Capisco che, al punto in cui siamo giunti, a molta gente della politica non gliene freghi più nulla. Sto scivolando anche io nella categoria. E se ce ne frega pochissimo di quella italiana, sicuramente ancora meno ci interesserà quella estera.
In questi giorni però, che ci interessi o no, si sta svolgendo una tragedia buffa che potrebbe avere grosse conseguenze sul destino di tutta Europa. Parlo ovviamente della trattativa stagnante tra l'Unione Europea, ormai schiacciata sul volere del membro più forte, ovvero la Germania, e la piccola, insolente, fallimentare Grecia. La situazione è tesa. Da una parte, ci fa notare un articolo di un autorevole quotidiano finanziario, il debito ellenico è così pesante che il governo potrebbe facilmente scegliere la via del default, ovvero di non pagare più il dovuto alle banche estere e alle istituzioni sovranazionali che hanno permesso negli ultimi mesi alla Grecia di continuare la sua agonia. La botta avrebbe ripercussioni, ma non solo per gli ellenici: sarebbe un colpo piuttosto duro anche per i creditori europei. Ma non c'è solo questo punto di vista così pragmatico.
martedì 16 giugno 2015
giovedì 11 giugno 2015
Addio Cristopher Lee
Il Grande Cristopher Lee (che gli amanti del fantasy ricordano certamente per essere stato Saruman nel Signore degli Anelli, ma anche un grandissimo Dracula molti anni prima...) è venuto a mancare.
Non avendo la preparazione per parlarne adeguatamente vi invito a visitare il post di Lucia Patrizi.
Non avendo la preparazione per parlarne adeguatamente vi invito a visitare il post di Lucia Patrizi.
La Torre della Rondine
La saga di Ciri, la principessa dal Sangue Antico narrata da Andrzej Sapkowski, procede nella Torre della Rondine. In questo libro la storia parte con l'eroina ferita - e sfigurata - ospite di un anziano che vive come un eremita in una palude isolata. L'uomo (che è stato a suo tempo un saggio, un uomo colto) ha raccolto la ragazza e l'ha curata, e si fa raccontare le sue peripezie. La fuga dai cacciatori di taglie, la distruzione della sua banda con la rapida morte di tutti i suoi compagni, affrontati da uno spietato guerriero solitario, Bonhart. La caccia selvaggia è il segnale che il destino si è abbattuto su Ciri. Ma la principessa di Cintra non è stata eliminata definitivamente. E forse è guidata da un destino prestabilito, qualsiasi cosa possano fare nemici e amici per fermarla o per aiutarla.
La storia non è imperniata unicamente sulle disavventure della ragazza, ma gli altri eroi di questa storia non ottengono risultati di rilievo, nel senso che non riescono a intervenire in quello che sta accadendo. Geralt di Rivia, assieme al suo manipolo di amici, alleati occasionali e seguaci di lungo corso (tra cui come al solito il poeta Ranuncolo) cerca di raggiungere Ciri per aiutarla, e vuole rivelazioni dai druidi, ma non risulta particolarmente efficiente nel raggiungere i suoi scopi: per un po', comunque, seguiamo la sua sottotrama nella Torre della Rondine. Geralt ha ancora un ruolo importante da ricoprire nella trama più generale della saga? Immagino proprio di sì, comunque lo vedremo quando la serie si concluderà. In questa puntata, a metà abbondante del libro egli ottiene una rivelazione importante (saltate il prossimo paragrafo se non volete anticipazioni).
[Inizio anticipazione - Spoiler!] Geralt incontra in una grotta l'elfo Avallac'h che gli racconta di come gli uomini giunsero sul mondo a seguito di una Congiunzione delle Sfere (termine che potrebbe presupporre un innesto fantascientifico in questa storia?) e iniziarono a sterminare gli elfi dopo un periodo iniziale di armonia. La speranza di salvezza per l'antico popolo si riponeva in un'elfa, Lara Dorren, che era stata generata (alterata geneticamente?) per un compito molto speciale, ovvero di creare una progenie che potesse riportare la serenità in quelle terre martoriate. Ma anziché accoppiarsi (e avere un figlio) con l'elfo a lei predestinato si era unita a un uomo. Dopo molte generazioni e peripezie, un po' per i tentativi dei maghi un po' per caso, il sangue di Lara era poi riemerso in Ciri, che quindi si ritrova a essere una prescelta al quadrato, perché è una principessa e allo stesso tempo è la Rondine, simbolo della primavera e salvatrice, figlia del Sangue Antico. Dopo le catastrofi che stanno per arrivare, sarà la Rondine ad aprire le Porte Proibite e a permettere una rigenerazione o rinascita del mondo. È il motivo per cui l'imperatore Nilfgaardiano cerca Ciri. Ma Avallac'h avverte Geralt che tutto il suo affanno per trovare Ciri e proteggerla non solo è inutile in quanto il fato della ragazza è predestinato, ma il tentativo di intervenire potrebbe creare involontariamente dei problemi. A questo destino già fissato però Geralt non crede [fine delle anticipazioni].
Seguiremo anche le disavventure di Yennefer, la maga che ha cercato di indagare per conto proprio le vicende intorno al destino della ragazza e di rispondere alle congiure dei maghi contro di lei. Questo libro però presenta meno intrigo e più azione. Dove la scena è dedicata a Ciri, purtroppo, abbiamo il solito stereotipo della eroina fantasy bella come una fotomodella ma forte, veloce e letale come un guerriero alla Conan (ciò che definivo "la modella con lo spadone" ai tempi di Nihal della Terra del Vento e di eroine simili). Molto meno convenzionali sono altri personaggi, tra cui lo stesso Geralt, tutt'altro che infallibile e invincibile, la combriccola dei cacciatori di taglie, gente spietata e violenta che dà la morte con facilità, ma viene eliminata altrettanto facilmente, e il solito affresco di umanità varia che Sapkowski sa inserire con ironia e arte nel suo mondo caotico, violento e scalognato.
La Torre della Rondine pur non essendo un capolavoro si fa leggere molto bene, a mio parere, risolleva la saga dopo il precedente libro che mi aveva lasciato un pochino perplesso, e prepara per un finale che, spero, sarà col botto.
Nella saga di Sapkowski ho recensito in passato Il Sangue degli Elfi, Il Tempo della Guerra, Il Battesimo del Fuoco.
La storia non è imperniata unicamente sulle disavventure della ragazza, ma gli altri eroi di questa storia non ottengono risultati di rilievo, nel senso che non riescono a intervenire in quello che sta accadendo. Geralt di Rivia, assieme al suo manipolo di amici, alleati occasionali e seguaci di lungo corso (tra cui come al solito il poeta Ranuncolo) cerca di raggiungere Ciri per aiutarla, e vuole rivelazioni dai druidi, ma non risulta particolarmente efficiente nel raggiungere i suoi scopi: per un po', comunque, seguiamo la sua sottotrama nella Torre della Rondine. Geralt ha ancora un ruolo importante da ricoprire nella trama più generale della saga? Immagino proprio di sì, comunque lo vedremo quando la serie si concluderà. In questa puntata, a metà abbondante del libro egli ottiene una rivelazione importante (saltate il prossimo paragrafo se non volete anticipazioni).
[Inizio anticipazione - Spoiler!] Geralt incontra in una grotta l'elfo Avallac'h che gli racconta di come gli uomini giunsero sul mondo a seguito di una Congiunzione delle Sfere (termine che potrebbe presupporre un innesto fantascientifico in questa storia?) e iniziarono a sterminare gli elfi dopo un periodo iniziale di armonia. La speranza di salvezza per l'antico popolo si riponeva in un'elfa, Lara Dorren, che era stata generata (alterata geneticamente?) per un compito molto speciale, ovvero di creare una progenie che potesse riportare la serenità in quelle terre martoriate. Ma anziché accoppiarsi (e avere un figlio) con l'elfo a lei predestinato si era unita a un uomo. Dopo molte generazioni e peripezie, un po' per i tentativi dei maghi un po' per caso, il sangue di Lara era poi riemerso in Ciri, che quindi si ritrova a essere una prescelta al quadrato, perché è una principessa e allo stesso tempo è la Rondine, simbolo della primavera e salvatrice, figlia del Sangue Antico. Dopo le catastrofi che stanno per arrivare, sarà la Rondine ad aprire le Porte Proibite e a permettere una rigenerazione o rinascita del mondo. È il motivo per cui l'imperatore Nilfgaardiano cerca Ciri. Ma Avallac'h avverte Geralt che tutto il suo affanno per trovare Ciri e proteggerla non solo è inutile in quanto il fato della ragazza è predestinato, ma il tentativo di intervenire potrebbe creare involontariamente dei problemi. A questo destino già fissato però Geralt non crede [fine delle anticipazioni].
Seguiremo anche le disavventure di Yennefer, la maga che ha cercato di indagare per conto proprio le vicende intorno al destino della ragazza e di rispondere alle congiure dei maghi contro di lei. Questo libro però presenta meno intrigo e più azione. Dove la scena è dedicata a Ciri, purtroppo, abbiamo il solito stereotipo della eroina fantasy bella come una fotomodella ma forte, veloce e letale come un guerriero alla Conan (ciò che definivo "la modella con lo spadone" ai tempi di Nihal della Terra del Vento e di eroine simili). Molto meno convenzionali sono altri personaggi, tra cui lo stesso Geralt, tutt'altro che infallibile e invincibile, la combriccola dei cacciatori di taglie, gente spietata e violenta che dà la morte con facilità, ma viene eliminata altrettanto facilmente, e il solito affresco di umanità varia che Sapkowski sa inserire con ironia e arte nel suo mondo caotico, violento e scalognato.
La Torre della Rondine pur non essendo un capolavoro si fa leggere molto bene, a mio parere, risolleva la saga dopo il precedente libro che mi aveva lasciato un pochino perplesso, e prepara per un finale che, spero, sarà col botto.
Nella saga di Sapkowski ho recensito in passato Il Sangue degli Elfi, Il Tempo della Guerra, Il Battesimo del Fuoco.
martedì 9 giugno 2015
Fury
I film di guerra restano una mia passione, anche se di solito sono intrisi di becera retorica nazionalista (o di becera retorica pacifista, o comunque di becera retorica di qualche tipo). Ero molto curioso riguardo a Fury, di David Ayer (U-571) con il famosissimo Brad Pitt e altri attori validi (Shia Laboeuf, Logan Lerman), ambientato nella Seconda Guerra Mondiale e in particolare attorno alle vicende di un equipaggio di carro armato Sherman (un modello molto diffuso, usato dagli USA come si vede nel film, dall'esercito britannico e anche dai Russi, che però non lo apprezzavano molto, in quanto avevano di meglio). Nella versione italiana della Wikipedia, consultata oggi, il carro è invece un più moderno Pershing (non è vero, qualcuno glielo dica!).
sabato 6 giugno 2015
Anche quando si può, il cinema italiano no
Già in passato ho parlato di quanto il cinema italiano mi deprima e mi deluda quasi costantemente. Qualche volta vado anche a indagare i motivi dello stato penoso di questo settore (che, è bene ricordarlo, si ciuccia la sua parte di denaro pubblico) e se trovo opinioni sensate o comunque stimolanti, prive di inutili intellettualismi, le condivido volentieri.
Oggi vorrei parlare di due articoli, entrambi in inglese, che affrontano il problema del declino del nostro cinema. Il primo dei due in realtà è scritto da un italiano (Antonio Monda) e inizia la sua analisi da uno sguardo ai film che qualche successo lo hanno avuto, citando La Dolce Vita e La Grande Bellezza come esempi di ritratti di una certa Italia da cartolina, elegante e decadente, che è quella che all'estero vogliono vedere. Indipendentemente dal valore dei film o dal fatto che quella visione dell'Italia mi fa abbastanza schifo, se funzionasse sempre potrebbe anche essere una colonna portante dell'industria cinematografica (in fondo anche di molti aspetti della vita negli USA ci viene spesso raccontata da Hollywood un'immagine che non risponde al vero, no?) ma questi successi avvengono una volta ogni morte di Papa, anzi anche più raramente.
Oggi vorrei parlare di due articoli, entrambi in inglese, che affrontano il problema del declino del nostro cinema. Il primo dei due in realtà è scritto da un italiano (Antonio Monda) e inizia la sua analisi da uno sguardo ai film che qualche successo lo hanno avuto, citando La Dolce Vita e La Grande Bellezza come esempi di ritratti di una certa Italia da cartolina, elegante e decadente, che è quella che all'estero vogliono vedere. Indipendentemente dal valore dei film o dal fatto che quella visione dell'Italia mi fa abbastanza schifo, se funzionasse sempre potrebbe anche essere una colonna portante dell'industria cinematografica (in fondo anche di molti aspetti della vita negli USA ci viene spesso raccontata da Hollywood un'immagine che non risponde al vero, no?) ma questi successi avvengono una volta ogni morte di Papa, anzi anche più raramente.
sabato 30 maggio 2015
Il servizio militare
Mi è capitato due volte, nel giro di pochi giorni: osservazioni, da parte di colleghe con figli, sulla gioventù (maschile) rimbecillita di oggi, e sul fatto che una volta almeno c'era il servizio militare a dare un'inquadrata a questi poveri ragazzotti rincretiniti. Così ho ripensato a quella che è stata la mia esperienza, e al fatto che dovrei condividerla, per quanto posso. Già, è proprio così, sono ormai un rottame di un'epoca passata per molti aspetti e anche per questo: ho fatto il militare, da qualche parte in casa ci sono un paio di foto con me in divisa, foto che non guardo mai.
Oggi come oggi il servizio militare è per i volontari ed è ambito in quanto uno dei pochi mestieri disponibili in un paese in cui di lavoro ce n'è pochino; i soldati sono però molto meno di un tempo, perciò l'Italia sta diventando uno dei tanti paesi in cui l'esercito è un'organizzazione misteriosa e molto lontana. Delle forze armate professionali non saprei cosa dire, ma, per chi pensa che il servizio militare di leva facesse un gran bene alla gioventù, parliamone un momentino.
Oggi come oggi il servizio militare è per i volontari ed è ambito in quanto uno dei pochi mestieri disponibili in un paese in cui di lavoro ce n'è pochino; i soldati sono però molto meno di un tempo, perciò l'Italia sta diventando uno dei tanti paesi in cui l'esercito è un'organizzazione misteriosa e molto lontana. Delle forze armate professionali non saprei cosa dire, ma, per chi pensa che il servizio militare di leva facesse un gran bene alla gioventù, parliamone un momentino.
giovedì 28 maggio 2015
Segnalazione: Arma Infero
Arma Infero, di Fabio Carta, è uscito sotto formato digitale in tutte le principali librerie online. Su richiesta dell'autore segnalo questa pubblicazione, dopo aver letto l'inizio del romanzo. Si parla di un mondo tormentato dai conflitti, tra armamenti ad alta tecnologia e mezzi biomeccanici. Una società che sa di medioevo convive con la tecnologia avanzata, o quello che ne rimane, perché il pianeta di Muareb è ormai ridotto alle macerie o poco più. Il libro narra le avventure di Lakon, condottiero capace e spietato.
martedì 26 maggio 2015
Addio a Tanith Lee
Spiace purtroppo dover dire addio a una delle regine del fantasy, forse non una delle più conosciute in Italia, ma prolifica ed eclettica nella sua vita produttiva. Scrittrice di passioni, desiderio, maledizioni e sogni impossibili, allo stesso tempo mai banale e melensa come altri personaggi che hanno fatto scendere il fantastico al livello del romanzo rosa.
Tanith Lee non era nemmeno così anziana e io speravo in un suo rilancio. Invece è venuta a mancare il 24 maggio.
I miei post su questa straordinaria autrice:
Sabella
The Birthgrave
Kill the Dead
Che fine ha fatto Tanith Lee?
venerdì 22 maggio 2015
Maggie
Scoperto questo Maggie grazie a un blog "specializzato" nell'horror, non ho potuto fare a meno di cimentarmi. Innanzitutto c'è Arnold Schwarzenegger in un raro o rarissimo ruolo serio e pensoso (sia pure in un film horror), e poi c'è Abigail Breslin che dai tempi di Zombieland è diventata grande. Il regista è Henry Hobson e lo sceneggiatore John Scott 3 (sì, 3, proprio così) Il film in questione è Maggie ed è un film che definirei zombesco solo a metà. Innanzitutto è un film sul dolore e i sentimenti di una persona con una malattia terminale, e sui suoi familiari. Sono a disagio, in verità, di fronte a una storia di questo genere. Da una parte, quando scrivo io talvolta mi dilungo sulla sorte di chi è ferito o sta male, per non ridurre queste situazioni a banali cliché (l'amico dell'eroe è ferito a morte, dice una frase storica, e muore, mentre l'eroe giura di vendicarlo: quel tipo di menate lì); dall'altra non sopporto che una storia (libro, film) abbia una tematica del genere come trama principale. Mi viene voglia di dire al narratore: brutto cretino, dammi una trama, non ricattarmi con una situazione strappalacrime, credi che quei momenti terribili li conosci solo tu?
Maggie quindi parla di malattia terminale e dell'effetto che essa ha sulle persone: le vittime, i parenti, quelli che devono o dovrebbero accudire, i semplici conoscenti. Ma la mimetizzazione in storia di zombie inserisce alcuni elementi che mi hanno incuriosito rendendomi più sopportabile la visione di questo film.
Maggie quindi parla di malattia terminale e dell'effetto che essa ha sulle persone: le vittime, i parenti, quelli che devono o dovrebbero accudire, i semplici conoscenti. Ma la mimetizzazione in storia di zombie inserisce alcuni elementi che mi hanno incuriosito rendendomi più sopportabile la visione di questo film.
martedì 19 maggio 2015
Mad Max: Fury Road
In principio fu Mel Gibson, ai tempi giovane, in gamba e non caduto in disgrazia presso Hollywood. E fu George Miller, che ebbe l'idea, e non era nemmeno nel mondo del cinema. Il primo Mad Max è addirittura un film degli anni '70 (1979 per la precisione), imperniato sulle vicende di un poliziotto (Max Rockatansky, appunto il nostro Mel) alle prese con una società allo sbando, che soffre per giunta di una gran penuria di carburante. C'è una banda di teppisti motorizzati con cui il protagonista e altri poliziotti se la devono vedere: alcuni sono i tipici violenti, ma c'è anche un classico personaggio tipo del cinema dell'epoca, un rifiuto umano figlio di papà che fa le peggiori cose a tradimento e poi piagnucola quando c'è da pagarla con la legge perché le sue azioni sono "colpa della società." Proprio questo individuo ucciderà in maniera terribile uno dei poliziotti amici di Max, che si decide a lasciare la polizia dopo lo spaventoso evento. Ma sebbene si rechi pacificamente in vacanza in cerca di pace con la famiglia, non riuscirà a fuggire ai mali del mondo, e soprattutto ai suoi vecchi avversari. Anzi scoprirà di non essere nemmeno in grado di proteggere i propri cari. Rimasto solo Max, si vendicherà terribilmente e si allontanerà poi nel grande deserto australiano.
venerdì 15 maggio 2015
Il Racconto dei Racconti
Matteo Garrone, chi è costui? Essendo digiuno di Gomorra (un tipo di film che difficilmente può saltarmi in testa di andare a vedere) devo risalire a un film che vidi per caso, L'Imbalsamatore, la mia unica precedente esperienza con questo regista. Era un film molto bizzarro, con uno stranissimo triangolo piuttosto perverso e inquietante, ma tenuto in piedi da un attore molto bravo, Ernesto Mahieux. Tuttavia il film era lento e spossante, uno di quelli da cui esci con una gran voglia di respirare una boccata d'aria e sgranchirti le gambe.
Comunque il fatto che la critica paludata avesse storto il naso verso Il Racconto dei Racconti, che i principali protagonisti fossero stranieri (ok, gli attori bravi italiani esistono: pochi), che la produzione fosse internazionale e con un budget decente mi hanno fatto superare l'atavica diffidenza verso il film italiano... anche perché questo non si può dire che lo sia del tutto, comunque. Qui termino la premessa: per farla breve questo Racconto dei Racconti speravo che mi piacesse, e ho cercato di farmelo piacere.
Comunque il fatto che la critica paludata avesse storto il naso verso Il Racconto dei Racconti, che i principali protagonisti fossero stranieri (ok, gli attori bravi italiani esistono: pochi), che la produzione fosse internazionale e con un budget decente mi hanno fatto superare l'atavica diffidenza verso il film italiano... anche perché questo non si può dire che lo sia del tutto, comunque. Qui termino la premessa: per farla breve questo Racconto dei Racconti speravo che mi piacesse, e ho cercato di farmelo piacere.
lunedì 11 maggio 2015
Elric - Stormbringer
Ho letto il secondo volume dell'epica storia a fumetti che ripercorre la storia di Elric di Melniboné. Nel primo post, dedicato all'inizio di questa saga, ho già espresso le perplessità di fornte a certe scelte stilistiche che hanno portato l'eroe albino ad essere un personaggio piuttosto diverso, in un mondo diverso, da come Michael Moorcock aveva immaginato a suo tempo. Moorcock, autore dei romanzi, ha sostenuto questa operazione senza riserve nel primo volume, in questo Elric - Stormbringer la premessa è di Alan Moore, nientemeno: il geniale fumettista statunitense ci narra di come comprenda lo spirito del personaggio Elric come di un figlio dei tempi (i favolosi anni '60 e forse più ancora '70): "non è difficile scorgere un'eco dissoluta e malinconica dell'aristocratico albino dannato negli ammiccamenti di David Bowie e dei suoi contemporanei dall'oscuro fascino." Moore vede in Moorcock e in se stesso l'influenza dell'epoca del tutto e subito, del voler bruciare le tappe, superare i divieti e assorbire tutte le esperienze, salvo poi trovarsi in mano soltanto delusione e vuoto. Parole che fanno riflettere ma che probabilmente per un ventenne o trentenne di oggi, alle prese con ben altri problemi e prospettive, possono essere non facili da comprendere o da apprezzare.
Anche per Moore comunque, come per Moorcock nell'introduzione al primo volume, questa è l'interpretazione grafica preferita. Forse leggeremo introduzioni che ripeteranno questo concetto volume dopo volume? Io ho detto la mia nel post precedente, il fumetto mi piace ma stravolge l'immagine che mi ero fatto di Melniboné, dei suoi abitanti, dei protagonisti della storia.
Anche per Moore comunque, come per Moorcock nell'introduzione al primo volume, questa è l'interpretazione grafica preferita. Forse leggeremo introduzioni che ripeteranno questo concetto volume dopo volume? Io ho detto la mia nel post precedente, il fumetto mi piace ma stravolge l'immagine che mi ero fatto di Melniboné, dei suoi abitanti, dei protagonisti della storia.
martedì 5 maggio 2015
Avengers 2 sì, e no
Dopo lunga militanza nei cinema per dare subito una recensione sui più recenti film di supereroi, ho cominciato a latitare già da un po' e anche stavolta con Avengers: Age of Ultron il mio punto di vista non si è manifestato.
Rimedio, per modo di dire, offrendovene due: uno decisamente positivo, l'altro piuttosto negativo. Valutando questo genere di film c'è sempre il punto forte del divertimento che alla fine prevale su tutto, con l'ulteriore vantaggio degli effetti speciali, e certe volte di attori che riescono ad azzeccare il personaggio creando delle performance superlative. In questo caso parlo di Robert Downey Jr in Iron Man (per chiarire, soprattutto il primo).
Rimedio, per modo di dire, offrendovene due: uno decisamente positivo, l'altro piuttosto negativo. Valutando questo genere di film c'è sempre il punto forte del divertimento che alla fine prevale su tutto, con l'ulteriore vantaggio degli effetti speciali, e certe volte di attori che riescono ad azzeccare il personaggio creando delle performance superlative. In questo caso parlo di Robert Downey Jr in Iron Man (per chiarire, soprattutto il primo).
mercoledì 29 aprile 2015
Tre Stalingrado
Ho appena visto il DVD (in realtà comprato sotto Natale) del film Stalingrad di produzione russa del 2013 (stavo per scrivere produzione sovietica...). Argomento insolito per Mondi Immaginari? Non proprio: in passato ho discusso qui anche di film di guerra che non c'entrano con il fantasy o il fantastico. Stavolta non farò una vera recensione, ma un brevissimo confronto con altri due film che parlano del medesimo argomento. Il primo è Stalingrad del 1993, di produzione tedesca, un film tipicamente germanico che da una parte fa la doverosa recita di sensi di colpa, dall'altra fa vedere quanto erano valorosi i combatenti della Wehrmacht, e infine mostra il crollo delle speranze nella gigantesca battaglia di Stalingrado, dove i tedeschi da conquistatori diventano assediati e devono infine arrendersi.
venerdì 24 aprile 2015
Una sempre più incontenibile voglia di censura
Dal momento che siamo benedetti dalla presenza di un governo "del fare" che riesce a ottenere sempre quello che vuole, e da un premier che si libera di ogni perplessità con un'alzata di spalle e qualche frase celebre ("se ne faranno una ragione") potrebbe anche darsi che pure la legge ammazzablog questa volta passi. A proporla, stavolta, il piddino David Ermini.
La legge della rettifica entro 48 ore pone un termine stringente all'obbligo di smentita di notizie diffamatorie pubblicate da una testata. Tale normativa starebbe per essere estesa anche ai blog. Dico starebbe perché può sempre darsi che anche questa volta non se ne faccia niente... però siamo in un paese dove c'è una enorme voglia di zittire qualunque voce indipendente, oltre a governare con una percentuale irrisoria di consensi e altre piacevolezze simili. A me vien da pensare che potrebbe essere la volta buona.
Tanto per entrare nel merito della questione, se una testata giornalistica deve pubblicare un trafiletto di rettifica lo fa senza grosse difficoltà. Se beccano un blogger che magari è fuori dalla sua città o in vacanza all'estero, potrebbe non farcela entro le 48 ore a pubblicare una smentita, e beccarsi una condanna. Io trovo una bestialità equiparare un blog a una testata giornalistica, voi che ne dite?
La legge della rettifica entro 48 ore pone un termine stringente all'obbligo di smentita di notizie diffamatorie pubblicate da una testata. Tale normativa starebbe per essere estesa anche ai blog. Dico starebbe perché può sempre darsi che anche questa volta non se ne faccia niente... però siamo in un paese dove c'è una enorme voglia di zittire qualunque voce indipendente, oltre a governare con una percentuale irrisoria di consensi e altre piacevolezze simili. A me vien da pensare che potrebbe essere la volta buona.
Tanto per entrare nel merito della questione, se una testata giornalistica deve pubblicare un trafiletto di rettifica lo fa senza grosse difficoltà. Se beccano un blogger che magari è fuori dalla sua città o in vacanza all'estero, potrebbe non farcela entro le 48 ore a pubblicare una smentita, e beccarsi una condanna. Io trovo una bestialità equiparare un blog a una testata giornalistica, voi che ne dite?
lunedì 20 aprile 2015
The Walking Dead
Se è vero che zombie e apocalissi sono territorio troppo abusato, è anche vero che non avevo avuto occasione da un pezzo di seguire un programma (in questo caso una serie TV) che segua le conseguenze del crollo della civiltà. L'arrivo degli zombie, per ritrito che sia, è un motivo come un altro per il disastro; del resto le masse di questi esseri schifosi e pericolosi (...e che erano persone!) hanno sempre un certo effetto. Non sono riuscito quindi (ancora) a scollarmi dalla serie The Walking Dead, sebbene in ritardo di una serie e mezza rispetto agli spettatori sempre debitamente aggiornati. Il fatto di non avere canali a pagamento e di dover sempre andare a prestito o a scrocco non aiuta. Non ho letto il fumetto da cui la serie TV prende l'avvio, così come non leggo quasi mai libri di argomento zombesco, anche perché quello che mi interessa di più è come la gente affronta la perdita delle risorse e dell'organizzazione moderne. Devo dire che alcuni aspetti di questa serie mi hanno fatto riflettere (e sono riusciti a non farmi smettere di vederla), altri davvero sono sciocchezze e urlano ai quattro venti la faciloneria degli sceneggiatori. Non ho grandi pietre di paragone, a dire il vero, come serie televisive. Per ricordarne un'altra in cui crollava la civiltà devo risalire alla mia infanzia (I Sopravvissuti! Qualcuno se li ricorda?), ma ci sono parecchi film (L'Ultimo Uomo sulla terra, 28 Giorni Dopo) che tra zombie e infetti se la sono cavata meglio e sono stati un'offesa alla logica minore di The Walking Dead.
Innanzitutto, soprattutto nelle prime serie, ci sono frequenti occasioni in cui i personaggi inscenano melodrammi inutili o polemiche da deficienti in momenti in cui chiunque si renderebbe conto che non è proprio il caso, il tutto per nutrire i contrasti personali con cui gli sceneggiatori infarcivano gli episodi. Uno di essi, il "triangolo" tra il protagonista Rick, la moglie e l'ex collega poliziotto che la concupisce, è stato tirato in lungo in maniera così fradicia e stantia che ho sentito davvero una sensazione di liberazione quando è terminato. Ovviamente esistono anche le inimicizie vere e proprie, o le persone che hanno motivi per cui non possono proprio riappacificarsi, e la serie ci ha mostrato abbastanza realisticamente alcune di queste situazioni.
Gestita forse non benissimo ma realistica la figura del leader Rick che si trasforma da bravo cittadino, uno che anche in mezzo alla fine del mondo cerca di "fare la cosa giusta," a duro sopravvissuto con poche concessioni al cuore tenero verso gli estranei. Esagerato l'episodio in cui passa addirittura il limite e sta per "vendere" una persona a un gruppo di nemici (non anticipo oltre, penso che chi conosce la serie abbia capito) e poi se ne pente, dopo avere però messo in movimento eventi che portano comunque alla morte di uno dei suoi. Tutto sommato spezzo una lancia a favore della serie, quando ci mostra personaggi che a un certo punto non ce la fanno più a sopportare la vita impossibile a cui sono costretti. A mio parere in una situazione di "apocalisse" di qualsiasi tipo è prevedibile che, per i primi anni, i sopravvissuti subiscano una ulteriore scrematura perdendo molte persone che semplicemente non ce la farebbero ad adattarsi alla situazione (e aggiungiamo pure quelli che dipendono da qualche medicina per andare avanti...). È anche vero che moltissimi si adeguerebbero di conseguenza, e tra essi i bambini, che la serie mostra spesso in situazioni di travaglio, e che immagino invece diventare né più né meno come i bambini soldato di cui è purtroppo pieno il mondo. In fondo è quello che a un certo punto avviene a Carl, con grande tristezza di suo padre.
Noiosissime, lasciatemi dire, le scene di pathos quando una persona cara si trasforma (perché morsa o perché muore per altri motivi). Non si tratta più di veri e propri esseri umani, no?
Credibili a metà tutti i guai che succedono quando differenti gruppi di sopravvissuti si incontrano. Va bene che la serie crea una artificiale carestia perché quando la gente va in giro a cercare cibo al massimo sa riempire uno zainetto di scatolame, va bene la diffidenza, ma forse qualche volta con l'uomo "homini lupus" si esagera. Questo lo dico perché immagino che i sopravvissuti avrebbero risorse in abbondanza (per qualche anno...).
Sorprendente invece la scarsa capacità da parte di più o meno tutti di sfruttare al meglio le risorse del mondo abbandonato, e la scarsa capacità di difendersi. Soprattutto nelle prime serie, ma anche dopo, c'è gente che dorme in tenda o in macchina in un mondo infestato di zombie, mentre ci sono case vuote dovunque, gruppi che non si fortificano, non costruiscono trappole e ostacoli per togliersi di torno gli zombie una volta per tutte (qualche volta lo fanno ovviamente, ma la logica suggerirebbe che sarebbe la prima cosa da fare). E il bello è che regolarmente la pagano cara perché è molto frequente che qualche personaggio ci resti per via di zombie che sbucano da chissà dove.
Quanto ai rifornimenti, col tempo molte cose fondamentali comincerebbero a mancare (penso soprattutto alle medicine, alle batterie...) ma con una minima organizzazione e utilizzando per rifornirsi qualche veicolo pesante, cosa che non si vede fare praticamente mai, un gruppo di superstiti potrebbe facilmente trovare tonnellate di cibo, munizioni, carburante ecc... e anche posti per chiudersi dentro ad aspettare tempi migliori. Gli zombi prima o poi scompariranno, no?
Il che pone ovviamente la domanda: ma come funzionano le leggi della biologia e della fisica per gli zombie? Nella prima serie c'è qualche sprazzo di conoscenza interessante in una visita a un centro di ricerca (che fa una brutta fine), ma fondamentalmente apprendiamo solo una particolarità rispetto ai "soliti" zombie che conosciamo, [spoiler!] ovvero: è successo qualcosa per cui tutte le persone, anche quelle che non si fanno mordere, alla morte si trasformano. Ma non c'è nessuna spiegazione per altre cose. Gli zombie non muoiono di freddo? o di fame, visto che non ci sono più tante fonti di carne fresca? Non vengono divorati dalle bestie selvatiche che sono ben più agili di loro? Sembra che abbiano una sorta di non-vita eterna.
Comunque The Walking Dead si fa vedere, certo. Peccato che non sia un po' meglio...
Innanzitutto, soprattutto nelle prime serie, ci sono frequenti occasioni in cui i personaggi inscenano melodrammi inutili o polemiche da deficienti in momenti in cui chiunque si renderebbe conto che non è proprio il caso, il tutto per nutrire i contrasti personali con cui gli sceneggiatori infarcivano gli episodi. Uno di essi, il "triangolo" tra il protagonista Rick, la moglie e l'ex collega poliziotto che la concupisce, è stato tirato in lungo in maniera così fradicia e stantia che ho sentito davvero una sensazione di liberazione quando è terminato. Ovviamente esistono anche le inimicizie vere e proprie, o le persone che hanno motivi per cui non possono proprio riappacificarsi, e la serie ci ha mostrato abbastanza realisticamente alcune di queste situazioni.
Gestita forse non benissimo ma realistica la figura del leader Rick che si trasforma da bravo cittadino, uno che anche in mezzo alla fine del mondo cerca di "fare la cosa giusta," a duro sopravvissuto con poche concessioni al cuore tenero verso gli estranei. Esagerato l'episodio in cui passa addirittura il limite e sta per "vendere" una persona a un gruppo di nemici (non anticipo oltre, penso che chi conosce la serie abbia capito) e poi se ne pente, dopo avere però messo in movimento eventi che portano comunque alla morte di uno dei suoi. Tutto sommato spezzo una lancia a favore della serie, quando ci mostra personaggi che a un certo punto non ce la fanno più a sopportare la vita impossibile a cui sono costretti. A mio parere in una situazione di "apocalisse" di qualsiasi tipo è prevedibile che, per i primi anni, i sopravvissuti subiscano una ulteriore scrematura perdendo molte persone che semplicemente non ce la farebbero ad adattarsi alla situazione (e aggiungiamo pure quelli che dipendono da qualche medicina per andare avanti...). È anche vero che moltissimi si adeguerebbero di conseguenza, e tra essi i bambini, che la serie mostra spesso in situazioni di travaglio, e che immagino invece diventare né più né meno come i bambini soldato di cui è purtroppo pieno il mondo. In fondo è quello che a un certo punto avviene a Carl, con grande tristezza di suo padre.
Noiosissime, lasciatemi dire, le scene di pathos quando una persona cara si trasforma (perché morsa o perché muore per altri motivi). Non si tratta più di veri e propri esseri umani, no?
Credibili a metà tutti i guai che succedono quando differenti gruppi di sopravvissuti si incontrano. Va bene che la serie crea una artificiale carestia perché quando la gente va in giro a cercare cibo al massimo sa riempire uno zainetto di scatolame, va bene la diffidenza, ma forse qualche volta con l'uomo "homini lupus" si esagera. Questo lo dico perché immagino che i sopravvissuti avrebbero risorse in abbondanza (per qualche anno...).
Sorprendente invece la scarsa capacità da parte di più o meno tutti di sfruttare al meglio le risorse del mondo abbandonato, e la scarsa capacità di difendersi. Soprattutto nelle prime serie, ma anche dopo, c'è gente che dorme in tenda o in macchina in un mondo infestato di zombie, mentre ci sono case vuote dovunque, gruppi che non si fortificano, non costruiscono trappole e ostacoli per togliersi di torno gli zombie una volta per tutte (qualche volta lo fanno ovviamente, ma la logica suggerirebbe che sarebbe la prima cosa da fare). E il bello è che regolarmente la pagano cara perché è molto frequente che qualche personaggio ci resti per via di zombie che sbucano da chissà dove.
Quanto ai rifornimenti, col tempo molte cose fondamentali comincerebbero a mancare (penso soprattutto alle medicine, alle batterie...) ma con una minima organizzazione e utilizzando per rifornirsi qualche veicolo pesante, cosa che non si vede fare praticamente mai, un gruppo di superstiti potrebbe facilmente trovare tonnellate di cibo, munizioni, carburante ecc... e anche posti per chiudersi dentro ad aspettare tempi migliori. Gli zombi prima o poi scompariranno, no?
Il che pone ovviamente la domanda: ma come funzionano le leggi della biologia e della fisica per gli zombie? Nella prima serie c'è qualche sprazzo di conoscenza interessante in una visita a un centro di ricerca (che fa una brutta fine), ma fondamentalmente apprendiamo solo una particolarità rispetto ai "soliti" zombie che conosciamo, [spoiler!] ovvero: è successo qualcosa per cui tutte le persone, anche quelle che non si fanno mordere, alla morte si trasformano. Ma non c'è nessuna spiegazione per altre cose. Gli zombie non muoiono di freddo? o di fame, visto che non ci sono più tante fonti di carne fresca? Non vengono divorati dalle bestie selvatiche che sono ben più agili di loro? Sembra che abbiano una sorta di non-vita eterna.
Comunque The Walking Dead si fa vedere, certo. Peccato che non sia un po' meglio...
mercoledì 15 aprile 2015
Essere John Malkovich
A questo film senz'altro non manca l'originalità, anche se, ai tempi in cui uscì, finii per non andare a vederlo: avevo sentito un resoconto della trama, assai originale e forse anche troppo, che mi aveva insospettito. Essere John Malkovich l'ho recuperato quindi dopo ben 16 anni (come passa il tempo!) e devo riconoscere che mi ha lasciato parecchio perplesso. L'elemento fantastico presente nel film, il poter entrare nella mente di un famoso attore, è all'inizio così irreale e bislacco da rendere lo spettatore, ovviamente, desideroso di una spiegazione. La spiegazione più tardi nel film arriva, ma senza creare, almeno per me, una base realistica (ovvero coerente) a un livello soddisfacente. Ad ogni modo questo film ha un certo numero di svolte imprevedibili e nella sua stravaganza riesce a essere divertente, grazie anche a un buon regista e un notevole gruppo di attori.
domenica 12 aprile 2015
Breve resoconto: Milano Fantamagica
Una mai abbastanza maledetta corsa podistica ha rallentato tremendamente i mezzi pubblici, e il mio viaggio verso Via Gallarate, che pure non è nemmeno enormemente distante da casa, è diventato un calvario. Tuttavia all'arrivo ho scoperto una sede (quella del nido/ludoteca Magicabula) piccola ma ben organizzata e uno spazio dedicato agli incontri sufficientemente spazioso. Cosplayer a parte (sono arrivati nel pomeriggio) ci sono stati interventi da parte di vari appassionati e specialisti del settore tra cui vari redattori di Fantasy Magazine (e fra di loro il sottoscritto). Si sono sviscerati i temi di magia, fiaba, leggende e collegamenti con il fantasy. Il mio intervento è stato l'ultimo ma non ho parlato davanti alla sala vuota come temevo: argomento, come ai Delos Days di qualche anno fa, i critici di Tolkien. Giornata quindi positiva anche se stancante.
giovedì 9 aprile 2015
Milano Fantamagica
Vari avvenimenti e imprevisti mi hanno impedito di aggiornare il blog negli ultimi giorni. Uno dei motivi è la preparazione dell'intervento che terrò (sperando di avere più pubblico possibile...) all'evento Milano Fantamagica, che si terrà l'11 e 12 aprile allo spazio Magicabula Nido e Ludoteca (Milano via Gallarate 46). Domenica, a complicare un po' le cose, ci sarà una bella marcia podistica tra le 10 e le 15:30 con relativi problemi di parcheggio. Il tram (14 per i conoscitori della metropoli lombarda) non dovrebbe comunque avere problemi e arriva ragionevolmente vicino alla destinazione. Io le marce podistiche e simili dentro la città non sono mai riuscito ad apprezzarle, detto per inciso.

Cliccate qui per la pagina web dedicata all'evento, e speriamo di vederci il 12 aprile.

Cliccate qui per la pagina web dedicata all'evento, e speriamo di vederci il 12 aprile.
giovedì 2 aprile 2015
Uno che non è stato il primo
Interessante, sul blog io9.com, un elenco di autori che hanno scritto fantasy realistico e crudo. Sembra che gli amanti del fantasy abbiano bisogno di ricordare certe cose, visto che la loro memoria sembra piuttosto... miope (non parlo di tutti, ovviamente).
Cose come: sono esistiti scrittori fantasy, anche importantissimi, prima di Tolkien. E poi questi autori che hanno scritto fantasy crudo e realistico prima che George Martin lo facesse: è giusto ricordarselo, visto che oggi sembra quasi che Martin abbia inventato tutto. E già che ci siamo, visto che ora va di moda Joe Abercrombie, non dimentichiamoci che di mondi fantasy oscuri, depressi, violenti e scarognati ce n'è stai già parecchi prima che arrivasse lui, con una definizione (grimdark) cucita addosso su misura.
Cose come: sono esistiti scrittori fantasy, anche importantissimi, prima di Tolkien. E poi questi autori che hanno scritto fantasy crudo e realistico prima che George Martin lo facesse: è giusto ricordarselo, visto che oggi sembra quasi che Martin abbia inventato tutto. E già che ci siamo, visto che ora va di moda Joe Abercrombie, non dimentichiamoci che di mondi fantasy oscuri, depressi, violenti e scarognati ce n'è stai già parecchi prima che arrivasse lui, con una definizione (grimdark) cucita addosso su misura.
martedì 24 marzo 2015
Storie di Confine
Questo è un libro che ci ho messo una vita a leggere. Devo veramente chiedere scusa alle persone amiche che me lo hanno regalato, ma quando si tratta di antologie per me è un disastro. Storie di Confine peraltro non è più disponibile in quanto andato del tutto esaurito, perciò parlarne ora ha valore promozionale nullo. Comunque dedico un momento di attenzione al progetto.
L'antologia comprende 55 racconti, alcuni scelti da una giuria e altri scritti da autori preselezionati, il tema del racconto era... quello del titolo, inteso nell'accezione più ampia. Le storie sono correlate da svariate illustrazioni. Sia per le immagini che per i racconti si può dire serenamente che la qualità è molto variabile, dal pessimo al molto buono, e mi ha divertito vedere come il tema della barriera di confine è stato interpretato. "Storie di Confine" può in effetti funzionare in mille modi diversi. E se ne può trarre spunto sia prendendolo letteralmente sia aggirandolo con qualche agile metafora per parlare di quello che si preferisce. E l'incasso delle vendite? Il ricavato dalla vendita di questo libro è andato a una ONLUS, Medici Senza Frontiere (appunto).
L'antologia comprende 55 racconti, alcuni scelti da una giuria e altri scritti da autori preselezionati, il tema del racconto era... quello del titolo, inteso nell'accezione più ampia. Le storie sono correlate da svariate illustrazioni. Sia per le immagini che per i racconti si può dire serenamente che la qualità è molto variabile, dal pessimo al molto buono, e mi ha divertito vedere come il tema della barriera di confine è stato interpretato. "Storie di Confine" può in effetti funzionare in mille modi diversi. E se ne può trarre spunto sia prendendolo letteralmente sia aggirandolo con qualche agile metafora per parlare di quello che si preferisce. E l'incasso delle vendite? Il ricavato dalla vendita di questo libro è andato a una ONLUS, Medici Senza Frontiere (appunto).
venerdì 20 marzo 2015
The Divergent Series: Insurgent
C'è stata una grande catastrofe 200 anni fa. Quello che resta dell'umanità si è rifugiato dietro una grande barriera (qualcuno ha letto Stato Sociale Amaranto di Jack Vance?) che racchiude un po' di campagne e soprattutto una città scbrindellata che sta andando in malora (e nonostante tutto produce manufatti di elevata tecnologia). Insomma, un altro di quei film "distopici young adult" che stanno sbucando come funghi. Richiama per alcune tematiche Hunger Games, per altri aspetti, ovvero una divisione in fazioni che dovrebbe mantenere l'equilibrio pacifico, The Giver - Il Mondo di Jonas. Tanto per intenderci, queste fazioni praticano un pesantissimo "pensiero unico," radunando persone dello stesso tipo: i pacifici, gli abneganti (ovvero quelli che si fanno in quattro per gli altri), gli eruditi e così via. Il titolo è The Divergent Series - Insurgent ed è ispirato a una serie di libri di Veronica Roth; il film è il secondo di una serie (il precedente è Divergent del 2014). Chiarite queste premesse, si pone una domanda: cosa sono andato a vederlo a fare?
giovedì 19 marzo 2015
The Zero Theorem
Avendo in passato parlato di tutti i film diretti da Terry Gilliam non potevo mancare di interessarmi a questo Zero Theorem, girato nel 2012. Gilliam, che oggi come oggi è anziano e probabilmente nella parabola discendente della sua carriera, non trova più l'occasione per girare delle produzioni con budget elevato, e ci propone un film a basso costo ma molto vivace e colorato, con qualche richiamo alla distopia di Brazil e all'angoscia dell'Esercito delle Dodici Scimmie. La storia ci presenta la vita di un geniale programmatore che può sembrare divertente per i molti aspetti bizzarri ma è, invece, di una dolorosa tragicità, nemmeno tanto difficile da cogliere, almeno a mio parere.
lunedì 16 marzo 2015
I critici di... Bruno Bacelli
Come m'è capitato già di dire, non sono quello che si mette a fare discussioni con un recensore, quando vengono indicati alcuni supposti difetti del mio scrivere. La prima cosa da fare, direi, è invece di ringraziare chi ha voluto leggerti, magari pagando, magari no (visto che offro qualcosa di mio anche gratis, file che trovate qui). Salvo che nel caso in cui chi mi critica decida di oltrepassare i limiti della buona creanza o del codice penale, cosa che fortunatamente non è ancora successa, io non ho da lamentarmi. Comunque nel caso che ci sia chi voglia sapere come ho reagito alle critiche e quali indicazioni ne ho tratto, inizio questo discorso riguardante il libro Nove Guerrieri, che è l'unico su cui ci siano significativi giudizi, oggi come oggi (una piccola nota: chi ha scaricato Khaibit - Il Giorno del Giudizio potrebbe farsi sentire? Lo hanno commentato pochissimi).
giovedì 12 marzo 2015
Addio a Terry Pratchett
No, non era uno degli scrittori fantasy miei preferiti, il suo humour era troppo britannico per i miei gusti, però il mondo fantastico buffo e paradossale che aveva creato mi era assai piaciuto.
Se avrò il tempo magari tornerò ai suoi romanzi prima o poi. Lui di tempo non ne ha avuto tantissimo: Terry Pratchett è morto a 66 anni, e negli ultimi tempi doveva lottare con la malattia di Alzheimer per continuare a scrivere.
Se avrò il tempo magari tornerò ai suoi romanzi prima o poi. Lui di tempo non ne ha avuto tantissimo: Terry Pratchett è morto a 66 anni, e negli ultimi tempi doveva lottare con la malattia di Alzheimer per continuare a scrivere.
lunedì 9 marzo 2015
Donne e self publishing
Ha colto il mio occhio inquieto un articolo del Guardian dove si parla dello strano effetto dell'autopubblicazione sulle... scrittrici. A quanto pare il self publishing (che vuol dire ancora autopubblicazione, ma scritto nella lingua di posti dove la cosa funziona un po' meglio che da noi) ha creato un certo numero di autrici di successo, mentre nell'editoria tradizionale i maschi la fanno ancora da padrone.
Nei paesi anglosassoni la AP (abbreviazione che vuol dire ANCORA autopubblicazione e che userò per questo post) è una cosa seria: nel Regno Unito 18 milioni di acquisti nel 2013 con un forte aumento sull'anno precedente (contando solo il digitale a quanto pare da quelle parti si vendono 80 milioni di libri all'anno quindi l'AP è una frazione minoritaria ma non modesta).
Nei paesi anglosassoni la AP (abbreviazione che vuol dire ANCORA autopubblicazione e che userò per questo post) è una cosa seria: nel Regno Unito 18 milioni di acquisti nel 2013 con un forte aumento sull'anno precedente (contando solo il digitale a quanto pare da quelle parti si vendono 80 milioni di libri all'anno quindi l'AP è una frazione minoritaria ma non modesta).
giovedì 5 marzo 2015
La Rocca dei Silenzi
Era da un po' che cercavo l'occasione... e il tempo... per leggere questo libro, che credo sia l'ultimo pubblicato da Andrea d'Angelo (per carità, salvo errori e omissioni, che di compilare bibliografie non me ne intendo e faccio confusione anche per quanto riguarda me stesso, e sì che non c'è tantissimo da elencare). La Rocca dei Silenzi è un romanzo fantasy imperniato su una dura sfida "militare" e per questo non poteva che interessarmi, anche se insieme ai combattimenti con le armi hanno grande importanza gli incantesimi dei maghi, anzi dei "fruitori di magia" (nella terminologia del libro: di certo non suona bene) essenziali per la sopravvivenza dei "buoni" della storia. Sempre che di buoni e di cattivi si possa davvero parlare.
Una cosa che forse, anzi sicuramente, ho già scritto da qualche parte: per il mio gusto personale va benissimo che la magia sia importante in un fantasy, ma non mi piace molto, in genere, che sostituisca l'artiglieria o le mitragliatrici nelle battaglie, vorrei vederne fare un uso più sottile. Ma i miei gusti sono appunto solo miei, e non posso pretendere che tutti la pensino come me (e quando scrivo faccio allo stesso modo se la storia richiede...). Qui comunque la magia è fondamentale per più di un motivo...
Gli elementi chiave della storia sono, a parte un mondo gelido e montuoso in cui si svolge parte degli avvenimenti, una torre (la torre di Dòthrom, sede di una confraternita di potentissimi maghi) e una fortezza, Ammothàd, ovvero la Rocca dei Silenzi del titolo. La Torre è in un certo senso l'ordine costituito, con tutte le sue ambiguità. La Fortezza è un caposaldo del caos (ma è davvero così?) in quanto ospita una quantità di crudeli e orrende creature, micidiali per chi si avventura laggiù. Sono demoni, forse, ma non si conoscono le loro potenzialità. Ammothàd comunque è un male da eliminare, di conseguenza i maghi, pur divisi tra rivalità e antipatie, organizzano una spedizione convocando vari combattenti per risolvere la questione. Per eliminare un avversario così forte, però, bisognerà prima conoscerlo.
Una cosa che forse, anzi sicuramente, ho già scritto da qualche parte: per il mio gusto personale va benissimo che la magia sia importante in un fantasy, ma non mi piace molto, in genere, che sostituisca l'artiglieria o le mitragliatrici nelle battaglie, vorrei vederne fare un uso più sottile. Ma i miei gusti sono appunto solo miei, e non posso pretendere che tutti la pensino come me (e quando scrivo faccio allo stesso modo se la storia richiede...). Qui comunque la magia è fondamentale per più di un motivo...
Gli elementi chiave della storia sono, a parte un mondo gelido e montuoso in cui si svolge parte degli avvenimenti, una torre (la torre di Dòthrom, sede di una confraternita di potentissimi maghi) e una fortezza, Ammothàd, ovvero la Rocca dei Silenzi del titolo. La Torre è in un certo senso l'ordine costituito, con tutte le sue ambiguità. La Fortezza è un caposaldo del caos (ma è davvero così?) in quanto ospita una quantità di crudeli e orrende creature, micidiali per chi si avventura laggiù. Sono demoni, forse, ma non si conoscono le loro potenzialità. Ammothàd comunque è un male da eliminare, di conseguenza i maghi, pur divisi tra rivalità e antipatie, organizzano una spedizione convocando vari combattenti per risolvere la questione. Per eliminare un avversario così forte, però, bisognerà prima conoscerlo.
venerdì 27 febbraio 2015
Byzantium
Un film fantasy più che un horror. Belle atmosfere, comunque, e una bella fotografia. Byzantium è un film inglese-irlandese del 2013 che ci dona una storia di vampiri differente, sensibile, ben raccontata e con qualche tocco che sa suonare realistico, del tutto diversa dallo sfruttamento più commerciale del genere. Su queste premesse ho deciso di vederlo e non sono rimasto deluso anche se forse non è quello che avrei pensato. Senza necessariamente cantare al miracolo, ritengo che questo film sia decisamente interessante. Diretto da Neil Jordan (di cui io ricordo La Moglie del Soldato, un film di parecchio tempo fa, ma anche Intervista col Vampiro), il film si concentra su una coppia, madre e figlia, in fuga da tantissimo tempo: si tratta di Clara (Gemma Arterton, già una celebrità) ed Eleanor (Saoirse Ronan, giovane attrice irlandese). All'inizio assistiamo a un episodio che fa perdere a Clara la propria "copertura," e le due giovani donne devono fuggire in un'altra città. Comprendiamo a poco a poco il rapporto fra di loro (la differenza di età non è evidente), comprendiamo la necessità del sangue, e l'esistenza di qualcuno che le sta cercando. Il film procede con due storie separate, distanti circa duecento anni, una in epoca ottocentesca e una attuale. Avverto che anticiperò alcuni dettagli della trama.
mercoledì 25 febbraio 2015
La carta non muore mai?
Un articolo su un tema che ho già affrontato in passato, e su cui ho appunto una riconferma: i limiti degli ebook come esperienza di lettura. La frase "teen-ager e ventenni non hanno dubbi, preferiscono il vecchio tomo, piuttosto che le versioni in formato elettronico," la prenderei con le pinze e non parlerei di fascino della carta come fa l'articolista, per carità. Il punto che è messo invece in rilievo abbastanza bene è il limite che l'ebook ha quando si tratta di didattica.
La pagina con la sua forma e le annotazioni ai margini, i segnalibri infilati nelle pagine, la possibilità di sfogliare a rapido colpo d'occhio, sono tutte caratteristiche che danno a un testo (scolastico o universitario) una migliore fruibilità nel formato cartaceo, proprio per chi deve studiare, memorizzare, riflettere sul testo ecc...
Io non sono la persona più agile di questo mondo coi prodotti hi-tech, ma sono "alfabetizzato" e ho già notato nell'esperienza personale che l'unico genere di testo dove preferisco il digitale è la narrativa, o comunque i testi dove non c'è da fare riferimenti incrociati fra i capitoli, non servono mappe, foto, schemi e via dicendo.
Poi la narrativa è la grande maggioranza di ciò che leggo, ma se esco da questo campo preferisco sempre il cartaceo, sulla cui scomparsa non sono proprio disposto a scommettere.
La pagina con la sua forma e le annotazioni ai margini, i segnalibri infilati nelle pagine, la possibilità di sfogliare a rapido colpo d'occhio, sono tutte caratteristiche che danno a un testo (scolastico o universitario) una migliore fruibilità nel formato cartaceo, proprio per chi deve studiare, memorizzare, riflettere sul testo ecc...
Io non sono la persona più agile di questo mondo coi prodotti hi-tech, ma sono "alfabetizzato" e ho già notato nell'esperienza personale che l'unico genere di testo dove preferisco il digitale è la narrativa, o comunque i testi dove non c'è da fare riferimenti incrociati fra i capitoli, non servono mappe, foto, schemi e via dicendo.
Poi la narrativa è la grande maggioranza di ciò che leggo, ma se esco da questo campo preferisco sempre il cartaceo, sulla cui scomparsa non sono proprio disposto a scommettere.
martedì 24 febbraio 2015
American Sniper
I film di guerra non mi piacciono più come una volta, ma finisce che ne vedo la maggior parte. E così sono andato a vedermi anche American Sniper, scornacchiato alla sera degli Oscar (ha vinto un premio che mi pare abbastanza secondario) ma campione di incassi.
Alcune delle valutazioni che avevo sentito dire, anche contrastanti, su questo film mi lasciavano confuso: eccone alcune.
Alcune delle valutazioni che avevo sentito dire, anche contrastanti, su questo film mi lasciavano confuso: eccone alcune.
sabato 21 febbraio 2015
Ironclad
Un film storico (non fantasy) che in Italia è passato sottotono, forse perché, nonostante tutti gli sforzi per farne una cosa fatta come Dio comanda, si vede che i mezzi per quanto non scarsissimi non erano pari all'impresa che si voleva compiere. Pare anche che si tentasse di attirare nella produzione qualche nome famoso in più (Megan Fox?) ma poi non siano bastati i soldi. Passando alla pellicola e lasciando da parte questi guai finanziari, Ironclad è, a detta degli stessi produttori, un "I Magnifici Sette" ambientato in epoca medievale: alcuni eroi difendono eroicamente una posizione (in questo caso un castello) contro un nemico preponderante. In questo caso chi conduce gli eroi è un barone, Aubigny (nel film Brian Cox), che si prende la briga di fermare il prepotente re Giovanni (King John, Giovanni Senza Terra) che vuole revocare la Magna Carta e annientare i baroni ribelli che lo avevano costretto a condederla.
Breve excursus storico (saltatelo a vostro rischio!): Giovanni Senza Terra, che nel film è interpretato dall'eccentrico Paul Giamatti raffigurato nella foto sopra, era effettivamente un pessimo personaggio, eccessivamente tirannico. Non necessariamente un incapace (come viene sottinteso nel film) aveva certamente il problema di vivere in un periodo in cui l'Inghilterra si trovava alle prese con troppe gatte da pelare sia in politica estera che per problemi interni. Poiché i nobili (baroni) inglesi si erano ribellati, Giovanni accettò nel 1215 un accordo con loro, concedendo la famosa Magna Carta, origine dei diritti costituzionali britannici (per quanto il Regno Unito non abbia tuttora una vera e propria costituzione separata dal corpo delle leggi). La stesura di questo documento (di cui esistono ancora delle copie) non impedì però che il conflitto continuasse. I baroni presero il castello di Rochester e lo fortificarono, e presto vennero assaliti da Giovanni con il beneplacito del Papa, che in quanto a concessioni di libertà era di manica piuttosto stretta come certi Papi di oggi. I fatti narrati nel film sono come al solito solo in parte ispirati agli eventi reali: la battaglia fu terribile ma il castello (che aveva notevole importanza strategica) venne ripreso dal re in un tempo relativamente breve, mentre la pellicola ci offre un'epica resistenza degli assediati, pochi ma coraggiosissimi. L'episodio non terminò la guerra, in cui intervenne anche il (futuro) re di Francia Luigi in appoggio ai baroni. Giovanni non era abbastanza forte da battere gli avversari ma la sua fine fu dovuta a una malattia. Il principe francese, ora che i baroni non temevano più la minaccia di Giovanni, divenne improvvisamente indesiderato e tornò in patria.
Breve excursus storico (saltatelo a vostro rischio!): Giovanni Senza Terra, che nel film è interpretato dall'eccentrico Paul Giamatti raffigurato nella foto sopra, era effettivamente un pessimo personaggio, eccessivamente tirannico. Non necessariamente un incapace (come viene sottinteso nel film) aveva certamente il problema di vivere in un periodo in cui l'Inghilterra si trovava alle prese con troppe gatte da pelare sia in politica estera che per problemi interni. Poiché i nobili (baroni) inglesi si erano ribellati, Giovanni accettò nel 1215 un accordo con loro, concedendo la famosa Magna Carta, origine dei diritti costituzionali britannici (per quanto il Regno Unito non abbia tuttora una vera e propria costituzione separata dal corpo delle leggi). La stesura di questo documento (di cui esistono ancora delle copie) non impedì però che il conflitto continuasse. I baroni presero il castello di Rochester e lo fortificarono, e presto vennero assaliti da Giovanni con il beneplacito del Papa, che in quanto a concessioni di libertà era di manica piuttosto stretta come certi Papi di oggi. I fatti narrati nel film sono come al solito solo in parte ispirati agli eventi reali: la battaglia fu terribile ma il castello (che aveva notevole importanza strategica) venne ripreso dal re in un tempo relativamente breve, mentre la pellicola ci offre un'epica resistenza degli assediati, pochi ma coraggiosissimi. L'episodio non terminò la guerra, in cui intervenne anche il (futuro) re di Francia Luigi in appoggio ai baroni. Giovanni non era abbastanza forte da battere gli avversari ma la sua fine fu dovuta a una malattia. Il principe francese, ora che i baroni non temevano più la minaccia di Giovanni, divenne improvvisamente indesiderato e tornò in patria.
lunedì 16 febbraio 2015
Tigana
Guy Gavriel Kay è uno da non sottovalutare: è l'uomo che ha aiutato Christopher Tolkien a prendere in mano le carte del padre e mettere insieme in forma pubblicabile il Silmarillion. Il suo fantasy si muove di pari passo con la passione per la storia vera e propria, per cui il collegamento tra i suoi libri e un certo evento o periodo storico è facile da individuare. Anche io sono appassionato di storia, ma sono anche estremamente sospettoso verso il "romanzo storico" anche nella forma estremamente camuffata di questo scrittore, che sposta le vicende in mondi completamente diversi. A me interessa la storia reale del mondo vero, in poche parole. Forse è per questo che solo quest'anno mi sono deciso a leggere questo autore.
martedì 10 febbraio 2015
Jupiter - Il Destino dell'Universo
Io sono quello che ha detto che Matrix è brutto, quindi immagino che i fedelissimi dei fratelli Wachowski non mi crederanno, ma Jupiter - Il Destino dell'Universo (ovvero Jupiter Ascending in lingua originale) nonostante qualche immagine rutilante e qualche scena simpatica è un film piuttosto modesto, senza grandi motivi per odiarlo ma anche privo di alcun appiglio per farsi trascinare dentro la storia. Ora che ho anticipato la conclusione, ritorniamo un attimo indietro...
lunedì 9 febbraio 2015
Visti per caso
Vi parlerò brevemente di due film (non recenti) della cui visione avrei potuto benissimo fare a meno ma che mi sono capitati a tiro. Se volte risparmiarvi la lettura di questo post vi anticipo subito che non vale la pena di guardare nessuno dei due. Del resto probabilmente dai titoli lo capirete da soli. Il primo è il seguito di Fanteria dello Spazio (Starship Troopers 2 - Hero of the Federation) il secondo Hostel II (non avevo visto il primo Hostel, ma è difficile che lo faccia, a questo punto).
domenica 8 febbraio 2015
a cosa deve pensare un'Intelligenza Artificiale
Il Future of Life Institute, un organismo internazionale che si occupa di studiare linee guida per difendere la vita e di sviluppare "visioni ottimiste" per la società del futuro, ha pubblicato le sue priorità di ricerca per un'intelligenza artificiale "forte e benefica."
Capitando sulla pagina che racchiude queste indicazioni non ho potuto fare a meno di darci un'occhiata. Timori per l'IA che improvvisamente decide di conquistare il mondo e di rinchiuderci tutti in uno zoo alla Matrix non ce ne sono, non così direttamente. Invece una delle primissime preoccupazioni espresse nel documento si collega perfettamente ad altri timori che ho espresso di recente (le conseguenze sul mondo del lavoro). Ma c'è ovviamente molto di più.
Capitando sulla pagina che racchiude queste indicazioni non ho potuto fare a meno di darci un'occhiata. Timori per l'IA che improvvisamente decide di conquistare il mondo e di rinchiuderci tutti in uno zoo alla Matrix non ce ne sono, non così direttamente. Invece una delle primissime preoccupazioni espresse nel documento si collega perfettamente ad altri timori che ho espresso di recente (le conseguenze sul mondo del lavoro). Ma c'è ovviamente molto di più.
lunedì 2 febbraio 2015
Transcendence
Questo film è stato snobbato ferocemente e per Johnny Depp, che interpreta il protagonista, fa parte di un recente trend di interpretazioni sottotono che hanno messo un po' in dubbio la sua carriera come divo di punta. A parte il buon Depp, Transcendence non manca di nomi famosi. Abbiamo Cillian Murphy e Morgan Freeman, nel ruolo di un agente dell'FBI e di uno studioso, Paul Bettany nel ruolo di Max, un amico del protagonista, Rebecca Hall nella parte di Evelyn, la moglie del medesimo (Johnny Depp, appunto). Abbiamo però anche un regista, Wally Pfister, piuttosto affermato come direttore della fotografia, che qui dirige per la prima volta. Non voglio anticipare troppo la trama, ma credo che si trattasse di un film ricco di argomenti troppo complessi per uno che (per quanto esperto in altri ruoli) esordisce come regista.
venerdì 30 gennaio 2015
Civilization Beyond Earth, qualche mese dopo
Non posso sfuggire all'impressione che i videogiochi siano sempre più pensati per il divertimento di incapaci e rimbecilliti. Già il sentore arrivava dai commenti degli appassionati di giochi di abilità manuale, spara-spare ecc... si sente sempre più spesso lamentare che i giochi sono semplificati, adatti ai novellini, senza sfida e via dicendo. Io, che sono un appassionato degli strategici a turni, ho avuto la stessa impressione con Civilization V e con Civilization Beyond Earth. Su Beyond Earth le mie impressioni iniziali le potete leggere qui. Vi propongo anche (in inglese) un articolo di Wired di qualche tempo fa.
martedì 27 gennaio 2015
Hugo Cabret
Ha davvero a che vedere con il fantastico? Un po' sì, almeno per me. Hugo Cabret, film di Martin Scorsese di pochi anni fa, è in effetti - attenzione, anticiperò la trama - la storia di un artista del cinema muto trasformata in leggenda, in allegoria di un "bel mondo perduto" di nostalgia e ricordi. È anche la storia di un ragazzino che ha la passione per tutti i macchinari che funzionano mediante ingranaggi e complicati meccanismi, e che per questo conoscerà inaspettatamente la storia dell'artista citato prima: ovvero la storia di Georges Méliès, eroe dimenticato del cinema muto, ma anche illusionista e fabbricante di automi.
giovedì 22 gennaio 2015
I distinguo che non si dovrebbero fare
Il "meme" Je Suis Charlie, nato subito dopo la recente strage di Parigi, si è subito diffuso a livello planetario e ha subito suscitato una quantità di reazioni negative, sia da parte di gente che non lo ha voluto capire, sia da parte di gente che lo ha capito benissimo, e da parte di qualche furbacchione che voleva mettersi in luce. "No mi spiace, io mi sento costretto a dire che 'non sono Charlie' " e simili. Nelle parole di chi ha inventato il meme e la sua grafica, "Je suis Charlie è un messaggio universale
in difesa della libertà di stampa e di espressione. Era il mio modo di
testimoniare la solidarietà con i giornalisti uccisi. Volevo anche dire
che non dobbiamo avere paura."
lunedì 19 gennaio 2015
Abitudini e stranezze del mio scrivere
Mi accodo ai post già scritti tempo fa da altri blogger riguardo alle proprie abitudini e idiosincrasie nella scrittura per raccontare alcune cose su di me.
A dire il vero penso di non poter dire niente di eclatante sulle abitudini pratiche. Mi incuriosiscono quelli che assicurano di riuscire a produrre in qualsiasi situazione, quelli che preferiscono avere un sottofondo musicale, magari con gruppi o cantanti scelti per creare l'atmosfera giusta. Mi stupiscono ancora di più coloro che tengono la televisione in sottofondo.
Io amo la tranquillità; abito da solo e generalmente scrivo a casa, e la TV è spenta, perché è spenta praticamente sempre (tranne rare occasioni, ad esempio la visione di un DVD).
A dire il vero penso di non poter dire niente di eclatante sulle abitudini pratiche. Mi incuriosiscono quelli che assicurano di riuscire a produrre in qualsiasi situazione, quelli che preferiscono avere un sottofondo musicale, magari con gruppi o cantanti scelti per creare l'atmosfera giusta. Mi stupiscono ancora di più coloro che tengono la televisione in sottofondo.
Io amo la tranquillità; abito da solo e generalmente scrivo a casa, e la TV è spenta, perché è spenta praticamente sempre (tranne rare occasioni, ad esempio la visione di un DVD).
lunedì 12 gennaio 2015
Immaginare il futuro: la prossima rivoluzione industriale
Immaginare il futuro? Un'altra attività che sembra avere le sue stagioni. Una volta quando si pensava agli scenari futuri l'immaginazione si accompagnava a un grande ottimismo. Nel duemila avremo tutti un robot che farà i lavori di casa, le automobili voleranno, si viaggerà comunemente nello spazio, e un sacco di strampalate previsioni che non si sono avverate.
Oggi invece le previsioni sul futuro sono nere, nerissime, così come la maggior parte dei libri e dei film di fantascienza o distopici. Tra i mille modi in cui possiamo immaginare di finire male c'è (ne ho già parlato) la sovrappopolazione, problema esplosivo che ha il bonus (per modo di dire) di poterci portare alla catastrofe senza che necessariamente accada nient'altro di "sbagliato." Ma non mancano le guerre, per quanto in teoria la nostra epoca escluda i conflitti diretti fra le superpotenze (da quando esiste la bomba atomica); la pandemia (il virus Ebola ci insegna che non è affatto da escludere), l'avvelenamento del pianeta e l'esaurimento delle risorse, il riscaldamento globale, il tutto senza che si debba nemmeno tirare in ballo eventuali catastrofi non causate dall'uomo (che nel lungo periodo non sono da escludere, come i famosi asteroidi che ogni tanto colpiscono la Terra). Può darsi che scrittori e sceneggiatori la menino fin troppo male, ma una cosa è sicura, un felice espandersi dell'umanità verso nuove frontiere fisiche (lo spazio!) o tecnologiche è tutt'altro che garantito.
Oggi invece le previsioni sul futuro sono nere, nerissime, così come la maggior parte dei libri e dei film di fantascienza o distopici. Tra i mille modi in cui possiamo immaginare di finire male c'è (ne ho già parlato) la sovrappopolazione, problema esplosivo che ha il bonus (per modo di dire) di poterci portare alla catastrofe senza che necessariamente accada nient'altro di "sbagliato." Ma non mancano le guerre, per quanto in teoria la nostra epoca escluda i conflitti diretti fra le superpotenze (da quando esiste la bomba atomica); la pandemia (il virus Ebola ci insegna che non è affatto da escludere), l'avvelenamento del pianeta e l'esaurimento delle risorse, il riscaldamento globale, il tutto senza che si debba nemmeno tirare in ballo eventuali catastrofi non causate dall'uomo (che nel lungo periodo non sono da escludere, come i famosi asteroidi che ogni tanto colpiscono la Terra). Può darsi che scrittori e sceneggiatori la menino fin troppo male, ma una cosa è sicura, un felice espandersi dell'umanità verso nuove frontiere fisiche (lo spazio!) o tecnologiche è tutt'altro che garantito.
giovedì 8 gennaio 2015
E c'è anche chi ti vuol dire come devi vivere a casa tua
Non so se questa (prossima) copertina sia vera o inventata ma rende lo spirito di un giornale irriverente, la cui satira spesso è andata oltre il limite di ciò che io trovo piacevole e godibile, ma che nessun fanatismo religioso ha diritto di soffocare.
mercoledì 7 gennaio 2015
Utopia
Una serie televisiva fantascientifica, ma nemmeno poi tanto: c'è solo un presupposto che, spero, non è al giorno d'oggi realizzabile in campio biochimico. E qui mi fermo con le anticipazioni.
Utopia, di produzione britannica, ha avuto due sole stagioni. Ho visto la prima e l'ho giudicata intelligente e non stereotipata, se non nella riproposta di una gran quantità di teorie della cospirazione in chiave sia mortalmente seria (in parte) che ironica (in qualche scena).
Utopia, di produzione britannica, ha avuto due sole stagioni. Ho visto la prima e l'ho giudicata intelligente e non stereotipata, se non nella riproposta di una gran quantità di teorie della cospirazione in chiave sia mortalmente seria (in parte) che ironica (in qualche scena).
venerdì 2 gennaio 2015
Le banalità di Paulo Coelho per i viaggiatori
Lo ammetto, qui me la prendo con un autore che, nel mio unico tentativo di leggerlo (il libro era Veronika decide di morire) mi è sembrato banale e insopportabile, e poiché in rete ci sono i suoi "consigli di viaggio" e mi è capitato di leggerli, probabilmente ero già prevenuto.
Comunque pur con tutta la buona volontà di fare il bravo devo dire che, se non proprio completamente, sono abbastanza in disaccordo con Paulo Coelho. Vediamo un po' i suoi nove punti (che sintetizzerò per non farla troppo lunga).
Comunque pur con tutta la buona volontà di fare il bravo devo dire che, se non proprio completamente, sono abbastanza in disaccordo con Paulo Coelho. Vediamo un po' i suoi nove punti (che sintetizzerò per non farla troppo lunga).
lunedì 29 dicembre 2014
Orleans
Un gioco complicato ma interessante, questo Orleans, uscito da poco per la Dlp Games. L'ho sentito definire un "bag building game," ovvero una variante dei "deck building games" dove il giocatore deve selezionare le carte che vanno a costituire il suo mazzo. Qui abbiamo invece dei lavoratori, ma non è un comune gioco di piazzamento lavoratori perché si tratta di personaggi che ricoprono diverse conoscenze e mestieri: contadini, artigiani, monaci e così via. Quindi il giocatore può decidere "chi" acquisire e mettere nel suo sacchetto, poi dovrà pescare a caso e giocarsi la mano nel miglior modo possibile.
sabato 27 dicembre 2014
Riflessioni finali sul 2014
Quest'anno è stato molto problematico, più ancora del 2013. Non solo un sacco di guai, anche di salute (la polmonite!), mi hanno costantemente impedito di concentrarmi su quello che volevo fare, ma ho inoltre provato un senso di stanchezza, che è diventato crescente nel corso dell'anno. Credo che quello ci sarebbe stato comunque, indipendentemente da tutto il resto. Sebbene aver pubblicato con una casa editrice (e aver poi diffuso gratuitamente il mio secondo libro) sia stato un momento a cui ho dato la sua importanza, sebbene certi giudizi favorevoli, o per lo meno positivi, mi abbiano fatto piacere, il risultato finale è stato un sacco di tensione e una sensazione di spossatezza e e logoramento.
Non ho ben inquadrato questa sensazione e il motivo ultimo della sua origine; spero che passi senza richiedermi ulteriori travagli interiori, per permettermi di completare a breve un altro progetto che in teoria avrebbe potuto essere finito e pubblicato un anno fa almeno. Il tempo passa. È notevole il fatto che da quando accantonai "per il momento" il mio libro Magia e Sangue per sforzi editoriali "più leggeri" siano trascorsi anni, e gli sforzi che nell'intenzione erano leggeri non siano stati in fin dei conti affatto lievi.
Nel frattempo il mio blog ha macinato il settimo anno. Sempre precario, con poche migliaia di accessi al mese che erano diventati un po' di più fino a un annetto o due fa, per poi declinare nuovamente.
Parecchi lettori-commentatori, a volte assidui, sono arrivati e se ne sono andati col tempo. Chissà a cosa si stanno interessando ora, mi domando. In fin dei conti se tieni aperto un blog non sei così importante, la gente può stancarsi e decidere di fare a meno di te, così come tu puoi decidere di abbandonare questa continua fatica che generalmente non trova grandi ricompense. Ogni tanto mi chiedo: smettero? Quando? Perché? Che sensazione mi darà farlo?
Chi lo sa. Per adesso auguro a tutti, e a me stesso, un migliore 2015.
Non ho ben inquadrato questa sensazione e il motivo ultimo della sua origine; spero che passi senza richiedermi ulteriori travagli interiori, per permettermi di completare a breve un altro progetto che in teoria avrebbe potuto essere finito e pubblicato un anno fa almeno. Il tempo passa. È notevole il fatto che da quando accantonai "per il momento" il mio libro Magia e Sangue per sforzi editoriali "più leggeri" siano trascorsi anni, e gli sforzi che nell'intenzione erano leggeri non siano stati in fin dei conti affatto lievi.
Nel frattempo il mio blog ha macinato il settimo anno. Sempre precario, con poche migliaia di accessi al mese che erano diventati un po' di più fino a un annetto o due fa, per poi declinare nuovamente.
Parecchi lettori-commentatori, a volte assidui, sono arrivati e se ne sono andati col tempo. Chissà a cosa si stanno interessando ora, mi domando. In fin dei conti se tieni aperto un blog non sei così importante, la gente può stancarsi e decidere di fare a meno di te, così come tu puoi decidere di abbandonare questa continua fatica che generalmente non trova grandi ricompense. Ogni tanto mi chiedo: smettero? Quando? Perché? Che sensazione mi darà farlo?
Chi lo sa. Per adesso auguro a tutti, e a me stesso, un migliore 2015.
lunedì 22 dicembre 2014
L'Ultima Ragione dei Re
E così ho letto anche l'Ultima Ragione dei Re di Joe Abercrombie (titolo ispirato alla frase che il Re Sole faceva incidere sui cannoni, a quanto pare, anche se in questo libro compare la polvere da sparo usata come esplosivo ma i cannoni non ci sono).
Ho criticato Abercrombie, ma non posso difendermi, se ho divorato la trilogia in così poco tempo devo ammettere che mi è piaciuta, o che ci ho trovato qualche cosa di buono. Mi sono allora domandato cosa.
Ho criticato Abercrombie, ma non posso difendermi, se ho divorato la trilogia in così poco tempo devo ammettere che mi è piaciuta, o che ci ho trovato qualche cosa di buono. Mi sono allora domandato cosa.
giovedì 18 dicembre 2014
The Hobbit: La Battaglia delle Cinque Armate
Ho avuto la possibilità di vedere l'ultimo film della serie The Hobbit in anteprima. Temevo già di annoiarmi a morte e c'è stato qualche momento in cui ho dormicchiato, vista la consuetudine del regista Peter Jackson di propinarci delle lungaggini; però la battaglia quando entra nel vivo val la pena di essere vista.
E la storiella d'amore tra l'elfa e il nano come finirà? Questo potevo fare anche a meno di saperlo (gli attori non si sono dimostrati molto all'altezza) ma nel complesso dopo essermi visto tutta la serie dei film tolkieniani di Peter Jackson non aveva senso mollare proprio questo.
Vi consiglio di andarci? Lanciate una moneta... io tutto sommato mi sono abbastanza divertito, pur con tutti i problemi che The Hobbit aveva evidenziato fin dal primo film.
E la storiella d'amore tra l'elfa e il nano come finirà? Questo potevo fare anche a meno di saperlo (gli attori non si sono dimostrati molto all'altezza) ma nel complesso dopo essermi visto tutta la serie dei film tolkieniani di Peter Jackson non aveva senso mollare proprio questo.
Vi consiglio di andarci? Lanciate una moneta... io tutto sommato mi sono abbastanza divertito, pur con tutti i problemi che The Hobbit aveva evidenziato fin dal primo film.
lunedì 15 dicembre 2014
The Lord of the Ice Garden
Ho dimenticato di segnalare questo boardgame, piuttosto carino, di cui trovate un articolo scritto da me su Fantasy Magazine.
Già che ci sono posto anche il link alla recensione di Giochi sul Nostro Tavolo.
Già che ci sono posto anche il link alla recensione di Giochi sul Nostro Tavolo.
venerdì 12 dicembre 2014
Non prima che siano impiccati
Il secondo libro della serie "La Prima Legge" di Joe Abercrombie si divide in varie avventure: il viaggio del mago Bayaz e della sua combriccola (tra cui quell'impiastro del suo allievo Quai, Logen Novedita, Ferro, Jezal) e la guerra nel Nord, dove il maggiore (anzi colonnello!) West si trova alle prese con il vanitoso e inetto principe Ladisla e, peggio ancora, con l'assalto del tirannico Bethod mentre le truppe migliori dell'Unione si trovano da tutt'altra parte. Nel frattempo l'Inquisitore Glokta riceve una promozione e va a condurre un'indagine nella città meridionale di Dagoska, ma allo stesso tempo gli tocca prendere la direzione della difesa militare della città, assalita dall'imperatore Khalul. Non Prima che siano Impiccati ha gli stessi pregi e difetti del precedente Il Richiamo delle Spade, alcuni aspetti magari deludenti, altri validi: comunque sia non posso dire di non averlo apprezzato, dal momento che l'ho letto in pochi giorni. Ne parlerò qui, ma attenzione alle spietate anticipazioni che farò sulla trama.
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