venerdì 2 gennaio 2015

Le banalità di Paulo Coelho per i viaggiatori

Lo ammetto, qui me la prendo con un autore che, nel mio unico tentativo di leggerlo (il libro era Veronika decide di morire) mi è sembrato banale e insopportabile, e poiché in rete ci sono i suoi "consigli di viaggio" e mi è capitato di leggerli, probabilmente ero già prevenuto.
Comunque pur con tutta la buona volontà di fare il bravo devo dire che, se non proprio completamente, sono abbastanza in disaccordo con Paulo Coelho. Vediamo un po' i suoi nove punti (che sintetizzerò per non farla troppo lunga).


1 Evitate i musei perché è più interessante andare a caccia del presente che del passato. Però le cose più interessanti e tipiche spesso sono proprio nei musei, o in quei pochi luoghi "caratteristici" che non sono lì ricostruiti per i turisti, quindi con l'affermazione di Coelho sono del tutto in disaccordo. Il mondo globalizzato sarà tutto uguale, senza alcun bisogno di viaggiare. Finché sarà possibile, dovremo dare la caccia a ciò che appartiene al passato che sta morendo, e a quello che è già consegnato alla storia.
2 Frequentate i bar, dove si può assaporare la vita della città. Qui non sono del tutto in disaccordo, talvolta può funzionare, sempre che tu abbia il tempo da passare nei locali per conoscere veramente qualcuno, scambiare qualche conversazione non banale, ecc... A me è capitato raramente, ma io ho un pessimo carattere. E nei posti dove la gente è affaccendata non è tanto facile. Invece nei posti dove la gente campa di turismo questa conoscenza che gli indigeni ti concedono è strumentale. Alternativa ai bar, a mio parere più intelligente: girate per il centro (non le periferie anonime e uguali in tutto il mondo, non le quattro vie assaltate dai turisti) e forse coglierete l'atmosfera del posto.
3 Siate disponibili, la guida migliore è uno del posto, troverete un'ottima compagnia. Magari è per colpa del mio già citato brutto carattere che non mi sia mai successo. Mi è capitato però di avere tra i piedi gente che fingeva amicizia allo scopo di spillare quattrini, questo sì.
4 Evitate i tour organizzati, viaggiate da soli o al massimo con il coniuge. D'accordo al cento per cento stavolta. Non sempre lo si può fare, ma sarebbe il modo migliore. Prima di partire potete farvi un'idea di alcuni posti che vi va di visitare, il resto varrà da sé.
5 Non paragonare prezzi, igiene, mezzi di trasporto, qualità della vita... non sei lì per dimostrare che il tuo modo di vivere è il migliore. Può darsi che gli altri abbiano qualcosa da insegnarti. Ok, va bene, ma questo consiglio è utile solo per quelli che pretendono di trovare gli spaghetti all'amatriciana a Kathmandu.


 6 Non avere paura se non parli la lingua, te la caverai lo stesso. Può darsi, ma perderai un sacco di tempo per cavartela. Comunque mi pare un'affermazione abbastanza banale: se tu non parli la loro lingua (e loro non parlano la tua, o una lingua che conosci) non ci puoi fare niente, no? Io direi: comincia a imparare quattro parole di inglese, se non le sai, quelle bastano già per muoverti.
7 Non comprate troppe cose, preferite la spesa per esperienze che non devono essere trasportate (divertimenti, spettacoli, pranzi ecc...). Sì e no. Dipende dalle possibilità che hai di tirarti dietro la merce. Con quello che ti può costare un voluminoso oggetto che supera la franchigia della compagnia aerea, devo dire che in molti casi mi sono sentito d'accordo con Coelho. In Turchia però avrei comprato volentieri qualcuno di quei bei lampadari che offrono dappertutto...
8 Non cercare di vedere tante città in una settimana, meglio fermarsi in una per alcuni giorni. Potrei essere d'accordo se parliamo delle maggiori metropoli (ma si tratta di un pugno di città nel mondo). In genere però non sono d'accordo: un giorno o due possono bastare per una città di interesse secondario, a meno che ovviamente non sia speciale per te. Il tempo e i quattrini disponibili, comunque, variano da persona a persona.
9 Un viaggio è un'avventura. Henry Miller diceva che è più importante scoprire una chiesa di cui nessuno ha sentito parlare che sentirsi obbligati a seguire la ressa che va a visitare la Cappella Sistina.
Mi pare una fregnaccia, chiunque l'abbia detta. È verissimo che intrupparsi in branchi di turisti che vanno a visitare in massa la stessa attrazione può essere mortificante. Ma andiamo, se vai a Istanbul (tanto per citare l'ultima meta che ho visitato) non puoi non visitare ad esempio Hagia Sofia, è una visione irripetibile anche se sarai sommerso dalla folla. Poi mi è capitato di visitare anche la cosiddetta "Piccola Santa Sofia," molto meno conosciuta, molto più povera, ed ero lì praticamente da solo, ed è stata una esperienza bellissima.

Non pretendo di essere un esperto, diciamo che qualche viaggio all'estero l'ho fatto, e ho l'impressione che chi viaggia "alla Paulho Coelho" rischierà di non vedere le cose più interessanti, di perdere tempo, di perdersi e di farsi infinocchiare.



2 commenti:

  1. Quella sui musei è una vera stronzata, non so se radical chic o semplicemente "furba" per fare l'alternativo col suo pubblico. Tutte le altre che in qualche modo vogliono vendere un'idea romantica del viaggiatore e non del turista (non si capisce perché il turismo debba essere per forza volgare ma è così, forse per uno sciocco generalismo che vede tutti i turisti come il gruppo chiassoso che rompe i coglioni) è roba che vende un'idea romantica spesso poco ragionata che porta certa gente a imbarcarsi in avventure alla spera in dio a cui deve poi mettere una pezza la Farnesina. Opinione personale, eh.

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  2. Diciamo la verità, è difficile evitare di essere "turisti," il tentativo probabilmente rischia di sfociare nello status di "turisti che se la tirano."

    Ci sono però un po' di cafonate e evidenti comportamenti inadeguati che si può sempre cercare di evitare. Quelle cose che quando senti dire all'estero "e dai non facciamo sempre gli italiani!" cerchi sempre di non voltarti e non sapere...

    Io tento umilmente di essere un turista che cerca di non rompere le palle, cerca di evitare le fregature, e non pretende di essere trattato come un semidio, nemmeno nei posti dove praticamente tutti tranne me hanno le pezze sul didietro.

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