domenica 9 giugno 2013

Segnalazione

Sulla pirateria, sulla condivisione dei file, e su chi ci perde e chi ci guadagna, è disponibile (per fortuna in italiano) questa intervista a Scott Turow, autore di diversi bestseller.
Quando punta il dito sui colossi della rete, che ci guadagnano senza commettere loro il reato, mi sa che non ha tutti i torti.

6 commenti:

  1. mah, a me pare un discorso molto corporativista quello di questo Turow, e in realtà anche un pò pulciosetto.

    è vero che google guadagna dalla pirateria almeno quanto è vero che la concentrazione del sistema editoriale schiaccia le piccole case editrici e le piccole librerie e trasforma gli autori in macchine da guerra commerciali/pubblicitarie a scapito della qualità delle opere.

    io vivo in una zona periferica, dove la logica delle economie di scala impedirebbe l'arrivo del 90% della produzione editoriale, non fosse per i canali di internet che turow stigmatizza.

    inoltre, in una situazione in cui il lavoro è poco e malpagato, quando è pagato, è ovvio che la maggior parte delle persone dirotti i propri consumi verso beni di prima necessità. per questa gente la disponibilità di materiale culturale in forma gratuita è l'unica possibile fruizione di quel materiale.
    turow farebbe bene a battersi per una migliore istruzione e distribuzione dei redditi negli stati uniti, se ha davvero a cuore le sorti dell'editoria, specialmente della piccola editoria.

    la tesi per cui il downoload illegale danneggia l'industria culturale è quantomeno controversa, se non totalmente campata per aria:
    vedi qui, qui, qui.

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  2. Be', tutti gli articoli che hai linkato potrebbero voler dire che sotto certi aspetti la possibilità dello scambio gratuito e illegale sarebbero uno stimolo e non un danno.

    E potrebbe essere vero in tanti casi... il sottoscritto ne è un esempio. Io mi ero allontanato dalla musica, la possibilità di fruire e assaggiare (su youtube, con lo scambio di mp3 ecc...) mi ha riportato ad ascoltare, e ad acquistare musica ogni tanto. Ma il discorso di Turow è diverso. Lui non dice che il libero scambio non promuova degli scambi economici, dice che in realtà che questa nuova realtà avvantaggia altri e non gli autori.

    Peraltro anche Ursula LeGuin dice qualcosa di abbastanza simile...

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  3. beh, in realtà avvantaggia la redistribuzione dei consumi culturali in favore dei piccoli, visto che i bestseller e i blockbuster sono molto più facilmente reperibili in torrent delle piccole produzioni scarsamente distribuite, le quali invece possono utilizzare al meglio i canali della distribuzione gratuita per farsi pubblicità ed espandere la loro nicchia di mercato.

    personalmente ho un budget limitato per i consumi culturali, e preferisco utilizzarlo per sostenere piccole realtà che ne hanno più bisogno.

    in verità la grande editoria non avvantaggia ugualmente gli autori, a parte una piccola platea di privilegiati (ai quali peraltro sia Turow che la LeGuin appartengono) che possono mettere il peso del proprio nome sulla bilancia dei contratti. è possibile, comunque, che questi autori famosi stiano subendo un reale calo nelle entrate, non saprei, in ogni caso credo che conti più la crisi economica della pirateria.

    c'è anche da dire che la situazione americana è notevolmente differente da quella italiana, dove trovare un autore che si sostiene solamente con il lavoro di scrittore è una rarità estrema, vedi questo articolo.


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  4. E infatti penso non si possa dire che il nostro paese goda di un panorama culturale avvincente e originale. Né che gli "intellettuali" e gli addetti ai lavori italiani brillino per indipendenza di pensiero e libertà di espressione, anche se comunque li trovi quasi tutti impegnati in qualche guerra per bande.
    Sarebbe un danno per il mondo se quei luoghi dove le cose vanno un po' meglio si conciassero come noi.

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  5. su questo ti do abbastanza ragione, anche se in tempi nemmeno troppo lontani un panorama del genere l'Italia lo aveva, e la decadenza culturale italiana non può certo essere imputata alla pirateria...

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  6. un tempo l'Italia proponeva certamente qualcosa di meglio ma da quanti decenni è in seconda o terza fila per quanto riguarda la narrativa?
    Leggevo che all'estero ormai non si traduce praticamente MAI NIENTE di nostro da un bel po'... che tristezza.

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