lunedì 15 febbraio 2016

Master di Scrittura Creativa

Dopo aver letto un po' di manuali di scrittura per "principianti," quelli che insegnano a evitare gli errori più atroci, mi sono dedicato a un tomo un pochino più evoluto, che promette di essere un "secondo livello" per chi possiede già gli elementi essenziali. L'autorice è Jessica Page Morrell e il titolo (non proprio originalissimo) è Master di Scrittura Creativa. Edito da Dino Audino Editore come cento manuali di questo tipo. In effetti i lavori di questa autrice sono per lo più corsi di scrittura, mi pare di capire, e questo è un po' sospetto... una delle cose che ricordo dal corso (dal vivo, non il libro) tenuto da Franco Forte è: "Per capire se il docente è qualificato, controllate se ha pubblicato qualcosa..." questa autrice in effetti come narrativa ha poco o niente all'attivo. Vale la pena di leggere il manuale?

Come riassunto di indicazioni tecniche sì. La Morrell non mi sembra in grado di esporre i suoi consigli in modo davvero accattivante e trascinante (forse qui è il guaio di non essere, in fin dei conti una autrice di narrativa) ma le informazioni ci sono, sono scritte generalmente in modo chiaro e comprensibile, e sono spesso corredate da esempi.

Non è proprio vero che tutto quello che c'è è di "secondo livello," ci sono parecchie dissertazioni su faccende decisamente di base, tuttavia questo libro ha parecchi spunti da dare. Affronta tutti quegli elementi di minore visibilità per chi deve scrivere, ma che hanno una loro importanza per creare una trama efficace. Tra questi vi sono prologhi, colpi di scena, trame secondarie, anticipazioni ecc... una vivisezione dell'opera in segmenti che cooperano a costituire una specie di ritmo, di tensione crescente che si allenta in varie piccole scene madri per poi ricostituirsi, fino al punto climatico finale che risolve la narrazione e risponde alle varie questioni lasciate aperte (talvolta con l'aggiunta di un epilogo). In parte queste cose chi ha già scritto un libro vero e proprio (libro, non un raccontino o un raccontone) le sa già, istintivamente, per quello che ha già affrontato leggendo e scrivendo. In parte vale la pena che vengano razionalizzate per permettere all'autore di organizzare le proprie idee. Vi sono molte altre puntualizzazioni interessanti: cosa sono gli antagonisti e cosa sono i "villain," a cosa servono gli uni e gli altri, l'importanza di conoscere la premessa della propria storia, le tecniche per creare la tensione.

Anche qui, come per i manuali più basici, penso che il trucco sia nel sapersene servire senza farsi soffocare.




Due post precedenti in cui ho parlato di manuali: un elenco ragionato di alcuni di quelli che ho letto, e una serie di considerazioni su quello che uno scrittore dovrebbe farsene.

5 commenti:

  1. È un volume utile e interessante, i suggerimenti, le critiche costruttive e gli aiuti sono sempre ben accetti.

    Saluti

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  2. Sì, è un libro interessante, però un po' freddino. Se dovessi stare attento a tutte le cose che suggerisce di fare per "strutturare" la storia, credo che farei fatica a considerare lo scrivere ancora un atto con (se Dio vuole) almeno una componente spontanea.
    Dopo averlo letto cerco di tenerlo presente, questo manuale, ma non posso proprio pensare di adottarlo come guida.

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  3. L'ideale, come suggerisce lei, è di prenderlo come uno spunto, una linea guida e poi procedere per conto proprio.

    Dante Alighieri fu un pioniere in molti sensi, venne ammirato e disprezzato al tempo stesso, eppure la sua opera ha unito il popolo della penisola italica più dei confini geopolitici e della bandiera.
    Se solo i suoi contemporanei avessero saputo...

    E ora, a distanza di sette secoli la sua opera viene ancora studiata (e purtroppo vituperata spesso e volentieri) fra le aule, ma viene compresa difficilmente.

    Benigni ci è andato molto più vicino di altri in questo senso.

    Ad ogni modo, questo per affiancarmi all'idea che un'opera che nasce dall'ispirazione creativa dell'individuo, è senza dubbio migliore di una costruita solo seguendo dei binari imposti da terzi.

    Saluti

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  4. Non si può in effetti costruire davvero una storia che segua strettamente delle linee guida, o almeno io non posso...

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  5. Si figuri, io spesso non seguo alcun binario, temo di pendere dall'estremo opposto.

    Saluti

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