sabato 10 ottobre 2015

La Stagione del Ritorno

Romanzo tutto italiano, scritto da Angela di Bartolo per Runa Editrice, questo La Stagione del Ritorno è un fantasy tradizionale a metà, nel senso che la struttura della storia è piuttosto tolkieniana, con un eroe che deve compiere una missione per sconfiggere le tenebre, ma d'altra parte abbiamo anche introspezione e e conflitti del tutto personali e un affresco di un intero continente in lotta, con una serie di personaggi che plasmano lo svolgersi delle sorti future con il loro coraggio o con i tradimenti, la malvagità o la follia. Una storia corale in cui diversi personaggi cercano di superare un momento di crisi, e di sconfiggere una presenza malvagia che fomenta la rovina di regni, eroi e popoli.
La vicinanza dell'autrice al professore di Oxford non è soffocante (meno male, direi: personalmente ritengo disastroso restare troppo coinvolti, quando si scrive, al proprio affetto per le atmosfere del Signore degli Anelli) ma è comunque evidente, anzi entrando nella storia potremmo anche immaginare di essere nel medesimo mondo, in un'epoca posteriore agli eventi del Signore degli Anelli, quando gli Elfi e la loro magia sono ancora ricordati ma ormai svaniscono come un lontano miraggio, un retaggio del passato svanito nell'ultimo viaggio verso occidente, mentre un oscuro signore (Hauros) e il suo servitore (Wòrmor) prendono un po' il ruolo di Melkor e Sauron. C'è anche un personaggio che ricorda (non eccessivamente, ma di sicuro nel ruolo svolto) il mago Gandalf ed è Wisenard, uomo dall'età indefinita, certamente in possesso di ricordi assai antichi: un uomo che aiuterà gli eroi di questa storia nella loro missione.


L'eroe Glirien, predestinato a compiere l'impresa di recuperare un indispensabile oggetto magico, si muove in un'ambientazione rinascimentale, più o meno mediterranea, con vari regni e principati in equilibrio instabile, aiutato da qualche alleato e tormentato da storie terribili di amici che deve aiutare e conflitti fratricidi da arrestare a ogni costo. La storia di due di questi regni, Lirian e Galenia, è all'origine del conflitto narrato. Una falsa accusa di spionaggio a Maerin Hansen, un giovane commerciante di Lirian in viaggio nelle terre di Galenia, diventa il pretesto per una crisi che scivola in una spirale di inevitabile evoluzione verso la guerra aperta, nonostante gli sforzi di alcuni che preferirebbero mantenere la pace. Lo stesso re Hermano di Galenia è fra questi, ma la congiura di coloro che preferiscono la guerra sembra inarrestabile. Gli stati vicini non aspettano altro, del resto, che una ghiotta opportunità per intervenire in un conflitto in cerca di bottino.

Ci sono politicanti e ufficiali che spingono verso la catastrofe per opportunismo e sete di potere, ma vediamo anche all'opera la mano delle potenze dell'oscurità. Non si tratta però di un mondo dove orchi e malvagi figuri si addossano tutta la responsabilità di fare i manovali del male, per quanto qualche creatura decisamente tenebrosa non manchi. Il bene e il male, la responsabilità  personale e gli errori commessi sono un problema con cui un po' tutti i personaggi dovranno fare i conti, senza una nettissima divisione di campo tra buoni e cattivi. Del resto anche chi agisce in buona fede, e qui penso a un poveraccio(*) che in buona fede disobbedisce al suo sovrano pensando addirittura di proteggerlo e invece fa il gioco dei suoi nemici, può creare danni enormi senza essere davvero un malvagio. E ci sono anche personaggi che pur essendo senz'altro dalla parte dei "buoni" si troveranno nella situazione straziante di subire l'influenza delle creature delle tenebre, commettere orrendi crimini sotto la loro influenza, e poi vivere con l'orrenda consapevolezza di averlo fatto e di potere ancora farlo in futuro. La lotta, in questo libro, è anche lotta per tornare a essere se stessi.


Notevole l'affresco continentale, le descrizioni della natura, degli animali e delle città, di un mondo complesso con tanti personaggi e tanti eventi in contemporanea, e una ricca storia del passato. Certamente un gran lavoro aver gestito tutti questi elementi presentandoli al lettore senza appesantire la storia anche se questo libro (per arrivare a una mia frequente lamentela) forse poteva essere un po' più breve.
Certamente tra leggere Abercrombie (la mia "full immersion" di quest'anno) e la Di Bartolo c'è una bella differenza, ma si può fare entrambe le cose.


(*) Nota: il nome è un'anticipazione della trama: spoiler!! Si tratta di Ferisio.

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