sabato 30 maggio 2009

Il Sentiero Oltre le Sfere


Questo libro mi ha incuriosito per le tematiche (ambientazione italiana nella Venezia rinascimentale, un misterioso segreto da indagare) e, ammetto, per via della gradevole copertina. Un ulteriore vantaggio è certamente la lunghezza ragionevole (potrebbe essere però il primo di una n-logia). Il prezzo grida vendetta al cielo ma è inutile tornare su questo discorso. Edito da Zerounoundici, Il Sentiero Oltre le Sfere è l'opera prima di Alessandro Nardin, un libro che si colloca a metà tra il romanzo storico e il fantastico.
Il sottoscritto ama molto la storia, il che diventa un problema quando i fatti e i personaggi principali vengono travisati (a meno che non ci si tuffi selvaggiamente nella storia alternativa dove tutto è permesso), ma qui abbiamo, salvo qualche comparsa di personaggi reali come l'attore Ruzante, una storia che corre dietro le quinte, immaginando una spedizione non autorizzata che avrebbe dovuto cercare nuove opportunità per la Repubblica di Venezia nel profondo dell'Africa.

La spedizione finisce male, in una città misteriosa e incomprensibile, dove malattie e follia costringono i Veneziani a un precipitoso ritorno in patria senza nemmeno aver capito con cosa davvero hanno avuto a che fare. Pochi sopravviveranno: ma questo è solo l'antefatto, perché anni dopo c'è ancora chi vuole scoprire qualcosa da quell'esperienza, e chi vuole coprire la responsabilità di aver intrapreso una spedizione che il potentissimo Consiglio dei Dieci non aveva autorizzato.

Attori della tragedia saranno il nobile Brandolini (che ha il suo feudo in Valmarena, nella zona di Treviso), un capitano di mercenari che è stato suo amico da lungo tempo, Giovanni Nerclavis, i suoi uomini in parte italiani e in parte lanzichenecchi tedeschi (e alcuni tra questi soldati fanno una buona parata di personaggi secondari), il medico Gabrieli, personaggio ripugnante disprezzato da tutti.
Con la morte di alcune persone che avrebbero potuto chiarire il mistero, si capisce che in Valmarena qualcuno ha parecchio da nascondere. E che esiste un'altra posta in gioco oltre all'occultamento delle proprie responsabilità: la possibilità di indagare quel misterioso mondo che si era intuito nella spedizione, e di seguire un cammino nuovo, un Sentiero oltre le Sfere.

Questa in due parole, necessariamente semplificate, la trama. Di questo libro ho abbastanza apprezzato l'immersione nei riferimenti storici generalmente ben riuscita (fa capolino il Sistema Metrico decimale, ahimé, e questo in un fantasy si può perdonare di più, perché si può immaginare che tutto sia "tradotto," ma in un romanzo storico è un errore più sensibile). I fatti s'intercalano a pensieri e azioni che ci permettono di seguire la vita e le tribolazioni di diversi personaggi, generalmente ben disegnati e caratterizzati: con alcuni momenti di profondità che sono il punto forte del libro.

Della prosa dell'autore posso dire che dimostra grandissime capacità nell'uso della parola e nelle sfumature espressive, è un gran peccato che spesso esageri sconfinando nell'esibizionismo e nel dialogo implausibile, talvolta anche a scapito della leggibilità. Questo non faccia pensare però che ci troviamo di fronte a un libro noioso o poco agile: tutto sommato scorre abbastanza alla svelta e lo considero una buona lettura, forse più attinente al mistero e al fantastico che al fantasy propriamente detto.
Questo esordio mi pare promettente: ve lo consiglio. Se poi lo mettiamo a confronto con certa produzione italiana che ultimamente passa per fantasy, il dislivello è immenso.

giovedì 28 maggio 2009

Twilight, spoilerato a sangue


Alla fine me lo sono visto. Non è che abbia da parlarne tantissimo in verità, anche perché ho passato l'età in cui certe storielle d'amore giovaniliste ti potrebbero ammaliare, o farti sentire obbligato a dire oddio che schifo.

Noiosetta, ma sapevo che doveva esserci, la parte iniziale in cui Bella arriva al nuovo paesino e alla nuova scuola, conosce i compagni, ovvero l'elite dei figaccioni-vampiri che snobbano tutti quanti, e il gruppo di sfigati irrimediabili con cui potrebbe mescolarsi ma non le va. L'estetica da videoclip, i sottofondi musicali ecc...

Ma tutta la tragedia dell'essere vampiro (dico io, ve lo ricordate per esempio Intervista col vampiro?) si perde con Edward e "famiglia," che non hanno praticamente dei veri svantaggi nella condizione, anzi se la passano alla grande, campano in eterno e sono maledettamente cool. Quanto alla fame, al non sentirsi soddisfatti perché hanno deciso di bere solo sangue di animali, direi che non è poi quel gran problema rispetto ai vantaggi; anzi in verità non capisco perché i vampiri dovrebbero trattenere i loro appetiti, visto che un sacco di gente (io per primo) ci farebbe la firma a diventare come loro, e quindi per farsi vampirizzare si formerebbe una fila che manco allo sportello delle poste il giorno in cui si ritira la pensione.

Trama... vediamo un po'. Per scoprire la vera natura di quel ragazzo tenebroso a Bella basterà un libro e qualche ricerca su google. Sopravvoliamo.
L'arrivo dei vampiri cattivi sembra praticamente solo un pretesto per far succedere qualcosa di drammatico. Ma le situazioni a tinte forti comunque sono molto edulcorate in questo film, con il nostro Edward che va in camera di Bella e la sbaciucchia solo per farci vedere che si sa trattenere senza andare oltre (niente scene di sesso, insomma, neanche implicite), o la morte di James il vampiro cattivo che viene mostrata sullo sfondo senza troppi sbudellamenti. Non c'è nulla di male se uno spettacolo è castigato, per carità.
Ovviamente si pone il dilemma (nell'ultima scena) di cosa dovrà fare Bella: vivere una vita da umana con il suo amato Edward che rimarrà giovane e la vedrà morire, oppure morire e diventare una vampira e non-vivere questo amore da non-morta con lui. Edward dice "non sai di cosa si tratta" col tono di chi la sa lunga e lei per il momento rinuncia. La mia opinione in merito ai pro e contro l'ho già espressa e non sto a ripeterla: la scena m'è parsa un po' ridicola.

Insomma una storiella all'acqua di rose di vampiri politicamente corretti (non voglio estendere il giudizio anche al libro senza averlo letto, ma ho un brutto presentimento, ovvero che non lo leggerò per niente al mondo). Twilight non mi è in verità nemmeno dispiaciuto, ma come film è abbastanza insignificante, al confronto sembra un capolavoro perfino il mediocre I Guardiani del Giorno, se proprio di vampiri vogliamo parlare. Non ci sarebbe neanche da discuterne in ambito fantasy (oppure horror o fantastico che dir si voglia) perché l'elemento sovrannaturale è presente poco più che per modo di dire.
E' un film su una storia d'amore, per ragazzi. Ai miei tempi c'erano delle cretinate colossali (Laguna Blu, Paradise) dove dei giovanissimi si ritrovavano in qualche paesaggio da sogno a vivere come selvaggi nell'idillio perfetto (o quasi) con la natura, e ovviamente erano un maschietto e una femminuccia e se la spassavano alla grande. Oggi ai ragazzi rifilano questo finto drammone con personaggi emaciati che "riescono a trattenersi." Eh be', siamo in tempo di crisi.

domenica 24 maggio 2009

Dubbi amletici


Mi informavo sul nuovo libro di John Marco dove la magia (per quanto in forma rarefatta) si incontra con dirigibili e macchine a vapore, polvere da sparo e chi più ne ha più ne metta.

Ripenso anche a Perdido Street Station, il fantasmagorico libro di Miéville dove si scontrano direttamente (in qualche scena) personaggi che usano incantesimi contro avversari dotati di fucili.

O agli incantesimi di Luk'janenko nella Mosca contemporanea.

Sembra che quando si esce dall'Epic Fantasy, che vuole (in genere) un ruvido e magari cupo medioevo come sottofondo, si scivoli facilmente nelle tentazioni Steampunk o Urban Fantasy. O più semplicemente, senza scomodare paroloni e sottogeneri: c'è una gran voglia di fondere il fantastico con la modernità (o una quasi-modernità).

Ho sempre una gran paura (quando scrivo) nel mescolare magia e tecnologia, anche se leggere scene dove ciò si verifica di solito non mi mette in difficoltà. Ma un'ambientazione dove convive il mago con il cappello a punta (per esagerare) con l'esperto di computer o l'aviatore dev'essere ben fatta davvero per funzionare.

O sono soltanto delle paranoie tutte mie?


L'illustrazione di questo articolo è di Francesca Resta

martedì 19 maggio 2009

Il mio BeBook


Dal momento che prima o poi lo avrei comprato, ho fatto bene a prenderlo alla Fiera del Libro di Torino, approfittando così del prezzo speciale valido per il periodo della Fiera, uno sconto che mi ha quindi ripagato la benzina consumata per arrivare fin lì.
Per le caratteristiche tecniche dei lettori rimando senz'altro a Simplicissimus.it, qui farò le mie considerazioni personali.

I modelli che ho visto a Torino sono quelli che si possono rimediare più facilmente (quelli commercializzati da Simplicissimus), personalmente inoltre ero interessato al Sony PRS700 che è touch screen, ma costicchia e non è importato in Italia (ovviamente con un minimo impegno immagino che sia possibile farlo arrivare, ma alla fine ho deciso di limitarmi a ciò che posso toccare con mano (la Sony ha anche il problema dei formati proprietari, come anche il famoso Kindle di Amazon, che spero non abbia successo né in Italia dove per ora non è distribuito, né altrove).

La mia paura con questi congegni, prima di vederli e toccarli, era quella di perdermi, di non avere la visione d'insieme di ciò che sto leggendo. Quindi mi rassicura la buona navigabilità e lo schermo grande (non avendo certo voglia di leggere una grossa pagina PDF su uno schermo piccolo, agendo di continuo sulle barre di scorrimento). Va detto che una buona parte di ciò che si può trovare in rete è impaginato in modo da essere compatibile con i lettori dallo schermo piccolo, e comunque si possono quasi sempre convertire (mi è stato detto) anche le pagine grosse in formato PDF. Cosa accadrà alle grosse immagini in quei casi, non saprei.

Comunque sia quando ho tenuto in mano i lettori di dimensioni più grandi mi sono reso conto di un problema che avevo sottovalutato fino a quel momento: il peso. I vari iLiad e iRex DR1000 (quest'ultimo con ben 10 pollici di schermo) pesano come un bel librone a copertina rigida, e il loro peso m'è parso ancor più sensibile per le dimensioni compatte dei lettori (tutti di spessore ridotto). Di solito leggo comodamente sdraiato con il libro appoggiato sul letto o sul divano, quindi non ho bisogno di reggerli in mano (e per fortuna non devo andare al lavoro sui mezzi pubblici, ma questo potrebbe cambiare in ogni momento) però i "grandi" mi hanno dato l'impressione di essere poco maneggevoli oltre che ingombranti come dimensioni. Immagino che sia troppo pretendere che siano leggeri come una rivista e che li si possa allo stesso modo arrotolare e mettere via. Il dilemma dello schermo in verità non lo so risolvere. Voglio lo schermo piccolo per avere un oggetto poco ingombrante, però vorrei lo schermo grande e tutto il resto quando necessario. Alla fine ho preferito i modelli più piccoli e semplici (e tra i due alla fine ho scelto il Bebook, che non era comunque molto diverso dal Cybook). La foto è presa a prestito dal sito di Simplicissimus.

Ho quindi rinunciato a connessione wireless e alla possibilità di scrivere sullo schermo, ma il requisisto fondamentale (la buona leggibilità) era garantito anche dai modelli di piccole dimensioni.

Un altro motivo che mi ha spinto ad andare al risparmio è che questo acquisto potrebbe essere provvisorio, nel senso che il mercato dei lettori di ebook comincia a muoversi e qualcosa mi dice che i progressi tecnici (finora non esaltanti) potrebbero velocizzarsi. Tra un paio di anni potrebbe esserci sul mercato un modello molto migliore di quelli esistenti oggi, e io potrei essere molto più consapevole, dopo aver sperimentato questo primo acquisto, di quello che voglio da un lettore di ebook.
Tanto vale allora (mia opinione personale) lanciarsi subito ma non spenderci una fortuna, perché anche i prezzi potrebbero calare di qualcosa.

Quanto alla leggibilità, è sufficientemente buona. Lo schermo non è esente da riflessi ma pur avendo la lampada direttamente sopra la testa non ho faticato a trovare un'angolazione che fosse al sicuro da questo problema. Il contrasto dello schermo è abbastanza buono per non affaticare la vista, certo se fosse un po' più chiaro, preferirei. I tempi di cambio pagina sinceramente non mi preoccupavano, aspettare un secondo in più o in meno non lo giudico un problema, comunque sono buoni. C'è stato da litigare con i formati e gli zoom, non ho trovato al primo colpo la formula migliore per leggere i libri che ho visto, qualcuno era in formati a me inaccessibili, ma alla fine è andata quasi sempre bene. Evitando per ora di parlare delle conseguenze più o meno buone che la "pirateria" bibliofila potrebbe avere sul mercato (sono già passato su questo discorso e conto di tornarci), sicuramente c'è tutto un mondo di libri da pescare dalla rete, con copyright scaduto e non: il lettore avido potrebbe ripagarsi il prezzo del lettore molto alla svelta.

Il Bebook ha qualche problema inatteso, ad esempio per cancellare un file bisogna farlo con il lettore collegato al computer, e non legge i libri protetti da DRM (il codice che, come nei film scaricati a pagamento, garantisce l'accesso solo al pagante), ma tutto sommato l'ho trovato di facile utilizzo, per una persona che abbia una media dimestichezza con il computer.
In conclusione con tutti i timori che vi ho riassunto e i limiti dell'aggeggio, la prima impressione è positiva. Per chi non è nababbo, ripeto il consiglio di aspettare un po' prima di acquistare uno dei modelli con le funzioni più avanzate.

venerdì 15 maggio 2009

Fiera del Libro di Torino


Credo che sia la prima e ultima volta che vado alla Fiera del Libro di Torino. In buona parte la colpa del disastro è mia perché speravo di fare "una puntata rapida" (e poi occuparmi di altri impegni a Milano) e questo viaggio l'ho preso sottogamba: errore che ha scatenato tutta una serie di conseguenze. Per prima cosa, la breve spruzzata di pioggia su Milano poco dopo le 7 non ha smosso il mio ottimismo, forse se avessi guardato le previsioni del tempo sarei rimasto a casa. Di fatto ha piovuto ininterrottamente e a tratti con violenza, salvo una pausa quando ero a Torino città. La pioggia si sente poco nel tratto ammodernato della A4, ma sul tracciato vecchio l'asfalto diventa viscido e si sollevano nuvole di acqua, col risultato che a tratti si viaggia praticamente alla cieca. A peggiorare le cose, anche in quei frangenti i TIR si proponevano sbarazzini in terza corsia (ok, ne ho visto solo uno, però l'ho visto).

All'arrivo in città il mio navigatore aveva perso la via di destinazione (come caspita avrà fatto?) e anziché confessarmi questa mancanza mi ha condotto in centro, sperando di farmi cosa grata. Oddio, ho potuto vedere qualche bella panoramica della città, e rivedere il mio antico giudizio su Torino città brutta, che era davvero ingeneroso.
Però è stata una gran perdita di tempo e ne avevo poco. E già che ci siamo, facciamo un po' di marketing virale al contrario. Il satellitare della LG modello LN700, da me scelto perché aveva un grosso video e il touch screen (e un prezzo modico) purtroppo fa veramente schifo. Non so se è colpa del software o di cos'altro, ma per me sono stati soldi spesi male.

Al Lingotto le cose non sono migliorate. Complice la segnaletica disastrosa è stato difficile sia parcheggiare che entrare (avendo il biglietto già fatto su internet!). Sia chiaro che io sono piuttosto imbranato e facile a perdermi, in questo caso il mio giudizio è però avvalorato dall'aver incontrato diversa gente che vagava smarrita come me. Il personale era poco amichevole (diciamo che aveva verso il visitatore un atteggiamento di annoiata sufficienza, ma trattando solo con tre o quattro impiegati ho una visione parziale) e soprattutto due volte su due mi ha dato indicazioni a vanvera. Alla fine mi sono trovato dentro senza che nessuno avesse vidimato il mio biglietto, dal momento che non sono rimasto molto a lungo (avendo, come dicevo all'inizio, sbagliato le mie previsioni e poi perso un sacco di tempo in inconvenienti) avrei potuto tranquillamente regalarlo o rivenderlo a un'altra persona.

Una breve parentesi sulla torma di rompipalle, per lo più donne, che cercavano di rifilarti in mano non so cosa come pretesto per farti fare un'offerta, o un acquisto, o che so io. Insistenti, maleducati e mettevano le mani addosso, non so se una Fiera a livello internazionale si possa davvero permettere presenze del genere all'interno.
Quando ho cercato di allontanare un'arpia di quest'orda dicendole di non insistere, si è sentita perfino legittimata a farmi un cazziatone. Incredibile.

Altra cosa inquietante, erano donne anche la maggioranza dei visitatori (a occhio direi con una superiorità notevole). Non ho niente in contrario al fatto che le donne leggano. Mi dà un po' di fastidio il fatto che non lo facciano gli uomini.

Per rispondere ai dubbi di Illoca (nel recente post): cosa va a fare uno a una Fiera del Libro? A trovare le rarità proprio no, non è occasione adatta, non c'erano stand dell'usato (ho visto in uno stand dei libri che sembravano antichi, ma se lo fossero veramente, proprio non saprei).
Piuttosto si va a vedere le novità e, per chi non ha ancora imparato a comprare su internet, i libri della case editrici piccole, che non raggiungono mai la libreria di quartiere.

Le mie missioni da compiere erano le seguenti:
1) fare una visita allo stand Delos
2) trovare lo stand Asengard e comprare il libro Zeferina, così finalmente so anche io perché è tanto tenuto in considerazione nel (piccolo) mondo del fantasy italiano.
3) trovare lo stand di Simplicissimus e guardare gli ebook reader.
4) proporre il manoscritto del mio romanzo a case editrici interessate.

Visto che ero troppo di malumore per compiere la missione n. 4 (i manoscritti che mi portavo dietro sono ritornati a Milano con me, non ero certo nello spirito giusto per le public relations), ho trovato lo stand della Delos ma era sotto assedio da parte dei visitatori. Non avendo libri da comprare (volevo solo vedere se c'era qualcuno dei redattori di Fantasy Magazine per fare quattro chiacchiere, visto che a parte scambiare messaggi via email non li ho ancora visti "dal vivo") mi sono ripromesso di ripassare dopo, e poi non ho avuto tempo.
La missione n. 2 è fallita. O sono imbranato io, o la Asengard non c'era, o era sbagliato il codice dello stand che cercavo. Chi lo sa? Del resto chi se ne frega, durante le mie ricerche sono andato a elemosinare un buono sconto da IBS.IT e quindi Zeferina me lo comprerò in rete. Quanto alla missione n.3 è stata compiuta, diciamo: io sono riuscito a trovare lo stand di Simplicissimus, e loro sono riusciti a rifilarmi il Bebook Reader, che pure essendo uno dei lettori più economici è comunque un salasso. Domani lo metto sotto carica, ne riparleremo presto.

C'erano interviste e incontri degli scrittori con il pubblico ma non ho trovato eventi di particolare interesse nel breve tempo che sono stato là. C'erano anche animazioni, giochi per ragazzi ecc... (vedi foto qua sotto)


Il viaggio di ritorno è stato lungo e pesante (code al rientro a Milano, che novità...) ed è stata lunga perfino uscire da Torino guidato dal malefico satellitare con le mappe non aggiornate, e qui è colpa mia. C'erano sensi di marcia cambiati e lavori in corso non previsti dal marchingegno. Per puro caso, nel mio faticoso vagare sono passato di fianco al murales dedicato alle vittime della Thyssen-Krupp, e mi sono fermato a rendere omaggio a questo drammatico memoriale.

Devo riflettere sulla domanda che Illoca si era posto e io no: uno come me che ha una lunga coda di lettura e quindi al momento è interessato a un unico libro, e che per giunta preferisce l'acquisto online alla libreria, cosa va a fare alla Fiera del Libro di Torino?
Non moltissimo, è vero!
Comunque a parte i miei motivi o mancanza dei medesimi, e le mie disavventure con la viabilità, mi è sembrato "obiettivamente" che il posto non sia ben raggiungibile, con collegamenti facili e veloci, e questo lo giudico un difetto sostanziale (è anche vero che ci sono dei lavori in corso nella zona e dovrebbe arrivare la metropolitana, se non sbaglio). Ad ogni modo ciascuno giudichi per sé.

giovedì 14 maggio 2009

Ce la farà il nostro eroe...

... ad andare alla Fiera del Libro di Torino? A scapito di condizioni meteo, lavoro, auto che deve fare il tagliando e altre scalogne? Lo saprete nei prossimi giorni...

lunedì 11 maggio 2009

A che servono i pareri degli altri?

Tanti ne hanno parlato in blog e forum. Chi deve comprare un libro come fa, se non vuole andare a scatola chiusa? Può affidarsi alla fama dell'autore, a volte: al fatto che un certo titolo è conosciuto da tutti. Può sbirciare qualche pagina, se va in una libreria fisica e trova il libro che va cercando.

Se autore e titolo non sono estremamente conosciuti, non si può far altro che affidarsi ai pareri degli altri. Io ho imparato col tempo ad affinare la mia arte dell'annusare i pareri e le recensioni. Quando mi affidavo a un singolo parere o al massimo due mi sono comprato libri che magari vanno per la maggiore ma non vanno bene per me (ad esempio, quelli di George Martin e Robert Jordan). Allora ho imparato a usare meglio internet, questo strumento che ho sempre per le mani ma da cui forse non so trarre il massimo, e ho cominciato a vedere cosa ne pensano i lettori sui forum e nei siti dei venditori, oppure i blogger, o i siti come Anobii.

Una cosa un po' imbarazzante, ma devo dirla. I critici, quelli veri (e qui non parlo solo di fantasy, che è il genere che leggo di più, ma in generale), non sono sempre affidabili per un parere che mi faccia capire se un certo libro toccherà i miei gusti. Può succedere che, per motivi magari al di là della mia comprensione (ma non ultimo per motivi commerciali, beninteso!) giudichino celestiale roba che per me sarà incomprensibile, bruttissima o addirittura illeggibile.

I "giudizi dei lettori" che troviamo sui siti come IBS servono anche di meno. Spesso li ha scritti l'autore stesso (se parliamo di mercato nazionale e di moderata diffusione, ovviamente), oppure, temo, compaiono per volontà della casa editrice. Del resto tutti ormai hanno imparato a fare il marketing virale, no?
Anche tanti post del tipo: "secondo me questo libro è bellissimo" che compaiono sui forum, dove l'autore del post è comparso massimo una quindicina di volte e di solito per lanciare messaggi del genere, sono un po' sospetti.

Il singolo parere (che sia espresso da un amico in carne ed ossa o da personaggi virtuali ma con cui corrispondiamo da un po' e di cui ci fidiamo) può essere valido ma anche fuorviante. I gusti delle persone non coincidono al cento per cento. Un libro che può aver cambiato la vita al tuo amico che più o meno legge quello che leggi tu, per te può essere fastidioso e insignificante.

Non resta che annusare un po' in giro, avendo il tempo per farlo. E qui arriva l'utilità di posti come questo. Nel senso che così come io seguo i blog e imparo qualcosa sui gusti del blogger, viceversa il lettore che mi ha seguito per un po' saprà come la penso e una mia recensione potrà essere un indizio che lo metterà sulla strada giusta.
I pareri dei forum contengono un concentrato di opinioni, espresse da tanti accaniti lettori, di cui puoi cominciare a conoscere i gusti se sei uno che frequenta abitualmente.
In definitiva, su diversi libri la mia decisione di leggere o di rinunciare viene dal "consenso generale" delle opinioni che reputo autorevoli, o affini alla mia. Non esistendo un metodo oggettivo per dire che un libro è bello o brutto, è il massimo che si può fare.

La scoperta di Luk'janenko e Neil Gaiman, autori verso cui ero sospettoso per i temi trattati, la devo ai pareri raccolti in rete. A furia di leggere opinioni più o meno entusiaste, ma sempre improntate all'interesse e al rispetto verso l'autore, mi sono deciso a leggere Perdido Street Station di China Miéville.
L'opinione generalmente positiva o a volte entusiasta che ho raccolto in giro mi ha convinto a leggere Ursula LeGuin, un'autrice dei classici che avevo saltato a suo tempo, e probabilmente mi porterà a leggere Erikson.

E l'opinione che mi ero fatto sui libri di Licia Troisi me la sono voluta confermare leggendo Nihal della Terra del Vento, ma sapevo già che probabilmente non mi sarebbe piaciuto, e in effetti non mi ha detto un gran che.

Ringraziamo internet, quindi. E spero di poter confermare la fiducia in questo mezzo quando avrò trovato il tempo di leggere Pan di Francesco Dimitri...

lunedì 4 maggio 2009

Perdido Street Station


E' stata una lettura faticosa, non breve, nonostante il testo fosse interessante; il mio giudizio è positivo ma non entusiasta, puntualizzo però che un libro come Perdido Street Station, capace di inghiottire il lettore in un mondo parallelo assorbendo completamente la sua immaginazione e la sua fantasia, è in ogni caso opera notevole: perciò liquidarlo con un semplice "è bello" o "è brutto" non ha senso. Ma procediamo... Dal momento l'ho letto in inglese le mie traduzioni delle varie trovate (creature, nomi strani ecc...) a volte forse saranno diverse da come le ha lette chi l'ha comprato in italiano. E per quello che posso capire (di libri in inglese ne ho letti ma non sono certo un madrelingua) la prosa di China Miéville è decisamente difficile, arzigogolata e barocca, quindi chi si è lamentato di questi difetti avendo letto il testo in italiano non se la prenda con il traduttore.
Mi si perdonerà un certo numero di anticipazioni della trama (cercherò di non esagerare).

Procedendo con ordine, ci troviamo in una specie di Londra corrotta e impura, dal nome di New Crobuzon, abitata da umani e da diverse razze senzienti più o meno umanoidi. Si tratta di una città-stato governata da qualcosa di molto simile, nei modi, a una dittatura sudamericana di quelle davvero cattive. All'esterno sembra non esserci un gran che ma, attraverso i fiumi che la attraversano, la città è ben collegata al resto del mondo con un intenso traffico navale. Perdido Street Station è tra i libri che ho letto di genere fantasy (o se vogliamo fantastico, new weird eccetera...) il primo ad avere una piantina dettagliata di una città con tanto di tracciato della ferrovia sopraelevata. Mentre ci sono alcune belle trovate, e il senso di disordine e sudiciume della città è reso molto bene, l'autore fa un tentativo esagerato di immergere il lettore nelle vie dando frequenti dettagli di toponomastica, specificando quello che i personaggi vedono e così via, e questo risulta parecchio tedioso a mio modesto parere: è come spendere 100 (dell'impegno che ci deve mettere il lettore) per ottenere 10 (in dettaglio dell'ambientazione e atmosfera).

In questa città si muove e lavora Isaac, scienziato brillante e anticonformista, che frequenta gli ambienti universitari per razziare il materiale utile al suo personale laboratorio (spazio che divide con altri due ricercatori di belle speranze), s'intrattiene con artisti e contestatori (tra cui Derkhan, che collabora con un giornale clandestino: davvero una cattiva idea a New Crobuzon), e se la spassa con Lin, che appartiene alla razza dei khepri, donne insetto i cui maschi sono in effetti dei semplici scarrafoni privi del dono del pensiero, mentre il corpo femminile è praticamente umano, ma sormontato da una testa a forma di insetto con tanto di zampe, occhi composti, mascelle, antenne eccetera. Le khepri non emettono voce ma comunicano con l'alfabeto dei gesti (e, tra loro, con un complesso sistema di emissioni chimiche). Va da sé che lo schifo di questa pensata mi ha lasciato a bocca aperta e non sono riuscito a riprendermi fino alla fine del libro. La cosa incredibile è che Lin riesce ad essere perfino un personaggio interessante.

Del resto gli Xeniani, ovvero gli umanoidi senzienti pullulano in città. Dai cactacei (umanoidi-cactus con tanto di spine, piuttosto violenti e ignoranti) ai vodyanoi (uomini pesce che ovviamente troveremo a lavorare nei porti) ai garuda, uomini uccello dotati di grandi ali.

Proprio un garuda, Yagharek, viene a sollecitare l'aiuto di Isaac. Ha commesso un grave reato dalla stranissima definizione: per via delle differenze razziali Isaac non riesce a capire cosa ha combinato (ne saprete di più - SPOILER! - alla fine del libro e se vi aspettate chissà cosa, sarete delusi). Come punizione, secondo le dure leggi della sua razza, a Yagharek le ali sono state amputate e così egli si trascina miserabile al suolo; poiché Isaac è un brillante scienziato, potrebbe rimetterlo in condizione di volare?
Isaac non vorrebbe saperne (d'altra parte, non ha idea di come fare) ma il garuda può offrirgli una quantità d'oro rilevante per risarcirlo del disturbo, così il nostro scienziato si mette all'opera: per prima cosa si rivolge a un esimio collega universitario (che in realtà odia a morte perché fa parte del sistema).

L'incontro con questo professore, Vermishank, ci mostra nel dettaglio un'altra brutta abitudine del potere di New Crobuzon: la creazione dei rifatti, ovvero delinquenti il cui corpo viene malamente modificato in maniera che la punizione si adatti al crimine commesso. In effetti questa tecnologia viene adoperata anche a fini utilitari e non solo come punizione; la cosa scioccante è che viene applicata su larga scala e spesso compiendo esperimenti aberranti per affinarne le tecniche.
Esistono anche i rifatti che lottano contro il sistema (usano quella terribile tecnologia contro il governo): il loro nome usa il gioco di parole fra REMADE e FREEMADE (rifatti - fatti liberi).
Comunque sia, Vermishank fa capire a Isaac (che pone le domande in maniera obliqua) che questa tecnologia non può realizzare un miracolo così perfetto come ridare il volo al garuda.

Pertanto Isaac compie una scelta sfortunatissima: incarica un suo contatto malavitoso di procurargli esemplari di esseri volanti (insetti, animali ecc...); egli pagherà bene per chi gli porterà i campioni da studiare per risolvere il problema del volo. La sfortuna sta nel fatto che a Isaac arriverà un essere che doveva assolutamente rimanere in contenimento, ed egli non saprà capirne la pericolosità.

Attraverso una serie di sfortunati eventi il nostro scienziato (che non è il prototipo dell'eroe, anzi, è un tizio grasso, irsuto e decisamente fuori forma) dovrà vedersela con criminali, polizia e mostri allucinanti. Devo dire che la parte migliore del libro è quella iniziale, per me: ho letto in giro per la rete (forum di Fantasy Magazine ad esempio) che altri si sono tormentati nella noia aspettando che si arrivasse finalmente all'azione, io mi sono interessato maggiormente alla vita quotidiana di Isaac e Lin e dei loro vari amici, mentre certi dettagli esasperanti di preparativi, incursioni e battaglie li ho trovati un po' pesanti (mi sarei aspettato il contrario, ma forse lo stile iper-descrittivo di Miéville mi ha rovinato un po' le sequenze di azione).

Il grosso peccato di questo libro è la complessità e la pesantezza di molte parti. In Perdido Street Station c'è di tutto, di più. Come se in nome del new weird l'autore si fosse sentito obbligato a prendere ogni possibile elemento del fantastico, fantasy, horror ecc... e farci vedere che è capace di mescolare tutto insieme: però questa miscela secondo me è un po' esagerata qua e là, e sicuramente sprecata.
Da una parte mi trovo un po' scettico sul risultato, a volte: per carità non sono per la spiegazione razionale di ogni frattaglia dell'ambientazione, fino a lasciare contento (o annoiato a morte) il lettore, però mi pare troppo facile l'accatastamento di elementi fantastici operato da Miéville. Quartieri di donne dalla testa a scarafaggio. Uomini pesce, uomini uccello, uomini cactus, tecnologia steampunk (addirittura informatica! e qui evito di aprire un altro tema a mio parere discutibile come quello del Costrutto artificiale intelligente), un inventore (Isaac) che ti trova una fantomatica "Energia Crisi" e riesce a usarla, esseri transdimensionali, religioni e sette delle più bizzarre, politica e polizie segrete, magia stile gioco di ruolo, divinità impazzite, bande criminali, chirurgia che può far assumere le forme più incredibili agli esseri viventi... E non c'è una spiegazione di come tutto quanto sia lì, tutto nello stesso posto, a New Crobuzon. A parte qualche oscuro riferimento non c'è neanche un paragrafo sulla storia di questa città. Per carità, non ho trovato incoerenze fatali nella lettura, ma questa corsa all'eccesso mi sembra un po' fine a se stessa. Capisco che il new weird consista anche nel rilanciare su ogni contaminazione e ogni provocazione, ma se il libro ha validità non credo sia perché è new weird. Se Miéville avesse messo meno carne al fuoco limitandosi all'essenziale, la storia avrebbe funzionato lo stesso e in maniera più fluida, l'atmosfera della città alienata e disperata ci sarebbe stata lo stesso. L'effetto finale che ne traggo è di un barocco qua e là ridondante e inutile.

I grandi pregi di Perdido Street Station sono due, a mio parere. La capacità di creare un'atmosfera di disperato disincanto, di rassegnazione annoiata ma instabile, che si può trasformare da un momento all'altro in cieca violenza, l'aver tratteggiato le atmosfere di una città che in un intreccio di elementi irreali ripropone, superandola, l'inquietudine e l'alienazione della metropoli del mondo moderno. Anzi, potrei quasi dire che New Crobuzon a tratti sembra una finestra nel futuro pur contenendo elementi così irrealistici.
Il secondo grande elemento del libro è la potenza espressiva dei personaggi, anche quelli che, in un libro così lungo, hanno avuto la sorte di essere delineati con pochi tratti. Sia i protagonisti (che sono un numero ridotto) sia i comprimari sono vivi e vitali.

La trama (e qui iniziamo un paragrafo che chi non ha ancora letto il libro dovrebbe saltare) di per sé non è né brutta né bella, anche se mi piace la maniera in cui si crea la premessa e si nutrono le aspettative del lettore. Un grosso errore di logica lo ha riscontrato lo scrittore Andrea d'Angelo sulle pagine di Fantasy Magazine, quando accenna al fatto che la liberazione delle quattro micidiali Falene da parte del loro simile è resa con una scena poco credibile: in una situazione di estrema pericolosità e di grandi norme di sicurezza, una delle guardie che si fanno ammazzare nella scena dell'evasione entra nella stanza di contenimento portando con sé le chiavi che possono aprire l'apparato che incatena questi esseri micidiali. Questo è sembrato decisamente un errore a D'Angelo io leggendo non ci avevo pensato, ma concordo con lui, (e per una volta non faccio la figura di quello che cerca sempre il pelo nell'uovo); ma a ben pensarci potrei aggiungere anche che la maniera rocambolesca in cui Isaac si ritrova la larva di falena nello studio è altrettanto incredibile. Un trasporto eccezionale che dovrebbe essere condotto con tutta la paranoia di un trasferimento di armi atomiche è ridotto a pacchi e buste che vengono smistati in un grosso apparato burocratico, con il pacchetto contenente le larve che finisce nelle mani di un impiegato infedele: egli lo apre per sbaglio e decide di rubare uno degli esseri misteriosi per guadagnare qualche soldo dal misterioso scienziato che "compra le cose che volano". Se lo leggi prima di sapere il resto, al cosa passa inosservata. Quando sai di che si tratta, ti pare assurdo che si proceda in questo modo (in uno stato di polizia, per giunta). Poco sviluppata nella dinamica la cattura di Andrej, il vecchietto malato terminale che viene sacrificato per creare il segnale che attirerà le falene in una trappola che eliminerà alcune di loro. La tematica è piuttosto estrema, e Derkhan se la cava tutto sommato in maniera troppo facile. Ci sono molte descrizioni (noiose) di come questo prigioniero venga spostato e trascinato qua e là fino allo scontro dove è sacrificato (e dove tre falene vengono fatte fuori con una facilità sconcertante, segno che forse erano state rese troppo invincibili prima?), però alla fine Andrej è morto e dimenticato, e lo spaventoso compromesso morale che Isaac e compagni hanno accettato sacrificandolo sembra finire troppo facilmente nel dimenticatoio. Soprattutto in vista del finale in cui Isaac decide di non cercare più una soluzione per far tornare Yagharek al volo perché, in virtù di quello che è stato fatto a Lin, non ce la fa a perdonargli di essere uno stupratore (cosa che gli viene improvvisamente rivelata). Mi è sembrato ridicolo, tutto sommato, tanto moralismo che improvvisamente compare nel nostro scienziato. Considerando che il garuda ha sofferto già così tanto e ha dato un contributo inestimabile alla causa di Isaac... Il quale peraltro ha in precedenza accettato e speso (senza porsi lo scrupolo di chiedere ulteriori dettagli circa le malefatte di Yagharek) una consistente quantità di oro come pagamento per i suoi servigi, e c'è da chiedersi dove scompaia la sua nuova moralità di fronte al problema (che nel libro non viene minimamente affrontato) di risarcire il garuda mutilato del suo denaro, non avendo più Isaac intenzione di tener fede all'impegno di lavorare per riportarlo al volo. Senza contare che Isaac, che vede così sfavorevolmente l'operato di giudici e polizia nella sua città, non se la sente invece di entrare nel merito della dura giustizia dei garuda come se, con tutto quello che abbiamo visto sul suo operare (il cinico uso di Andrej per esempio), con tutte le regole e le leggi che ha violato, gli fosse impossibile trarre delle conclusioni proprie. Gran peccato, dopo un bel libro, un finale che stecca così malamente.

Una considerazione finale su The Alchemy of Stone di Ekaterina Sedia, che ho commentato prima di Perdido Street Station. Lo sapevo per averlo letto da qualche parte, ora posso fare la comparazione: il libro della Sedia è decisamente ispirato a Miéville. Le scoperte da perseguire per Mattie (collaborare con i rivoluzionari, salvare i gargoyle, prendere possesso della propria chiave) echeggiano molto con le tematiche di questo libro, e la voce narrante dei gargoyle che interviene a tratti ricorda fin troppo i brevi capitoli in cui la parola va a Yagharek in Perdido Street Station. Le atmosfere della città sono relativamente simili (molto meno complicata e bizantina quella della scrittrice russa). The Alchemy of Stone mi è decisamente piaciuto mentre Perdido Street Station lo trovo a tratti più criticabile, ma per non confondere le idee ci tengo a precisare che il maestro è Miéville e il suo libro si trova su tutto un altro livello... che io concordi o meno con certe sue scelte stilistiche.

venerdì 1 maggio 2009

Last Night on Earth


Un bel gioco da tavolo della Flying Frog Productions, ricco delle atmosfere dei più celebrati film sui morti viventi.
Last Night on Earth è congegnato in maniera intelligente. La mappa è componibile e può ricreare diversi aspetti della piccola cittadina in cui si svolge l'evento (diciamo che si tratta della classica città americana); questi elementi si collegano ad un corpo centrale che, avendo le caselle più grandi, è rapidamente navigabile: non sarà poi così realistico ma certamente è più giocabile.
I personaggi (ciascun giocatore ne interpreta uno) sono rappresentati dalle solite figure di cartoncino ma anziché disegnati, sono fotografati da modelli in carne ed ossa. In maniera molto semplice e schematica ciascuno di essi ha dei vantaggi o svantaggi legati alla sua professione, età ecc... In ogni partita c'è una missione da compiere (trovare certi oggetti, salvare i cittadini e condurli al sicuro ecc...) e ovviamente le regole fanno comparire un'enormità di zombi che si muovono per la mappa in cerca di carne vivente da degustare (la carne vivente, è ovvio, siete voi).

Questi simpatici non morti sono piuttosto tenaci e non così facili da distruggere. E' possibile cercare nei vari edifici delle armi, con esse è un po' meno pericoloso affrontare gli zombi; ma anche quando si è ben forniti spesso e volentieri le munizioni durano poco. Non saprei dare grandi consigli per le tattiche migliori, ma direi che cercare di non farsi arrivare gli zombi addosso è un'ottima idea (fosse facile...).

Il gioco è ulteriormente movimentato da una serie di eventi favorevoli o meno (uno tipico: si spegne la luce! bisogna uscire dall'edificio di corsa, perché rimanere al buio in compagnia degli zombi non è una buona idea).

Giudizio: nulla di che, però è un gioco divertente e non manca di qualche arguzia.

sabato 25 aprile 2009

The Spirit


Occasione persa per The Spirit. Il fumetto di Will Eisner mi è sempre piaciuto per cui avevo atteso questo film con trepidazione, salvo poi rimanere di sasso a sapere che veniva marchiato come una sòla terribile a unanime giudizio dei commentatori.

Alla fine l'ho guardato per farmene una ragione di persona. Cosa dire? L'anima scanzonata di questo giustiziere semiserio e donnaiolo è rimasta in qualche battuta e in un paio di scene, ma l'atmosfera generale del film non c'entra per niente. La particolare grafica ispirata all'acclamato Sin City è un'ulteriore stacco dall'atmosfera del fumetto originale, ma se anche volessimo giudicare il film senza alcuna relazione con l'opera a cui è ispirato l'effetto è troppo drammatico, poco efficace. The Spirit non ha i toni esasperati ed estremi di Sin City.
Quanto alla storia, direi senza infamia e senza lode. Tra le varie critiche, ho letto che la trama è inutilmente complessa per questo fumettone, unica accusa che mi sento di smentire: c'è un po' di mistero iniziale ma presto si sa a grandi linee cosa vuole il cattivo del film, e da lì in poi anche se non ci si sforza di seguire la trama (che ha un certo numero di stacchi surreali) la si può... riprendere più avanti con comodo.

Alla fine il film mi ha dato quel minimo di divertimento e di svago ma l'esordio di Frank Miller alla regia m'è parso tutto sommato fallimentare.
La recitazione di Gabriel Macht (quello che interpreta The Spirit) e di Scarlett Johansson (nei panni di Silken Floss, la complice del cattivo) mi è sembrata legnosa e poco convinta qua e là, non so se per demerito loro o per la parte che gli facevano recitare. Eccessivo ed effervescente Samuel L. Jackson (The Octopus, ovvero il cattivo del film), fa il suo dovere e la sua bella figura. Eva Mendes (nel ruolo della ladra Send Saref) è la più valida di uno stuolo di bellone di contorno.

Assente quasi ovunque l'atmosfera del fumetto originale, The Spirit resta un film di avventure di stile tra il poliziesco e il supereroistico, con una quantità di battute pessime e dialoghi che fanno venire il latte alle ginocchia. Eccessive (di durata) anche le sparatorie e scene di combattimento, e pessima la decisione di avere una squadra di cloni nel ruolo degli scagnozzi di Octopus, tutti interpretati da un solo attore che fa un ottimo lavoro nel pronunciare battute idiote esibendosi in un sorriso stupido.
Mi spiace dirlo, ma il risultato finale è da vedere solo se vi capita un paio d'ore in cui non avete nient'altro da fare.

sabato 18 aprile 2009

Oltre l'Umano senza accorgersi

L'Italia non è certo un gran mercato per la fantascienza, purtroppo. E nemmeno per la scienza, probabilmente, visto che le nostre produzioni di pregio, le nostre università e la nostra ricerca stanno scivolando verso l'oblio.
E' però patria di parecchi pensatori e scrittori che ci regalano riflessioni non banali sul futuro: leggetevi ad esempio il numero 108 di Delos Science Fiction che parla del Postumanesimo.

Il superamento dell'umano a opera dello sviluppo tecnologico. Questa è una tematica affascinante, e una con cui bisognerà fare i conti.
Oggi le tendenze della ricerca scientifica rendono la discussione sul Postumanesimo sempre meno immaginaria.
Con mille difficoltà si sperimentano le prime interfacce uomo-macchina e la medicina ha raggiunto risultati insperati nell'inseguimento di una sempre maggiore speranza di vita e nella lotta contro le disabilità. Protesi inserite nel corpo potranno permetterci di sopravvivere, di recuperare funzionalità perdute (ad esempio, i primi esperimenti di recupero della vista, o le protesi di ultima generazione).

La mappatura del genoma umano è la prima tappa di una comprensione sempre più completa del funzionamento del corpo, e le nanotecnologie permetteranno di intervenire su una scala non immaginata prima. Se da una parte la genetica ci ha rivelato che manipolare il vivente non è lavoro semplice (ad esempio può avere le conseguenze più disastrose sopprimere i geni che "comandano" la nostra morte), dall'altro la scoperta delle cellule staminali fa pensare a possibilità di rigenerazione del corpo mai immaginate prima.
Resta, oggi, un baluardo che resiste ancora alla nostra comprensione: si sa che nel cervello avvengono delle scariche elettriche, si disquisisce su quali aree sono addette a quali ruoli, ma gli scienziati non sanno ancora dire come emerge la consapevolezza. Forse un giorno anche pensiero, ricordi, personalità non avranno più misteri.

A parte creare le tanto temute intelligenze artificiali, potremmo essere in grado, in un tempo più o meno lungo, di fare qualsiasi cosa con i nostri corpi.

Ammettiamo che succeda.
Quali potrebbero essere le conseguenze?

La più temuta di tutte
Paralisi sociale dovuta all'immortalità selettiva di alcuni personaggi, ovvero i pochi abbastanza ricchi da potersela permettere.
Trent'anni di Andreotti, di Pippo Baudo, di Raffaella Carrà, Berlusconi. E poi ancora. E ancora, ancora. Intanto tu invecchi, ti ammali e crepi, e il panorama non è cambiato di un millimetro, manco le facce al telegiornale. Capito, no? Tutto occupato, qualsiasi buon posto di lavoro, tutte le carriere e tutto il potere, dagli immortali ed eventualmente dai loro figli e nipoti.
Io non temo molto un effetto del genere. In Italia ce l'abbiamo già, nel senso che le posizioni importanti sono infeudate ormai. Passano rigidamente ai figli o comunque restano nel giro degli amici. Il resto del mondo in parte è così, ma esiste un mondo libero che non accetterebbe una schifezza del genere. Non credo.
Del resto anche da noi, se improvvisamente uscisse la cura che ringiovanisce (costo, dai 500.000 in su), forse la gente che non se lo può permettere (i famosi have not detto in inglese...) si stancherebbe di avere sopra la testa il tappo sociale eterno di quelli che invece sì.

La fine delle malattie
Questa senz'altro potrebbe essere una conseguenza piacevole. Curare le malattie, comprese paralisi, amputazioni eccetera, potrebbe diventare sempre più facile. Per un po' magari applicando delle strane protesi (ma ci si abitua, siamo già pieni di occhiali, lenti a contatto, otturazioni, fratture rimesse insieme con i chiodi e le piastre metalliche, pace makers...).
Alla lunga, probabilmente non sarebbe impossibile ricostruire il corpo, ringiovanirlo, farne qualsiasi cosa. E poi perfino farne a meno, di un corpo.

Dilemma filosofico
L'uomo che può diventare altro da sé. E' davvero giusto che lo faccia? Delle cento paturnie che tormentano la Chiesa, questa almeno la capisco. Se potremo modificare il corpo a piacere allora potremo decidere di essere belli, di avere i figli biondi, o di diventarlo noi stessi se non lo siamo e lo vogliamo essere... Io penso che sia inutile porsi la questione. Se potremo farlo, lo faremo.

Evoluzione autodiretta!
Sarebbe infatti irragionevole decidere di essere limitati. C'è chi si lamenta che l'uomo sia ormai immune all'evoluzione naturale. Dovrebbe essere invece un minimo passo di dignità, non essere forgiati da caldo, freddo, disponibilità di questo o quel cibo, o dal pericolo rappresentato da una bestia che corre più veloce di noi o è più forte.
Però decidere dove e come evolversi (quando avremo una padronanza totale della genetica) può avere strane conseguenze. Se il mio vicino di casa è dotato di zanne come un animale feroce, se scatta da fermo ai cento chilometri orari in sette secondi netti, posso io decidere liberamente di rimanere semplicemente umano? O devo per forza diventare anch'io più potente per non essere schiacciato?
Se tutti diventano più intelligenti grazie a una biotecnologia, chi esercita il proprio diritto a non usarla deve rassegnarsi a rimanere indietro economicamente e socialmente? Insomma, che conseguenze ci possono essere se l'umanità si divide su strade diverse?

Perché rimanere umani?

Se potessimo cambiare radicalmente? Quale remora ce lo impedirebbe? Immaginiamo una biotecnologia che possa permetterci di sostituire il nostro corpo: poter diventare un androide con più memoria, capacità logiche, forza e capacità; senza il bisogno di mangiare tre o quattro volte al giorno, senza le stesse necessità fisiologiche. Be'? Chi me lo fa fare? E invece sì, riflettiamoci. Perché limitarsi ad essere giovani e belli? Perché limitarsi alla propria mente quando si può essere continuamente connessi a un computer? Mangiare può piacere ma è così bello esservi costretti di continuo? Magari con la fatica di dover digerire?
Siamo sicuri di preferire un corpo che suda, puzza, dà continui dolori (lombalgie, contusioni, mal di testa, mestruazioni...)? Siamo sicuri che potendo non ci libereremmo di un corpo che ci impone di far pipì, di defecare e pulirci il didietro? Fermo restando che altre funzioni fisiologiche più piacevoli magari ce le vorremmo tenere, non tutto ciò che è umano è davvero preferibile, al confronto con una vita da ibridi uomo-macchina.

Vita virtuale
Nel momento in cui il pensiero (capacità logiche, memoria ecc...) di una persona fosse completamente gestibile da strumenti artificiali o ibridi, probabilmente potremmo non voler essere nemmeno legati a un corpo, o almeno non sempre. Essere legati a un corpo potrebbe essere più pericoloso che condurre una vita virtuale in qualche sicuro macchinario nascosto in qualche bunker sottoterra.
C'è da chiedersi se questa sorte sarebbe desiderata o no. Forse in un primo momento essere ridotti al virtuale sarebbe una soluzione imposta ai meno abbienti (sempre che nel futuro di cui sto farneticando il denaro abbia ancora un significato). D'altra parte la realtà virtuale, e la possibilità di essere un po' dovunque condividendo i sensi di un'immensa rete-macchina estesa in tutto il mondo, potrebbero essere più gradevoli del muoversi nel mondo fisico. Se non sempre, almeno per una parte del tempo.
Una vita virtuale significherebbe anche una quasi immortalità. Dico quasi perché il nostro pianeta e l'universo stesso non sono eterni.

In conclusione, è possibile intravedere (e supporre che ci si possa arrivare) una tecnologia tale da trasformare definitivamente l'umanità. Non immagino una scomparsa dell'uomo per colpa delle macchine come in certi film di fantascienza. Penso semplicemente che l'uomo inteso come corpo a forma di scimmione spelacchiato, diventerebbe a un certo punto solo uno dei veicoli possibili per la mente, e sicuramente non il più attraente.

Cosa ne penso io?
D'altra parte la mia previsione per il futuro, se proprio devo farne una, è ben diversa. Io credo che la crescente pressione demografica, unita alla fame di risorse, al radicalizzarsi di fedi e credo religiosi, e al deterioramento del suolo (e quindi a un possibile arresto o declino della capacità di produrre cibo, che finora è cresciuta continuamente, a livelli impensabili un secolo fa) porteranno a una durissima contesa per la sopravvivenza. E alla guerra, per farla breve. Su una scala più vasta di quanto la si limiti oggi. Io non credo molto alla guerra atomica intesa nel senso che due stati si svegliano una mattina e cominciano a darsele di santa ragione (non c'è proprio niente da guadagnarci) ma temo molto la diffusione di queste armi in mano di anonimi terroristi e despoti pazzoidi (gli USA sono arroganti a dire che certi stati non devono avere tecnologia nucleare? Sì, ma certi stati è meglio che non ce l'abbiano). Potremmo perderci il paradiso delle biotecnologie e finire in un pessimo medioevo.

Ma spero tanto di sbagliarmi.

martedì 14 aprile 2009

Una riflessione su Katje

Katje è la protagonista di Graceling di Kristin Cashore. Ho letto il libro e spero che presto esca la mia recensione, magari in un secondo momento ne parlerò anche qui.
Tenuto conto che il genere non è proprio adattissimo a me (fantasy rosa, e per ragazzi) posso dire che si tratta di una lettura facile (scritta e tradotta con grande attenzione alla scorrevolezza) che dovrebbe piacere al pubblico a cui è destinata. Mi sembra che ci sia un certo clamore dietro a questo libro, insomma che venga lanciato con delle aspettative abbastanza forti: a mio modesto parere si dovrebbe puntare su un veicolo migliore perché non mi pare che Graceling abbia le qualità per sfondare e piacere a tutte le età. Intendiamoci, c'è un buon 50 % di probabilità che mi sbagli: pensavo la stessa cosa di Nihal della Terra del Vento, prima che un mio collega cinquantenne mi dicesse che ha letto tutta la Troisi-trilogia in un fiato! e per giunta contendendosi i libri con il fratello camionista. Da allora cerco di immaginare la scena.
Comunque Graceling mi sembra veramente troppo zuccheroso e ingenuo, sotto questo aspetto inferiore al libro della Troisi che pure non è al top della mia considerazione: vedremo chi ha ragione.
Nel frattempo per tornare all'argomento del post, ho sottoposto la protagonista Katje al Mary Sue Litmus Test per vedere quanto è esagerata sta ragazzina che spacca il c*** a tutti. Non ho voluto infierire, eppure sono arrivato senza fatica a un punteggio di 48 (teniamo conto che ai 50 la scala esplode). Forse nemmeno Elric di Melnibone.

sabato 11 aprile 2009

Underworld Evolution


Proseguendo nella serie di questi film vampireschi ho avuto una piacevole sorpresa: Underworld Evolution è molto più sensato, divertente e avvincente del suo predecessore.
Anche gli effetti speciali mi sono sembrati più validi (purtroppo per quello che ho potuto vedere il successivo film Rise of the Lycans, che fa da prequel ai primi due, sembra essere un po' tornato indietro).

La storia del film esordisce con un tuffo nel passato dove viene spiegato un altro frammento dell'origine di vampiri e licantropi, e delle nefandezze e giochi di potere che cominciarono fin da allora (nel medioevo) e hanno ancora effetto durante gli eventi narrati nel film.
Ci si riaggancia poi agli eventi del primo Underworld con la fuga di Selene e Michael (primo esemplare di una nuova razza ibrida di licantropi) inseguiti da Marcus (Tony Curran), uno dei progenitori della razza dei vampiri, che ha eliminato il traditore Kraven (protagonista di molte gesta poco esemplari nel film precedente). La storia d'amore fra Selene e Michael finalmente prende forma (è solo accennata nel primo film); quanto alla spettacolarità bisogna dire che Marcus che se ne svolazza in giro in forma di vampiro fa decisamente la sua porca figura. Oltre ad essere in grado di beccarsi una quantità di colpi di armi automatiche senza battere ciglio o quasi.

Selene trova l'antenato di tutti i vampiri e mutantropi, Alexander Corvinus (interpretato da Derek Jacobi), e corre da lui per cercare aiuto contro Marcus ma i loro guai sono appena iniziati... e da qui nasceranno altre avventure.

Senza voler certo gridare al miracolo ho trovato Underworld Evolution un buon film d'intrattenimento, e forse è uno tra i più riusciti (assieme a Van Helsing, magari) di un genere che non ha prodotto certo dei capolavori.
Ancora devo trovare la voglia e il tempo di guardarmi Twilight, comunque.

Le mie impressioni sul primo Underworld le trovate qui.

mercoledì 8 aprile 2009

L'altro padre del gioco di ruolo

Dave Arneson è l'altro padre del gioco di ruolo. Un padre piuttosto casinaro ma fantasioso, che forse ammiro più dell'altro, il maggiormente famoso Gary Gygax.
Mentre Gygax è stato l'uomo capace di scrivere regole, organizzare il gioco di ruolo in un sistema coerente, e di commercializzarlo, Arneson fu quello che mosse i primi passi nel concetto vero e proprio di interpretazione nel GDR, là dove Gygax si era limitato a scrivere un sistema di combattimento per miniature.
Ovviamente se una scoperta interessante ha due padri c'è da litigare, e Dave Arneson litigò con Gygax. I due si riappacificarono dopo una contesa legale (e non sappiamo quanto costò a Gygax la buonuscita per rimanere padrone incontrastato di D&D, ruolo che comunque finì per perdere più avanti). Dave Arneson continuò a definirsi il padre del gioco di ruolo, e ad avere la sua parte di ragioni per farlo.
Ora anche lui sta vivendo gli ultimi giorni della sua vita, perché in ospedale gli danno poche speranze. Così a un anno di distanza dalla morte di Gygax, il gioco di ruolo sta per perdere anche il secondo padre.


AGGIORNAMENTO: Dave Arneson è morto martedì notte, in effetti prima della pubblicazione di questo post.

martedì 7 aprile 2009

E' andata buca!



Il Premio Odissea finalmente ha i suoi vincitori (la Delos Books ha deciso per una vittoria a pari merito), e il libro con cui ho partecipato, dal titolo provvisorio Magia e Sangue non è fra essi.
Hanno vinto due autori già premiati e pubblicati, segno che la competizione è stata molto forte. Mi rimane la soddisfazione di essere arrivato tra i finalisti, segno che il mio libro proprio bruttissimo non era.
Cosa fare del bistrattato Magia e Sangue? Mo' vediamo...

sabato 4 aprile 2009

Off Topic: Come andrà a finire?

Non credo molto nella possibilità di una psicostoria come quella di Hari Seldon (per capire cos'è, vi tocca leggere Asimov) ma se la produzione di mondi immaginari più qualche lettura di storia possono illudere di avere un mezzo per interpretare le dinamiche della realtà e azzardare qualche idea sul futuro possibile, allora dovrei cercare di dire la mia sulla pesante crisi economica in corso. Non penso di essere un profeta con un grande pubblico che aspetta le mie pronunciazioni. Lo faccio per capire di che morte devo morire; se vi interessa, il risultato delle mie meditazioni eccolo qua.

Cominciamo da qualche banalità: la crisi non viene dal nulla, ma da una politica economica perseguita (qui in occidente) per molti anni da una minoranza che aveva tutto da guadagnarci, a scapito di una maggioranza che si è fatta convincere che il mondo stesse andando nel miglior modo possibile.

Di punto in bianco i deficit di democrazia che avevano reso certi paesi paria della comunità mondiale sembrarono aver perso significato ed è cominciata quella corsa alla globalizzazione che ha messo alle corde i lavoratori occidentali (europei, giapponesi, USA) che si son trovati in un mondo che ha tanta voglia di vender loro prodotti a basso costo, ma ha perso la voglia di pagare i loro ricchi salari di un tempo. Scomparsa della classe media, delocalizzazione delle produzioni... ne avrete già sentito parlare. Nel frattempo i paesi non democratici che hanno tratto beneficio dalla globalizzazione cominciano a far scuola, con il loro modello di capitalismo autoritario che credo susciti molte tentazioni in quelle parti del mondo dove ci eravamo illusi di aver raggiunto dei minimi di decenza una volta per tutte.

L'occidente si è retto sulla finanza. Ha dissimulato i suoi debiti, ha comprato a credito un breve prolungamento del proprio benessere. Ma la finanza non ha patria, può spostarsi dove vuole, e forse domani sceglierà pascoli più verdi.
Per un po' è andata avanti l'ultima truffa con i prestiti facili, subito trasformati in una bomba pronta per essere rivenduta al primo sprovveduto, un comportamento indecente ma che non era affatto inevitabile (dopo tanti scandali finanziari da Enron in poi, era lampante la necessità di tenere d'occhio i furbetti della finanza creativa). Gli antichi vizi si sono rinnovati con le incredibili decisioni dei consigli di amministrazione, che si mettono in tasca come bonus i sussidi statali versati per salvare la situazione. Ora penso che la misura sia colma, ma ci troviamo nella situazione di chi sta cadendo dal decimo piano: aspettiamo di farci male, sappiamo che ci faremo male, possiamo solo chiederci quanto.

Se le generose iniezioni di capitale eviteranno il patatrac del sistema, tireremo un sospiro di sollievo, ma poi ci dovremo domandare: da chi viene questa marea di denaro che ha pagato i debiti contratti dalla finanza allegra?
La risposta è chiara: sono soldi statali perciò li dovremo tirar fuori noi (se fate parte della nutrita schiera degli evasori fiscali, potete metter qui la vostra fragorosa risata).

E' facile prevedere che ci sarà un calo del benessere, una maggior pressione fiscale sul lungo periodo e/o un netto rallentamento dei consumi. E con esso, un'ancora più difficile ripresa produttiva. Dal momento che nei paesi avvantaggiati dalla globalizzazione non si è creato un vero e proprio ceto di consumatori, non verremo salvati improvvisamente dall'uomo giallo che si mette a importare i nostri costosi prodotti.
Piuttosto, molti paesi stanno aumentando le spese militari a dismisura, e il calo dell'influenza USA nel mondo potrebbe far comparire nuovi protagonisti (in parte sta già accadendo). Chissà, forse avremo nostalgia degli Amerikani?

E intanto molta gente diventerà sempre più indigente qui da noi, e scoppierà per prima cosa la guerra fra poveri: l'europeo (o lo statunitense) povero contro l'immigrato ancora più povero. Botte da orbi, probabilmente. Potrebbe scomparire il problema dell'immigrazione?

Ma non succederà solo quello. Già adesso i dipendenti in aria di licenziamento hanno scoperto l'acre soddisfazione di sequestrare per qualche ora, goliardicamente, i manager delle loro aziende. Domani orde di disoccupati potranno estendere questi passatempi, e chi gongolava per la debacle della sinistra (bella forza, con una classe dirigente di deficienti come quella attuale, dove vuoi andare?) potrebbe tornare a strillare davanti al PERICOLO ROSSO.

I rimedi, si sa, si trovano. Sempre meno libertà, sempre più repressione, e magari come ricetta per i paesi più bisognosi (tra cui probabilmente il nostro) arriverà la tentazione dei regimi dittatoriali.

Scrittori di fantascienza: un bello spunto per chi voglia pensarci su! C'è la possibilità di ambientare, tra dieci, quindici anni, il nuovo La Svastica sul Sole.
O magari l'ennesima puntata dell'Arcipelago Gulag?

Ma temo che probabilmente non ho detto nulla che la maggior parte di voi non abbia già pensato.

venerdì 27 marzo 2009

Graceling



Il romanzo di un'esordiente americana (Kristin Cashore, chi sarà mai costei?) sta per sbarcare in Italia. Di solito il fantasy la stampa nostrana se lo fila assai poco ma le cose cambiano: incredibilmente lungo e dettagliato l'articolo di presentazione sul Corriere della Sera. Una eroina anti-Twilight, più autonoma e femminista, carina e giovanissima ma che ha un dono particolare: ammazza il prossimo a mani nude, con una furia e un'abilità ineguagliate.
Romanzo di formazione e di identità, romanzo di revanscismo femminista se dobbiamo stare alle parole dell'autrice, Graceling è già tradotto in dodici lingue (da noi esce per De Agostini), e il seguito è già in gestazione; guarda caso, potrebbe prestarsi bene a una interpretazione cinematografica. Bene, probabilmente avrete abbastanza elementi per farvi balenare nella mente un pensiero simile a quello che è venuto a me: portatemi un secchio per vomitare!
Ma le cose si complicano se ne leggete le recensioni in lingua straniera (cioè in inglese, per questo libro). Una recensione decisamente positiva su SFsite accenna a profondità e complessità che contraddicono l'apparente semplicità che s'intuirebbe invece dalla rece del Corriere. E a quanto pare la nostra esordiente avrebbe anche grandi capacità narrative.
Ottimi commenti dei lettori da siti come Amazon, opinioni da cui si evince, pare, che questo libro è valido sia come lettura disimpegnata per "giovani adulti" sia per chi vuole cogliervi qualcosa di più, e che avrebbe un'enorme attrattiva per l'eccezionale, ipnotica capacità dell'autrice di catturare il lettore dentro la storia.

La cosa strana è che nelle recensioni straniere si evidenzia un certo spessore sotto la superficie, quella italiana invece mi ha più che altro fatto subodorare una enorme vaccata da evitare a ogni costo. Quale sarà la verità? Chi lo sa, magari mi capiterà addirittura di leggerlo, per quanto le mie preferenze vadano per il fantasy per adulti.

lunedì 23 marzo 2009

Finisce Battlestar Galactica

Ultima puntata, puntata doppia ma ugualmente una fine frettolosa. Qualche grande rivelazione, ma qualche tema che sembrava ricoprire importanza estrema durante la serie si risolve in maniera sgradevolmente loffia ('sta benedetta bambina idrida...), qualche domanda che rimane in sospeso... Finalmente l'umanità trova la Terra, quella vera, ma non sapremo forse mai perché Kara doveva essere la portatrice dell'Apocalisse, visto che invece salva il didietro a tutti quanti. E quasi mi spiace per i Cylon, poverini, fregati dopo che avevano accettato una trattativa dell'ultimo secondo.

Ma a parte tutto questo, e a parte tutti i difetti che si possono cercare, devo salutare la serie TV di fantascienza più bella forse in assoluto. Inaspettata, per me, dopo anni in cui si vedeva ben poco, e quel poco era banale (anche se ammetto di non aver assaggiato tutto). Le tematiche di Battlestar Galactica sono profonde e complesse, anzi si sono complicate eccessivamente, direi, al punto che il finale lascia per forza insoddisfatti: e mi viene da pensare che gli sceneggiatori avessero messo la carne al fuoco senza avere progettato neanche schematicamente come le cose avrebbero dovuto risolversi alla fine. Dopo le prime due serie, forse non avevano più del tutto chiaro dove stessero andando a parare. Eppure, mentre l'aspettativa mi teneva sempre col fiato sospeso, c'erano tante altre trovate a vivacizzare la scena.

Alcuni particolari non secondari li trovo discutibili, come tutto l'accrocchio politico in una comunità di 50.000 persone sotto costante attacco, con tanto di telegiornali e interviste ai politici. A me pare del tutto impossibile: una situazione simile dovrebbe più realisticamente risolversi in una (più o meno temporanea) dittatura militare. Però questo stesso difetto ci ha fornito alcuni personaggi ed episodi eccezionali (Zarek, che almeno agli inizi mi è piaciuto molto). Del resto, dal momento che molte tematiche della serie ricalcano i problemi degli Stati Uniti con la guerra in Irak e il clima politico dopo l'undici settembre, questa parte è fondamentale per Battlestar Galactica.

Fondamentale per la serie ma a volte difficile da seguire anche la religione con i suoi enigmi e le profezie. Tuttavia, è innegabile che contribuisca alla profondità di Battlestar Galactica: solo, gli sceneggiatori hanno giocato troppo agli indovinelli e ai misteri, lasciandomi alla fine insoddisfatto quando nel finale si è arrivati alle rivelazioni. E poiché molto alla fine è andato come andato "per volontà divina" gli appassionati di fantascienza dura e pura storceranno il naso (e li capisco benissimo).

Piacevole il tentativo (parziale) di realismo per quanto riguarda la fisica del vuoto spaziale, spettacolari le scene di combattimento, anche se a volte la coerenza logica si è persa un po' per strada. E, mi viene da aggiungere, con tutti gli scontri contro i Cylon, i viper (i caccia degli umani) avrebbero dovuto essere reintegrati di continuo con nuove produzioni e nuovi piloti, e di questo vi è solo qualche accenno nella serie: comunque meglio che niente. L'autosufficienza logistica della flotta è spiegata con una certa logica (devono comunque fermarsi a far rifornimento quando trovano acqua, minerali importanti, ecc...). In generale direi che i problemi tecnici e logistici sono stati presi in considerazione anche per avere spunti di trama per qualche episodio, ma il risultato finale è che si percepisce la precarietà della vita in questa flotta spaziale in fuga.

Sulla complessità dei personaggi forse la serie merita i complimenti più vivi. Alcuni ovviamente non mi sono stati simpatici (Kara, Kat, Ellen), altri li trovo piuttosto inespressivi e inadatti ai ruoli importanti che sono stati loro affidati (Lee), altri fondamentalmente un po' mediocri (Tyrol), ma ci sono delle eccellenti prestazioni, particolarmente quelle di Edward Olmos (l'ammiraglio Adama), di James Callis (l'egocentrico e geniale Gaius Baltar, un personaggio insolito e sorprendente) e non ultima quella di Tricia Helfer (Six).
Troppo melodramma a volte, nei telefilm è inevitabile che ci siano litigi, riappacificazioni, separazioni molto più di quanto sia sopportabile tra persone vere, ma la relazione tra i personaggi è stata fondamentale per la riuscita di Battlestar Galactica.

Ero rimasto aggrappato ad antichi ricordi di serie come UFO o Spazio 1999 (e se devo essere sincero queste serie non erano prive di grossi difetti), solo con Galactica ho trovato una novità davvero superiore. E ora la serie è terminata (ci sarà un prequel, ovvero una serie ambientata prima della guerra che viene rappresentata in Battlestar Galactica, ma avrà ben poca fantascienza, a quanto ho capito). Arriverà presto qualcosa di meglio? Lo vorrei, ma non ci spero molto.

Un'articolo, in inglese, dove potete avere qualche spiegazioncella in più sulla serie e sul suo finale.

sabato 21 marzo 2009

Rothfuss

Devo essere sincero? Dopo che mi aveva così convinto Il Nome del Vento di Patrick Rothfuss, col passare dei mesi, mi sento sempre meno attratto dall'idea di leggere la seconda parte, che probabilmente avrà la stessa mole. Motivo, mi preoccupano i libri molto lunghi. Probabilmente finirò per leggerla lo stesso, per via della magia di questo scrittore, perché di libri validi non ne escono moltissimi (e a volte mi rattrista che probabilmente tra i libri di cui non so assolutamente nulla ce ne sono magari parecchi che mi piacerebbero).

Peccato che per adesso la seconda parte non esce. Avevo capito male, molto male quando lo avevo recensito. Pensavo che fosse un'unica storia divisa in tre volumi per ragioni di dimensioni, vista la grande lunghezza. Fin qui, tutto vero: quello che mi sembrava ovvio e invece non lo era: pensavo che il libro fosse stato già scritto. Non era così, o se non altro esisteva soltanto una bozza da rivedere. Nel blog di Rothfuss si fa cenno a una parte da migliorare e riscrivere.
Pertanto non c'è una data precisa per l'uscita di The Wise Man's Fear (che sarà il titolo di questa seconda parte).

Aspetterò. Me la passo sempre meglio di quelli che attendono che si decida il sig. George Martin.

mercoledì 18 marzo 2009

Rosicate, gente, rosicate

I baby autori (e non solo loro) intervistati su Repubblica TV

http://tv.repubblica.it/copertina/giovin-scrittori-vendono/30647?video

martedì 17 marzo 2009

Vampire Romance e altre atrocità


[aggiornamento del 2016: i link sono per lo più morti compreso quello alle copertine citate. In fondo all'articolo ho riproposto i link all'analisi di cui discuto in questo post]
Vi propongo una visita ad... altri blog. La visione di Underworld mi ha stuzzicato e sono andato a informarmi sullo stato dell'arte della letteratura Rosa-Dark, quella con vampiri affascinanti ed eroine tostissime. Andiamo male, sotto molti aspetti. Il genere a quanto pare sta invadendo il mercato e tra i molti nomi che ha ricevuto (Paranormale Romance, Vampire Romance...) c'è anche la pura e semplice definizione di Urban Fantasy, quindi con tentato scippo di un genere che era territorio del fantastico più in generale.

Inutile dirlo, questa roba stenta davvero a piacermi. Il fatto che, pare, piaccia assai alle donne, lettrici più accanite degli uomini, significa che esisterà ancora per un pezzo. Dal momento che ho sempre dedicato uno sguardo scettico e magari un po' sarcastico sulle eroine del fantasy mi sono incuriosito dell'evoluzione di questo nuovo tipo di protagonista femminile. La lettura che propongo (a chi sa l'inglese!) è una serie di articoli tratta dal blog di Carrie Vaughn, che se ne deve intendere perché è una scrittrice che si occupa proprio di questo genere: sono già usciti vari libri sulle avventure della sua eroina Kitty.

venerdì 13 marzo 2009

Ancora sugli ebook

Il più grande venditore di libri del mondo, Barnes & Noble, ha compiuto un'acquisizione significativa, comprando per 15 milioni di dollari e spiccioli Fictionwise, leader nel mercato del libro elettronico.

Tale acquisizione fa parte della strategia generale di B&N che comporterà il lancio di un negozio digitale. I fondatori di Fictionwise continueranno ad operare a capo della loro società, che rimarrà entità separata rispetto alla capogruppo.

Mi sto sempre più convincendo che il processo di passaggio al digitale potrà essere lento, potrà non riuscire a penetrare uno zoccolo duro sempre fedele alla carta stampata, ma è cominciato e non si fermerà.

mercoledì 11 marzo 2009

Underworld


Ho atteso un po', prima di vedere il film che dà il via a questa serie: a dire il vero ho visto pezzi di tutti e tre, ma non trovavo la voglia di vederne uno dall'inizio alla fine. Le storie di vampiri non è che le disprezzi, altrimenti non avrei letto tutti i libri dei Guardiani di Luk'janenko dove questi personaggi hanno un discreto ruolo. Ma devo dire che, mentre i film classici del genere spesso e volentieri sono più che godibili, ho avuto un'esperienza deludente con quelli moderni (del tipo "Urban Fantasy con Vampiri, Licantropi e frattaglie varie"): così così con Van Helsing, pessima con Blade e non eccezionale con I Guardiani della Notte (ma terribile con i Guardiani del Giorno, direi, e per adesso non me la sento di affrontare Twilight).

Underworld è un film d'azione con una spennellata di gotico e horror, e molta estetizzazione delle immagini e degli atteggiamenti, insomma sembra spesso che i personaggi sentano il bisogno di uno specchio per esclamare Ommadonna che fighi che siamo. Beninteso, l'azione c'è, con le solite trovate "alla Matrix" che evidentemente non hanno ancora stufato, un regista abbastanza capace (Len Wiseman), e alcuni onesti attori. Menzionerei il bravo Michael Sheen nei panni di Lucian, il Lycan, ovvero licantropo, ribelle: creduto morto ma in realtà in combutta con Kraven, un vampiro un po' doppiogiochista e affamato di potere. Impressionante Bill Nighy nei panni di Viktor, patriarca dei vampiri e ovvio rivale di Lucian, un bel vampirone tutto d'un pezzo che nasconde però un terribile segreto alla sua stessa figliola, Selene, interpretata da Kate Beckinsale, infermiera in Pearl Harbor e qui strizzata in completini di pelle nera dall'indiscutibile richiamo feticista. Interpretazione magari anche valida, è contegnosa ed elegante come una vampira di alto rango deve essere, sia pure in un ruolo stereotipato parecchio, Selene in effetti è uno degli infiniti cloni della Tipa tosta (ma capace-di-sentimenti) strizzata in vestitino di pelle e munita di armi automatiche, che prende tutti a calci nel culo. Se avete visto Trinity in Matrix le avete viste tutte.

Nella faida infinita tra Vampiri e Lycans il film fa irrompere dissidi familiari e rivalità, oltre che tentativi, da parte di vari personaggi più o meno sinceri, di sviluppare alleanze o trascendere in qualche modo questa divisione insanabile. Tuttavia non ci sono dei veri e propri colpi di scena (se ci sono sono prevedibili oppure del tutto insignificanti). Esiste una storia e una "mitologia" dietro al mondo di questi Vampiri e Lycans in lotta, ma al di là di quello non c'è altro. Possono scontrarsi a colpi di machine-pistol in piena città, ammazzando la gente nella metropolitana, e sembra che non freghi niente a nessuno, non interviene nemmeno la polizia (i poliziotti che si vedono nel film non sono umani, non piangete lo spoiler, lo si capisce subito). A proposito, i caricatori della Beckinsale non si esauriscono praticamente mai.

Abbiamo una love story che... non esiste, non viene sviluppata e non riesce nemmeno molto credibile. Il personaggio di Michael (umano che viene trascinato nella mischia per motivi inizialmente inspiegabili) ha decisamente troppo poco tempo per esprimersi e prendere delle proprie decisioni.
Abbiamo le due razze contendenti che si assomigliano in così tante cose da farti domandare perché da secoli continuino a darsele di santa ragione. Riferimenti alle caratteristiche tradizionali di vampiri e licantropi: poche. Il problema del non potersi muovere di giorno è risolto con il semplice espediente di ambientare tutto il film in una notte senza fine, un altro bell'esempio di quanto gliene fregava al regista di collocare la sua storia in qualche modo nel mondo reale.

A parte i costumi, i vestiti e la casa aristocratica che ospita i vampiri, è un film d'azione dove non viene costruita alcuna atmosfera. E a parte un po' di sangue, non c'è nemmeno horror. I combattimenti spesso si risolvono a raffiche di armi automatiche.
Morale: il film si fa vedere, c'è molta azione e un minimo di curiosità di sapere come va a finire, ma (e qui esagero, ma solo un poco) per quello che c'entrano veramente vampiri e licantropi poteva essere un film di gangster. Un sei meno per Underworld, e il dubbio se vedere o no gli altri della serie si infittisce.

venerdì 6 marzo 2009

Quando la coerenza logica va a farsi benedire



Visto che non tutti ce la fanno a seguire Battlestar Galactica vi conviene saltare questo post fino a che non avrete visto la puntata 4x17 (se l'avete vista, o non intendete vederla comunque, continuate, prego).
Il particolare che mi ha dato fastidio è il decollo della cattivissima cylon Boomer dalla nostra amata astronave, decollo che potrebbe causare un enorme disastro perché i ponti di lancio vengono chiusi nel tentativo di non farla scappare, e l'attivazione dei motori per fare il salto FTL (più veloce della luce) potrebbe sgretolare la struttura della nave se fatta da dentro: cosa che Boomer sembra disposta a fare.

Cosa succede: la fuggitiva decolla con il suo Raptor, esce dall'ultimo spiraglio disponibile, compie il salto da fuori (ma molto vicino alla nave) e quindi crea un grosso danno ma non irreparabile. Bell'effetto e bella drammaticità, peccato che in altre occasioni il salto non aveva danneggiato gli oggetti vicini.
Sospetto poi (ora non mi viene in mente) che nella lunga saga di fughe, controfughe, soap opera familiari ecc... ci siano state varie occasioni in cui qualcuno al decollo fosse interessato a lasciare un brutto ricordo (o un danno definitivo) dietro di sé.
Se penso poi ai combattimenti rappresentati nella serie, dove le navi stellari si sparano missili per ore mentre i caccia da combattimento sfrecciano e sparacchiano senza combinare niente, mi viene da pensare che sarebbe dovuta essere pratica standard dei Cylon (i loro Raider possono viaggiare FTL e fino a un certo punto della serie c'era comunque la resurrezione garantita) farsi sotto coi raider e praticare il salto: visto il danno creato dal Raptor di Boomer, direi a occhio e croce che la serie si sarebbe conclusa entro la decima puntata del primo ciclo.

Non ce l'ho con questa serie che ha dei contenuti fortemente innovativi ed è quanto di meglio la fantascienza di questi anni ci abbia portato nel campo dello spettacolo. Galactica mi piace moltissimo. Anche tutte le soap opera familiari, i protagonisti che si sono scannati in una puntata e diventano amiconi poco dopo, personaggi resi odiosi al limite dell'insopportabile pensando che sia cool (Starbuck, direi...) mi danno fastidio ma fanno parte del gioco in una serie che deve avere una certa durata. Altri episodi recenti li ho trovati eccezionali (il golpe di Zarek e Gaeta, per esempio).

Però quando la coerenza interna e la logica vengono prese in questo modo a calci, non posso che farmi cadere le braccia.