No, non era uno degli scrittori fantasy miei preferiti, il suo humour era troppo britannico per i miei gusti, però il mondo fantastico buffo e paradossale che aveva creato mi era assai piaciuto.
Se avrò il tempo magari tornerò ai suoi romanzi prima o poi. Lui di tempo non ne ha avuto tantissimo: Terry Pratchett è morto a 66 anni, e negli ultimi tempi doveva lottare con la malattia di Alzheimer per continuare a scrivere.
giovedì 12 marzo 2015
lunedì 9 marzo 2015
Donne e self publishing
Ha colto il mio occhio inquieto un articolo del Guardian dove si parla dello strano effetto dell'autopubblicazione sulle... scrittrici. A quanto pare il self publishing (che vuol dire ancora autopubblicazione, ma scritto nella lingua di posti dove la cosa funziona un po' meglio che da noi) ha creato un certo numero di autrici di successo, mentre nell'editoria tradizionale i maschi la fanno ancora da padrone.
Nei paesi anglosassoni la AP (abbreviazione che vuol dire ANCORA autopubblicazione e che userò per questo post) è una cosa seria: nel Regno Unito 18 milioni di acquisti nel 2013 con un forte aumento sull'anno precedente (contando solo il digitale a quanto pare da quelle parti si vendono 80 milioni di libri all'anno quindi l'AP è una frazione minoritaria ma non modesta).
Nei paesi anglosassoni la AP (abbreviazione che vuol dire ANCORA autopubblicazione e che userò per questo post) è una cosa seria: nel Regno Unito 18 milioni di acquisti nel 2013 con un forte aumento sull'anno precedente (contando solo il digitale a quanto pare da quelle parti si vendono 80 milioni di libri all'anno quindi l'AP è una frazione minoritaria ma non modesta).
giovedì 5 marzo 2015
La Rocca dei Silenzi
Era da un po' che cercavo l'occasione... e il tempo... per leggere questo libro, che credo sia l'ultimo pubblicato da Andrea d'Angelo (per carità, salvo errori e omissioni, che di compilare bibliografie non me ne intendo e faccio confusione anche per quanto riguarda me stesso, e sì che non c'è tantissimo da elencare). La Rocca dei Silenzi è un romanzo fantasy imperniato su una dura sfida "militare" e per questo non poteva che interessarmi, anche se insieme ai combattimenti con le armi hanno grande importanza gli incantesimi dei maghi, anzi dei "fruitori di magia" (nella terminologia del libro: di certo non suona bene) essenziali per la sopravvivenza dei "buoni" della storia. Sempre che di buoni e di cattivi si possa davvero parlare.
Una cosa che forse, anzi sicuramente, ho già scritto da qualche parte: per il mio gusto personale va benissimo che la magia sia importante in un fantasy, ma non mi piace molto, in genere, che sostituisca l'artiglieria o le mitragliatrici nelle battaglie, vorrei vederne fare un uso più sottile. Ma i miei gusti sono appunto solo miei, e non posso pretendere che tutti la pensino come me (e quando scrivo faccio allo stesso modo se la storia richiede...). Qui comunque la magia è fondamentale per più di un motivo...
Gli elementi chiave della storia sono, a parte un mondo gelido e montuoso in cui si svolge parte degli avvenimenti, una torre (la torre di Dòthrom, sede di una confraternita di potentissimi maghi) e una fortezza, Ammothàd, ovvero la Rocca dei Silenzi del titolo. La Torre è in un certo senso l'ordine costituito, con tutte le sue ambiguità. La Fortezza è un caposaldo del caos (ma è davvero così?) in quanto ospita una quantità di crudeli e orrende creature, micidiali per chi si avventura laggiù. Sono demoni, forse, ma non si conoscono le loro potenzialità. Ammothàd comunque è un male da eliminare, di conseguenza i maghi, pur divisi tra rivalità e antipatie, organizzano una spedizione convocando vari combattenti per risolvere la questione. Per eliminare un avversario così forte, però, bisognerà prima conoscerlo.
Una cosa che forse, anzi sicuramente, ho già scritto da qualche parte: per il mio gusto personale va benissimo che la magia sia importante in un fantasy, ma non mi piace molto, in genere, che sostituisca l'artiglieria o le mitragliatrici nelle battaglie, vorrei vederne fare un uso più sottile. Ma i miei gusti sono appunto solo miei, e non posso pretendere che tutti la pensino come me (e quando scrivo faccio allo stesso modo se la storia richiede...). Qui comunque la magia è fondamentale per più di un motivo...
Gli elementi chiave della storia sono, a parte un mondo gelido e montuoso in cui si svolge parte degli avvenimenti, una torre (la torre di Dòthrom, sede di una confraternita di potentissimi maghi) e una fortezza, Ammothàd, ovvero la Rocca dei Silenzi del titolo. La Torre è in un certo senso l'ordine costituito, con tutte le sue ambiguità. La Fortezza è un caposaldo del caos (ma è davvero così?) in quanto ospita una quantità di crudeli e orrende creature, micidiali per chi si avventura laggiù. Sono demoni, forse, ma non si conoscono le loro potenzialità. Ammothàd comunque è un male da eliminare, di conseguenza i maghi, pur divisi tra rivalità e antipatie, organizzano una spedizione convocando vari combattenti per risolvere la questione. Per eliminare un avversario così forte, però, bisognerà prima conoscerlo.
venerdì 27 febbraio 2015
Byzantium
Un film fantasy più che un horror. Belle atmosfere, comunque, e una bella fotografia. Byzantium è un film inglese-irlandese del 2013 che ci dona una storia di vampiri differente, sensibile, ben raccontata e con qualche tocco che sa suonare realistico, del tutto diversa dallo sfruttamento più commerciale del genere. Su queste premesse ho deciso di vederlo e non sono rimasto deluso anche se forse non è quello che avrei pensato. Senza necessariamente cantare al miracolo, ritengo che questo film sia decisamente interessante. Diretto da Neil Jordan (di cui io ricordo La Moglie del Soldato, un film di parecchio tempo fa, ma anche Intervista col Vampiro), il film si concentra su una coppia, madre e figlia, in fuga da tantissimo tempo: si tratta di Clara (Gemma Arterton, già una celebrità) ed Eleanor (Saoirse Ronan, giovane attrice irlandese). All'inizio assistiamo a un episodio che fa perdere a Clara la propria "copertura," e le due giovani donne devono fuggire in un'altra città. Comprendiamo a poco a poco il rapporto fra di loro (la differenza di età non è evidente), comprendiamo la necessità del sangue, e l'esistenza di qualcuno che le sta cercando. Il film procede con due storie separate, distanti circa duecento anni, una in epoca ottocentesca e una attuale. Avverto che anticiperò alcuni dettagli della trama.
mercoledì 25 febbraio 2015
La carta non muore mai?
Un articolo su un tema che ho già affrontato in passato, e su cui ho appunto una riconferma: i limiti degli ebook come esperienza di lettura. La frase "teen-ager e ventenni non hanno dubbi, preferiscono il vecchio tomo, piuttosto che le versioni in formato elettronico," la prenderei con le pinze e non parlerei di fascino della carta come fa l'articolista, per carità. Il punto che è messo invece in rilievo abbastanza bene è il limite che l'ebook ha quando si tratta di didattica.
La pagina con la sua forma e le annotazioni ai margini, i segnalibri infilati nelle pagine, la possibilità di sfogliare a rapido colpo d'occhio, sono tutte caratteristiche che danno a un testo (scolastico o universitario) una migliore fruibilità nel formato cartaceo, proprio per chi deve studiare, memorizzare, riflettere sul testo ecc...
Io non sono la persona più agile di questo mondo coi prodotti hi-tech, ma sono "alfabetizzato" e ho già notato nell'esperienza personale che l'unico genere di testo dove preferisco il digitale è la narrativa, o comunque i testi dove non c'è da fare riferimenti incrociati fra i capitoli, non servono mappe, foto, schemi e via dicendo.
Poi la narrativa è la grande maggioranza di ciò che leggo, ma se esco da questo campo preferisco sempre il cartaceo, sulla cui scomparsa non sono proprio disposto a scommettere.
La pagina con la sua forma e le annotazioni ai margini, i segnalibri infilati nelle pagine, la possibilità di sfogliare a rapido colpo d'occhio, sono tutte caratteristiche che danno a un testo (scolastico o universitario) una migliore fruibilità nel formato cartaceo, proprio per chi deve studiare, memorizzare, riflettere sul testo ecc...
Io non sono la persona più agile di questo mondo coi prodotti hi-tech, ma sono "alfabetizzato" e ho già notato nell'esperienza personale che l'unico genere di testo dove preferisco il digitale è la narrativa, o comunque i testi dove non c'è da fare riferimenti incrociati fra i capitoli, non servono mappe, foto, schemi e via dicendo.
Poi la narrativa è la grande maggioranza di ciò che leggo, ma se esco da questo campo preferisco sempre il cartaceo, sulla cui scomparsa non sono proprio disposto a scommettere.
martedì 24 febbraio 2015
American Sniper
I film di guerra non mi piacciono più come una volta, ma finisce che ne vedo la maggior parte. E così sono andato a vedermi anche American Sniper, scornacchiato alla sera degli Oscar (ha vinto un premio che mi pare abbastanza secondario) ma campione di incassi.
Alcune delle valutazioni che avevo sentito dire, anche contrastanti, su questo film mi lasciavano confuso: eccone alcune.
Alcune delle valutazioni che avevo sentito dire, anche contrastanti, su questo film mi lasciavano confuso: eccone alcune.
sabato 21 febbraio 2015
Ironclad
Un film storico (non fantasy) che in Italia è passato sottotono, forse perché, nonostante tutti gli sforzi per farne una cosa fatta come Dio comanda, si vede che i mezzi per quanto non scarsissimi non erano pari all'impresa che si voleva compiere. Pare anche che si tentasse di attirare nella produzione qualche nome famoso in più (Megan Fox?) ma poi non siano bastati i soldi. Passando alla pellicola e lasciando da parte questi guai finanziari, Ironclad è, a detta degli stessi produttori, un "I Magnifici Sette" ambientato in epoca medievale: alcuni eroi difendono eroicamente una posizione (in questo caso un castello) contro un nemico preponderante. In questo caso chi conduce gli eroi è un barone, Aubigny (nel film Brian Cox), che si prende la briga di fermare il prepotente re Giovanni (King John, Giovanni Senza Terra) che vuole revocare la Magna Carta e annientare i baroni ribelli che lo avevano costretto a condederla.
Breve excursus storico (saltatelo a vostro rischio!): Giovanni Senza Terra, che nel film è interpretato dall'eccentrico Paul Giamatti raffigurato nella foto sopra, era effettivamente un pessimo personaggio, eccessivamente tirannico. Non necessariamente un incapace (come viene sottinteso nel film) aveva certamente il problema di vivere in un periodo in cui l'Inghilterra si trovava alle prese con troppe gatte da pelare sia in politica estera che per problemi interni. Poiché i nobili (baroni) inglesi si erano ribellati, Giovanni accettò nel 1215 un accordo con loro, concedendo la famosa Magna Carta, origine dei diritti costituzionali britannici (per quanto il Regno Unito non abbia tuttora una vera e propria costituzione separata dal corpo delle leggi). La stesura di questo documento (di cui esistono ancora delle copie) non impedì però che il conflitto continuasse. I baroni presero il castello di Rochester e lo fortificarono, e presto vennero assaliti da Giovanni con il beneplacito del Papa, che in quanto a concessioni di libertà era di manica piuttosto stretta come certi Papi di oggi. I fatti narrati nel film sono come al solito solo in parte ispirati agli eventi reali: la battaglia fu terribile ma il castello (che aveva notevole importanza strategica) venne ripreso dal re in un tempo relativamente breve, mentre la pellicola ci offre un'epica resistenza degli assediati, pochi ma coraggiosissimi. L'episodio non terminò la guerra, in cui intervenne anche il (futuro) re di Francia Luigi in appoggio ai baroni. Giovanni non era abbastanza forte da battere gli avversari ma la sua fine fu dovuta a una malattia. Il principe francese, ora che i baroni non temevano più la minaccia di Giovanni, divenne improvvisamente indesiderato e tornò in patria.
Breve excursus storico (saltatelo a vostro rischio!): Giovanni Senza Terra, che nel film è interpretato dall'eccentrico Paul Giamatti raffigurato nella foto sopra, era effettivamente un pessimo personaggio, eccessivamente tirannico. Non necessariamente un incapace (come viene sottinteso nel film) aveva certamente il problema di vivere in un periodo in cui l'Inghilterra si trovava alle prese con troppe gatte da pelare sia in politica estera che per problemi interni. Poiché i nobili (baroni) inglesi si erano ribellati, Giovanni accettò nel 1215 un accordo con loro, concedendo la famosa Magna Carta, origine dei diritti costituzionali britannici (per quanto il Regno Unito non abbia tuttora una vera e propria costituzione separata dal corpo delle leggi). La stesura di questo documento (di cui esistono ancora delle copie) non impedì però che il conflitto continuasse. I baroni presero il castello di Rochester e lo fortificarono, e presto vennero assaliti da Giovanni con il beneplacito del Papa, che in quanto a concessioni di libertà era di manica piuttosto stretta come certi Papi di oggi. I fatti narrati nel film sono come al solito solo in parte ispirati agli eventi reali: la battaglia fu terribile ma il castello (che aveva notevole importanza strategica) venne ripreso dal re in un tempo relativamente breve, mentre la pellicola ci offre un'epica resistenza degli assediati, pochi ma coraggiosissimi. L'episodio non terminò la guerra, in cui intervenne anche il (futuro) re di Francia Luigi in appoggio ai baroni. Giovanni non era abbastanza forte da battere gli avversari ma la sua fine fu dovuta a una malattia. Il principe francese, ora che i baroni non temevano più la minaccia di Giovanni, divenne improvvisamente indesiderato e tornò in patria.
lunedì 16 febbraio 2015
Tigana
Guy Gavriel Kay è uno da non sottovalutare: è l'uomo che ha aiutato Christopher Tolkien a prendere in mano le carte del padre e mettere insieme in forma pubblicabile il Silmarillion. Il suo fantasy si muove di pari passo con la passione per la storia vera e propria, per cui il collegamento tra i suoi libri e un certo evento o periodo storico è facile da individuare. Anche io sono appassionato di storia, ma sono anche estremamente sospettoso verso il "romanzo storico" anche nella forma estremamente camuffata di questo scrittore, che sposta le vicende in mondi completamente diversi. A me interessa la storia reale del mondo vero, in poche parole. Forse è per questo che solo quest'anno mi sono deciso a leggere questo autore.
martedì 10 febbraio 2015
Jupiter - Il Destino dell'Universo
Io sono quello che ha detto che Matrix è brutto, quindi immagino che i fedelissimi dei fratelli Wachowski non mi crederanno, ma Jupiter - Il Destino dell'Universo (ovvero Jupiter Ascending in lingua originale) nonostante qualche immagine rutilante e qualche scena simpatica è un film piuttosto modesto, senza grandi motivi per odiarlo ma anche privo di alcun appiglio per farsi trascinare dentro la storia. Ora che ho anticipato la conclusione, ritorniamo un attimo indietro...
lunedì 9 febbraio 2015
Visti per caso
Vi parlerò brevemente di due film (non recenti) della cui visione avrei potuto benissimo fare a meno ma che mi sono capitati a tiro. Se volte risparmiarvi la lettura di questo post vi anticipo subito che non vale la pena di guardare nessuno dei due. Del resto probabilmente dai titoli lo capirete da soli. Il primo è il seguito di Fanteria dello Spazio (Starship Troopers 2 - Hero of the Federation) il secondo Hostel II (non avevo visto il primo Hostel, ma è difficile che lo faccia, a questo punto).
domenica 8 febbraio 2015
a cosa deve pensare un'Intelligenza Artificiale
Il Future of Life Institute, un organismo internazionale che si occupa di studiare linee guida per difendere la vita e di sviluppare "visioni ottimiste" per la società del futuro, ha pubblicato le sue priorità di ricerca per un'intelligenza artificiale "forte e benefica."
Capitando sulla pagina che racchiude queste indicazioni non ho potuto fare a meno di darci un'occhiata. Timori per l'IA che improvvisamente decide di conquistare il mondo e di rinchiuderci tutti in uno zoo alla Matrix non ce ne sono, non così direttamente. Invece una delle primissime preoccupazioni espresse nel documento si collega perfettamente ad altri timori che ho espresso di recente (le conseguenze sul mondo del lavoro). Ma c'è ovviamente molto di più.
Capitando sulla pagina che racchiude queste indicazioni non ho potuto fare a meno di darci un'occhiata. Timori per l'IA che improvvisamente decide di conquistare il mondo e di rinchiuderci tutti in uno zoo alla Matrix non ce ne sono, non così direttamente. Invece una delle primissime preoccupazioni espresse nel documento si collega perfettamente ad altri timori che ho espresso di recente (le conseguenze sul mondo del lavoro). Ma c'è ovviamente molto di più.
lunedì 2 febbraio 2015
Transcendence
Questo film è stato snobbato ferocemente e per Johnny Depp, che interpreta il protagonista, fa parte di un recente trend di interpretazioni sottotono che hanno messo un po' in dubbio la sua carriera come divo di punta. A parte il buon Depp, Transcendence non manca di nomi famosi. Abbiamo Cillian Murphy e Morgan Freeman, nel ruolo di un agente dell'FBI e di uno studioso, Paul Bettany nel ruolo di Max, un amico del protagonista, Rebecca Hall nella parte di Evelyn, la moglie del medesimo (Johnny Depp, appunto). Abbiamo però anche un regista, Wally Pfister, piuttosto affermato come direttore della fotografia, che qui dirige per la prima volta. Non voglio anticipare troppo la trama, ma credo che si trattasse di un film ricco di argomenti troppo complessi per uno che (per quanto esperto in altri ruoli) esordisce come regista.
venerdì 30 gennaio 2015
Civilization Beyond Earth, qualche mese dopo
Non posso sfuggire all'impressione che i videogiochi siano sempre più pensati per il divertimento di incapaci e rimbecilliti. Già il sentore arrivava dai commenti degli appassionati di giochi di abilità manuale, spara-spare ecc... si sente sempre più spesso lamentare che i giochi sono semplificati, adatti ai novellini, senza sfida e via dicendo. Io, che sono un appassionato degli strategici a turni, ho avuto la stessa impressione con Civilization V e con Civilization Beyond Earth. Su Beyond Earth le mie impressioni iniziali le potete leggere qui. Vi propongo anche (in inglese) un articolo di Wired di qualche tempo fa.
martedì 27 gennaio 2015
Hugo Cabret
Ha davvero a che vedere con il fantastico? Un po' sì, almeno per me. Hugo Cabret, film di Martin Scorsese di pochi anni fa, è in effetti - attenzione, anticiperò la trama - la storia di un artista del cinema muto trasformata in leggenda, in allegoria di un "bel mondo perduto" di nostalgia e ricordi. È anche la storia di un ragazzino che ha la passione per tutti i macchinari che funzionano mediante ingranaggi e complicati meccanismi, e che per questo conoscerà inaspettatamente la storia dell'artista citato prima: ovvero la storia di Georges Méliès, eroe dimenticato del cinema muto, ma anche illusionista e fabbricante di automi.
giovedì 22 gennaio 2015
I distinguo che non si dovrebbero fare
Il "meme" Je Suis Charlie, nato subito dopo la recente strage di Parigi, si è subito diffuso a livello planetario e ha subito suscitato una quantità di reazioni negative, sia da parte di gente che non lo ha voluto capire, sia da parte di gente che lo ha capito benissimo, e da parte di qualche furbacchione che voleva mettersi in luce. "No mi spiace, io mi sento costretto a dire che 'non sono Charlie' " e simili. Nelle parole di chi ha inventato il meme e la sua grafica, "Je suis Charlie è un messaggio universale
in difesa della libertà di stampa e di espressione. Era il mio modo di
testimoniare la solidarietà con i giornalisti uccisi. Volevo anche dire
che non dobbiamo avere paura."
lunedì 19 gennaio 2015
Abitudini e stranezze del mio scrivere
Mi accodo ai post già scritti tempo fa da altri blogger riguardo alle proprie abitudini e idiosincrasie nella scrittura per raccontare alcune cose su di me.
A dire il vero penso di non poter dire niente di eclatante sulle abitudini pratiche. Mi incuriosiscono quelli che assicurano di riuscire a produrre in qualsiasi situazione, quelli che preferiscono avere un sottofondo musicale, magari con gruppi o cantanti scelti per creare l'atmosfera giusta. Mi stupiscono ancora di più coloro che tengono la televisione in sottofondo.
Io amo la tranquillità; abito da solo e generalmente scrivo a casa, e la TV è spenta, perché è spenta praticamente sempre (tranne rare occasioni, ad esempio la visione di un DVD).
A dire il vero penso di non poter dire niente di eclatante sulle abitudini pratiche. Mi incuriosiscono quelli che assicurano di riuscire a produrre in qualsiasi situazione, quelli che preferiscono avere un sottofondo musicale, magari con gruppi o cantanti scelti per creare l'atmosfera giusta. Mi stupiscono ancora di più coloro che tengono la televisione in sottofondo.
Io amo la tranquillità; abito da solo e generalmente scrivo a casa, e la TV è spenta, perché è spenta praticamente sempre (tranne rare occasioni, ad esempio la visione di un DVD).
lunedì 12 gennaio 2015
Immaginare il futuro: la prossima rivoluzione industriale
Immaginare il futuro? Un'altra attività che sembra avere le sue stagioni. Una volta quando si pensava agli scenari futuri l'immaginazione si accompagnava a un grande ottimismo. Nel duemila avremo tutti un robot che farà i lavori di casa, le automobili voleranno, si viaggerà comunemente nello spazio, e un sacco di strampalate previsioni che non si sono avverate.
Oggi invece le previsioni sul futuro sono nere, nerissime, così come la maggior parte dei libri e dei film di fantascienza o distopici. Tra i mille modi in cui possiamo immaginare di finire male c'è (ne ho già parlato) la sovrappopolazione, problema esplosivo che ha il bonus (per modo di dire) di poterci portare alla catastrofe senza che necessariamente accada nient'altro di "sbagliato." Ma non mancano le guerre, per quanto in teoria la nostra epoca escluda i conflitti diretti fra le superpotenze (da quando esiste la bomba atomica); la pandemia (il virus Ebola ci insegna che non è affatto da escludere), l'avvelenamento del pianeta e l'esaurimento delle risorse, il riscaldamento globale, il tutto senza che si debba nemmeno tirare in ballo eventuali catastrofi non causate dall'uomo (che nel lungo periodo non sono da escludere, come i famosi asteroidi che ogni tanto colpiscono la Terra). Può darsi che scrittori e sceneggiatori la menino fin troppo male, ma una cosa è sicura, un felice espandersi dell'umanità verso nuove frontiere fisiche (lo spazio!) o tecnologiche è tutt'altro che garantito.
Oggi invece le previsioni sul futuro sono nere, nerissime, così come la maggior parte dei libri e dei film di fantascienza o distopici. Tra i mille modi in cui possiamo immaginare di finire male c'è (ne ho già parlato) la sovrappopolazione, problema esplosivo che ha il bonus (per modo di dire) di poterci portare alla catastrofe senza che necessariamente accada nient'altro di "sbagliato." Ma non mancano le guerre, per quanto in teoria la nostra epoca escluda i conflitti diretti fra le superpotenze (da quando esiste la bomba atomica); la pandemia (il virus Ebola ci insegna che non è affatto da escludere), l'avvelenamento del pianeta e l'esaurimento delle risorse, il riscaldamento globale, il tutto senza che si debba nemmeno tirare in ballo eventuali catastrofi non causate dall'uomo (che nel lungo periodo non sono da escludere, come i famosi asteroidi che ogni tanto colpiscono la Terra). Può darsi che scrittori e sceneggiatori la menino fin troppo male, ma una cosa è sicura, un felice espandersi dell'umanità verso nuove frontiere fisiche (lo spazio!) o tecnologiche è tutt'altro che garantito.
giovedì 8 gennaio 2015
E c'è anche chi ti vuol dire come devi vivere a casa tua
Non so se questa (prossima) copertina sia vera o inventata ma rende lo spirito di un giornale irriverente, la cui satira spesso è andata oltre il limite di ciò che io trovo piacevole e godibile, ma che nessun fanatismo religioso ha diritto di soffocare.
mercoledì 7 gennaio 2015
Utopia
Una serie televisiva fantascientifica, ma nemmeno poi tanto: c'è solo un presupposto che, spero, non è al giorno d'oggi realizzabile in campio biochimico. E qui mi fermo con le anticipazioni.
Utopia, di produzione britannica, ha avuto due sole stagioni. Ho visto la prima e l'ho giudicata intelligente e non stereotipata, se non nella riproposta di una gran quantità di teorie della cospirazione in chiave sia mortalmente seria (in parte) che ironica (in qualche scena).
Utopia, di produzione britannica, ha avuto due sole stagioni. Ho visto la prima e l'ho giudicata intelligente e non stereotipata, se non nella riproposta di una gran quantità di teorie della cospirazione in chiave sia mortalmente seria (in parte) che ironica (in qualche scena).
venerdì 2 gennaio 2015
Le banalità di Paulo Coelho per i viaggiatori
Lo ammetto, qui me la prendo con un autore che, nel mio unico tentativo di leggerlo (il libro era Veronika decide di morire) mi è sembrato banale e insopportabile, e poiché in rete ci sono i suoi "consigli di viaggio" e mi è capitato di leggerli, probabilmente ero già prevenuto.
Comunque pur con tutta la buona volontà di fare il bravo devo dire che, se non proprio completamente, sono abbastanza in disaccordo con Paulo Coelho. Vediamo un po' i suoi nove punti (che sintetizzerò per non farla troppo lunga).
Comunque pur con tutta la buona volontà di fare il bravo devo dire che, se non proprio completamente, sono abbastanza in disaccordo con Paulo Coelho. Vediamo un po' i suoi nove punti (che sintetizzerò per non farla troppo lunga).
lunedì 29 dicembre 2014
Orleans
Un gioco complicato ma interessante, questo Orleans, uscito da poco per la Dlp Games. L'ho sentito definire un "bag building game," ovvero una variante dei "deck building games" dove il giocatore deve selezionare le carte che vanno a costituire il suo mazzo. Qui abbiamo invece dei lavoratori, ma non è un comune gioco di piazzamento lavoratori perché si tratta di personaggi che ricoprono diverse conoscenze e mestieri: contadini, artigiani, monaci e così via. Quindi il giocatore può decidere "chi" acquisire e mettere nel suo sacchetto, poi dovrà pescare a caso e giocarsi la mano nel miglior modo possibile.
sabato 27 dicembre 2014
Riflessioni finali sul 2014
Quest'anno è stato molto problematico, più ancora del 2013. Non solo un sacco di guai, anche di salute (la polmonite!), mi hanno costantemente impedito di concentrarmi su quello che volevo fare, ma ho inoltre provato un senso di stanchezza, che è diventato crescente nel corso dell'anno. Credo che quello ci sarebbe stato comunque, indipendentemente da tutto il resto. Sebbene aver pubblicato con una casa editrice (e aver poi diffuso gratuitamente il mio secondo libro) sia stato un momento a cui ho dato la sua importanza, sebbene certi giudizi favorevoli, o per lo meno positivi, mi abbiano fatto piacere, il risultato finale è stato un sacco di tensione e una sensazione di spossatezza e e logoramento.
Non ho ben inquadrato questa sensazione e il motivo ultimo della sua origine; spero che passi senza richiedermi ulteriori travagli interiori, per permettermi di completare a breve un altro progetto che in teoria avrebbe potuto essere finito e pubblicato un anno fa almeno. Il tempo passa. È notevole il fatto che da quando accantonai "per il momento" il mio libro Magia e Sangue per sforzi editoriali "più leggeri" siano trascorsi anni, e gli sforzi che nell'intenzione erano leggeri non siano stati in fin dei conti affatto lievi.
Nel frattempo il mio blog ha macinato il settimo anno. Sempre precario, con poche migliaia di accessi al mese che erano diventati un po' di più fino a un annetto o due fa, per poi declinare nuovamente.
Parecchi lettori-commentatori, a volte assidui, sono arrivati e se ne sono andati col tempo. Chissà a cosa si stanno interessando ora, mi domando. In fin dei conti se tieni aperto un blog non sei così importante, la gente può stancarsi e decidere di fare a meno di te, così come tu puoi decidere di abbandonare questa continua fatica che generalmente non trova grandi ricompense. Ogni tanto mi chiedo: smettero? Quando? Perché? Che sensazione mi darà farlo?
Chi lo sa. Per adesso auguro a tutti, e a me stesso, un migliore 2015.
Non ho ben inquadrato questa sensazione e il motivo ultimo della sua origine; spero che passi senza richiedermi ulteriori travagli interiori, per permettermi di completare a breve un altro progetto che in teoria avrebbe potuto essere finito e pubblicato un anno fa almeno. Il tempo passa. È notevole il fatto che da quando accantonai "per il momento" il mio libro Magia e Sangue per sforzi editoriali "più leggeri" siano trascorsi anni, e gli sforzi che nell'intenzione erano leggeri non siano stati in fin dei conti affatto lievi.
Nel frattempo il mio blog ha macinato il settimo anno. Sempre precario, con poche migliaia di accessi al mese che erano diventati un po' di più fino a un annetto o due fa, per poi declinare nuovamente.
Parecchi lettori-commentatori, a volte assidui, sono arrivati e se ne sono andati col tempo. Chissà a cosa si stanno interessando ora, mi domando. In fin dei conti se tieni aperto un blog non sei così importante, la gente può stancarsi e decidere di fare a meno di te, così come tu puoi decidere di abbandonare questa continua fatica che generalmente non trova grandi ricompense. Ogni tanto mi chiedo: smettero? Quando? Perché? Che sensazione mi darà farlo?
Chi lo sa. Per adesso auguro a tutti, e a me stesso, un migliore 2015.
lunedì 22 dicembre 2014
L'Ultima Ragione dei Re
E così ho letto anche l'Ultima Ragione dei Re di Joe Abercrombie (titolo ispirato alla frase che il Re Sole faceva incidere sui cannoni, a quanto pare, anche se in questo libro compare la polvere da sparo usata come esplosivo ma i cannoni non ci sono).
Ho criticato Abercrombie, ma non posso difendermi, se ho divorato la trilogia in così poco tempo devo ammettere che mi è piaciuta, o che ci ho trovato qualche cosa di buono. Mi sono allora domandato cosa.
Ho criticato Abercrombie, ma non posso difendermi, se ho divorato la trilogia in così poco tempo devo ammettere che mi è piaciuta, o che ci ho trovato qualche cosa di buono. Mi sono allora domandato cosa.
giovedì 18 dicembre 2014
The Hobbit: La Battaglia delle Cinque Armate
Ho avuto la possibilità di vedere l'ultimo film della serie The Hobbit in anteprima. Temevo già di annoiarmi a morte e c'è stato qualche momento in cui ho dormicchiato, vista la consuetudine del regista Peter Jackson di propinarci delle lungaggini; però la battaglia quando entra nel vivo val la pena di essere vista.
E la storiella d'amore tra l'elfa e il nano come finirà? Questo potevo fare anche a meno di saperlo (gli attori non si sono dimostrati molto all'altezza) ma nel complesso dopo essermi visto tutta la serie dei film tolkieniani di Peter Jackson non aveva senso mollare proprio questo.
Vi consiglio di andarci? Lanciate una moneta... io tutto sommato mi sono abbastanza divertito, pur con tutti i problemi che The Hobbit aveva evidenziato fin dal primo film.
E la storiella d'amore tra l'elfa e il nano come finirà? Questo potevo fare anche a meno di saperlo (gli attori non si sono dimostrati molto all'altezza) ma nel complesso dopo essermi visto tutta la serie dei film tolkieniani di Peter Jackson non aveva senso mollare proprio questo.
Vi consiglio di andarci? Lanciate una moneta... io tutto sommato mi sono abbastanza divertito, pur con tutti i problemi che The Hobbit aveva evidenziato fin dal primo film.
lunedì 15 dicembre 2014
The Lord of the Ice Garden
Ho dimenticato di segnalare questo boardgame, piuttosto carino, di cui trovate un articolo scritto da me su Fantasy Magazine.
Già che ci sono posto anche il link alla recensione di Giochi sul Nostro Tavolo.
Già che ci sono posto anche il link alla recensione di Giochi sul Nostro Tavolo.
venerdì 12 dicembre 2014
Non prima che siano impiccati
Il secondo libro della serie "La Prima Legge" di Joe Abercrombie si divide in varie avventure: il viaggio del mago Bayaz e della sua combriccola (tra cui quell'impiastro del suo allievo Quai, Logen Novedita, Ferro, Jezal) e la guerra nel Nord, dove il maggiore (anzi colonnello!) West si trova alle prese con il vanitoso e inetto principe Ladisla e, peggio ancora, con l'assalto del tirannico Bethod mentre le truppe migliori dell'Unione si trovano da tutt'altra parte. Nel frattempo l'Inquisitore Glokta riceve una promozione e va a condurre un'indagine nella città meridionale di Dagoska, ma allo stesso tempo gli tocca prendere la direzione della difesa militare della città, assalita dall'imperatore Khalul. Non Prima che siano Impiccati ha gli stessi pregi e difetti del precedente Il Richiamo delle Spade, alcuni aspetti magari deludenti, altri validi: comunque sia non posso dire di non averlo apprezzato, dal momento che l'ho letto in pochi giorni. Ne parlerò qui, ma attenzione alle spietate anticipazioni che farò sulla trama.
lunedì 8 dicembre 2014
Bagliori da Fomalhaut
Un altro libro breve (o racconto lungo) di Alessandro Girola di ambientazione mistero-lovecraftiana, Bagliori da Fomalhaut si svolge in Italia, anzi in Lombardia, e ci porta alla scoperta di una vicenda strana, di un mistero su una persona scomparsa che diventa indagine su qualcosa di remoto e irraggiungibile, anche se a poche ore di macchina da casa. Il libro ricorda parecchio due mie precedenti letture del medesimo autore, Il Treno di Moebius e La Nave dei Folli.
La partenza è in stile Lovecraftiano e più o meno simile in tutti e tre i racconti: un indagatore, o un gruppo di indagatori (giornalisti, investigatori ecc...), viene allertato riguardo all'esistenza di un mistero, e, sia pure con qualche perplessità, decide di seguirne la traccia con un crescendo di tensione. Tensione dapprima tenuta a freno dalla prosaica realtà dei fatti che non rivelano inizialmente nulla, e che poi a sorpresa si scatena nel disvelarsi, al di là di ogni possibile scetticismo, di qualche fatto anomalo e veramente degno di essere studiato o approfondito.
In Bagliori da Fomalhaut il protagonista maschile Max, uno scrittore che campa di articoli, collaborazioni televisive quando gli riesce, e vari lavori editoriali qua e là, viene contattato da una fascinosa modella in cerca di aiuto per la scomparsa del suo ragazzo Simone, che ha lasciato un solo messaggio, strano e angosciante, prima di non farsi più vedere. Il nostro eroe è stato preso in considerazione come salvatore dello scomparso Simone perché ha partecipato a trasmissioni su fatti misteriosi e programmi in stile Chi l'ha visto? Poco convinto, concede la sua collaborazione alla bella ragazza nella speranza di qualche romantico interludio.
Gli scarsi indizi conducono a un certo monastero di San Settentrio vicino al misterioso paese di Boccadipesce, deserto da molto tempo. Entrambi i posti non sono rintracciabili su alcuna mappa e su Internet ci sono pochissime, scarne citazioni. La ricerca porta a svelare lentamente una serie di leggende, miti e storie assai antiche: fatto inquietante, i monaci di San Settentrio avrebbero suscitato le ire papali qualche secolo fa, ma il monastero forse esiste ancora, a patto di riuscire a trovarlo.
La verità si conosce piuttosto rapidamente e manca un vero e proprio momento climatico, ma il nostro Max avrà il piacere di scoprire una realtà parecchio inquietante.
Il finale, sia pure intuibile, l'ho trovato abbastanza spiazzante, e diverso da quello degli altri racconti che ho citato sopra.
Premesso che Il Treno di Moebius e La Nave dei Folli sono forse più validi e intriganti di questo Bagliori da Fomalhaut, la storia è rapida e vivace, e di piacevole lettura. Consigliato.
La partenza è in stile Lovecraftiano e più o meno simile in tutti e tre i racconti: un indagatore, o un gruppo di indagatori (giornalisti, investigatori ecc...), viene allertato riguardo all'esistenza di un mistero, e, sia pure con qualche perplessità, decide di seguirne la traccia con un crescendo di tensione. Tensione dapprima tenuta a freno dalla prosaica realtà dei fatti che non rivelano inizialmente nulla, e che poi a sorpresa si scatena nel disvelarsi, al di là di ogni possibile scetticismo, di qualche fatto anomalo e veramente degno di essere studiato o approfondito.
In Bagliori da Fomalhaut il protagonista maschile Max, uno scrittore che campa di articoli, collaborazioni televisive quando gli riesce, e vari lavori editoriali qua e là, viene contattato da una fascinosa modella in cerca di aiuto per la scomparsa del suo ragazzo Simone, che ha lasciato un solo messaggio, strano e angosciante, prima di non farsi più vedere. Il nostro eroe è stato preso in considerazione come salvatore dello scomparso Simone perché ha partecipato a trasmissioni su fatti misteriosi e programmi in stile Chi l'ha visto? Poco convinto, concede la sua collaborazione alla bella ragazza nella speranza di qualche romantico interludio.
Gli scarsi indizi conducono a un certo monastero di San Settentrio vicino al misterioso paese di Boccadipesce, deserto da molto tempo. Entrambi i posti non sono rintracciabili su alcuna mappa e su Internet ci sono pochissime, scarne citazioni. La ricerca porta a svelare lentamente una serie di leggende, miti e storie assai antiche: fatto inquietante, i monaci di San Settentrio avrebbero suscitato le ire papali qualche secolo fa, ma il monastero forse esiste ancora, a patto di riuscire a trovarlo.
La verità si conosce piuttosto rapidamente e manca un vero e proprio momento climatico, ma il nostro Max avrà il piacere di scoprire una realtà parecchio inquietante.
Il finale, sia pure intuibile, l'ho trovato abbastanza spiazzante, e diverso da quello degli altri racconti che ho citato sopra.
Premesso che Il Treno di Moebius e La Nave dei Folli sono forse più validi e intriganti di questo Bagliori da Fomalhaut, la storia è rapida e vivace, e di piacevole lettura. Consigliato.
sabato 6 dicembre 2014
Un appuntamento terribile
Sta per arrivare il terzo film, serie The Hobbit di Peter Jackson. Ho dormito al primo. Al secondo si è scatenata la sindrome "non posso non vederlo!"
Anche al secondo però ho dormicchiato in sala. Ora sono combattuto. Costringermi a vederlo perché non si può mancare, o rendersi conto che sì, si può anche farne a meno?
Anche al secondo però ho dormicchiato in sala. Ora sono combattuto. Costringermi a vederlo perché non si può mancare, o rendersi conto che sì, si può anche farne a meno?
mercoledì 3 dicembre 2014
Hunger Games e Battle Royale: una scopiazzata?
Mi stupisce, ma c'è chi se lo chiede... per me, sì, The Hunger Games pur essendo molto più furbo e molto più di successo è assai una scopiazzata da Battle Royale, con il vantaggio di averlo girato dopo scegliendo cosa poteva andare e cambiando quello che c'era da cambiare. Sto parlando dei film (di entrambe le serie io ho visto solo il primo), non dei libri che hanno originato le trame. Quelli non ho davvero intenzione di leggerli. Se sapete l'inglese e volete leggere il post, accomodatevi.
mercoledì 26 novembre 2014
Il Richiamo delle Spade
Ce la mettono tutta a dirci che Joe Abercrombie è "il nuovo George Martin." A me non sembra che
scrivano in maniera simile, per niente. E del resto a mio parere scrivere come George Martin non è un complimento, almeno se ci riferiamo alla saga del Trono di Spade che non sono riuscito a leggere, in quanto stremato dalla noia dopo un'ottantina di pagine.
Un'altra cosa che dicono di Joe Abercrombie è che il suo fantasy si distingua per essere pervaso di brutalità, crudezza e pessimismo, sia pure pervasi da un cinico umorismo. Sono anche d'accordo, mi dà un po' fastidio quando dai commenti sembra quasi che il "low fantasy," che esiste da decenni, lo abbia inventato lui, o l'illustre George Martin.
A dire il vero di Abercrombie, di cui ho letto Il Richiamo delle Spade, mi piace più come scrive che quello che scrive. Questo libro, che fa parte di una trilogia (La Prima Legge) e ha come titolo originale The Blade Itself, narra diverse storie in contemporanea, ambientate in un mondo che potremmo dire, approssimativamente, tardo medievale.
scrivano in maniera simile, per niente. E del resto a mio parere scrivere come George Martin non è un complimento, almeno se ci riferiamo alla saga del Trono di Spade che non sono riuscito a leggere, in quanto stremato dalla noia dopo un'ottantina di pagine.
Un'altra cosa che dicono di Joe Abercrombie è che il suo fantasy si distingua per essere pervaso di brutalità, crudezza e pessimismo, sia pure pervasi da un cinico umorismo. Sono anche d'accordo, mi dà un po' fastidio quando dai commenti sembra quasi che il "low fantasy," che esiste da decenni, lo abbia inventato lui, o l'illustre George Martin.
A dire il vero di Abercrombie, di cui ho letto Il Richiamo delle Spade, mi piace più come scrive che quello che scrive. Questo libro, che fa parte di una trilogia (La Prima Legge) e ha come titolo originale The Blade Itself, narra diverse storie in contemporanea, ambientate in un mondo che potremmo dire, approssimativamente, tardo medievale.
domenica 23 novembre 2014
La Guerra del 13
Una storia di bande giovanili e di gioventù perdute, quella di Massimo Mazzoni con La Guerra del 13, storia di un ragazzo che va alle medie, a quanto pare con scarsissimo profitto, ed è ai margini di una banda, i Lobos, che vive di furti e droga.
A dire il vero Laz, il protagonista, non ha scelto ancora la sua strada. Camilla, la sua ragazza, cerca di fargli capire che non avrà un gran futuro se deciderà di affiliarsi a una banda di delinquenti.
A dire il vero Laz, il protagonista, non ha scelto ancora la sua strada. Camilla, la sua ragazza, cerca di fargli capire che non avrà un gran futuro se deciderà di affiliarsi a una banda di delinquenti.
sabato 22 novembre 2014
Due paroline per Amazon dalla LeGuin
Per gli anglofoni, un articolo sul National Book Award 2014 dove la grande scrittrice USA si schiera contro il gigante della distribuzione (in fondo all'articolo, tocca avere un po' di pazienza...).
Traduco, probabilmente male, un paio di frasi chiave.
"Oggi come oggi penso che abbiamo bisogno di scrittori che conoscano la differenza tra produrre un oggetto per il mercato e praticare un'arte... Ho avuto una lunga, bella carriera, in ottima compagnia. Ora, giunta alla fine, non voglio veder svendere la letteratura americana. Noi che viviamo scrivendo e pubblicando vogliamo, ed è giusto che reclamiamo, la nostra giusta ricompensa. Ma il nome di questa ricompensa non è profitto. Il suo nome è libertà."
Nel suo intervento Ursula LeGuin ha puntato il dito contro l'atteggiamento di Amazon e del sig. Bezos, e la sua caccia di profitti, facendo riferimento alla recente guerra commerciale con Hachette: "Abbiamo appena visto un profittatore cercare di punire un editore per la sua disubbidienza."
Ha ragione? O fa il paio con quel signore che parla degli scrittori che si rivolgono ad Amazon come a dei millantatori simili a quelli che si credono cantanti perché cantano sotto la doccia?
A voi il giudizio.
(sempre in inglese, un altro articolo qui).
Traduco, probabilmente male, un paio di frasi chiave.
"Oggi come oggi penso che abbiamo bisogno di scrittori che conoscano la differenza tra produrre un oggetto per il mercato e praticare un'arte... Ho avuto una lunga, bella carriera, in ottima compagnia. Ora, giunta alla fine, non voglio veder svendere la letteratura americana. Noi che viviamo scrivendo e pubblicando vogliamo, ed è giusto che reclamiamo, la nostra giusta ricompensa. Ma il nome di questa ricompensa non è profitto. Il suo nome è libertà."
Nel suo intervento Ursula LeGuin ha puntato il dito contro l'atteggiamento di Amazon e del sig. Bezos, e la sua caccia di profitti, facendo riferimento alla recente guerra commerciale con Hachette: "Abbiamo appena visto un profittatore cercare di punire un editore per la sua disubbidienza."
Ha ragione? O fa il paio con quel signore che parla degli scrittori che si rivolgono ad Amazon come a dei millantatori simili a quelli che si credono cantanti perché cantano sotto la doccia?
A voi il giudizio.
(sempre in inglese, un altro articolo qui).
martedì 18 novembre 2014
Il Regno di Ga'Hoole - La Leggenda dei Guardiani
Ho recuperato in DVD un film del 2010 che avevo trascurato a suo tempo, in parte perché mi era sembrato (non a torto) un film più per bambini che per adulti, in parte perché all'epoca c'era più carne al fuoco ed era difficile stare dietro a tutto. Questo film, Il Regno di Ga'Hoole, sottotitolo La Leggenda dei Guardiani, è la trasposizione cinematografica (in animazione) dei romanzi scritti da Kathryn Lasky, autrice statunitense. La regia del film è del molto amato e odiato Zack Snyder, la cui mano ha diretto boiate come 300 e Sucker Punch, trasposizioni "alla lettera" come Watchmen (il meglio riuscito dei suoi film secondo me, e forse proprio perché non si è inventato quasi nulla), e film che non mi son sentito di vedere come L'Uomo d'Acciaio. Una cosa c'è da dire di questo Regno di Ga'Hoole: l'animazione è di prima qualità, con i movimenti di gufi, civette e varie bestie (volanti e non) resi alla perfezione, e panorami magnifici. Questa è la qualità migliore del film, il che significa, di conseguenza, che la trama fa pena.
giovedì 13 novembre 2014
Memories of Ice
I mondi epici immaginati da Steven Erikson non li ho mai trovati ben digeribili: ne ho già parlato in occasione delle recensioni al primo e al secondo libro della serie The Malazan Book of the Fallen, il cui nome è notoriamente errato nella traduzione italiana. Per quanto riguarda Memories of Ice ho avuto un problema in più, nel senso che già la lettura per me era complicata in quanto il tempo che potevo dedicargli era quello passato in metropolitana nel tragitto casa-ufficio, quando poi ho pigliato la polmonite ho dovuto fare una pausa forzata di un mese abbondante.
Perché non si riesce a concentrarsi nemmeno per leggere bene, quando si ha la polmonite. Al massimo un fumetto o qualcosa di breve e facile. Nonostante tutto, una volta guarito, ho ripreso e terminato, lentamente, la lettura del libro. Come mai?
Perché non si riesce a concentrarsi nemmeno per leggere bene, quando si ha la polmonite. Al massimo un fumetto o qualcosa di breve e facile. Nonostante tutto, una volta guarito, ho ripreso e terminato, lentamente, la lettura del libro. Come mai?
giovedì 6 novembre 2014
Interstellar
L'ultima fatica di Christopher Nolan ci porta nello spazio profondo a chiederci cosa abbia inventato per noi stavolta questo regista "complicato" di Hollywood. Forte di una sceneggiatura scritta dallo stesso Nolan in compagnia di... suo fratello Jonathan, Interstellar non è in effetti un film né così cervellotico (anche se ogni tanto i personaggi filosofeggiano alla grande) né così complesso nonostante la durata. Nolan si prende lo sfizio di fare una cosa che pochi registi osano fare (nello spazio non si trasmettono i suoni), fa del grande spettacolo e della grande epica, ma se volete della fantascienza dura e pura sarete molto delusi da questo film, che prenderà una svolta piuttosto mielosa verso il finale. Un altro aspetto particolare (per me interessante, ma è proprio quello che a un certo punto farà un po' sbroccare la storia) è quello degli affetti, delle relazioni di persone che devono separarsi per periodi lunghissimi, imprevedibili, con i bizzarri effetti delle distorsioni temporali che entrano in gioco.
lunedì 3 novembre 2014
Dead of Winter
Se non siete stanchi dell'apocalisse zombie assorbita in tutte le salse c'è un altro gioco che ne parla. Non è certo il primo. Il motivo per cui ha suscitato il mio interesse è il fatto che appartiene a una categoria che mi piace: i cooperativi imperfetti. Ovvero: i giocatori hanno il medesimo obiettivo, sconfiggere "il sistema di gioco" automatico che combatte contro di loro, ma c'è qualcosa che può metterli uno contro l'altro. In Battlestar Galactica (ne ho parlato nel lontano 2008!!) esiste il traditore, ovvero il Cylon sotto mentite spoglie. In questo gioco, il cui titolo è Dead of Winter (edito dalla Plaid Hat Games) la situazione è diversa, nel senso che tutti i giocatori hanno un obiettivo particolare, che di solito include il raggiungimento di quello comune, ovvero la sopravvivenza del gruppo. Ma ognuno deve raggiungere anche il proprio obiettivo il che potrebbe condurlo a dei comportamenti non ottimali dal punto di vista degli altri; peggio ancora, anche qui può esserci il traditore, solo che è più raro che in Galactica (potrebbe benissimo non esserci, ma il dubbio rimane).
lunedì 27 ottobre 2014
Beyond Earth, prime impressioni di gioco
Sono da sempre un appassionato della serie Civilization di Sid Meier e aspettavo Beyond Earth, che praticamente sarebbe il sesto gioco della serie, con molte attese. Perché si diceva che Beyond Earth, che riportava il gioco nello spazio, avrebbe ripreso qualcosa del vecchio Alpha Centauri, il secondo gioco della serie di Civilization (figlio non solo di Sid Meier ma di altri sviluppatori, e destinato a rimanere senza seguiti per la difficoltà di riunire i diritti, se non vado errato). Ero anche convinto fin dall'inizio che sarei stato deluso, in verità. Ebbene, un po' è andata così. Vediamo perché.
Segnalazione di Utopia Morbida
Su richiesta dell'autore Fabio Lastrucci segnalo Utopia Morbida, un "racconto lungo" ambientato nel prossimo futuro, in un'Italia devastata da una guerra e stretta nella morsa di una dittatura. Il potere viene sfidato da un gruppo di non violenti con un metodo unico di ribellione.
Buona lettura.
Buona lettura.
venerdì 24 ottobre 2014
Ribellioni e rivoluzioni, storia alternativa e storia vera
Argomento di un articolo che ho trovato interesante: Le lezioni che ci insegnano le vere rivoluzioni, e che nelle narrazioni distopiche non vengono mai mostrate.
Forse non dice nulla di eccezionale (per chi ha letto un po' di libri di storia) ma lo trovo interessante perché mette a nudo le banalizzazioni e le semplificazioni che vediamo sempre al cinema, che leggiamo quasi sempre nei libri, quando si parla di cambiamenti sociali , rivoluzioni, distopie o ribellioni.
Questo il link (un link per anglofoni):
http://io9.com/10-lessons-from-real-life-revolutions-that-fictional-dy-1634087647
Ci sono molti richiami a un saggio e razionale realismo su come "veramente funziona" una rivoluzione che riesce a vincere. Questi mi trovano concorde, perché generalmente veri, ma forse esistono anche delle eccezioni. Facciamo un esempio.
Le problematiche nelle distopie del giorno d'oggi, leggiamo nell'articolo (punto 4), sono molto più profonde e attuali perché è quello di cui vogliono parlare al giorno d'oggi gli autori, che trovano forse semplicistico parlare di banali rivolte "per il pane..." che però sono storicamente più reali.
Questo è vero, purtroppo, ci si ribella solo quando si arriva a quel punto lì, nella maggioranza dei casi. Ma non è sempre così, niente affatto. Il '68 forse non è stata una vera ribellione o rivoluzione, forse andrebbe derubricato come fenomeno di costume, però è sorto per motivi che sono l'esatto contrario: gente che aveva abbastanza da mangiare e si rendeva conto di altre cose che non aveva.
Non dimentichiamoci una cosa che l'articolo si limita ad accennare nel finale, però: le rivoluzioni sono sempre sconfitte. Non ottengono mai quello per cui si dice inizialmente di lottare, non realizzano mai gli ideali di chi lotta e si fa ammazzare. Quando vincono i rivoluzionari c'è il caos, interviene poi qualche uomo forte o potere che era rimasto dietro le quinte, e succede "qualcos'altro" rispetto a quelli che erano gli ideali iniziali.
Eppure quel "qualcos'altro" sebbene possa essere una delusione, potrebbe per alcuni aspetti mantenere comunque una carica rivoluzionaria. Ad esempio: Napoleone aveva ucciso lo spirito liberale della rivoluzione francese diventando un imperatore: ma era un imperatore che non proveniva dalla nobiltà e che era approvato dal popolo. E le sue truppe portavano con sé almeno una parte degli iniziali ideali rivoluzionari. Per questo motivo, oltre che per la sua abilità militare, Napoleone faceva molta paura ai sovrani suoi colleghi, che non gli hanno mai concesso tranquillità fino a che non l'hanno eliminato.
Forse non dice nulla di eccezionale (per chi ha letto un po' di libri di storia) ma lo trovo interessante perché mette a nudo le banalizzazioni e le semplificazioni che vediamo sempre al cinema, che leggiamo quasi sempre nei libri, quando si parla di cambiamenti sociali , rivoluzioni, distopie o ribellioni.
Questo il link (un link per anglofoni):
http://io9.com/10-lessons-from-real-life-revolutions-that-fictional-dy-1634087647
Ci sono molti richiami a un saggio e razionale realismo su come "veramente funziona" una rivoluzione che riesce a vincere. Questi mi trovano concorde, perché generalmente veri, ma forse esistono anche delle eccezioni. Facciamo un esempio.
Le problematiche nelle distopie del giorno d'oggi, leggiamo nell'articolo (punto 4), sono molto più profonde e attuali perché è quello di cui vogliono parlare al giorno d'oggi gli autori, che trovano forse semplicistico parlare di banali rivolte "per il pane..." che però sono storicamente più reali.
Questo è vero, purtroppo, ci si ribella solo quando si arriva a quel punto lì, nella maggioranza dei casi. Ma non è sempre così, niente affatto. Il '68 forse non è stata una vera ribellione o rivoluzione, forse andrebbe derubricato come fenomeno di costume, però è sorto per motivi che sono l'esatto contrario: gente che aveva abbastanza da mangiare e si rendeva conto di altre cose che non aveva.
Non dimentichiamoci una cosa che l'articolo si limita ad accennare nel finale, però: le rivoluzioni sono sempre sconfitte. Non ottengono mai quello per cui si dice inizialmente di lottare, non realizzano mai gli ideali di chi lotta e si fa ammazzare. Quando vincono i rivoluzionari c'è il caos, interviene poi qualche uomo forte o potere che era rimasto dietro le quinte, e succede "qualcos'altro" rispetto a quelli che erano gli ideali iniziali.
Eppure quel "qualcos'altro" sebbene possa essere una delusione, potrebbe per alcuni aspetti mantenere comunque una carica rivoluzionaria. Ad esempio: Napoleone aveva ucciso lo spirito liberale della rivoluzione francese diventando un imperatore: ma era un imperatore che non proveniva dalla nobiltà e che era approvato dal popolo. E le sue truppe portavano con sé almeno una parte degli iniziali ideali rivoluzionari. Per questo motivo, oltre che per la sua abilità militare, Napoleone faceva molta paura ai sovrani suoi colleghi, che non gli hanno mai concesso tranquillità fino a che non l'hanno eliminato.
lunedì 20 ottobre 2014
Lukas
Licantropi, mostri e vampiri in salsa Bonelli Editore? La miniserie Lukas è destinata a durare 24 mesi (e altrettanto numeri, quindi) e ci porta in più intimo contatto con i "cattivi" che altri personaggi come Dylan Dog affrontano e incontrano spesso ma senza doverci convivere. Di fatto in questo caso, e qui abbiamo la grossa differenza, il protagonista "è" uno di loro. Lukas è un ridestato, un uomo tornato dalla tomba ma senza la grossolana fame di carne umana di molti suoi simili.
sabato 18 ottobre 2014
Segnalazione
Per gli amanti di Wallace and Gromit: una pagina (in inglese) su tutti i riferimenti nascosti, o che si vedono per pochi fotogrammi e in piccole dimensioni, comparsi nel film La Maledizione del Coniglio Mannaro.
giovedì 16 ottobre 2014
Segnalazione (occhio!)
C'è un sito in cui dicono di distribuire gratis Nove Guerrieri, un mio ebook che invece è a pagamento.
Oltre all'illegalità di questo fatto, segnalo che quando ho cercato di scaricarlo (tanto per vedere se era vero) mi sono beccato un file .exe per fortuna bloccato dal mio antivirus.
Morale della favola: state attenti a quello che fate, e ai siti che frequentate.
Il sito è general trattino ebooks punto com.
Oltre all'illegalità di questo fatto, segnalo che quando ho cercato di scaricarlo (tanto per vedere se era vero) mi sono beccato un file .exe per fortuna bloccato dal mio antivirus.
Morale della favola: state attenti a quello che fate, e ai siti che frequentate.
Il sito è general trattino ebooks punto com.
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