mercoledì 1 aprile 2009

Le Sette Gemme


La capacità di espressione, la maturità e l'equilibrio di Andrea d'Angelo le conoscevo dai suoi interventi sulle pagine di forum e blog, ma non avevo letto nessuno dei suoi libri.
Con Le Sette Gemme ho incominciato, ma poiché sapevo che è il suo esordio sapevo che avrei rischiato la delusione. E in effetti in parte è stato così, anche se la capacità di gestire una trama complessa in questo libro c'è già tutta. I punti di vista di buoni e cattivi sono ugualmente degni di attenzione, le ragioni di tutti vengono esplorate, e questo rende molto più interessante una storia che superficialmente potrebbe essere letta come una ripetizione di temi canonici del fantasy. E' vero che vi sono il bene e il male a confronto, ma i toni non sono manichei e in bianco e nero come succede così spesso nel fantasy più tradizionale e nell'epic fantasy.

Altri aspetti però non hanno funzionato, a mio parere. Il tipo di storia fin dal titolo ci richiama alla classica cerca di uno o più oggetti dall'importanza fatale per i destini del mondo. Tema senza tempo, ma molto abusato, avrei sperato in qualche valido scatto di fantasia in più, per dargli maggior sapore. E qui è difficile dare un giudizio prima di aver completato la lettura della trilogia, sta di fatto che (per quel che posso dire avendo letto il primo libro) la rivelazione della missione, l'oscuro messaggio da interpretare per capire l'identità di coloro che sono chiamati all'impresa, e le discussioni (ahimé, verbose) tra costoro, m'hanno fatto stentare a ingranare la lettura e a seguire lo svolgersi della prima parte del viaggio. Per fortuna anche gli avversari stanno facendo le loro mosse, restituendo vitalità alla narrazione.

Più oggettivo, forse, lo scarso approfondimento dei personaggi, che talvolta rivelano aspetti caricaturali: ad esempio ce n'è uno che fa obiezioni e litiga per partito preso. Non è che sia poco realistico, chiunque sia andato in vacanza con un folto gruppo di amici e conoscenti avrà incontrato il rompiscatole che si comporta così, ma l'insistenza su questo singolo aspetto mi ha fatto rapidamente perdere la pazienza. Anche meno definiti gli altri eroi a parte quello che fa da mente del gruppo e che praticamente, sia pur con discussioni e litigate, guida la spedizione; ma il leader (SPOILER!) ad un certo punto del libro ci lascia inaspettatamente la pelle: questa trovata spiazzante va molto incontro ai miei gusti, mi è piaciuta, ma diventa problematica perché i superstiti hanno poco spessore.
E' un po' strano ma nelle Sette Gemme certi "cattivi" sono riusciti meglio, come personaggi, di tutti gli appartenenti alla compagnia viaggiante dei protagonisti. Umani nelle loro motivazioni e speranze, anche nei loro difetti, piuttosto ben tratteggiati (ma generalmente destinati a una sorte sventurata), sono uno degli aspetti del libro che ricorderò di più.

Ultima notazione, personalissima: l'uso frequente di un vocabolario troppo moderno per un mondo poco tecnologico come quello della storia non mi è parso utile, e ha rovinato un po' il feeling della lettura. Ma non sono nemmeno un patito del linguaggio pomposo ed aulico, del resto. (Vedasi l'articolo dove spiego la mia opinione in merito)

Morale, avevo già letto che questa trilogia non mostra pienamente le capacità dell'autore: per quello che posso dire avendo letto il primo libro, penso che sia vero anche se ho apprezzato ritmo narrativo, varietà di azione e di personaggi, complessità di trama e di ambientazione. L'opera più matura di D'Angelo è generalmente ritenuta La Rocca dei Silenzi, un libro uscito diversi anni dopo Le Sette Gemme: probabilmente dovrò ripartire da qui.

10 commenti:

LucaCP ha detto...

"ad esempio ce n'è uno che fa obiezioni e litiga per partito preso"
Qualcosa mi dice che parli di Ratan!

Comunque a me questo primo romanzo di Andrea D'Angelo è piaciuto molto. Senza contare che andando avanti con la storia si nota una vera e propria evoluzione, non solo nello stile ma anche nella caratterizzazione dei personaggi. Partire direttamente dalla "Rocca dei Silenzi", secondo me, è una scappatoia inutile. E' bellissimo crescere di pari passo all'autore, vedere la sua evoluzione pagina dopo pagina. E' un percorso e come tale va affrontato dall'inizio alla fine ^^

FraAngel82 ha detto...

Sono d'accordo con te (mah, che strano! non capita mai, vero? vabbè, bando all'ironia), anche io ho letto questa saga sapendo che era il suo esordio e in effetti ho rilevato gli stessi punti deboli che hai identificato nel post.
La Rocca dei Silenzi (per tanti motivi) è migliore (e secondo me tanto più degno di nota) perchè per chi ha letto Le Sette Gemme è evidente che l'autore ha fatto un percorso.
Certo una delle cose che ho ammirato in D'Angelo è l'uso delle parole. Ha una proprietà di espressione invidiabile.

Parao ha detto...

Grazie per aver letto il mio romanzo d'esordio, Bruno. Ci sarebbero moltissime cose da dire, ma ti risparmio il supplizio.
L'unica cosa che mi sento di scrivere qui, è che alcune delle impressioni negative che hai avuto sulla vicenda svanirebbero con l'avanzare della vicenda (dovresti, cioè, leggere l'intera trilogia e giudicarla come opera singola).
Per il resto, i difetti linguistici di questo romanzo sono talmente accentuati, che troppo spesso il buono che contiene viene "buttato via". (E, circa tali difetti, non è soltanto per colpa dell'Andrea di quel tempo, va detto - che invece era quello de "La Fortezza", se l'editing non si fosse limitato alla sola eliminazione delle "d" eufoniche...)

Saltare direttamente al "La Rocca dei Silenzi" è un peccato, se sei un lettore rapido (come mi pare tu sia). Ma è ovvio che se un autore non ti invoglia a continuare col solo romanzo - cioè senza intervenire sul tuo blog -, allora penso potrebbe essere un'esperienza più deleteria che costruttiva.

Grazie mille per la lettura. Scoprire qualcuno che ancora legge quel lontano esordio, mi fa sempre un certo effetto (per me è lontano anni luce, davvero, anche perché viene da molto più lontano della sua data di pubblicazione).

Bruno ha detto...

@LucaCP: Ebbene sì, Ratan è diventato un po' una spina nel fianco :)
Sono in effetti intenzionato a leggere tutto (sia la Rocca che i successivi della trilogia) ma la coda di lettura è pesantissima, per questo potrei decidere per una scorciatoia...

@FraAngel82: in effetti è vero anche l'inverso, nel senso che ho riletto la tua recensione di questo libro proprio mentre stavo rileggendo il libro stesso, e mi vedevo fondamentalmente della stessa opinione tranne ovviamente per la considerazione sulla diversità della scrittura maschile rispetto a quella femminile.

@Parao: il completamento della lettura delle trilogia è nei miei progetti, anche se purtroppo adesso o parecchi libri cominciati a metà da finire. Mi sono però finalmente tolto la curiosità di leggere qualcosa di tuo.

by Ax ha detto...

Ciao,
sto leggendo la trilogia di Andrea e ammetto di aver avuto le tue stesse impressioni sul primo volume: ho arrancato per le prime 150 pagine, col timore di voler abbandonare la storia, per poi cominciare a ritrovare l'interesse con la caratterizzazione dei 'cattivi'. Non sono riuscito ad affezionarmi alla compagnia dei sette per una sorta di antipatia nata dai continui dissidi interni riproposti a più riprese; vero, Ratan è uno spaccaballe mica da ridere.

Ho comunque proseguito con la saga ed effettivamente il secondo volume offre molti più spunti interessanti, paradossalmente legati alle individualità di alcuni protagonisti, quindi non all'entità 'compagnia'. Entrano in gioco fattori più pregnanti e stimolanti in grado di evidenziare una cerca parallela, a mio modo di vedere più interessante di quella delle gemme.
Quello che mi ha piacevolmente sorpreso è che, nonostante io non riesca ad apprezzare del tutto lo stile — vicino a quella Fantasy classica che non mi entra nelle vene —, il romanzo si legge bene ed è un continuo susseguirsi di situazioni movimentate che accrescono la consapevolezza dei protagonisti nei confronti di se stessi e di ciò che li (ci) circonda — a questo proposito, illuminante la parte riguardante il percorso di Tarko, anche se ne ho apprezzato più il contenuto che la forma.

Considerazone legata al mio gusto personale: i primi due libri hanno in comune un fattore che non sono ancora riuscito a superare: i ricorrenti pensieri 'ascoltati' nella testa degli attori in scena; non foss'altro perché spesso rappresentano una sorta di riassunto degli eventi, togliendomi il gusto di guardare avanti.

Ho da poco cominciato l'ultimo volume, 'La Fortezza'.

Bruno ha detto...

@ by Ax: Grazie per l'intervento e sì, dalla storia e da un sacco di situazioni il libro potrebbe essere una clonazione di Tolkien, e invece non lo è. (Meno male! anche se magari faceva più successo se lo fosse stato). Ma per avere una opinione completa dovrò leggere il resto.

perissi ha detto...

Finalmente una bella, in quanto scrupolosa ed attenta, recensione del romanzo d'esordio di Andrea D'Angelo. A me questo suo primo libro è piaciuto molto, e mi ha invogliato a terminare la trilogia(che ho trovato nel complesso spettacolare!), però è vero: i difetti ci sono, Andrea è sempre stato il primo ad ammetterlo.
Aspetto ora di leggere le tue recensioni ai due tomi successivi.
E magari, anche quella a La Rocca dei silenzi.

Bruno ha detto...

Grazie per il complimento e sì, la mia intenzione è di leggere anche il resto prima o poi... ma ho una "coda" tremenda.

Parao ha detto...

Ripasso con grande ritardo.
Sappi, Bruno, che aspetterò con grande interesse il tuo commento ai miei successivi lavori (optassi anche per la scorciatoia). E te lo dico perché ho stima della tua capacità di critica e giudizio.

Bruno ha detto...

Ringrazio.
Per la cronaca, comunico che sono tremendamente indaffarato a finire Perdido Street Station di China Miéville, un libro estremamente interessante ma lungo e non proprio facilissimo (letto in inglese ancor meno) che ha stravolto tutta la mia tabella dei tempi di lettura. Ma spero di recuperare....