A quanto pare con il fantasy nel cinema funziona così: se hai alle spalle un best seller, ma uno di quelli tosti, che li conoscono tutti e che spopolano, e ci investi quel centinaio di milioni di dollari abbondanti (a volte più, ma a volte anche meno se non c'è quel gran bisogno di effetti speciali), hai in mano una vera macchina per stampare soldi. I libri di Tolkien da cui sono stati tratti la bellezza di sei film (e non è finita, pare), i vampiri della Meyer, Harry Potter sono i classici esempi. Se prendi un fantasy che magari ha il suo onesto successo librario alle spalle, ma che resta soprattutto una faccenda riservata agli appassionati, spendi comunque tanto perché queste produzioni non sono facilissime, e rischi di riportare a casa un guadagno misero o magari di perderci. Un caso è il recente remake di Conan, che comunque era anche brutto, ma lo stesso destino è toccato a Solomon Kane, che non era un brutto film. Non sto dicendo che sia sempre così, comunque. Per carità, con una cifra relativamente modesta e nessun bestseller da un milione di libri alle spalle Guillermo del Toro si è affermato come regista di grido (con il suo Pan, che per quanto sia un horror-fantasy potremmo mettere nella categoria).
Il Settimo Figlio (2015), girato da Sergei Bodrov e ispirato a The Spook's Apprentice dell'inglese Joseph Delaney (primo libro di una serie), ha fatto un po' la fine di questi fantasy di serie B, e comunque costosi, che non riescono a piacere al grande pubblico ma vengono offesi e spernacchiati come se fossero la peggior robaccia, ingiurie che invece non vengono rivolte ai film fantasy di successo che spesso sono di un livello pari, o appena superiore.
martedì 26 gennaio 2016
lunedì 18 gennaio 2016
Focus... su cosa?
Nei passati giorni di pigro ingozzamento festivo mi sono comprato due riviste appartenenti a collane sorelle (Focus Extra e Focus Storia): il numero dedicato ai falsi miti e ai complottismi (titolone in prima pagina: "Non è vero che...") e quello sulla Seconda Guerra Mondiale.
Ne approfitto per fare un commentino o due su questo genere di riviste... non ho niente contro la divulgazione scientifica (o storica, o sul sapere in generale) ma quando vengono fatti troppi compromessi per piacere ed essere comprensibili a un vasto pubblico si rischia di essere superficiali e di non dire la verità.
Per fare qualche esempio concreto, cominciamo dal primo articolo di Focus Storia: Tutti i perché dell'ecatombe. A uno storico viene chiesto: Al di là della causa occasionale, cioè dell'invasione della Polonia, quali premesse prepararono il conflitto? Lo storico, di cui non faccio il nome, risponde che rispetto alla Prima Guerra Mondiale le premesse della Seconda sono abbastanza chiare: ovvero non ci furono dei meccanismi che forzarono la situazione come nel caso della guerra del '14-'18 andando al di là della volontà dei protagonisti, ma la causa è da attribuire al desiderio di Hitler di portare la Germania a dominare in Europa e nel mondo. La dura pace imposta a Versailles sarebbe una causa remota, non immediata. Una risposta che lascia a bocca aperta. Lo affermo per qualche complottismo mio personale? No.
Ne approfitto per fare un commentino o due su questo genere di riviste... non ho niente contro la divulgazione scientifica (o storica, o sul sapere in generale) ma quando vengono fatti troppi compromessi per piacere ed essere comprensibili a un vasto pubblico si rischia di essere superficiali e di non dire la verità.
Per fare qualche esempio concreto, cominciamo dal primo articolo di Focus Storia: Tutti i perché dell'ecatombe. A uno storico viene chiesto: Al di là della causa occasionale, cioè dell'invasione della Polonia, quali premesse prepararono il conflitto? Lo storico, di cui non faccio il nome, risponde che rispetto alla Prima Guerra Mondiale le premesse della Seconda sono abbastanza chiare: ovvero non ci furono dei meccanismi che forzarono la situazione come nel caso della guerra del '14-'18 andando al di là della volontà dei protagonisti, ma la causa è da attribuire al desiderio di Hitler di portare la Germania a dominare in Europa e nel mondo. La dura pace imposta a Versailles sarebbe una causa remota, non immediata. Una risposta che lascia a bocca aperta. Lo affermo per qualche complottismo mio personale? No.
sabato 16 gennaio 2016
Il fantasy, onestamente, ha rotto...
Non completo la frase e non dico chi l'ha scritta perché non voglio fare quel tipo di pubblicità... quella che "l'importante è che se ne parli." Certo che una casa editrice che si proponga agli autori emergenti con un programmatico "non accettiamo romanzi di genere fantasy: il fantasy ha, onestamente, rotto il cazzo" credo che, al di là della pretesa di fare una dichiarazione forte da 92 fantozziani minuti di applausi, dimostri solo un miope pregiudizio.
Comunque non linko la fonte ma solo un altro blog dove c'è un commento interessante su quella splendida autopresentazione. Di mio invece linko le considerazioni che feci riguardo all'influente opinione di un certo intellettuale italiano di tanti tanti anni fa, a dimostrazione che ci si può sentire originali a riproporre steccati che hanno rotto, onestamente, ormai da un secolo.
Comunque non linko la fonte ma solo un altro blog dove c'è un commento interessante su quella splendida autopresentazione. Di mio invece linko le considerazioni che feci riguardo all'influente opinione di un certo intellettuale italiano di tanti tanti anni fa, a dimostrazione che ci si può sentire originali a riproporre steccati che hanno rotto, onestamente, ormai da un secolo.
lunedì 11 gennaio 2016
Il Mostro della Martesana
Consigliato da un amico ho acquistato questo libro (ebook), senza sapere che Il Mostro della Martesana di Daniele Ramella è in effetti il secondo di una serie, chiamata Le Avventure del Club degli Scapigliati. Nessun problema, si legge benissimo da solo. In effetti un'occhiata a questa serie, che è inserita nel "Risorgimento di Tenebra," progetto colletivo di scrittura creativa, dovevo proprio darcela, perché l'horror inserito nella metropoli lombarda è oggetto anche del mio Khaibit - Il Giorno del Giudizio. Qui siamo nell'ottocento (mi viene ancora da scrivere "il secolo scorso" ma ormai sono... due secoli fa), poco dopo l'unità d'Italia: un gruppo di giovanotti di Milano fonda il Club degli Scapigliati con l'intenzione di indagare su strani misteri e tenebrose creature che pullulano in Lombardia (adesso in effetti di tenebrose creature ce n'è anche di più). Nel primo libro il nostro gruppo di audaci fa fuori una vampira, mi par di capire, qui invece c'è da vedersela con una minaccia che esce addiritura dalla fantasia del buon vecchio H.P. Lovecraft. La minaccia viene dai canali navigabili della zona milanese, i navigli. Quale migliore covo per i mostri chtulhoidi? L'indagine coinvolgerà un altro misterioso personaggio, oltre al nostro gruppo di amici, ma non anticipo altro.
Lettura rapida, piacevole, belli i riferimenti storici, la presenza del dialetto nei dialoghi, carina la storia. Forse la caratteristica che ha fatto un po' difetto è proprio l'horror, nel senso che lo svolgimento dei fatti pur avendo un accumulo di aspettativa e una serie di sequenze drammatiche non mi ha fatto fare dei veri e propri balzi sulla sedia. Ma in effetti è il problema ormai comune a ogni racconto che cerca di resuscitare il grande maestro dell'horror: per chi le conosce, purtroppo, ormai le tematiche lovecraftiane sono piuttosto scontate.
Lettura rapida, piacevole, belli i riferimenti storici, la presenza del dialetto nei dialoghi, carina la storia. Forse la caratteristica che ha fatto un po' difetto è proprio l'horror, nel senso che lo svolgimento dei fatti pur avendo un accumulo di aspettativa e una serie di sequenze drammatiche non mi ha fatto fare dei veri e propri balzi sulla sedia. Ma in effetti è il problema ormai comune a ogni racconto che cerca di resuscitare il grande maestro dell'horror: per chi le conosce, purtroppo, ormai le tematiche lovecraftiane sono piuttosto scontate.
martedì 5 gennaio 2016
La Signora del Lago
E così anche la saga di Andrzej Sapkowski è arrivata al termine. L'ultimo libro, La Signora del Lago, mi ha tenuto compagnia tra Natale e Capodanno e l'ho giusto finito ai primi del 2016: una storia che tira le fila della lunga trama, risolve qualche imbroglio, crea un finale epico e vede la morte di un sacco di personaggi. Inizialmente Ciri, la predestinata, si trova sulle rive di un lago incantato ed entra in contatto con i personaggi dell'epica arturiana. Poi si parla delle trame degli Elfi nei suoi confronti, del viaggio che Ciri percorre tra varie epoche e dimensioni in cerca del suo destino, mentre Geralt di Rivia, nel mondo martoriato dalla guerra, va in cerca della fanciulla con disperata abnegazione. Le maghe intessono le loro trame per governare dietro le quinte il mondo e portare la guerra a un qualche tipo di conclusione, e... insomma non posso anticipare altro, una conclusione ci sarà. Cosa dire di questa serie?
mercoledì 30 dicembre 2015
Auguri di fine 2015
L'anno scorso negli ultimi giorni mi lamentavo per essere acciaccato, stanco e sfiduciato... pochi accessi al blog e pochi successi.
Potrei ripetere le stesse parole ma cercherò di essere un po' più... positivo. Anche se sembra che nel 2015 io non abbia fatto un accidente (ho spostato il mio Khaibit - Il Giorno del Giudizio da un server gratuito alla vendita su Amazon, ovviamente senza raggranellare un gran che visto che chi lo voleva ha avuto abbondante tempo per scaricarlo prima) in effetti ho lavorato a un progetto di un certo spessore che spero possa concretizzarsi, anche se non sarà né facile né subito.
Il 2015 non mi vede meno acciaccato di prima ma almeno, a differenza dei due anni precedenti, non ho avuto accidenti che mi abbiano bloccato per un mese intero, quindi prendiamolo per uno sviluppo positivo.
Riguardo alle letture e a quello che ci ha offerto il grande schermo, il film più interesante dell'anno, o se non altro il più coinvolgente, è stato Mad Max: Fury Road. Nel reparto libri il 2015 per me è stato l'anno di Abercrombie, estremamente piacevole da leggere anche se non tutti i suoi libri mi sono sembrati riuscitissimi. La polemica sul suo fantasy "grimdark" mi sembra lasciare alla fine il tempo che trova, anche se, quando affonda troppo volentieri nello schifo e nella turpitudine autocompiaciuta, questo scrittore pur bravo riesce in effetti a rendersi sgradevole. Di italiani una volta ne leggevo così tanti da poterli mettere in classifica, oggi che pubblico anche io mi sembra poco pertinente fare il critico sui connazionali. Mi sento di citare La Stagione del Ritorno di Angela di Bartolo, anche se ha messo elementi di derivazione tolkieniana (mi auguro che l'autrice se ne distacchi, in effetti) in una storia che in effetti non ne aveva bisogno.
Per quanto riguarda Mondi Immaginari mi impegno a scrivere meno post sul sociale e sul politico, o se non altro a farlo solo se avrò qualcosa di molto importante da dire, che ormai "andiamo incontro a un macello" è tema superato, lo sanno tutti, anche se da come votano non sembrerebbe.
Auguriamoci, semplicemente, un miglior 2016.
Potrei ripetere le stesse parole ma cercherò di essere un po' più... positivo. Anche se sembra che nel 2015 io non abbia fatto un accidente (ho spostato il mio Khaibit - Il Giorno del Giudizio da un server gratuito alla vendita su Amazon, ovviamente senza raggranellare un gran che visto che chi lo voleva ha avuto abbondante tempo per scaricarlo prima) in effetti ho lavorato a un progetto di un certo spessore che spero possa concretizzarsi, anche se non sarà né facile né subito.
Il 2015 non mi vede meno acciaccato di prima ma almeno, a differenza dei due anni precedenti, non ho avuto accidenti che mi abbiano bloccato per un mese intero, quindi prendiamolo per uno sviluppo positivo.
Riguardo alle letture e a quello che ci ha offerto il grande schermo, il film più interesante dell'anno, o se non altro il più coinvolgente, è stato Mad Max: Fury Road. Nel reparto libri il 2015 per me è stato l'anno di Abercrombie, estremamente piacevole da leggere anche se non tutti i suoi libri mi sono sembrati riuscitissimi. La polemica sul suo fantasy "grimdark" mi sembra lasciare alla fine il tempo che trova, anche se, quando affonda troppo volentieri nello schifo e nella turpitudine autocompiaciuta, questo scrittore pur bravo riesce in effetti a rendersi sgradevole. Di italiani una volta ne leggevo così tanti da poterli mettere in classifica, oggi che pubblico anche io mi sembra poco pertinente fare il critico sui connazionali. Mi sento di citare La Stagione del Ritorno di Angela di Bartolo, anche se ha messo elementi di derivazione tolkieniana (mi auguro che l'autrice se ne distacchi, in effetti) in una storia che in effetti non ne aveva bisogno.
Per quanto riguarda Mondi Immaginari mi impegno a scrivere meno post sul sociale e sul politico, o se non altro a farlo solo se avrò qualcosa di molto importante da dire, che ormai "andiamo incontro a un macello" è tema superato, lo sanno tutti, anche se da come votano non sembrerebbe.
Auguriamoci, semplicemente, un miglior 2016.
martedì 22 dicembre 2015
Star Wars VII - Il Risveglio della Forza
Per la prima volta ho visto un film della serie Star Wars al cinema. Sono uno dei pochi che per le "Guerre Stellari" (così si chiamavano ai tempi, quando ancora usavamo l'italiano...) non ha maturato un amore viscerale. Ho visto tutti quanti i film con piacere anche se effettivamente i primi tre (in ordine cronologico di produzione) mi sono sembrati molto superiori. La storia era fresca e coinvolgente, per quanto semplicistica (e ben poco di fantascienza, ma non mi interesso eccessivamente alle etichette). A suo modo questa serie fece la storia del cinema, creando una vera e propria mitologia pop dal nulla e lanciando l'era degli effetti speciali. Certo questa nuova era ha anche portato alcuni a lamentare il calo qualitativo delle storie che compaiono sullo schermo (e posso anche essere d'accordo, ma sarebbe avvenuto anche senza George Lucas e compagnia bella).
Vedendo questo film una delle cose che mi hanno sorpreso di più è il timore generalizzato che venisse svelata la trama in anticipo... ragazzi, c'è un solo vero colpo di scena ed è verso la fine, per il resto è quasi un remake del primissimo film, con parecchi elementi quasi identici! Comunque i MIEI "spoiler" li metto a parte alla fine del post.
Vedendo questo film una delle cose che mi hanno sorpreso di più è il timore generalizzato che venisse svelata la trama in anticipo... ragazzi, c'è un solo vero colpo di scena ed è verso la fine, per il resto è quasi un remake del primissimo film, con parecchi elementi quasi identici! Comunque i MIEI "spoiler" li metto a parte alla fine del post.
sabato 19 dicembre 2015
Un computer come un bambino di 4 anni
Nei giorni scorsi son venuti fuori dei titoli che parlavano di un grande risultato nella ricerca di un'intelligenza artificiale. Avrebbero costruito un computer con una intelligenza pari a quella di un bambino di quattro anni. A parte il fatto che mi fido fino a un certo punto di quello che oggi viene passato per scienza, l'affermazione mi è subito sembrata insensata. Ho scovato un articolo in cui se ne parla e, ovviamente, si scopre che non è come dicevano.
martedì 15 dicembre 2015
On Combat, ovvero la sottile arte di ammazzare
Evidentemente nella mia vita ho scambiato con il prossimo meno mazzate di quanto avrei dovuto, visto che, giunto a un'età in cui la tranquillità dev'essere ormai obbligo, sono ancora curioso su questa tematica. Mi sono quindi letto On Combat, di Loren Christensen e Dave Grossman, quest'ultimo ufficiale statunitense. Gli autori hanno raccolto studi di altri, e ne hanno fatti di propri, sul combattimento. Diciamo subito che il libro è lungo ed è un tantino noioso perché ha a tratti lo stile del libro di self-help, e ripete più e più volte gli stessi concetti con le stesse parole. Tratta però di questioni interessanti, e di alcune tematiche che condivido (altre... no). Il fatto che chiami le persone che portano le armi "warriors" ovvero guerrieri, e che faccia bizzarri paragoni (coi paladini per esempio) non aiuta a seguirlo meglio. Ma andiamo al sodo.
Innanzitutto si trattano gli aspetti fisiologici del combattimento, argomento che può sorprendere molti profani (ovvero sia quelli che non si sono informati che quelli che non hanno mai combattuto). L'essere umano nello stimolo di situazioni estreme (in verità anche altre situazioni di emergenza e non soltanto il combattimento) viene tramutato dall'adrenalina in qualcosa di primordiale, con rapide pulsazioni, una diversa distribuzione delle "risorse" che il corpo ha a disposizione, e uno stato mentale che riduce di molto il coordinamento motorio e il pensiero razionale.
Innanzitutto si trattano gli aspetti fisiologici del combattimento, argomento che può sorprendere molti profani (ovvero sia quelli che non si sono informati che quelli che non hanno mai combattuto). L'essere umano nello stimolo di situazioni estreme (in verità anche altre situazioni di emergenza e non soltanto il combattimento) viene tramutato dall'adrenalina in qualcosa di primordiale, con rapide pulsazioni, una diversa distribuzione delle "risorse" che il corpo ha a disposizione, e uno stato mentale che riduce di molto il coordinamento motorio e il pensiero razionale.
domenica 13 dicembre 2015
La Druida di Ithil
Segnalo, visto che siamo in periodo di acquisti natalizi, un libro di un'autrice emergente, ovvero La Torre di Ithil di Silvana Fiderio.
Il libro si inserisce in un filone di fantasy piuttosto tradizionale, tra druidi, elfi, draghi e antiche leggende. Un fantasy da cui io mi sono distanziato avendone già fruito più che abbondantemente nella mia lunga esperienza di lettore. Con questo non mi metto a tranciare giudizi, so benissimo che un certo tipo di ambientazione ha la sua magia e chi segue le mie recensioni di autori soprattutto italiani sa che spesso quelli che leggo, anche oggi, alla fine sono epigoni di Tolkien, o non molto lontani da questa definizione. Apprezzo comunque chi mette impegno e originalità in quello che fa. L'autrice in questo caso introduce la sua narrazione (che ha il pregio di non dilungarsi per 6-700 pagine come altri fanno, anche se questo è un "libro primo" e non so quanti ne seguirano) con una robusta presentazione di decine di pagine dove fa il punto sul mondo che ha immaginato e su tutta la sua storia pregressa. Anche questa una scelta insolita che certamente non vedrete fare da un autore che segue tutte le regole... storia quindi di una certa complessità e con un retroterra piuttosto variegato.
Il libro si inserisce in un filone di fantasy piuttosto tradizionale, tra druidi, elfi, draghi e antiche leggende. Un fantasy da cui io mi sono distanziato avendone già fruito più che abbondantemente nella mia lunga esperienza di lettore. Con questo non mi metto a tranciare giudizi, so benissimo che un certo tipo di ambientazione ha la sua magia e chi segue le mie recensioni di autori soprattutto italiani sa che spesso quelli che leggo, anche oggi, alla fine sono epigoni di Tolkien, o non molto lontani da questa definizione. Apprezzo comunque chi mette impegno e originalità in quello che fa. L'autrice in questo caso introduce la sua narrazione (che ha il pregio di non dilungarsi per 6-700 pagine come altri fanno, anche se questo è un "libro primo" e non so quanti ne seguirano) con una robusta presentazione di decine di pagine dove fa il punto sul mondo che ha immaginato e su tutta la sua storia pregressa. Anche questa una scelta insolita che certamente non vedrete fare da un autore che segue tutte le regole... storia quindi di una certa complessità e con un retroterra piuttosto variegato.
mercoledì 9 dicembre 2015
La generazione K
La distopia è, o forse era, uno dei miei generi preferiti. Siamo in un'epoca di poteri assoluti (magari mascherati da democrazie) e spesso occulti, di ideologie criminali, di controllo totale sulla persona. Molti scrittori lo hanno previsto e molto c'è ancora da scrivere sul nostro futuro.
Solo che ormai è così di moda e quindi così trito il tono cupo in libri e film di fantascienza (e supereroi) che ultimamente sento addirittura con un certo piacere qualche voce che spinge per il nascere di un filone più solare e ottimista. Chi vuole così lo fa quasi per reazione, non certo perché ci siano ragioni su cui fondare l'ottimismo. O forse abbiamo bisogno di illusioni. E magari in futuro ne avremo ancora più bisogno.
Solo che ormai è così di moda e quindi così trito il tono cupo in libri e film di fantascienza (e supereroi) che ultimamente sento addirittura con un certo piacere qualche voce che spinge per il nascere di un filone più solare e ottimista. Chi vuole così lo fa quasi per reazione, non certo perché ci siano ragioni su cui fondare l'ottimismo. O forse abbiamo bisogno di illusioni. E magari in futuro ne avremo ancora più bisogno.
martedì 1 dicembre 2015
12 Monkeys, serie TV
L'Esercito delle Dodici Scimmie è una storia strana, con atmosfere uniche nel suo genere e la mano di un regista formidabile come Terry Gilliam, e degli ottimi attori. È uno di quei film di cui vorresti che ci sia un seguito, qualche altro materiale collegato, perché t'è piaciuto molto e sarebbe bello averne "un po' di più." Ma è anche chiaro che non si può, nel senso che l'idea è sfruttata, la combinazione che ha dato un ottimo risultato è difficile da ripetere, i seguiti e i prequel sono quasi sempre mosci, e via dicendo. Eppure, come scrivevo un paio di anni fa in un altro post, non vedevo l'ora di vedere qualcosa di questa serie televisiva che riprende e amplia la trama del film.
Ho avuto finalmente l'occasione di vedere alcuni episodi.
Ho avuto finalmente l'occasione di vedere alcuni episodi.
giovedì 26 novembre 2015
La Legione Straniera
La Legione Straniera... No, non si tratta di un'accozzaglia di brutti ceffi comandati da ufficiali francesi, stavolta, ma di un fatto storico: la Prima Guerra Barbaresca. Ne parla un fumetto dell'Editoriale Cosmo in una storia autoconclusiva: Tripoli.
Il protagonista è William Eaton, una specie di diplomatico, soldato e avventuriero che si trovò a gestire una situazione assai delicata con il pascià di Tripoli Yusuf, che chiedeva un tributo esorbitante agli USA per garantire l'immunità (ovvero incolumità dai pirati) ai loro vascelli. Il ricatto si fece insopportabile, scoppiò il conflitto e venne inviata una nave da guerra per far ragionare il farabutto locale. Per sfortuna, la nave si incagliò presso Tripoli e Yusuf poté aggiungerne l'equipaggio, trasformato in ostaggi, agli elementi che lo mettevano in una posizione di forza.
William Eaton, non accettando la situazione, prese contatto con il precedente pascià, ora deposto ed esiliato in Egitto, e gli offrì di unire le forze per contrattaccare e sconfiggere Yusuf, in modo da restituirgli il trono. L'epica marcia nel deserto e la battaglia di Derna sono il fulcro della vicenda narrata in questo fumetto, ben disegnato e a colori, decisamente piacevole nei suoi toni epici, e nel fare luce su un episodio così oscuro e lontano della storia. [Attenzione Spoiler!] Eaton, praticamente d'iniziativa personale, e con forze raccolte sul posto (solo un pugno di soldati statunitensi) sconfisse Yusuf, ma a quel punto i disonorevoli sotterfugi della politica cominciarono a entrare in gioco...
Quanto ai pirati barbareschi, non bastò questo conflitto a far cessare le loro razzie.
Storia epica dal finale amaro, lettura consigliata a tutti gli amanti dei fumetti.
Il protagonista è William Eaton, una specie di diplomatico, soldato e avventuriero che si trovò a gestire una situazione assai delicata con il pascià di Tripoli Yusuf, che chiedeva un tributo esorbitante agli USA per garantire l'immunità (ovvero incolumità dai pirati) ai loro vascelli. Il ricatto si fece insopportabile, scoppiò il conflitto e venne inviata una nave da guerra per far ragionare il farabutto locale. Per sfortuna, la nave si incagliò presso Tripoli e Yusuf poté aggiungerne l'equipaggio, trasformato in ostaggi, agli elementi che lo mettevano in una posizione di forza.
William Eaton, non accettando la situazione, prese contatto con il precedente pascià, ora deposto ed esiliato in Egitto, e gli offrì di unire le forze per contrattaccare e sconfiggere Yusuf, in modo da restituirgli il trono. L'epica marcia nel deserto e la battaglia di Derna sono il fulcro della vicenda narrata in questo fumetto, ben disegnato e a colori, decisamente piacevole nei suoi toni epici, e nel fare luce su un episodio così oscuro e lontano della storia. [Attenzione Spoiler!] Eaton, praticamente d'iniziativa personale, e con forze raccolte sul posto (solo un pugno di soldati statunitensi) sconfisse Yusuf, ma a quel punto i disonorevoli sotterfugi della politica cominciarono a entrare in gioco...
Quanto ai pirati barbareschi, non bastò questo conflitto a far cessare le loro razzie.
Storia epica dal finale amaro, lettura consigliata a tutti gli amanti dei fumetti.
martedì 24 novembre 2015
Prossimi film di fantascienza
E così Alien tornerà tra noi in due prossimi film. Il primo sarà del regista originale, Ridley Scott, che a quanto pare dopo aver detto tante belle cose sul nuovo progetto Prometheus deve aver visto a mente fredda la pellicola che ne è venuta fuori e, immagino, gli sarà scappato da ridere. No, va be', lui dichiara che rimettere "Alien" nel titolo era sempre stato previsto. Sarà. Così "Prometheus 2" si chiamerà, sembra, Alien - Paradise Lost riprendendo il nome della vecchia serie di film. Il tema dei creatori non sarà abbandonato (anzi forse andremo sul loro pianeta) ma dovrebbero ritornare connessioni con quel bel mostrone che tutti conosciamo e anche con il personaggio di Ripley (come? non sappiamo...). Speriamo bene, in fin dei conti Ridley Scott è sempre un grande regista. M'ero ripromesso di non andare a vedere il seguito di Prometheus, ma chissà, potrei ripensarci.
Un altro Alien, che a questo punto si stacca dalla cronologia della precedente serie e va in una direzione propria riprendendo la storia dopo il secondo film (Aliens Scontro Finale diretto da Cameron), uscirà dopo il film di Ridley Scott.
Un altro Alien, che a questo punto si stacca dalla cronologia della precedente serie e va in una direzione propria riprendendo la storia dopo il secondo film (Aliens Scontro Finale diretto da Cameron), uscirà dopo il film di Ridley Scott.
sabato 21 novembre 2015
Khaibit - Il Giorno del Giudizio
Dopo la triste scomparsa (annunciata qui) del mio hosting gratuito, ho deciso di vendere Kahibit - Il Giorno del Giudizio su Amazon: questa è la pagina. Le avventure del povero Ivan e del suo superpotere che gli dà più danni che vantaggi sono quindi disponibili per un pugno di euro (se non le avete scaricate quando erano gratuite, ma anche in quel caso potreste fare la cosa giusta e graziosa e comprare lo stesso questo ebook).
Se vi va potete anche fare un salutino sulla pagina facebook dedicata all'Apocalisse Milanese.
Se vi va potete anche fare un salutino sulla pagina facebook dedicata all'Apocalisse Milanese.
giovedì 19 novembre 2015
Dragonfly
Se il fantasy di oggi si divide davvero tra i cloni di Tolkien e gli scrittori che parlano di mondi brutti e cattivi (Martin, Abercrombie), allora può essere benvenuta una storia che non ha niente a che vedere con entrambi questi filoni. Beninteso, sto esagerando nel definire il fantasy odierno come diviso in due "fronti contrapposti" e non voglio anzi impantanarmi in una polemica del genere, però è piacevole trovare un libro che ti spinge a esplorare un mondo la cui logica non è un riassunto di cose già viste e la cui ispirazione non è così immediata da cogliere. Il libro in questione è Dragonfly e l'autore Raphael Ordoñez: bella la copertina, strano il titolo (in italiano: libellula) che richiama la capacità di volare dello straordinario protagonista, un uomo che si sposta con un apparecchio straordinariamente lieve e robusto che gli consente il volo come se fosse un ultraleggero. C'è molta meraviglia e stranezza in questo e altri manufatti che compaiono nella storia; ancora più straordinaria è Enoch, la gigantesca città in cui si svolge la vicenda.
A quanto dice la recensione di Black Gate (blackgate.com) questo libro, il primo di quattro, è un'autoproduzione e anche la piacevole copertina è opera dell'autore. Inizialmente m'ero incuriosito ma ero trattenuto dal fatto che non vi fosse un'edizione digitale (come lamentava anche questa recensione, in inglese ma scritta da Davide Mana, blogger italico); adesso è disponibile a pochi euro in formato kindle. Problemino: si tratta di un testo in lingua straniera, con una certa quantità di parole inglesi antiche e desuete e strani termini scientifici (questi ultimi vi metterebbero probabilmente in difficoltà anche se il libro fosse tradotto in italiano). Tutto sommato ho trovato Dragonfly abbastanza leggibile e scorrevole, anche se l'inizio, con una specie di viaggio iniziatico del protagonista Keftu terminato in un triste ritorno al villaggio dove tutti sono morti, m'aveva lasciato un po' perplesso. La storia ci mette un pochino a ingranare e, di fronte all'immensa città di Enoch, l'ingenuità di Keftu e la sua ambizione di scalare fino al vertice della enorme struttura che dal centro della metropoli arriva fino allo spazio sembra un po' infantile.
Facciamo un passo indietro e parliamo dell'ambientazione: il mondo si chiama "Counter Earth" e quindi non è la terra ma ha una relazione con essa, che non comprendo. Ci sono molti aspetti fantascientifici ma anche elementi decisamente fantasy (spiriti e creature immateriali, sempre che non ci sia in seguito la spiegazione scientifica che sbuca fuori a sorpresa), e molto nell'atteggiamento mentale del protagonista, intraprendente, ambizioso e terribilmente in gamba, ma allo stesso tempo riflessivo e saggio quando necessario, mi ricorda il Severian di Gene Wolfe (la saga del Torturatore). Del resto la tematica che si assaporta in Dragonfly ricorda parecchio gli scrittori che hanno parlato della "terra morente," Wolfe, Jack Vance e C.A. Smith.
Il mondo conosce la tecnologia ma è crollato in una decadente semi-barbarie. Esistono la luce elettrica, le ferrovie, gli ascensori, le aeronavi e molto altre cose essenzialmente moderne, e specialisti che hanno una qualche cognizione del loro uso, ma questi elementi convivono con popoli selvaggi, strane creature, magia e superstizione. La metropoli è piena di macerie e quartieri deserti. Questa grande città, che si chiama Enoch, è guidata da un'entità, che immagino sia una intelligenza artificiale ma fa molto di più di quanto ci aspetteremmo, chiamata Cheiropt, la (traduco dall'inglese) "semi divina macchina sociale senza testa che governa tutta Enoch. Il suo centro è ovunque e da nessuna parte." Il popolo è diviso in una caste di poveracci (gli Helots, ovvero Iloti, se conoscete la storia dell'antica Sparta) e i Philytes, cittadini più sofisticati divisi in classi che a malapena riconoscono l'esistenza l'una dell'altra, anche se le persone si incontrano comunemente per strada. Questo bizzarro (e decadente) meccanismo retto dal misterioso Cheiropt ha soppiantato la civiltà degli Eldenes, antichi costruttori della grande torre che regge la misteriosa struttura sovrastante tutta Enoch, la cittadella affacciata sullo spazio esterno. Tale meta, in un mondo assai stratificato socialmente, è virtualmente irraggiungibile per un poveraccio come Keftu. Ma lui, che viene dal popolo estinto degli Arras e vorrebbe conquistare il segreto dell'immortalità, è pieno di fiducia e si illude di trovare quello che cerca in cima a questa struttura straordinaria.
All'inizio l'avventura del povero Keftu (che è un giovane proveniente da una tribù del deserto ma non ignorante del mondo tecnologico che lo circonda in Enoch) finisce in una trappola di malintenzionati che fanno di lui uno schiavo e un gladiatore, in seguito il giovanotto saprà destreggiarsi tra amici e nemici, belle donne e profeti intriganti, leader rivoluzionari e alleati non troppo affidabili, in una serie di avventure che purtroppo... sono assolutamente monche di un finale degno di questo nome. Ci sarà da leggere il secondo libro, quindi.
Libro complesso e a volte di difficile comprensione, un fantasy da leggere con attenzione, a tratti un po' pesante per chi, come me, di fronte agli autori ostici (vedasi ad esempio Erikson) talvolta perde la voglia e la pazienza. Questo primo libro della serie, Dragonfly, mi è piaciuto e spero di avervi incuriosito, ma è una lettura non facile e disponibile solo in inglese.
A quanto dice la recensione di Black Gate (blackgate.com) questo libro, il primo di quattro, è un'autoproduzione e anche la piacevole copertina è opera dell'autore. Inizialmente m'ero incuriosito ma ero trattenuto dal fatto che non vi fosse un'edizione digitale (come lamentava anche questa recensione, in inglese ma scritta da Davide Mana, blogger italico); adesso è disponibile a pochi euro in formato kindle. Problemino: si tratta di un testo in lingua straniera, con una certa quantità di parole inglesi antiche e desuete e strani termini scientifici (questi ultimi vi metterebbero probabilmente in difficoltà anche se il libro fosse tradotto in italiano). Tutto sommato ho trovato Dragonfly abbastanza leggibile e scorrevole, anche se l'inizio, con una specie di viaggio iniziatico del protagonista Keftu terminato in un triste ritorno al villaggio dove tutti sono morti, m'aveva lasciato un po' perplesso. La storia ci mette un pochino a ingranare e, di fronte all'immensa città di Enoch, l'ingenuità di Keftu e la sua ambizione di scalare fino al vertice della enorme struttura che dal centro della metropoli arriva fino allo spazio sembra un po' infantile.
Facciamo un passo indietro e parliamo dell'ambientazione: il mondo si chiama "Counter Earth" e quindi non è la terra ma ha una relazione con essa, che non comprendo. Ci sono molti aspetti fantascientifici ma anche elementi decisamente fantasy (spiriti e creature immateriali, sempre che non ci sia in seguito la spiegazione scientifica che sbuca fuori a sorpresa), e molto nell'atteggiamento mentale del protagonista, intraprendente, ambizioso e terribilmente in gamba, ma allo stesso tempo riflessivo e saggio quando necessario, mi ricorda il Severian di Gene Wolfe (la saga del Torturatore). Del resto la tematica che si assaporta in Dragonfly ricorda parecchio gli scrittori che hanno parlato della "terra morente," Wolfe, Jack Vance e C.A. Smith.
Il mondo conosce la tecnologia ma è crollato in una decadente semi-barbarie. Esistono la luce elettrica, le ferrovie, gli ascensori, le aeronavi e molto altre cose essenzialmente moderne, e specialisti che hanno una qualche cognizione del loro uso, ma questi elementi convivono con popoli selvaggi, strane creature, magia e superstizione. La metropoli è piena di macerie e quartieri deserti. Questa grande città, che si chiama Enoch, è guidata da un'entità, che immagino sia una intelligenza artificiale ma fa molto di più di quanto ci aspetteremmo, chiamata Cheiropt, la (traduco dall'inglese) "semi divina macchina sociale senza testa che governa tutta Enoch. Il suo centro è ovunque e da nessuna parte." Il popolo è diviso in una caste di poveracci (gli Helots, ovvero Iloti, se conoscete la storia dell'antica Sparta) e i Philytes, cittadini più sofisticati divisi in classi che a malapena riconoscono l'esistenza l'una dell'altra, anche se le persone si incontrano comunemente per strada. Questo bizzarro (e decadente) meccanismo retto dal misterioso Cheiropt ha soppiantato la civiltà degli Eldenes, antichi costruttori della grande torre che regge la misteriosa struttura sovrastante tutta Enoch, la cittadella affacciata sullo spazio esterno. Tale meta, in un mondo assai stratificato socialmente, è virtualmente irraggiungibile per un poveraccio come Keftu. Ma lui, che viene dal popolo estinto degli Arras e vorrebbe conquistare il segreto dell'immortalità, è pieno di fiducia e si illude di trovare quello che cerca in cima a questa struttura straordinaria.
All'inizio l'avventura del povero Keftu (che è un giovane proveniente da una tribù del deserto ma non ignorante del mondo tecnologico che lo circonda in Enoch) finisce in una trappola di malintenzionati che fanno di lui uno schiavo e un gladiatore, in seguito il giovanotto saprà destreggiarsi tra amici e nemici, belle donne e profeti intriganti, leader rivoluzionari e alleati non troppo affidabili, in una serie di avventure che purtroppo... sono assolutamente monche di un finale degno di questo nome. Ci sarà da leggere il secondo libro, quindi.
Libro complesso e a volte di difficile comprensione, un fantasy da leggere con attenzione, a tratti un po' pesante per chi, come me, di fronte agli autori ostici (vedasi ad esempio Erikson) talvolta perde la voglia e la pazienza. Questo primo libro della serie, Dragonfly, mi è piaciuto e spero di avervi incuriosito, ma è una lettura non facile e disponibile solo in inglese.
sabato 14 novembre 2015
L'epoca che credeva di avere il diritto di giudicare tutto
Oggi è già una giornata di merda per i fatti suoi, visti i fatti sanguinosi di Parigi, così ci metto la ciliegina sulla torta decidendomi a parlare di una cosa di cui non avrei nemmeno voglia di parlare, tanto questo mondo mi sta facendo schifo.
È di pochi giorni fa la notizia che al World Fantasy Award hanno deciso di non usare più le fattezze di H.P. Lovecraft, il padre dell'horror moderno, nella statua del premio annuale. Motivo, Lovecraft era razzista. E lo era, sicuramente. Tra le sue ossessioni di Bianco Anglosassone Protestante l'assedio delle minoranze, questa gentaglia sordida, incomprensibile, infida, intenta a complottare contro la gente civile: in uno dei suoi racconti ne aveva anche per gli italiani, se vi fa piacere saperlo.
Ma negare il suo valore non ha senso. Condannare così, fuori contesto storico e senza alcun apprezzamento per i meriti dell'uomo e dell'artista, è tipico di quest'epoca in cui si commettono le peggiori atrocità contro l'umanità e il suo patrimonio culturale senza rendersene nemmeno conto, in nome di un falso concetto di democrazia e di un pensiero unico, un "politicamente corretto" modo di pensare che ormai è diventato asfissiante come il marxismo estremista che imperava quando ero ragazzo.
Uso una frase non mia per definire questo modo di vedere le cose: l'isteria tipica di chi non ha alcun controllo sulla propria vita, e sbraita contro qualunque cosa possa fungere da bersaglio comodo. Sì, questo è l'uomo comune della nostra era, che si illude di essere libero quando assume e ripete a pappagallo slogan, modi di essere, ideologie falsamente umanitarie, valori che gli vengono inculcati da altri.
La frase è del blogger (scrittore, editor, ecc...) Germano Greco ed è tratta da questo post sull'argomento, un valido articolo che vi consiglio di leggere in quanto 1) è meglio di quello che saprei scrivere io su un argomento che mi dà troppo sui nervi per discuterlo pacatamente e 2) lo condivido pienamente, perciò mi risparmio lo sforzo di continuare a provarci e vi invito a seguire il link.
È di pochi giorni fa la notizia che al World Fantasy Award hanno deciso di non usare più le fattezze di H.P. Lovecraft, il padre dell'horror moderno, nella statua del premio annuale. Motivo, Lovecraft era razzista. E lo era, sicuramente. Tra le sue ossessioni di Bianco Anglosassone Protestante l'assedio delle minoranze, questa gentaglia sordida, incomprensibile, infida, intenta a complottare contro la gente civile: in uno dei suoi racconti ne aveva anche per gli italiani, se vi fa piacere saperlo.
Ma negare il suo valore non ha senso. Condannare così, fuori contesto storico e senza alcun apprezzamento per i meriti dell'uomo e dell'artista, è tipico di quest'epoca in cui si commettono le peggiori atrocità contro l'umanità e il suo patrimonio culturale senza rendersene nemmeno conto, in nome di un falso concetto di democrazia e di un pensiero unico, un "politicamente corretto" modo di pensare che ormai è diventato asfissiante come il marxismo estremista che imperava quando ero ragazzo.
Uso una frase non mia per definire questo modo di vedere le cose: l'isteria tipica di chi non ha alcun controllo sulla propria vita, e sbraita contro qualunque cosa possa fungere da bersaglio comodo. Sì, questo è l'uomo comune della nostra era, che si illude di essere libero quando assume e ripete a pappagallo slogan, modi di essere, ideologie falsamente umanitarie, valori che gli vengono inculcati da altri.
La frase è del blogger (scrittore, editor, ecc...) Germano Greco ed è tratta da questo post sull'argomento, un valido articolo che vi consiglio di leggere in quanto 1) è meglio di quello che saprei scrivere io su un argomento che mi dà troppo sui nervi per discuterlo pacatamente e 2) lo condivido pienamente, perciò mi risparmio lo sforzo di continuare a provarci e vi invito a seguire il link.
giovedì 12 novembre 2015
Alcuni dei, e il resto di noi
Chi segue il mio blog anche distrattamente sa che una delle mie ossessioni catastrofiste per il futuro è l'esclusione di enormi masse di persone da ogni elementare forma di sostentamento, o se non altro la condanna a una vita in condizioni di estremo disagio. Grazie ai prodigi e alle meraviglie della globalizzazione, mi aspetto inoltre che questa catastrofe tocchi anche, e forse soprattutto, i paesi dove oggi come oggi ci si sente in qualche modo un minimo "garantiti." Corollario: l'estremo privilegio di quel ridotto ceto che possiede, controlla e fa funzionare tutto il meccanismo. Del corollario però me ne frega abbastanza poco, visto che sarei (non so voi) nella massa di quelli che si impoveriscono e non uno di quei pochi che si avvantaggerebbero di questa situazione.
giovedì 5 novembre 2015
L'horror come critica del capitalismo?
Un link per farsi due risate (tutto in lingua straniera purtroppo). Il sito è marxist.com, ma non è che voglia sparare sulla croce rossa, anzi ho sempre ritenuto che il filosofo di Treviri avesse creato un'analisi molto acuta dei problemi della società capitalista (avrebbe dovuto fermarsi lì, anziché proporre delle soluzioni). Quando però nell'anno di grazia 2015 si fa una citazione scrivendo "la società capitalista è ed è sempre stata un orrore senza fine" bisognerebbe avere il pudore di riconoscere che un ottimo esempio storico di come si possa fare di peggio ci sia venuto proprio dai paesi comunisti.
lunedì 2 novembre 2015
The Final Girls
Questo è un film horror che ai critici cinematografici piacerà un sacco perché, creando una situazione assurda, con dei personaggi che finiscono dentro un altro film (rendendosene conto), permette di usare per descriverlo i paroloni come metacinema. Ovvero cinema che parla di cinema, dove si prendono in giro i canoni di un certo genere, e perfino metacinema elevato al quadrato, visto che abbiamo un film (fittizio) in cui i protagonisti entrano e prendono un ruolo, e questo a sua volta ha un riferimento precedente, in un flahback in bianco e nero (la genesi del cattivo che poi andrà in giro ad ammazzare la gente). Sto parlando di The Final Girls, che è senz'altro una pellicola più attinente al fantastico che non al vero e proprio horror, anche se la base sarebbe quella. Dal momento che abbondano i momenti comici lo si potrebbe definire una commedia un po' macabra, ma in realtà c'è anche una certa dose di dramma e di dolceamaro... be' è un po' difficile da inquadrare. La doverosa premessa è che non bisogna cercare una logica o una rigorosa coerenza in quello che succede: pensate a divertirvi e non sarete delusi.
All'inizio, una delle protagoniste principali (Malin Åkerman nei panni di Amanda) attrice con scarso successo, nessun marito, bollette da pagare e una figlia a carico, schiatta malamente in un incidente stradale. Com'è possibile, se è una delle protagoniste? Ci arriveremo tra poco.
All'inizio, una delle protagoniste principali (Malin Åkerman nei panni di Amanda) attrice con scarso successo, nessun marito, bollette da pagare e una figlia a carico, schiatta malamente in un incidente stradale. Com'è possibile, se è una delle protagoniste? Ci arriveremo tra poco.
sabato 31 ottobre 2015
Sorti e Monaldi, chi sono costoro?
Solo una curiosità. Arriva a bomba un articolo del corriere che svelerebbe l'esistenza di due scrittori italici che, per misteriosa costrizione vaticana, sono ignoti al pubblico della penisola nonostante incredibili fasti in mezzo mondo. Avrebbero scoperto fatti clamorosi e assai scomodi che sono alla base dei loro romanzi storici. A me la storia interessa molto (quando è vera però, non romanzata) e mi meraviglia di non aver mai saputo nulla di questi due. Mi meraviglia anche che uno certe cose non le sveli in un saggio storico e invece ci faccia un romanzo, in verità... Ma allora di che si tratta? Di una mia amnesia (ovviamente del resto non sto tutto il giorno dietro ai libri, magari potessi...) o di una mossa di marketing assai spregiudicata?
Se sapete l'inglese potete anche leggere cosa pensa il Vaticano (e cosa dissero a Mondadori) su questa ipotesi del boicottaggio.
Se sapete l'inglese potete anche leggere cosa pensa il Vaticano (e cosa dissero a Mondadori) su questa ipotesi del boicottaggio.
martedì 27 ottobre 2015
Crimson Peak
Crimson Peak lo aspettavo da un po', memore del capolavoro creato da Guillermo del Toro con Il Labirinto del Fauno. Per certi aspetti non è affatto quello che mi aspettavo. La storia è essenzialmente un grande classico, un film in costume in bianco e nero come si facevano tanto tempo fa ricreato in magnifici colori; la trama e le atmosfere da sviluppare impongono anche un passo narrativo che all'inizio stanca un poco, e, peggio ancora, i mostri, che qui sono essenzialmente degli spettri, non fanno paura. Non è che siano fatti male, ma si comportano come si comportano tutti i bravi fantasmi di tutti i film da cento anni a questa parte: la fantasia nella creazione, e il comportamento inquietantissimo di certe creature orrende del Labirinto qui non li ho visti. Insomma, Del Toro ha voluto creare un film gotico, non un film dell'orrore, e non lo ha mica nascosto del resto, quindi tocca farsene una ragione.
martedì 20 ottobre 2015
It Follows
Una ragazza si apparta con un coetaneo, lui dopo il rapporto la rapisce e le spiega che le ha trasmesso una maledizione, da lui ricevuta nello stesso modo da parte di un'altra giovane. Poi la libera e si dilegua senza lasciare traccia. Adesso la nostra povera protagonista dovrà sfuggire a una minaccia mortale. Un po' la storia di The Ring con l'amplesso al posto della visione del filmato maledetto? Se così fosse, It Follows ("ti segue") potrebbe candidarsi al ruolo di peggiore boiata degli ultimi anni. Invece la storia pur non essendo molto complessa è carica di altri significati. Il regista David Robert Mitchell, che è anche lo sceneggiatore, ha creato la trama di It Follows traendo spunto da un ricorrente incubo da lui sperimentato, incubo in cui era seguito da qualcuno, un ricordo confuso dove predominava una sensazione di ansia. Il film riesce a catturare un'atmosfera onirica e a trasmetterla allo spettatore, almeno in alcune parti. Bisogna fare indubbiamente uno sforzo per dare un senso a quello che si sta vedendo; è una sensazione che con me può fare fiasco se il regista esagera, nel senso che posso facilmente stancarmi di cercare il significato, se sento che si sta giocando troppo a nascondermelo. Ma in questo film non c'è un messaggio del tutto preciso, e non c'è la pretesa che ci sia, lo spettatore deve fare i conti con le sensazioni che gli vengono trasmesse, partendo da alcuni indizi che sono però decisamente chiarificatori. A Mitchell, molto bravo a creare la tensione e scene enigmatiche, va anche riconosciuta la capacità di seguire apparentemente gli stereotipi del genere horror ma di rovesciarli completamente o farne un utilizzo insolito.
venerdì 16 ottobre 2015
New York
Quest'anno una curiosità repressa a lungo mi ha portato negli Stati Uniti. Non ho mai avuto una grossa simpatia per il paese più importante e forte del mondo e questo (oltre al costo, la scomodità e lunghezzza del viaggio ecc...) mi ha sempre indotto a rinviare questa esperienza. La convinzione che prima o poi un'occhiata ce la dovessi dare (e se per caso avessi avuto la conferma che gli USA mi stanno di traverso mi sarei messo il cuore in pace) mi ha alla fine condotto a prendere la decisione, prima di essere troppo acciaccato per farlo, visto che sono abbondantemente negli -anta.
Io non sono troppo interessato alle bellezze naturali: ovviamente le ammiro, ma non posso basare un viaggio solo su di quelle. Pertanto andare a visitare cascate, canyon e parchi l'ho escluso in partenza. Avevo il timore - probabilmente è uno stereotipo, ma chissà - che la maggior parte delle città yankee fosse fatta con lo stampino (palazzoni moderni e anonimi, macdonald, shopping mall) e pertanto ho deciso di puntare a un luogo di interesse sicuro: New York. Ho scelto male il periodo perché, sappiatelo, a settembre a New York si può ancora bollire di caldo, ma per fortuna non ha mai piovuto. Mi sono concesso otto giorni di visita e ne è valsa la pena.
Io non sono troppo interessato alle bellezze naturali: ovviamente le ammiro, ma non posso basare un viaggio solo su di quelle. Pertanto andare a visitare cascate, canyon e parchi l'ho escluso in partenza. Avevo il timore - probabilmente è uno stereotipo, ma chissà - che la maggior parte delle città yankee fosse fatta con lo stampino (palazzoni moderni e anonimi, macdonald, shopping mall) e pertanto ho deciso di puntare a un luogo di interesse sicuro: New York. Ho scelto male il periodo perché, sappiatelo, a settembre a New York si può ancora bollire di caldo, ma per fortuna non ha mai piovuto. Mi sono concesso otto giorni di visita e ne è valsa la pena.
mercoledì 7 ottobre 2015
EXPO Milano 2015
Non è durata moltissimo la mia visita a EXPO 2015. Dopo essere stato da poco a New York (non ne ho ancora parlato) era difficile trovare grandi attrattive in una manifestazione che in fin dei conti è una grossa fiera, con qualche filmato e attrattiva da vedere e merce in vendita, interessante quanto si vuole ma senza le meraviglie di un Metropolitan Museum (poi ovviamente ognuno ha il suo punto di vista). Considerando che la coda per entrare in tutti i padiglioni tranne i più miserelli era davvero notevole (nonostante io ci sia andato di mercoledì) il rapporto sbattimento/soddisfazione era veramente svantaggioso e dopo un po' me ne sono andato. Non è che voglia muovere chissà quale critica, semplicemente provengo da una overdose di lunghe giornate in piedi e non avevo troppa voglia di farmene un'altra: non ho ovviamente voluto mancare a una occasione forse irripetibile (Expo in Italia, per giunta nella città in cui vivo) ma appena mi sono stufato, nel primo pomeriggio, sono tornato alla fermata della metropolitana.
lunedì 5 ottobre 2015
Spettacoli a venire
Segnalo due articoli su Fantasy Magazine: il primo è sui prossimi sviluppi riguardanti l'opera di Patrick Rothfuss, il secondo riguarda la possibilità di avere una miniserie sul mondo di Watchmen, la serie grafica di Alan Moore, già portata sugli schermi alcuni anni fa.
Devo dire che enrambe le notizie mi incuriosiscono positivamente, per una volta tanto (a essere delusi si fa sempre in tempo ma speriamo di no). Una storia come quella di Watchmen a mio parere può prendersi tempo, più tempo di un film per quanto lungo, per essere sviluppata, e c'è senz'altro spazio per tante trame collaterali riguardante il "vecchio" mondo di supereroi che nella storia di Moore è appena accennato come prologo: difficile sarà se mai creare un finale originale allo stesso livello della serie grafica. Per quanto riguarda la creatura di Patrick Rothfuss, quella Kingkiller Chronicle che al primo libro mi aveva colpito così positivamente e magicamente, vorrei davvero che se ne facesse qualcosa (al secondo libro la magia devo ammettere era finita, ma sono ancora curioso di sapere come andrà a finire, purché non ci vogliano troppe pagine per arrivarci). Anche qui penso che una serie televisiva sarebbe molto più adatta di un film.
Devo dire che enrambe le notizie mi incuriosiscono positivamente, per una volta tanto (a essere delusi si fa sempre in tempo ma speriamo di no). Una storia come quella di Watchmen a mio parere può prendersi tempo, più tempo di un film per quanto lungo, per essere sviluppata, e c'è senz'altro spazio per tante trame collaterali riguardante il "vecchio" mondo di supereroi che nella storia di Moore è appena accennato come prologo: difficile sarà se mai creare un finale originale allo stesso livello della serie grafica. Per quanto riguarda la creatura di Patrick Rothfuss, quella Kingkiller Chronicle che al primo libro mi aveva colpito così positivamente e magicamente, vorrei davvero che se ne facesse qualcosa (al secondo libro la magia devo ammettere era finita, ma sono ancora curioso di sapere come andrà a finire, purché non ci vogliano troppe pagine per arrivarci). Anche qui penso che una serie televisiva sarebbe molto più adatta di un film.
sabato 3 ottobre 2015
Sopravvissuto - The Martian
Con Prometheus, Ridley Scott mi aveva fatto sospettare di aver perso il tocco magico per la fantascienza. Con Sopravvissuto - The Martian il grande vecchio che ci ha dato a suo tempo Alien e Blade Runner è tornato a degli ottimi livelli. Il film, con un grande Matt Damon come protagonista, è piuttosto lungo, ma riesce a tenere incollata l'attenzione. Matt Damon offre una robusta prestazione nei panni di un astronauta che deve affrontare una terribile incognita (rimanere isolato con pochi mezzi in un ambiente ostile) ma accetta la sfida con enorme determinazione, anche se non si fa grandi illusioni. Nello stesso tempo, la NASA si adopera per salvarlo, e il mondo rimane con il fiato sospeso.
Per curiosità, Matt Damon è proprio lo stesso attore che in Interstellar partecipava al lancio di esploratori nello spazio per trovare un pianeta che potesse dare speranza alla popolazione terrestre: finiva in un luogo inospitale e, pur di farsi raccattare dalla successiva spedizione spaziale, spediva un rapporto in cui raccontava balle sulla qualità del posto che aveva esplorato, sperando (umanamente comprensibile) di salvare la pelle, a scapito di tutti gli altri. Qui invece è un eroe. Dallo stesso Interstellar viene anche un'intrepida Jessica Chastain (qui nel ruolo della comandante dell'astronave, con tanto di sensi di colpa per aver perso un uomo). Meritano una menzione anche Sean Bean e Jeff Bridges.
Per curiosità, Matt Damon è proprio lo stesso attore che in Interstellar partecipava al lancio di esploratori nello spazio per trovare un pianeta che potesse dare speranza alla popolazione terrestre: finiva in un luogo inospitale e, pur di farsi raccattare dalla successiva spedizione spaziale, spediva un rapporto in cui raccontava balle sulla qualità del posto che aveva esplorato, sperando (umanamente comprensibile) di salvare la pelle, a scapito di tutti gli altri. Qui invece è un eroe. Dallo stesso Interstellar viene anche un'intrepida Jessica Chastain (qui nel ruolo della comandante dell'astronave, con tanto di sensi di colpa per aver perso un uomo). Meritano una menzione anche Sean Bean e Jeff Bridges.
giovedì 1 ottobre 2015
Libertà a rischio: il giornalismo.
Un recente articolo de La Stampa mi ha spinto a fare alcune riflessioni sul giornalismo e sui giornali come media (i giornali su carta, in rete, ma anche la loro versione televisiva). Jonathan Franzen, scrittore, il cui pensiero possiamo seguire anche qui (in inglese), dice in parole povere che internet è un nuovo totalitarismo. Chi urla più forte ha ragione, la verità non conta più niente. "Se pensate che io stia esagerando è perché non avete compreso la natura del totalitarismo. Non sono le parate, la polizia segreta, l'ideologia. È che abbiamo adesso qualcosa rispetto a cui non hai altra scelta se non relazionarti. Di continuo. In ogni aspetto della tua vita. È questa l'ambizione dei tecnocrati, che non ci sia mai un momento in cui non ti relazioni con la tecnologia." I professionisti del giornalismo, sostiene Franzen, non riescono più a farsi pagare. Le notizie vengono subito linkate e copiate, quindi il lavoro rubato. E poi abbiamo i blogger, i "citizen journalist" ovvero chiunque abbia uno smartphone e vada a dire la sua sui social network, i leakers, e via dicendo. La gente riceve solo opinioni contrapposte, e di solito contrapposte violentemente. Verità o presunte tali che si affermano perché la gente urla. Balle che diventano verità perché tanti le urlano.venerdì 25 settembre 2015
Red Country
A chiudere (forse) coi romanzi ambientati nel mondo della Prima Legge di Joe Abercrombie arriva questo Red Country, e va subito detto che è una chiusura in sordina. Il libro non ha certo la potenza di The Heroes, né la cruenta passione di Best Served Cold. Alcuni personaggi che conosciamo da molto tempo ricompaiono, e uno si congeda "definitivamente" nel senso che muore in maniera abbastanza convincente, al di là di ogni possibile escamotage per resuscitarlo in seguito - se mai all'autore venisse voglia. La storia finisce, se vogliamo, in gloria, con i buoni che riescono a cavarsela, e questo non posso dire che mi dispiaccia. Il problema è un altro. Abercrombie in questo libro opera una commistione (fa un cross over, se vogliamo dirla in maniera elegante) tra due generi, e lo fa in una maniera che non mi ha convinto affatto. Red Country non è in effetti un romanzo fantasy, ma un tipico western, per quanto manchino le Colt e i fucili Winchester. E non lo dico perché c'è qualche elemento che lo faccia pensare, ma perché tutto l'impianto della storia è tipico di una storia western. C'è anche il presagio di un mitico duello finale, roba da film di Sergio Leone, una resa dei conti tra due personaggi che hanno una partita in sospeso da molto tempo. Un duello che si farà aspettare parecchio. Se volete proprio sapere di che si tratta, lo scrivo più avanti in modo da non anticipare qui elementi fondamentali della trama.
venerdì 18 settembre 2015
Un protagonista sconosciuto
Tra le mie letture "non-fantastiche" di quest'anno c'è la biografia di un personaggio che ormai comincia a sbiadire tra le pieghe della storia, e anzi non è mai stato veramente alla ribalta (contro la sua volontà, direi), eppure ha avuto un'influenza non indifferente sulla cultura del XX secolo. Il libro è Fury on Earth di Myron Sharaf e il personaggio in questione è Wilhelm Reich (1897-1957), uno dei padri sconosciuti della psicanalisi (sconosciuto e misconosciuto in quanto ebbe con la Società Psicanalitica una separazione aspra per quanto del tutto consensuale). Si tratta di un personaggio senz'altro interessante, potendo vantare di aver avuto tra i propri nemici gli psicanalisti che lo hanno isolato, i nazisti della Germania di Hitler da cui è dovuto fuggire, i comunisti che lo hanno espulso dal partito e infine gli Stati Uniti che lo hanno messo in galera (per inciso, è anche riuscito a farsi odiare o quanto meno disprezzare dalla comunità scientifica).
Uno dei primi allievi di Freud, Reich iniziò ad esercitare la professione di psicanalista a Vienna subito dopo la Prima Guerra Mondiale a soli 22 anni, in un'epoca pionieristica in cui non erano fissati rigorosamente i requisiti per esercitarla - lui fu uno di coloro che iniziarono a delinearli - e si distinse per l'energia che era capace di spendere non solo nel lavoro, dove ebbe precoce fama e successo, ma anche nella ricerca teorica, nella diffusione delle idee e nel lavoro sociale connesso. Si distinse tra i colleghi per molti aspetti. Innanzitutto perché non si limitava a scrivere articoli o libri e a farsi pagare profumatamente dai pazienti che si accomodavano sul lettino, ma cercava di impegnarsi socialmente e politicamente sia nel portare aiuto terapeutico alla gente comune, non in grado di pagare la terapia psicanalitica, che nel propagandare la contraccezione e la libertà sessuale (due temi che potevano portare parecchi guai all'epoca).
Uno dei primi allievi di Freud, Reich iniziò ad esercitare la professione di psicanalista a Vienna subito dopo la Prima Guerra Mondiale a soli 22 anni, in un'epoca pionieristica in cui non erano fissati rigorosamente i requisiti per esercitarla - lui fu uno di coloro che iniziarono a delinearli - e si distinse per l'energia che era capace di spendere non solo nel lavoro, dove ebbe precoce fama e successo, ma anche nella ricerca teorica, nella diffusione delle idee e nel lavoro sociale connesso. Si distinse tra i colleghi per molti aspetti. Innanzitutto perché non si limitava a scrivere articoli o libri e a farsi pagare profumatamente dai pazienti che si accomodavano sul lettino, ma cercava di impegnarsi socialmente e politicamente sia nel portare aiuto terapeutico alla gente comune, non in grado di pagare la terapia psicanalitica, che nel propagandare la contraccezione e la libertà sessuale (due temi che potevano portare parecchi guai all'epoca).
venerdì 11 settembre 2015
The Heroes
Proseguendo nella grande esplorazione del mondo della Prima Legge, ho affrontato The Heroes. [Nota: in questa recensione anticiperò certi eventi della trilogia ambientata in questo mondo]. Qui Joe Abercrombie ci riporta in quello che, a mio parere, è il luogo meglio descritto del suo mondo immaginario (non uno dei più memorabili del fantasy, nel complesso, se volete la mia impressione): il Nord. I nordici sono una specie di scandinavi con un che di celtico o di germanico (vichinghi? sembrano quasi, ma non li si vede compiere grandi avventure marinaresche). Sono rozzi guerrieri di un mondo diviso in clan, mai unificato del tutto, una terra di conquista per l'Unione ma poco redditizia, e invasa pagando un prezzo parecchio salato. Insomma un mondo che è perennemente in guerra. I tratti caratteristici dei nordici sono abbastanza pochi ma pittoreschi: certi modi di dire che vengono ripetuti spesso, i codici d'onore, la divisione sociale nelle caste di guerrieri, l'impetuosità in battaglia, l'amore per le storie leggendarie e le bevute, la facilità con cui gli sconfitti fanno una brutta fine (ma talvolta anche il rispetto esistente tra avversari, a seconda dei rapporti personali), le faide e i duelli. E anche i nordici hanno un vicino che temono, in quanto c'è gente ancora più rozza e dura di loro, i selvaggi che vivono oltre il fiume Crinna.
sabato 5 settembre 2015
La classe operaia (e non solo) va in castigo
Un
articolo del Guardian (in inglese) esamina cosa è successo quando sono state
rivelate le (pessime) condizioni lavorative che esistono presso Amazon, gigante della
New Economy (nonché della
globalizzazione).
Una
cultura del lavoro competitiva e spietata, che sembra prevedere solo
una passata sotto il
bulldozer per concetti quali il rispetto della
dignità del lavoratore
e i diritti a condizioni lavorative accettabili.
Dal momento che il
mondo economico è rimasto inerte di fronte a qualsiasi appello al
boicottaggio, sembra che la reazione del management, sostanzialmente una
lettera in cui si dice che le cose non stanno davvero
così, sia stata sufficiente a sopire qualsiasi contestazione. Insomma, dopo la denuncia cosa è successo? poco. Ma perché?
Insomma trattare ruvidamente il lavoratore per il mondo economico non è un problema, finché non vi è una grossolana violazione dei diritti, di quelle che rischiano di creare un pericolo per i profitti dell’azienda (ovvero grosse cause, class action e simili che costringano a sborsare indennizzi clamorosi, un’evenienza che nell’Italia dei diritti dei lavoratori non succede mai, ma nella crudele America capitalista qualche volta si verifica).
giovedì 3 settembre 2015
Unfriended
Un altro film, come The Gallows, di cui ho parlato qualche giorno fa, che ha fatto un buon incasso pur essendo costato pochissimo. Unfriended è decisamente minimale, al punto che praticamente tutto quello che avviene avviene sullo schermo del computer o viene visto attraverso di esso (facebook, il web, la videoconferenza, youtube, ecc...), anzi penso che questo film sarebbe del tutto incomprensibile a uno dei non pochi che non utilizzano mai internet. Anche qui, i protagonisti sono ragazzi americani, apparentemente tutti dei bravi ragazzi.
Dei protagonisti non so niente, la ragazza che vediamo di più (in verità vediamo le sue azioni sul monitor e il suo volto sul monitor stesso nella finestra della chat) è Shelley Henning, attrice e reginetta di bellezza, in effetti fa la parte di una ragazza (Blaire) apparentemente molto più giovane. Un'altra delle protagoniste, Jess, è interpretata da un'attrice con una carriera decisamente corposa, Renee Olstead, sebbene debbba ammettere che mi è del tutto sconosciuta. Alla regia un ignoto georgiano di etnia russa (Levan Gabriadze); l'unico personaggio a me noto è uno dei produttori (Timur Bekmambetov, che diresse i Guardiani della Notte). Stabilito che non ci sono performance prodigiose, direi che il film si fa notare per la tematica (il bullismo, ma non solo) e per la particolarità tecnica (tutto avviene in rete, praticamente). C'è da dire un'altra cosa: la storia sa prendere ma per essere un horror, non fa paura. Mi direte che di solito gli horror non ne fanno. È vero, diciamo che questo ne fa anche meno del solito.
Dei protagonisti non so niente, la ragazza che vediamo di più (in verità vediamo le sue azioni sul monitor e il suo volto sul monitor stesso nella finestra della chat) è Shelley Henning, attrice e reginetta di bellezza, in effetti fa la parte di una ragazza (Blaire) apparentemente molto più giovane. Un'altra delle protagoniste, Jess, è interpretata da un'attrice con una carriera decisamente corposa, Renee Olstead, sebbene debbba ammettere che mi è del tutto sconosciuta. Alla regia un ignoto georgiano di etnia russa (Levan Gabriadze); l'unico personaggio a me noto è uno dei produttori (Timur Bekmambetov, che diresse i Guardiani della Notte). Stabilito che non ci sono performance prodigiose, direi che il film si fa notare per la tematica (il bullismo, ma non solo) e per la particolarità tecnica (tutto avviene in rete, praticamente). C'è da dire un'altra cosa: la storia sa prendere ma per essere un horror, non fa paura. Mi direte che di solito gli horror non ne fanno. È vero, diciamo che questo ne fa anche meno del solito.
giovedì 27 agosto 2015
Scorci dell'Apocalisse
E torniamo a caccia di zombie (o a essere cacciati dagli zombie). Solo che qui i "morti viventi" in realtà sono gli infetti, quelli colpiti dal prione di Lee-Chang, nell'universo condiviso del Survival Blog. Il libro è Scorci dell'Apocalisse, in formato digitale. Autore Gianluca Santini, che sceglie di raccontare in storie brevi e separate alcuni episodi dell'apocalisse gialla.
domenica 23 agosto 2015
The Gallows - L'Esecuzione
Il film è uscito da qualche giorno, la mia recensione è su Fantasy Magazine. The Gallows - L'Esecuzione è un horror del filone found footage che ormai sta diventando un classico (quando fingono che il film sia tratto così com'è dal materiale girato dalle vittime stesse). Lo consiglio, ma solo agli amanti dell'horror. Non è fatto male per quanto in grande economia di mezzi, e almeno il finale ha un guizzo inaspettato (o almeno, è stato inaspettato per me).
sabato 22 agosto 2015
La fine del kindle (e compagnia bella)?
Segnalo questo articolo su La Stampa, dove si celebra il funerale anticipato degli ebook reader. Infatti calano le vendite, ma gli ebook vengono letti sempre di più. Come può essere? Ovviamente le persone li leggono servendosi di smartphone e tablet (anche se l'articolo afferma che i tablet sono scomodi da usare e quindi vengono usati gli smartphone: su che base lo affermano, non saprei). L'e-reader rischia perciò di diventare il dispositivo di troppo, che dà fastidio portare in giro, mettere in valigia, ecc... quando con un solo strumento si può fare tutto.
A dire il vero quello che io aspettavo ai tempi in cui queste tecnologie erano in via di sviluppo era proprio l'apparecchio ibrido che consentisse un doppio uso (schermo che potesse funzionare come un lcd retroilluminato e come e-ink, oppure apparecchio con due schermi). Qualche tentativo di mettere sul mercato strumenti simili c'era stato. Presumo che per un motivo o per l'altro questo tipo di prodotto si sia poi deciso di non diffonderlo e svilupparlo ulteriormente. Ed è un peccato.
Credo comunque che il lettore forte continuerà a prediligere gli e-reader a meno che i produttori non facciano lo scherzo di farli "sparire" dal mercato viste le vendite sotto le aspettative. Un libro lo puoi anche leggere sullo smartphone, se ne leggi dieci però ti puoi rovinare la vista.
A dire il vero quello che io aspettavo ai tempi in cui queste tecnologie erano in via di sviluppo era proprio l'apparecchio ibrido che consentisse un doppio uso (schermo che potesse funzionare come un lcd retroilluminato e come e-ink, oppure apparecchio con due schermi). Qualche tentativo di mettere sul mercato strumenti simili c'era stato. Presumo che per un motivo o per l'altro questo tipo di prodotto si sia poi deciso di non diffonderlo e svilupparlo ulteriormente. Ed è un peccato.
Credo comunque che il lettore forte continuerà a prediligere gli e-reader a meno che i produttori non facciano lo scherzo di farli "sparire" dal mercato viste le vendite sotto le aspettative. Un libro lo puoi anche leggere sullo smartphone, se ne leggi dieci però ti puoi rovinare la vista.
sabato 15 agosto 2015
Hiroshima & Nagasaki, 70 years ago
(in english only)
The debate is still going on, regarding the final act of World War Two: was the atomic bomb use "justified?" As a "global intelligence" website (stratfor.com) shows in a recent article* the debate is really about the moral character of the United States, more than the use of the Bomb itself. How the USA can be good if thousands of civilians were killed this way?
The debate is still going on, regarding the final act of World War Two: was the atomic bomb use "justified?" As a "global intelligence" website (stratfor.com) shows in a recent article* the debate is really about the moral character of the United States, more than the use of the Bomb itself. How the USA can be good if thousands of civilians were killed this way?
lunedì 10 agosto 2015
La compassione e la vigliaccheria sono la stessa cosa
Scritto dopo la trilogia della Prima Legge, questo Best Served Cold è il primo romanzo autoconclusivo di Joe Abercrombie nella medesima ambientazione (l'ho letto in inglese sebbene esista in italiano). Tornano personaggi già menzionati, e si procede con vicende che seguono in ordine cronologico gli eventi della trilogia. Adesso l'azione si svolge in Styria, che poi altro non è che una versione fantasy dell'Italia rinascimentale (fantasy mediterraneo!). Qui il Duca Orso combatte una serie di campagne vittoriose per imporre il suo dominio definitivamente, contro la volontà della maggior parte delle altre casate che si sono unite in una Lega degli Otto per resistergli. Tra battaglie, assedi, tradimenti e saccheggi le guerre vanno avanti da anni, con meravigliosi palazzi e antiche rovine come sottofondo. Non mancano quadri, statue e altre opere d'arte sopraffine, continue citazioni di antichi personaggi dal nome che suona come latino o italico, generali senza nerbo, nobili vigliacchi che talvolta hanno sprazzi di orgoglio, ma più spesso no, terribili avvelenatori (uno di essi è tra i protagonisti di questo libro) e rancidi condottieri di compagnie mercenarie, tra cui il già noto Nicomo Cosca. Ma protagonista del libro è la quella potente spinta motivazionale che s'intende dal titolo: la Vendetta (il titolo è l'abbreviazione di una citazione che tutti conosciamo: cos'è che si gusta meglio freddo?). Avverto qui che ci saranno diverse anticipazioni della trama, che
però è molto scontata e lineare, per cui non ne avrete gravissimi danni.
mercoledì 5 agosto 2015
Scadenza superata per il mio hosting
Purtroppo devo annunciare che Yaktab.com, che ha graziosamente ospitato i miei ebook per oltre un anno, dandomi anche le statistiche di download da parte degli utenti, chiude i battenti. Questo servizio di web hosting, che evidentemente era troppo buono per durare, è in effetti ancora attivo ma fin dal 31 luglio, in effetti, avrebbe dovuto cancellare i miei file. Potrebbe farlo in qualsiasi momento.
Su quelle pagine sono ospitati il racconto Gruppo 42 e il libro Khaibit - Il Giorno del Giudizio. Essendo pubblicato da una casa editrice, Nove Guerrieri ovviamente non è affetto da quanto sta avvenendo.
La pagina dove trovate i link ai miei ebook è sempre: http://brunobacelli.altervista.org/ebooks-e-racconti.html
Su quelle pagine sono ospitati il racconto Gruppo 42 e il libro Khaibit - Il Giorno del Giudizio. Essendo pubblicato da una casa editrice, Nove Guerrieri ovviamente non è affetto da quanto sta avvenendo.
La pagina dove trovate i link ai miei ebook è sempre: http://brunobacelli.altervista.org/ebooks-e-racconti.html
domenica 2 agosto 2015
Ex Machina
Sarà off-topic, ma devo dire che uno dei protagonisti maschili di Ex Machina lo hanno congegnato con una delle facce più antipatiche e saccenti che io ricordi da molto tempo a questa parte: si tratta del guatemalteco naturalizzato USA Oscar Isaac. Compare nei panni di Nathan, lo scienziato brillante, spietato e paranoide che invita l'altro protagonista maschile, l'impronunciabile Domhnall Gleeson (visto in qualche Harry Potter) che veste i panni del brillante programmatore Caleb, a "testare" la sua nuova intelligenza artificiale, Ava. Ava è in effetti un robot ed è femmina (Alicia Vikander, brava attrice svedese), e ha tutte le curve a posto, particolare questo che avrà una parte nel film. Praticamente tutto si svolge nell'isolato centro ricerche di Nathan, tra complessi sistemi di sicurezza e codici d'accesso che permettono a Caleb di entrare in certe stanze ma non in altre. Dopo un po' compare il quarto personaggio del film è una bellissima ragazza dalle fattezze asiatiche, si chiama Kyoko (Sonoya Mizuno) ed è scelta da Nathan perché incapace di comprendere l'inglese e quindi di rubare i segreti del brillante inventore. Nonostante non parli mai e sia trattata come una stupida sguattera io ho pensato immediatamente (come, credo, la maggior parte degli spettatori dotati di una minima attenzione) che fosse un altro androide, magari meno evoluto di Ava.
venerdì 31 luglio 2015
La cosplayer e l'italiano medio
Ho letto con sgomento questo post riguardo all'accoglienza veramente sopra le righe che una famosa cosplayer straniera ha ricevuto quando si è prestata a partecipare alla giuria di una manifestazione tenutasi sul suolo italico. A dire il vero si tratta di una "aggressione" tenutasi solo sulla pagina di facebook e non una carica di burini allupati verso il palco nella vita vera... ma i concetti espressi sono pesantini e meritano comunque qualche riflessione.
domenica 26 luglio 2015
Lavoro e società nel ventunesimo secolo
Ritorniamo, con un paio di citazioni, sui temi politici ed economici che ho esplorato qualche mese fa, immaginando il futuro con l'evoluzione della tecnologia e la corrispondente reazione della società.
Da una parte una tecnologia che non crea opportunità di lavoro, ma anzi le distrugge, almeno nel medio e breve periodo, dando opportunità ai proprietari dei mezzi di produzione e del potere conomico di creare ricchezza senza bisogno di pagare stipendi; dall'altra un'atmosfera culturale e sociale che sta cambiando, e che secondo me continuerà a acambiare, con un'ideologia liberalcapitalista che attualmente monopolizza l'informazione e può suonarsela e cantarsela come vuole, ma una coscienza ormai diffusa (e secondo me sempre più diffusa in futuro) che le cose non possano continuare così.
Colgo l'occasione per citare un articolo (La Stampa) di un paio di settimane fa, dove ci si chiede se i robot "ci salveranno dal lavoro" o saranno la causa di una ennesima crisi. Premetto, io sono uno di quei poveri scemi che pensano che il lavoro nobiliti l'uomo. Forse la vedo così perché mi è toccato di macinarne tanto, in un paese dove moltissima gente considerà la massima qualità umana proprio la capacità di scansarlo. Tuttavia è anche vero che una vita più equilibrata dovrebbe consistere di meno ore di lavoro e qualcosina di più per se stessi, e non sarebbe male arrivarci. Penso anche che, se un nuovo clima sociale lo consentisse, molto lavoro potrebbe essere creato per garantire la salute
psicofisica e mentale della gente, fattore assai trascurato nel duro mondo di oggi. Non mi piacerebbe invece (alla faccia della battuta di Russel citata nell'articolo) l'ipotesi di milioni di persone a cui fosse concesso di vivere senza fare niente, la creazione di una plebe nullafacente, avida di piaceri e grezzamente ignorante (perché nessuna capacità le sarebbe richiesta). Magari anche prepotente e chiassosa nel tentativo di avere ancora di più senza dare niente in cambio (esempio storico: l'antica Roma). L'articolo fa notare che la libertà dal lavoro sarebbe comunque difficile da amministrare perché molta gente non saprebbe cosa farsene.
Le conseguenze della diminuzione del lavoro potrebbero però anche essere una scrollata di spalle da parte dei detentori della ricchezza (e una situazione di durissima povertà per milioni di persone anche in paesi dove la gente oggi pensa di nascere con il diritto di star bene economicamente).
Il secondo articolo è in inglese, molto più speranzoso (e viene dal Guardian, testata di sinistra). L'articolista, Paul Mason, mi sembra adottare dei toni alla Jeremy Rifkin, un intellettuale ed economista eretico che considero, meglio precisarlo subito, un grande dispensatore di aria fritta. L'articolo pone grande importanza sulle modalità di organizzazione, diffusione dell'informazione, condivisione di risorse possibili grazie alla rete, e considera "il network" come la grande forza che ha reso il capitalismo obsoleto. Addirittura le nuove forme di moneta nate grazie alla rete sarebbero alternative... idea che per me è un po' ottimista. Comunque l'articolo è lungo e complesso, credo che vada letto, anche se c'è un passaggio che mi sembra veramente assai illusorio (e il fatto che lo sia per me è l'aspetto centrale del problema):
Sono le elite, tagliate fuori nel loro mondo di scure limousine, i cui progetti sembrano pazzeschi come quelli delle sette millenariste del diciannovesimo secolo. La democrazia della squadre antisommossa, dei politici corrotti, dei giornali controllati dai magnati e dello stato di sorveglianza appaiono false e fragili come la Germania Est di 30 anni fa.
Ma davvero? Temo proprio di no, nel senso che non c'è nulla che minacci al momento di farle cadere. E mentre la società continua a essere governata da queste elite senza alcuna vera connessione con la gente, non stupiamoci se, in cerca di una qualsiasi identità che combatta tutto questo, ci sono addirittura occidentali che si rivolgono all'islam radicale e a organizzazioni come l'ISIS. Se va avanti così, non abbiamo visto ancora niente.
Da una parte una tecnologia che non crea opportunità di lavoro, ma anzi le distrugge, almeno nel medio e breve periodo, dando opportunità ai proprietari dei mezzi di produzione e del potere conomico di creare ricchezza senza bisogno di pagare stipendi; dall'altra un'atmosfera culturale e sociale che sta cambiando, e che secondo me continuerà a acambiare, con un'ideologia liberalcapitalista che attualmente monopolizza l'informazione e può suonarsela e cantarsela come vuole, ma una coscienza ormai diffusa (e secondo me sempre più diffusa in futuro) che le cose non possano continuare così.
Colgo l'occasione per citare un articolo (La Stampa) di un paio di settimane fa, dove ci si chiede se i robot "ci salveranno dal lavoro" o saranno la causa di una ennesima crisi. Premetto, io sono uno di quei poveri scemi che pensano che il lavoro nobiliti l'uomo. Forse la vedo così perché mi è toccato di macinarne tanto, in un paese dove moltissima gente considerà la massima qualità umana proprio la capacità di scansarlo. Tuttavia è anche vero che una vita più equilibrata dovrebbe consistere di meno ore di lavoro e qualcosina di più per se stessi, e non sarebbe male arrivarci. Penso anche che, se un nuovo clima sociale lo consentisse, molto lavoro potrebbe essere creato per garantire la salute
psicofisica e mentale della gente, fattore assai trascurato nel duro mondo di oggi. Non mi piacerebbe invece (alla faccia della battuta di Russel citata nell'articolo) l'ipotesi di milioni di persone a cui fosse concesso di vivere senza fare niente, la creazione di una plebe nullafacente, avida di piaceri e grezzamente ignorante (perché nessuna capacità le sarebbe richiesta). Magari anche prepotente e chiassosa nel tentativo di avere ancora di più senza dare niente in cambio (esempio storico: l'antica Roma). L'articolo fa notare che la libertà dal lavoro sarebbe comunque difficile da amministrare perché molta gente non saprebbe cosa farsene.
Le conseguenze della diminuzione del lavoro potrebbero però anche essere una scrollata di spalle da parte dei detentori della ricchezza (e una situazione di durissima povertà per milioni di persone anche in paesi dove la gente oggi pensa di nascere con il diritto di star bene economicamente).
Il secondo articolo è in inglese, molto più speranzoso (e viene dal Guardian, testata di sinistra). L'articolista, Paul Mason, mi sembra adottare dei toni alla Jeremy Rifkin, un intellettuale ed economista eretico che considero, meglio precisarlo subito, un grande dispensatore di aria fritta. L'articolo pone grande importanza sulle modalità di organizzazione, diffusione dell'informazione, condivisione di risorse possibili grazie alla rete, e considera "il network" come la grande forza che ha reso il capitalismo obsoleto. Addirittura le nuove forme di moneta nate grazie alla rete sarebbero alternative... idea che per me è un po' ottimista. Comunque l'articolo è lungo e complesso, credo che vada letto, anche se c'è un passaggio che mi sembra veramente assai illusorio (e il fatto che lo sia per me è l'aspetto centrale del problema):
Sono le elite, tagliate fuori nel loro mondo di scure limousine, i cui progetti sembrano pazzeschi come quelli delle sette millenariste del diciannovesimo secolo. La democrazia della squadre antisommossa, dei politici corrotti, dei giornali controllati dai magnati e dello stato di sorveglianza appaiono false e fragili come la Germania Est di 30 anni fa.
Ma davvero? Temo proprio di no, nel senso che non c'è nulla che minacci al momento di farle cadere. E mentre la società continua a essere governata da queste elite senza alcuna vera connessione con la gente, non stupiamoci se, in cerca di una qualsiasi identità che combatta tutto questo, ci sono addirittura occidentali che si rivolgono all'islam radicale e a organizzazioni come l'ISIS. Se va avanti così, non abbiamo visto ancora niente.
sabato 18 luglio 2015
La Grande Guerra di Tolkien
Segnalo il mio articolo su Fantasy Magazine, su una affascinante iniziativa della scuola in cui J.R.R. Tolkien studiò. L'articolo è di qualche giorno fa ma sono rintronato dal caldo e ho dimenticato di linkarlo qui.
Estremamente interessanti le immagini del filmato riportato, anche se del testo non comprendo tutto. Se anche minimamente interessati a Tolkien e alla sua opera (ed epoca) non mancate di dare un'occhiata.
Estremamente interessanti le immagini del filmato riportato, anche se del testo non comprendo tutto. Se anche minimamente interessati a Tolkien e alla sua opera (ed epoca) non mancate di dare un'occhiata.
venerdì 17 luglio 2015
Una promessa di cui non m'importa più nulla...
Sono passati ben otto anni da quando accennai, su questo blog, a una serie di libri che a suo tempo mi aveva incuriosito ma che era rimasta sospesa, senza nessun seguito né conclusione. Era la Guerra Contro gli Chtorr di David Gerrold. Ricordo che anni fa i primi quattro episodi erano stati riuniti in un librone gigante per il rilancio della serie, in attesa di un quinto. Poi non se ne fece più nulla... e a questo punto l'atteggiamento di questo scrittore mi ha stancato. Ricordo le polemiche su George Martin che non continuava la sua serie (Trono di Spade) e la critica dei fan, di cui si era parlato anche sul web italiano. Di Martin non mi interessava, comunque. Di Gerrold, che a quanto pare adesso sta terminando il benedetto quinto libro (ma ancora non esce!) posso dire che se anche spergiurasse che la pubblicazione ci sarà davvero, a me non interessa più.
mercoledì 15 luglio 2015
Predestination
Se volete farvi venire un mal di testa con i paradossi relativi ai viaggi del tempo, guardatevi questo film: Predestination, di Michael e Peter Spierig. Il protagonista della trama è una specie di agente segreto, di un servizio molto particolare, interpretato da Ethan Hawke, che ricordo da Gattaca, altro film di fantascienza. Tipo determinato, ma anche piuttosto consumato dai sacrifici che la sua missione gli impone. All'inizio del film fa il barista, per copertura, e ascolta la storia di una persona stranissima, Jane, una donna diventata uomo (interpretata da un'attrice emergente, Sarah Snook). Jane è un'orfana, una che con la propria tenacia avrebbe potuto entrare in un programma spaziale ma non è riuscita, e ora vive scrivendo racconti di bassa lega. È anche stata madre di una bambina che però le è stata portata via, e, per bizzarro che possa sembrare, è stata trasformata in maschio. Già, come mai? Questo è uno dei punti deboli della trama: quando è nata la figlia, col parto cesareo, è stato necessario rimuovere utero e ovaie, però il medico ha scoperto che internamente aveva, di scorta, un abbozzo di apparato riproduttivo maschile. Questa situazione di ermafroditismo può forse essere anche possibile, un po' più strano che il medico decida di testa sua, poiché la paziente ha perso gli organi femminili, di trasformarla in maschio.
Così Jane è diventata John (in realtà non è semplicissimo, ci vorranno diversi interventi chirurgici dopo il primo). E questa è solo una delle tante stranezze di un film che con la logica fa un po' a pugni: ed è sempre così, coi viaggi nel tempo. Avremo una serie di sorprese una più sconvolgente dell'altra, mentre l'agente persegue il suo scopo (eliminare un famoso attentatore che continua a farla franca) e Jane/John viene coinvolta nei viaggi del tempo per rendere ulteriormente problematica la sua vita. Il film gioca sulle atmosfere (un po' thriller, storia di misteri e investigazioni, un po' film noir) e sulle tensioni dei personaggi, che devono cercarsi uno scopo nella vita, visto che di condurre un'esistenza normale proprio non se ne parla.
C'è di più, ma se non volete che vi sia rivelato praticamente tutto saltate al prossimo paragrafo... Per via dei viaggi del tempo, di un'operazione di plastica facciale e del cambio di sesso di Jane, praticamente tutti i personaggi principali sono la stessa persona, la quale ha anche procreato se stessa.
La storia viene da un racconto di Robert Heinlein, All You Zombies. Film intricato, ricco di trama per quanto piuttosto povero di effetti speciali, Predestination suscita interesse, avvince con la sua ambientazione, e senz'altro merita di essere visto.
Così Jane è diventata John (in realtà non è semplicissimo, ci vorranno diversi interventi chirurgici dopo il primo). E questa è solo una delle tante stranezze di un film che con la logica fa un po' a pugni: ed è sempre così, coi viaggi nel tempo. Avremo una serie di sorprese una più sconvolgente dell'altra, mentre l'agente persegue il suo scopo (eliminare un famoso attentatore che continua a farla franca) e Jane/John viene coinvolta nei viaggi del tempo per rendere ulteriormente problematica la sua vita. Il film gioca sulle atmosfere (un po' thriller, storia di misteri e investigazioni, un po' film noir) e sulle tensioni dei personaggi, che devono cercarsi uno scopo nella vita, visto che di condurre un'esistenza normale proprio non se ne parla.
C'è di più, ma se non volete che vi sia rivelato praticamente tutto saltate al prossimo paragrafo... Per via dei viaggi del tempo, di un'operazione di plastica facciale e del cambio di sesso di Jane, praticamente tutti i personaggi principali sono la stessa persona, la quale ha anche procreato se stessa.
La storia viene da un racconto di Robert Heinlein, All You Zombies. Film intricato, ricco di trama per quanto piuttosto povero di effetti speciali, Predestination suscita interesse, avvince con la sua ambientazione, e senz'altro merita di essere visto.
domenica 12 luglio 2015
Le fesserie del politicamente corretto
La Stampa dedica un articolo a un documentario dell'oceanografo Jacques Cousteau, vincitore di un premio a Cannes, mezzo secolo fa, poiché un regista moderno si è accorto con disgusto che è terribilmente crudele e politicamente scorretto. Il regista è un certo Mordillat e il documentario si chiama Il Mondo del Silenzio. Mordillat, si badi bene, non ha scoperto qualche lurido retroscena riguardante la realizzazione di questo documentario: semplicemente ha notato, come può fare chiunque voglia rivedersi il film, che in occasione delle riprese Cousteau e i suoi uomini hanno maltrattato e ucciso parecchia fauna marina.
lunedì 6 luglio 2015
Alla Morte della Dea
Seconda lettura che affronta la morte di una divinità, qui ci troviamo alle prese con un mondo fantasy per cui non ci sono le pesantissime implicazioni filosofiche del "nostro" mondo in cui la morte di Dio è la fine del senso di tutto. Però la divinità che è deceduta in questo Alla Morte della Dea è, in effetti, l'unica del mondo. E la sua perdita è stata seguita da enormi catastrofi, anche se si tratta di eventi del passato. I frammenti della Dea defunta hanno ancora una influenza del mondo (non per niente il titolo originale del libro è The Shattered Goddess, ovvero la Dea frantumata), in pratica la Dea esiste ancora in due aspetti, uno benevolo e l'altro negativo, e in qualche modo un culto continua a onorarla: esiste una città santa da cui prende il via questa narrazione, ed è la città in cui le ossa della Dea sono conservate in una stanza sotterranea. Il libro è del 1982; l'autore è il prolifico Darrell Schweitzer, uno statunitense. La terribile e sbilenca foto della copertina, ahimé, è mia.
La questione filosofica relativa all'evento mortifero in questo libro è semplicemente accantonata, nel senso che esistono profezie per cui la Dea potrebbe tornare, ma anche una consapevolezza che l'umanità, dopo aver goduto di una crescita ("mattina") e di un periodo di potenza ("pomeriggio") ora in qualche modi si avvicina al crepuscolo.
La questione filosofica relativa all'evento mortifero in questo libro è semplicemente accantonata, nel senso che esistono profezie per cui la Dea potrebbe tornare, ma anche una consapevolezza che l'umanità, dopo aver goduto di una crescita ("mattina") e di un periodo di potenza ("pomeriggio") ora in qualche modi si avvicina al crepuscolo.
lunedì 29 giugno 2015
Towing Jehovah
C'è una frase, uno slogan della modernità che fa venire istantaneamente in mente un sacco di libri, di pensatori, di filosofi, di musicisti. La frase nietzschiana(*) 'Dio è morto' mi aveva fatto venire voglia già tempo fa di scrivere qualcosa che si ispirasse a un concetto tanto drastico. Ovviamente la 'morte di dio' può essere intesa come un evento traumatico e definitivo da cui non si è ancora trovata una via d'uscita (questo era il pensiero del filosofo tedesco, del resto ateo), come perdita di valori che possono essere sostituiti (il cantante Guccini si limitava a riavvitare al suo posto il comunismo, e tutto sarebbe andato a gonfie vele), come fonte di innumerevoli trame fantasy quando, nel pirotecnico mondo del fantastico popolato di miriadi di divinità, ne crolla una in particolare (Erikson e mille altri).
giovedì 25 giugno 2015
Addio a Patrick Macnee
martedì 23 giugno 2015
Kingsman - Secret Service
Possiamo considerarlo un film meritevole di essere catalogato nel fantastico, anche se non saprei bene in che categoria (ma non importa): Kingsman - Secret Service è infatti evidentemente privo di ogni correlazione con la realtà, anche se, come i film di James Bond di cui è una parodia, pretende di averci un pochino a che fare. Non sono un appassionato del genere anche se, tra i veri e propri film di 007, le parodie, le copie di serie B (negli anni '60 e '70 in Italia ne hanno fatte diverse) e filoni più o meno simili, pellicole di questo tipo ne ho viste moltissime. Come, immagino, la maggior parte di voi. Tra le parodie questo Kingsman - Secret Service si segnala per la quantità di gag, per la trama che tutto sommato è stravagante ma esiste, per la quantità di violenza e parolacce, per la nostalgia del vecchio impero britannico e delle sue manie, e per la quantità di citazioni che, al contrario, sono anche modernissime. Non guasta che sia un lavoro di Matthew Vaughn, alla regia del primo Kick-Ass. Peccato solo che io lo abbia visto e lo segnali quando ormai è scomparso dalle sale.
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