lotta mortale. Ci sono anche dei mèntori, una specie di allenatori che danno indicazioni pratiche e dritte cercando di favorire la sopravvivenza dei propri pupilli. L'azione si concentra su Katniss (la ragazza) e Peeta (il ragazzo) del distretto 12, che avendo il numero più alto veniamo a sapere essere il posto più scarognato della confederazione. Katniss è brava con arco e frecce e, oddio, si offre volontaria per salvare la sorellina giovanissima e imbelle che era stata sorteggiata.
Peeta è un panettiere e inizialmente sembra ancor più scalognato, anche perché dice in una presentazione televisiva che lui ha sempre avuto una cotta segreta per Katniss, e se uscisse vivo dagli Hunger Games sarebbe solo (non possono sopravvivere entrambi per via delle regole del gioco). Sembra che sia una bufala per creare il "personaggio" a beneficio del pubblico, poi quando inizierà il massacro vedremo Peeta allearsi con una banda di cattivoni (tra cui quelli forti e aggressivi dei distretti coi numeri bassi, i più ricchi) che danno la caccia a Katniss. Ma in realtà l'amore di Peeta è vero e quando avrà la possibilità di uccidere la ragazza, non lo farà.
Nel frattempo lo show causa problemi politici! la morte di tanti baldi giovani e le crudeltà fanno scoppiare dei disordini nel distretto 11. E grazie al cavolo, cosa doveva succedere? Dovrebbe essere la norma e non l'eccezione, e qui torniamo alla fesseria n. 1 accennata sopra. La regia del gioco (che interviene spesso e a volte anche pesantemente) allora cambia le regole e annuncia che le coppie possono sopravvivere, per deviare l'attenzione sulla storia d'amore di Katniss e Peeta, che ora sono insieme sul campo e si difendono a vicenda (anche se lui è ferito). Molto tenero, ma ho un altro dubbio. Se il gioco serve a solleticare i privilegiati, perché viene trasmesso anche agli svantaggiati, che possono solo andare in bestia? Viene accennato che certi combattenti (quelli dei distretti con il numero basso) sono volontari. Ci potrebbe stare: un gioco spietato di gladiatori moderni, anche se quelli dell'antica Roma non venivano sterminati a raffica come si vede nei film. Ma allora non ha senso imporre ai distretti più poveri di mandare carne da macello e costringerli pure a guardare lo spettacolo.
Per la cronaca, alla fine restano vivi proprio i due del distretto 12, ma la direzione tenta il colpo di scena di riportare le regole al "deve sopravvivere uno solo." Quando Katniss e Peeta scelgono di uccidersi entrambi piuttosto che scegliere chi dovrà vivere, la regia è forzata a mantenere la promessa precedente e li consacra entrambi vincitori. Al ritorno nel distretto 12, ricchi della gloria effimera degli Hunger Games, non capiamo se i due staranno insieme. Lei ha un precedente fidanzato, del resto. Fine della storia. Giusto una domandina per chi ha visto il film: quando i duri e cattivi concentrano tutte le risorse messe a disposizione dalla regia (e cadute in loro mano) in un perimetro minato, perché sistemano le cose in modo che poi a Katniss basti una freccia per fare rotolare un peso sulle mine e distruggere tutto il patrimonio? E' perché sono fessi loro? Perché è fessa la trama? O perché si dà per scontato che sia fesso il pubblico? Per me, un po' tutte e tre le risposte sono valide.
Fine dello spoilerone. Che dire del film? Ha tematiche sociali, politiche? No, sono inconsistenti, la trama è troppo modesta per darle credito: ha dei buchi clamorosi, è un baraccone di cartapesta fin dal primo momento. Del resto, sai che grande sociologia: i poveri sono buoni (e i neri sono sempre buoni), i ricchi sono cattivi. Ci sono accenni satirici negli atteggiamenti e costumi clowneschi dei personaggi televisivi e del pubblico "privilegiato," ma ci sarebbe voluto il tocco di un Terry Gilliam per farne un elemento significativo.
Unico personaggio memorabile del film è Jennifer Lawrence, che interpreta la protagonista della storia, mostrata come giovane e magari ingenuotta ma genuina e forte d'animo. L'attrice è brava e adatta alla parte. Non vedo altri aspetti positivi.
Sapevo che buttavo via i soldi, ma questo film è anche peggio di quello che mi aspettavo.
lunedì 30 aprile 2012
Infoguerra
Cory Doctorow è una specie di opinion maker (blogger, scrittore, giornalista e via dicendo) che si è distinto per le lotte a favore della libertà dell'informazione, ovvero a favore di filsharing e contro il copyright. O forse così la metto troppo dura, diciamo che ha discusso le molte alternative possibili per la gestione dei diritti digitali, da un punto di vista libertario che io personalmente non condivido; anche se è doveroso ammettere che non sono privo di peccato su questo aspetto.
Il suo romanzo breve Infoguerra (After the Siege) edito da Delos Books parla di libertà digitale, di una città dove si vive meravigliosamente con la produzione di tutti i beni possibili (qui si "stampano" vestiti, si produce ottimo cibo con macchine ecc...) in virtù della libertà di informazione.
Passiamo alla trama, che sto per spoilerare a morte (se non vi va, saltate al prossimo paragrafo, grazie). Valentina, la protagonista, vive con la madre, il padre e un fratellino in un appartamento, e gode di questa abbondanza (la vediamo assieme a un'amica approfittare di questo bengodi dei consumi). Però ci sono i cattivi, quelli che vogliono le royalties, e dichiarano guerra alla città della libera informazione. In breve tempo tutta l'abbondanza sparisce e la vita diventa grama. Ci sono bombardamenti, combattimenti, un autentico assedio e trincee da scavare. Nelle trincee il padre di Valentina muore, lei non ha più la bella vita di prima e deve fare dei lavori stancanti per la comunità: finisce per vedere raramente la madre (che è andata a combattere) e il fratello, perde le amicizie. Poi ci sono i razionamenti sempre più severi, i virus mandati dal nemico per trasformare la gente in zombi, e altri orrori. Valentina fa una vita durissima, ormai, la sua infanzia è finita in un incubo. La aiuta il Mago, personaggio ambiguo e ipocrita che le dà cibo e vestiti: Valentina sospetta che sia una spia ma in realtà rappresenta il mondo dell'informazione (documentaristi e reporter). Questo personaggio sembra al di sopra delle parti ma in realtà è piuttosto losco, e forse non neutrale come vorrebbe far sembrare, e la sua è una generosità pelosa. La madre di Valentina fraintende i doni ricevuti dalla ragazzina, pensa che si sia prostituita. Ma alla fine la ragazza farà in modo che la comunità prenda al Mago un segreto (una specie di "antivirus") che permetterà di sconfiggere le armi e le insidie del nemico e di far terminare la guerra con una vittoria.
Testo scorrevole e a volte suggestivo, ma finale irrealistico e melenso, anche illogico (se la metafora della storia deve rispettare i rapporti di forza e i ruoli esistenti). Morale: Infoguerra è una favoletta fortunatamente breve ma purtroppo sciocca, che banalizza un tema difficile, tema che sarebbe invece meritevole di approfondimento. Certamente le soluzioni non arriveranno da questo raccontino, e nemmeno una maggior consapevolezza sul problema. Se poi Doctorow abbia detto qualcosa di importante in altri contesti, non lo so, certamente dopo questa lettura le mie aspettative si sono abbassate di diversi gradini.
Sulla Biblioteca Galattica un'altra recensione più generosa ma che esprime più o meno le mie stesse perplessità.
Il suo romanzo breve Infoguerra (After the Siege) edito da Delos Books parla di libertà digitale, di una città dove si vive meravigliosamente con la produzione di tutti i beni possibili (qui si "stampano" vestiti, si produce ottimo cibo con macchine ecc...) in virtù della libertà di informazione.
Passiamo alla trama, che sto per spoilerare a morte (se non vi va, saltate al prossimo paragrafo, grazie). Valentina, la protagonista, vive con la madre, il padre e un fratellino in un appartamento, e gode di questa abbondanza (la vediamo assieme a un'amica approfittare di questo bengodi dei consumi). Però ci sono i cattivi, quelli che vogliono le royalties, e dichiarano guerra alla città della libera informazione. In breve tempo tutta l'abbondanza sparisce e la vita diventa grama. Ci sono bombardamenti, combattimenti, un autentico assedio e trincee da scavare. Nelle trincee il padre di Valentina muore, lei non ha più la bella vita di prima e deve fare dei lavori stancanti per la comunità: finisce per vedere raramente la madre (che è andata a combattere) e il fratello, perde le amicizie. Poi ci sono i razionamenti sempre più severi, i virus mandati dal nemico per trasformare la gente in zombi, e altri orrori. Valentina fa una vita durissima, ormai, la sua infanzia è finita in un incubo. La aiuta il Mago, personaggio ambiguo e ipocrita che le dà cibo e vestiti: Valentina sospetta che sia una spia ma in realtà rappresenta il mondo dell'informazione (documentaristi e reporter). Questo personaggio sembra al di sopra delle parti ma in realtà è piuttosto losco, e forse non neutrale come vorrebbe far sembrare, e la sua è una generosità pelosa. La madre di Valentina fraintende i doni ricevuti dalla ragazzina, pensa che si sia prostituita. Ma alla fine la ragazza farà in modo che la comunità prenda al Mago un segreto (una specie di "antivirus") che permetterà di sconfiggere le armi e le insidie del nemico e di far terminare la guerra con una vittoria.
Testo scorrevole e a volte suggestivo, ma finale irrealistico e melenso, anche illogico (se la metafora della storia deve rispettare i rapporti di forza e i ruoli esistenti). Morale: Infoguerra è una favoletta fortunatamente breve ma purtroppo sciocca, che banalizza un tema difficile, tema che sarebbe invece meritevole di approfondimento. Certamente le soluzioni non arriveranno da questo raccontino, e nemmeno una maggior consapevolezza sul problema. Se poi Doctorow abbia detto qualcosa di importante in altri contesti, non lo so, certamente dopo questa lettura le mie aspettative si sono abbassate di diversi gradini.
Sulla Biblioteca Galattica un'altra recensione più generosa ma che esprime più o meno le mie stesse perplessità.
Iscriviti a:
Post (Atom)



